PRIME PAROLE DI GESÙ E ULTIME DALLA CROCE

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di Alessandro Conti Puorger

L’articolo intende sondare alcuni aspetti dei Vangeli canonici alla luce del particolare modo di leggere i testi ebraici della Tenak, o Bibbia ebraica relativa all’Antico Testamento, col mio metodo, riportato in “Parlano le lettere“, capace d’evocare profezie sul Messia, certo che tutte le parole di Gesù, il Cristo che si trovano nei Vangeli, trovano fondamento in quelle Sacre Scritture della Bibbia scritte in ebraico od aramaico pur se non si riesce a trovare subito la connessione.
Tali scritture, infatti, se lette nella loro primitiva forma con le lettere ebraiche, non perdono il significato che voleva trasmettere l’autore per errori, disguidi o equivoci dovuti alle traduzioni, e permangono i messaggi propri delle lettere originarie che hanno proprietà peculiari intrinseche capaci anche di trasmettere messaggi grafici.
Quegli scritti assumono, infatti, una valenza più ampia di quella ricavabile dalla lingua scritta con i 22 segni di quell’alfabeto, all’occorrenza usati pure come numerali, se si tiene conto della loro attitudine di icone (vedi: le schede delle lettere cliccando sui simboli a destra della home di questo mio Sito) in grado di suscitare anche per immagini profezie su profezie diventate realtà in Gesù di Nazaret, molte non captabili dalla lettura usuale, ma con metodi che ritengo ritrovati, evidentemente noti dai tempi antichissimi e che hanno reso possibile criptare e consentire letture a vari livelli.
A tale riguardo segnalo gli articoli:

Accadrà così che alcune parole in ebraico che saranno esaminate nel seguito della trattazione verranno spezzate in modo inusuale anche in base ai significati grafici che si possono annettere a quei segni.
Presenterò poi anche dei brani decriptati con tale metodo, dimostrativi di quanto vado a dire.

Com’è noto, i quattro Vangeli, detti “canonici” – quello di Giovanni assieme ai tre sinottici Matteo, Marco e Luca – tutti del I secolo d.C., nel loro assieme è tutto ciò che il cristianesimo ed in particolare la Chiesa Cattolica assevera come verità su vita, predicazione e rivelazione di Gesù di Nazaret, riconosciuto dai suoi seguaci in Palestina nel I secolo d.C. quale il Messia, figlio di Dio atteso nell’ebraismo contemporaneo e come tale accolto secondo i racconti degli Atti degli Apostoli, accreditato in tale veste dai segni comprovati della risurrezione dai morti, dall’ascensione in cielo e dall’invio dello Spirito Santo alla Chiesa allora nascente.
Quei tre Vangeli – Matteo, Marco e Luca – si dicono sinottici, perché se il testo si dispone su tre colonne, in uno sguardo d’insieme – sinossi – si esaltano somiglianze nella narrazione, nella disposizione degli episodi e nei singoli brani si rinvengono frasi uguali o con lievi differenze.
A quei Vangeli si aggiungono tanti altri scritti, detti apocrifi, che non hanno la stessa importanza di quei quattro, molti di questi comunque entrati nella tradizione popolare, utili per ricordare posizioni particolari, ma non accettabili in toto perché contengono vari elementi non rispondenti alla linea ufficiale, perciò ritenuti portatori di tradizioni misteriose od esoteriche, quindi in contraddizione con l’ortodossia cristiana.
Il termine “apocrifo”, da ” nascondere” o “riservato a pochi”, fu introdotto dalle prime comunità cristiane.
Nel Concilio di Nicea, indetto dall’Imperatore Costantino nel 325 dopo Cristo, la Chiesa Cattolica però fece chiarezza ed adottò appunto quei quattro Vangeli come canonici, rigettando tutti gli altri.
Già dal II secolo d.C., in effetti, il teologo Ireneo di Lione, considerava quei quattro Vangeli come gli unici veritieri.
I Vangeli canonici derivano da raccolte di precedenti detti di Gesù che evidentemente circolavano tra i primi cristiani, appunti riuniti a cura di discepoli durante le prime predicazione degli apostoli.
La Tradizione della Chiesa ritiene che il primo Vangelo, che fu scritto, fu quello di Marco, sulla base delle catechesi di Pietro.
I Vangeli di Marco, con Matteo in aramaico, Luca e gli Atti degli Apostoli sono stati scritti tra il 50 ed il 60 d.C. e dopo il 70 apparve il Vangelo di Matteo nella edizione in greco, mentre per quello detto di Giovanni occorse attendere il 90 ed il 100 d.C..
In ogni caso i primi manoscritti originali che possediamo di questi quattro Vangeli risalgono tutti al II secolo d.C..
L’idea che se ne trae è che ciascuno di quei quattro Vangeli manifesta un aspetto della solida realtà storica, perché fu vista, interpretata e spesso rivisitata da molti testimoni, ma ciò che è da doversi concludere è il solo combinato disposto armonico del coro che i quattro risultano costituire nel loro assieme.
Entrando poi nel vivo di questi Vangeli ho pensato che è importante considerare qual è l’inizio di ciascuno di questi, perché aiuta a comprendere l’intenzione che muoveva l’autore.
Seguendo tale idea ecco che qui di seguito riporto gli inizi di quei Vangeli secondo l’ultima traduzione C.E.I., quella del 2008.

Matteo, versetto iniziale
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.” (Matteo 1,1)
Emerge chiaramente la volontà dell’evangelista di collegare la venuta della divinità nella carne di Gesù come attuazione delle promesse fatte ad Abramo; quindi, un pensiero nettamente collegato alla storia della salvezza sviluppata nei libri sacri ebraici della Tenak ed in particolare della Torah.
È da segnalare che la prima parola di questo Vangelo è “genealogia”.
Ora, il capitolo 5 del libro della Genesi per la prima volta riporta in ebraico la parola genealogia in questi termini: “Questo è il libro della genealogia di Adamo” (Genesi 5,1), mentre qui nel Vangelo si parte da Abramo, confermando ed indirizzando sull’idea di ricercare nella storia di Abramo eventi riferibili al Cristo, quindi al Messia.
Lì in Genesi “genealogia” è “toledot” .
Dalle lettere ebraiche di tale parola pare intravedersi il tema di cosa farà Gesù:

  • “scelto per portare del Potente la legge divina “;
  • “dalla croce porterà la rinascita () per tutti “;
  • “alla fine porterà al serpente uno sbarramento completo “.

Marco, versetto iniziale
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.” (Marco 1,1)
Pare proprio che l’intento sia il comunicare ed esplicitare il “vangelo” in se stesso, inteso nel significato intrinseco della parola, vale a dire di “buona notizia”, come vedremo, onde lo scritto di Marco che supera i confini dell’ebraismo, pare proprio voler essere l’annuncio di una buona notizia per tutti i popoli.
Sin dal primo versetto è annunciato lo speciale legame di sostanza di Gesù con la divinità: Gesù, Cristo, Figlio di Dio, quindi è il Messia.
È Figlio, “ben” di Dio, ossia “dentro ha l’energia ” di Dio.
Essendo Dio Unico non essendovi altri all’infuori di lui, è l’unico Signore, e come poi preciserà il Vangelo di Giovanni 1,14, è il Figlio Unigenito del Padre.
Non è allora da confondere agli angeli che in Giobbe 1,6; 2,1 e 38,7 sono chiamati “figli di Dio”, di ‘Elohim che è Dio con la sua assemblea angelica, compreso Satana.
Gli angeli, infatti, hanno energia che viene da Dio, ma volontà propria, mentre il Figlio, compartecipa dell’essenza stessa dell’esistenza, ed ha volontà propria sempre coincidente con quella del Padre, onde è vero e unico Figlio generato, l’Unigenito, quindi , la pietra angolare.
Lo stesso Marco precisa, infatti, che Lui, Gesù, poi “verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi” (Marco 8,38), cioè distinto dagli angeli, perché Figlio, e senza gli angeli ribelli.

Luca, versetto iniziale
“Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.” (Luca 1,1-4)
L’intento dell’evangelista è perciò di presentare l’intera ordinata vita di Gesù Cristo, narrata da testimoni oculari, integrandola anche con episodi dell’infanzia.
Al riguardo Luca conferma d’aver fatto accurate ricerche per produrre un racconto ordinato e il più possibile completo, sì che la tradizione ritiene che alcune notizie siano state attinte direttamente dalla vergine Maria.
Il verbo “cercare” in ebraico ha il radicale da cui discende il termine “midrash” che nel caso dell’esegesi biblica ha il senso di una ricerca con parabole e racconti, ma in pratica significa soprattutto ricercare, scrutare, esaminare, studiare.
Penso, infatti, che i primi anni del cristianesimo molti cultori della parola di origine ebraica scrutarono attentamente i testi ebraici della Tenak alla ricerca di profezie su Gesù, come d’altronde suggerisce Gesù stesso nell’episodio dei discepoli di Emmaus in Luca 24.

Giovanni, versetto iniziale
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
L’iniziare il Vangelo con la parola “In principio“, mette in evidenza l’intento esplicito di richiamare quello che in ebraico è “ber’eshit” , vale a dire proprio la prima parola con cui inizia la Torah o Pentateuco: Genesi, Esodo Levitico, Numeri e Deuteronomio.
Tra l’altro “Ber’eshit” è proprio il titolo del libro della Genesi in ebraico.
Appare così la volontà meditata dell’autore di considerare gli eventi su Gesù di Nazaret quale sviluppo conclusivo della creazione descritta in quei famosi sette giorni da quel sacro testo, quindi, l’attuazione attesa del disegno di Dio sui destini dell’uomo.
Ecco che i Vangeli aprono gli ultimi tempi.
Ne consegue che Gesù è proprio il Verbo, il “carpentiere” dell’universo, immagine del Padre, a lui legato in stretta ed eterna comunione con lo Spirito Santo che viene per chiudere il tempo dell’esilio dell’uomo da Dio e riportarlo alla casa del Padre.
Si può spezzare la parola “ber’eshit” in tanti modi, ma nel caso specifico è interessante ai fini dell’articolo segnalare questi:

  • “dentro il principe sarà in croce ” e “dentro il corpo di un primo a risorgere sarà dalla croce” .
  • “creare il dono finale ” e questo dono è la risurrezione per tutti onde “ricreerà con la risurrezione l’esistenza di tutti .”
  • “da dentro del corpo dell’Unigenito la risurrezione ci sarà dalla croce “.

In seguito approfondirò queste idee suscitate dalle frasi con cui iniziano i Vangeli canonici ed esaminerò, discutendole, le prime parole e le ultime che dalla croce, secondo ciascun Vangelo, avrebbe detto lo stesso Gesù.

LE PRIME FRASI DI GESÙ NEI VANGELI
In Matteo
Il Vangelo di Matteo, di fatto, la prima frase detta da Gesù la riferisce in occasione dell’episodio del battesimo al Giordano con una risposta di Gesù stesso nel colloquio con Giovanni il Battista.
Precisamente, all’eccezione che gli mosse il Battista, che riteneva che Gesù non avesse bisogno del suo battesimo, Gesù gli rispose “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia.”
Questo è il preciso riferimento delle prime parole uscite dalla bocca di Gesù riferite dal Vangelo di Matteo:
“Allora, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? Ma Gesù gli rispose: Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia. Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.” (Matteo 3,13-17)

Che cosa è questa giustizia da compiere?
Gesù ha una missione e tutti i suoi atti ormai sono ad essa mirati.

Gesù con quelle parole, in pratica, chiede al Battista di venire trattato come un qualsiasi altro ebreo che voleva prepararsi a rientrare in comunione con Dio, (probabilmente per la festa di Jom Kippur (vedi: “Le Feste Ebraiche della venuta del Messia “), quindi, – per ora – si deve comportare con lui come con tutti gli altri, procedendo al battesimo.
Lo stesso Battista pertanto è accomunato a questa opera di giustizia, perché prepara gli uomini ad accogliere la giustizia misericordiosa di Dio.
Implicito poi nella risposta di Gesù, c’è che la missione di Messia, secondo il disegno di Dio, prevede solidarietà con i peccatori.
Il Battista, infatti, definirà Gesù “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” (Giovanni 1,29)
Perché questa definizione?
Evidentemente con riferimento all’agnello fornito da Dio in sostituzione di Isacco che doveva venire sacrificato da Abramo in Genesi 22.
Gesù uomo, così, si presenta al Giordano in fila con tutti gli uomini bisognosi di salvezza per ricevere quel “battesimo di conversione”.
Tale atto è in linea con la missione che annuncerà poi lui stesso quando più avanti ai farisei proclamerà: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Matteo 9,13)
In definitiva, la prima frase che dice Gesù nel Vangelo di Matteo rivela la determinata volontà d’immergersi pienamente nell’umanità da salvare dal peccato che conduce alla morte.
Tale pensiero è in linea proprio con quanto considera la lettera agli Ebrei nel seguente passo: “Infatti, non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato” (Ebrei 4,15).
Deve però esistere uno stretto collegamento tra l’inizio del Vangelo “Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.” (Matteo 1,1) e quella prima frase che pronuncia Gesù nello stesso Vangelo: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia.”
Vediamo allora quando nel libro della Genesi, nella storia di Abramo c’è un esplicito riferimento alla giustizia, tenendo conto che “giustizia” in ebraico ed in aramaico è “tzedeqah” .
Tale situazione si verifica proprio quando quel libro, la Genesi, il primo della Torah, per la prima volta esprime la parola “giustizia”, e tale fatto si verifica al capitolo 15 in occasione delle promesse divine ad Abramo stesso, ormai vecchio sposato a Sara sterile.
Onde questa giustizia si sta compiendo per Abramo e per la sua discendenza attraverso Gesù. “Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.” (Ebrei 11,8-10)
Le parole esatte della Genesi ad Abramo allora furono: “Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore… uno nato da te sarà il tuo erede. Poi lo condusse fuori e gli disse: Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle; e soggiunse: Tale sarà la tua discendenza. Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.” (Genesi 15,4-6)
Per il verbo tradotto con “accreditò” il testo ebraico usa il radicale di “stimare, giudicare, macchinare”, e dallo stesso radicale viene artefice, disegnatore e il “chashoeb” la fascia dell’Efod del sommo sacerdote.
Il Signore macchinava, di fatto, un piano di salvezza che attuerà proprio con Gesù, figlio di Abramo.
San Paolo commenta tale brano in questo modo:

  • Romani 4,18-25 – “Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza. Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni – e morto il seno di Sara. Per la promessa di Dio non esitò con incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia. E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato come giustizia, ma anche per noi, ai quali sarà egualmente accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.”
  • Galati 3,6-8 – “Fu così che Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia. Sappiate dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunziò ad Abramo questo lieto annunzio: In te saranno benedette tutte le genti” come dice Dio stesso in Genesi 12,3 al momento della chiamata di Abramo.
  • Ebrei 2,14-18 – “Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.”

Gesù stesso poi nel Vangelo di Giovanni dice su Abramo: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò.” (Giovanni 8,56)
Il termine giustizia va inquadrato secondo il pensiero ebraico originario che come quello greco è centrato sulla corrispondenza in una relazione o patto tra due parti decisa dal “giudizio”, vale a dire dalla conclusione di una lite pubblica in cui una delle due parti viene deciso dal giudice se sia o meno nel “giusto”, quindi se l’attore è da ritenersi giusto.
In greco “giustizia” è “dikaiosyne” ed il giusto è “dikaios” dal sostantivo “dike” che significa direttiva, indicazione, ordine.
Il giusto, quindi, è la parte vincente di una parte querelante che s’appella ai giudici, per chiedere i propri diritti secondo la legge e venirvi reintegrato, ad esempio nella propria eredità, ecc., onde al giusto spetta la ricompensa.
Quando Abramo fu dichiarato giusto per fede (Genesi 15,6) è, quindi, da sottintendere che risultò giusto negli adempimenti verso Dio, sì che per logica conseguenza ottenne i benefici del patto con colui che, adesso, era riconosciuto per fede Dio e Padre, quindi avrebbe ricevuto una ricompensa.
Se con i criteri di “Parlano le lettere” vado a guardare le singole lettere ebraiche di giustizia “tzedeqah” come icone che apportano significati grafici, ottengo “su dalla polvere uscire ” che fa intravedere l’effetto pratico del riconoscimento di giustizia da parte di un giudice, quindi essenzialmente viene riconosciuto che il suo stato prossimo alla schiavitù era ingiusto e che altri debbono pagare per tale ingiustizia.
Se ci si riferisce poi al riconoscimento di Dio, vale a dire alla sua giustificazione, implicito c’è ovviamente il perdono dei peccati con la conseguente uscita dalla corruzione, cioè dalla polvere, implicita alla condizione umana dopo la caduta, ed il reintegro nella possibilità di godere della vita eterna rubataci dal serpente maledetto di Genesi 3 con l’inganno: infatti, Gesù nel Vangelo di Luca dice: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno“. (Luca 23,34)

Per il cristiano, la giustificazione da parte di Dio cambia il suo stato da “condannato” a “coerede di Cristo” (Romani 8,17).
Questo cambiamento ha inizio col ricevere il kerigma di Gesù Cristo e con l’accoglimento di lui come Salvatore e Signore.

In Marco
Marco riferisce la prima frase detta da Gesù in occasione dell’inizio del suo ministero pubblico dopo l’arresto del Battista.
“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo.” (Marco 1,14s)
Questa frase è in stretto collegamento proprio con l’inizio dello stesso Vangelo, Marco 1,1, che come ho evidenziato recita: “Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.”
Ora, il termine “vangelo” in greco eu-angelion “eu anghélion”, che arriva nella nostra lingua come derivato dal latino “evangelium”, letteralmente sta a definire un “lieto annunzio”, una “buona notizia”.
Il termine “buona notizia” è più volte menzionato dal profeta Isaia, tutte le volte in profezie messianiche:

  • Marco 40,9 – “Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annunzia alle città di Giuda: Ecco il vostro Dio!”
    Ove lieto annunzio è “mebasshroet”.
  • Marco 52,7 – “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: Regna il tuo Dio.”
    Ove è scritto per due volte “mebassher” .
  • Marco 61,1-3 – “Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri a promulgare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per dare agli afflitti di Sion una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, veste di lode invece di uno spirito mesto. Essi si chiameranno querce di giustizia, piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.”
    Ove è scritto per “bassher” .

Il radicale ebraico è appunto relativo ad “annunziare cose liete” e “recare buone novelle” nonché “ricevere una lieta novella” come in 2Samuele 18,31 ove è scritto “itebassher” “Ed ecco arrivare l’Etiope che disse (a Davide): (ricevi) Buone notizie per il re mio signore! Il Signore ti ha reso oggi giustizia, liberandoti dalle mani di quanti erano insorti contro di te”; si trattava della vittoria sui rivoltosi seguaci di Assalonne.
Lieta novella è anche “beshorah” .
Oltre che in Marco 1,3, i Vangeli parlano di buona notizia in Matteo 11,5, in Luca 4,17-21, ove è richiamato Isaia 61,3 e in Luca 7,22.
Nella lettera ai Romani, in Romani 10,15 è richiamato Isaia 52,7.
Interessante è che le stesse lettere , ma con altra vocalizzazione, “basher”, in ebraico indicano “carne” e “ogni carne” sta ad indicare ogni uomo e ogni animale (Genesi 6,13 e 7,21) da intendersi con le lettere ove “dentro brucia (è caldo) un corpo “.
Implicito allora è che la venuta della divinità nella carne è la buona notizia per antonomasia.
Gesù è l’incarnazione della buona notizia, il Vangelo vivente.
È lo stesso Regno di Dio che viene.

“Ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.” (Romani 8,3s)

Nel Vangelo di Marco seguono la chiamata di Simone ed Andrea, di Giacomo e Giovanni, poi nella sinagoga di Cafarnao guarisce un indemoniato.
Inizia la liberazione!
“Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio! E Gesù gli ordinò severamente: Taci! Esci da lui!” (Marco 1,24s)

In Luca
Il Vangelo di Luca riferisce le prime parole di Gesù quando questi ha ormai già compiuto i 12 anni.
Questo è il racconto del fatto:
“I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo. Ed egli rispose loro: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.” (Luca 2,41-50)

In effetti, Gesù nel quarantesimo giorno dopo la nascita era stato portato già al Tempio di Gerusalemme come segnala lo stesso Vangelo di Luca:
“Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.” (Luca 2,22-24)

Il rito poteva riguardare i compiti del primogenito (Esodo 13 e Numeri 8,14-16) e la purificazione della puerpera dopo la nascita di un maschio.
Per il rito della la purificazione, infatti, era previsto che: “Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione.” (Levitico 12,2-4)

In effetti, poi, secondo la Torah, ogni primogenito maschio è consacrato al Signore, com’è precisato nel libro dell’Esodo:
“Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli Israeliti – di uomini o di animali -: esso appartiene a me” (Esodo 13,2) altrimenti è da riscattare “Riscatterai ogni primogenito dell’uomo tra i tuoi figli.” (Esodo 13,13)

Il testo del Vangelo non si sofferma però sul prezzo del riscatto del primogenito, ma solo sull’offerta per la purificazione della puerpera.
Il primogenito, se non si riscatta, resta consacrato al Dio.
D’altronde per la tradizione Gesù è nazireo consacrato al Signore.
Di ciò v’è traccia in Matteo quando sugli eventi della Santa Famiglia quel Vangelo racconta che Giuseppe “Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: Sarà chiamato Nazareno“. (Matteo 2,22s)

Nei profeti però questa profezia di nazireato per il Messia non si trova in forma esplicita.
In questo modo forse è stata interpretata quella in Isaia 11,1 quando parla del virgulto, in ebraico “netzoer” , “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici”, ove si parla proprio del Messia e la parola “netzoer” per assonanza richiama sia Nazaret, sia il nazireato, ma ciò che è più importante sottolinea l’attuarsi della profezia.
Riferito al Messia il termine virgulto “netzoer” è evocativo ed allude “all’energia (divina) di questi nel corpo “.

Tornando al racconto di Gesù nel Tempio con i dottori, come abbiamo visto, l’evangelista sottolinea che Gesù aveva compiuto i 12 anni.
Questa notazione certamente non è a caso.
Si avvicinava, infatti, nell’ebraismo per il ragazzo l’età della maturità religiosa, quando con il rito della “bar mitzvah” (a 13 anni e un giorno) si diventa “figli del precetto”, rituale secondo cui si entra da adulti nel patto dell’alleanza col Signore e per le questioni religiose si esce dall’ambito della responsabilità paterna.
(Vedi: www.bibbiaweb.net/bibbia89.pdf “I santi biscugini alla conquista del Regno“)

Pronto Gesù subito esprime appena ha “voce in capitolo” che Dio è suo padre con la dichiarazione: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?

La fede in Dio che è padre è, peraltro, insita nell’ambito dell’ebraismo ed a tale riguardo ricordo:

  • Tobia 13,3s – “Lodatelo, figli d’Israele, davanti alle genti; Egli vi ha disperso in mezzo ad esse per proclamare la sua grandezza. Esaltatelo davanti ad ogni vivente; è lui il Signore, il nostro Dio, lui il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli.”
  • Isaia 63,16b – “Tu, Signore, tu sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore.”

Evidentemente però ciò era proclamato, ma per molti restava lontano dal trovare la conseguente applicazione radicale nella vita pratica.
Il demonio, perciò, certo di trovare campo facile, prende occasione da tale situazione per cercare di tentare lo stesso Gesù e distoglierlo da quella idea; infatti, nell’episodio delle tentazioni in Matteo 4,3.6 il demonio per due volte gli dice “Se sei Figlio di Dio…”, mettendo così in dubbio quella realtà, ma viene ogni volta rintuzzato da Gesù con citazioni dalle Scritture.

In Giovanni
Il Vangelo di Giovanni propone al lettore le prime parole di Gesù solo dopo il battesimo al Giordano.

Questo è il racconto: “Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: Ecco l’agnello di Dio! E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: Che cosa cercate? Gli risposero: Rabbì – che, tradotto, significa Maestro – dove dimori? Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.” (Giovanni 1,35-40)

Cosa cercate?Venite e vedrete” sono parole profetiche che richiamano passi e passi delle Sacre Scritture.
“Cosa cercate?”
La conoscenza del Signore comporta un movimento non solo intellettuale, ma di tutto il proprio essere, occorre mettersi in cammino verso di lui e poi con lui.

“Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai.” (Isaia 51,1s)
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.” (Isaia 55,6s)

Il “Venite e vedrete” richiede di farne esperienza con tutto se stessi, con tutti i propri sensi, con gli occhi e le orecchie del corpo e dello spirito.
Ecco alcuni brani esemplificativi evocati dall’invito a venire da lui:

Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli.” (Isaia 2,2-4)

Siamo evidentemente agli ultimi tempi!
Il Vangelo, infatti, che inizia ricordando la pagina della creazione – primo giorno… secondo giorno… – della Genesi, continua a scandire il tempo, perché appunto con la venuta di Gesù si è entrati nella nuova creazione.

Il Vangelo di Matteo peraltro riporta queste parole: “E Gesù disse loro: In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.” (Matteo 19,28)

Questa nuova creazione è “rigenerazione” in latino e “palingenesi” in greco.

“La Sapienza si è costruita la casa,
ha intagliato le sue sette colonne.
Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino e ha imbandito la tavola.
Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città:
Chi è inesperto accorra qui! A chi è privo di senno essa dice:
Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato.
Abbandonate la stoltezza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza”. (Proverbi 9,1-6)

Il Salmo alfabetico 34 proprio al versetto 9 dedicato alla lettera tet dell’amore dice:

Tet. Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.”

Cristo, con la sua venuta, non solo si è fatto ascoltare e vedere, ma ci nutre col suo pane e il suo vino per farci divenire suo corpo e suo sangue.
In ebraico venite è “leku” e vedete è “re’u” e profeticamente, riferiti al Messia evocano:

  • “Del Potente la rettitudine reco “;
  • “I corpi all’origine riporterò “.

LE ULTIME PAROLE DI GESÙ SULLA CROCE
In Matteo
“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: Elì, Elì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: Costui chiama Elia. E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo! E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.” (Matteo 27,45-52)

Molto è stato detto su quelle parole “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” fino a considerarle un dubbio umano finale di Gesù sulla propria missione, visto il mancato intervento di Dio Padre che lascia crocifiggere il Figlio e pare non intervenire.

Nel mio articolo “I Salmi, conforto del crocifisso“, ove peraltro ho presentato decriptato col mio metodo l’intero Salmo 22, ho evidenziato che questo episodio dei Vangeli spesso è citato ponendo in risalto come in quel momento Gesù fosse così angosciato che avrebbe lanciato questo grido quasi di disperazione.
È questo sì un grido di reale ed umana sofferenza, ma non è di disperazione.
Tutt’altro, in effetti, Gesù sulla croce stava pregando e recitava un salmo profetico, quel Salmo 22, proprio sul servo sofferente.

Questo Salmo 22 cita peraltro fatti espliciti che si compivano sotto la croce, segnalati dai Vangeli:

Salmo 22,7Ma io sono verme, un uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.

Salmo 22,8Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo:

Salmo 22,9Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico.

Salmo 22,12 – da me non stare lontano, poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi aiuta.

Salmo 22,15 – Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere.

Salmo 22,16È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola, su polvere di morte mi hai deposto.

Salmo 22,17Un branco di cani (i pagani, Romani) mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi,

Salmo 22,19si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte.

E termina con i versetti 26-31 con un inno di lode.

Il Salmo successivo, che pare proprio il naturale prosieguo è “Il Signore è il mio pastore“, ove c’è un’esplicita dichiarazione di fede nell’amore del Padre e la visione del premio atteso.

Salmo23,1 – Salmo. Di Davide. Il Signore è il mio pastore; non manco di nulla;

Salmo23,2 – su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.

Salmo23,3 – Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Salmo23,4 – Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Salmo23,5 – Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.

Salmo23,6 – Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

Tutto ciò era sulla bocca di Gesù in croce!
Dopo ciò Gesù emise un alto grido e spirò.

Quando Israele alzò il proprio grido al Signore il Signore li ascoltò, racconta il libro dell’Esodo.

“…Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido (zaa’q ) dalla schiavitù salì a Dio. Allora Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza con Abramo e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero.” (Esodo 2,23-25)

Il grido “zaa’q” propone con le lettere ebraiche un’immagine: “dal colpito si sente al roveciarsi “.
IHWH aprì il mare, li fece come risorgere e fuggirono dalla schiavitù d’Egitto.
Tanto più al Figlio!

Ma c’è di più.
È, infatti, da ricordare il grido di guerra degli Israeliti, cui seguì la caduta delle mura di Gerico, città simbolo del male, prima vittoria per l’entrata nella Terra Promessa.
(Vedi: “La conquista di Gerico“)

“Quando si suonerà il corno dell’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo entrerà, ciascuno diritto davanti a sé.” (Giosuè 6,5)

Il Vangelo di Matteo, infatti, propone un terremoto e l’apertura del velo del Tempio: “Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: Davvero costui era Figlio di Dio!” (Matteo 27,51-54)

Il grido del fedele è ascoltato da Dio; ecco due esempi:

  • Salmo 5,3 – “Ascolta la voce del mio grido, o mio re e mio Dio, perché ti prego, Signore.”
  • Salmo 40,2s – “Ho sperato: ho sperato nel Signore ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido. Mi ha tratto dalla fossa della morte, dal fango della palude; i miei piedi ha stabilito sulla roccia, ha reso sicuri i miei passi.”

In Marco
Il Vangelo di Marco è in perfetta sintonia con quello di Matteo.
La narrazione, infatti, è la seguente.
“Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: Eloì, Eloì, lemà sabactàni? Che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: Ecco, chiama Elia! Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (Marco 15,33-39)

Nel greco del Vangelo di Marco il grido è “anabao” ed in Matteo è “krazo” con le varie sfumature del grido di dolore o di guerra.
Il centurione, uno straniero, che probabilmente era stato spettatore di gran parte della passione, si era reso conto di essere di fronte ad un condannato speciale, tanto che alla fine esclama: quest’uomo era Figlio di Dio!

Poi ci fu la sepoltura che avvenne in fretta prima della notte.
“Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato – chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.” (Giovanni 19,31)

In effetti, fu tolto dalla croce, per comando della Torah.
Gli ebrei davanti ai loro occhi avevano un impedimento per concludere su quel condannato nel senso del centurione a motivo della stessa Torah.
L’appeso al legno, infatti, per la Torah è una maledizione di Dio, come dice il Deuteronomio 21,23 “Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l’avrai messo a morte e appeso a un albero, il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull’albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l’appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore, tuo Dio, ti dà in eredità.”

Su questo argomento torneremo più avanti.
San Paolo cogliendo tale aspetto scrive nella lettera ai Galati: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno”. (Galati 3,13)

In effetti, chi era maledetta, perché schiava del peccato inoculato dal serpente, era l’umanità tutta intera, invasa appunto del demonio a cui Dio aveva detto il primo maledetto: “Allora il Signore Dio disse al serpente: Poiché hai fatto questo, maledetto…” (Genesi 3,14)

In Luca
In questo Vangelo Gesù, appena crocifisso, ebbe a dire: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. (Luca 23,34)
Gesù appare così in tutta la sua misericordia, come sommo sacerdote e vittima di espiazione per i peccati al massimo grado, anche di quelli che stanno compiendo un’estrema ingiustizia, uccidendolo.
Ama i propri nemici e s’interessa della loro vita futura.
Del pari poi il Vangelo di Luca in 23,46 segnala il gran grido e registra, come di seguito, le ultime parole di Gesù prima della morte:

“Gesù, gridando a gran voce, disse:
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
Detto questo, spirò.”

Affida a Dio Padre la propria sorte in linea con quanto recita il Salmo 31:

“Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.” (Salmo 31,6)

Atto di un uomo pio e pieno di fede o c’è altro?
Ancora un Salmo sulla bocca di Gesù le cui parole rivelano la sua comunione continua con Dio.
Quel “mio spirito” nel Salmo è “ruachi” , è lo Spirito del Signore che “al corpo portava la vita “.
Gesù, sul monte degli Ulivi, di fatto, aveva liberamente accettato la propria sorte quando, sudando sangue, aveva detto “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà.” (Luca 22,42)

Accogliendo in pieno la propria missione voleva, infatti, morire come ogni altro figlio di Adamo per essere pienamente accumunato alla sorte di chi voleva salvare e dimostrare l’inettitudine del demonio, che avrebbe ucciso il “giusto”.
È il demonio, infatti, che della morte ha il potere, come chiaramente abbiamo letto in Ebrei 2,14s: “Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.”
Pare quasi potersi concludere che Gesù, vero Dio e vero uomo, proprio per poter subire pur senza peccato, la sorte d’ogni figlio di Adamo, soggetto alla maledizione del demonio, e morire, non voleva detenere alcuna prerogativa vantaggiosa rispetto agli altri uomini, se non i meriti degli atti del proprio vivere da uomo nella giustizia, quindi, innocente, affidandosi al cielo, sceglie di non godere della natura divina che era in Lui.
Difatti, Gesù, consegnato lo spirito, morì!
È così da verificare se ammissibile teologicamente che lo spirito divino che era in Gesù che pure era vero uomo, è restituito al Padre, perché si compia ogni giustizia, cioè perché l’uomo Gesù possa effettivamente morire come ogni uomo e si possa esplicitare la volontà divina, quella che definivo cielo, che se riterrà di accogliere il sacrificio di questo uomo risorgendolo, gli riconsegnerà, come avvenne, il suo spirito immortale, per donare la stessa sorte, vale a dire proprio quel suo stesso spirito, a tutta l’umanità perdonata e redenta dalla sua morte in croce, onde Adamo e tutti i suoi figli morti nel peccato possano uscire dagli inferi.

Al riguardo è chiarificatore quanto è detto poi dal Vangelo di Giovanni in occasione della festa delle Capanne: “Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti, non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato.” (Giovanni 7,37-39)
Lo spirito di Gesù, garanzia di risurrezione, fu poi alitato dal Risorto sui dodici e nella notte della prima Pentecoste cristiana discese come colomba con lingue di fuoco sulla Chiesa nascente riunita nel cenacolo.

In Giovanni
Nel Vangelo di Giovanni il racconto dell’ultima ora di Gesù in croce è il seguente:
“…Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: Ho sete. Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: È compiuto! E, chinato il capo, consegnò lo spirito.” (Giovanni 19,28-30)

In primo luogo è da sottolineare che l’evangelista pone in evidenza che Gesù intende compiere le Scrittura anche con le ultime parole che sta pronunciando in croce.
Altro elemento importante da evidenziare quel “consegnò lo spirito” che pare proprio confortare quanto ho prima detto dello stesso episodio nel Vangelo di Luca.
Poi, per quel “Ho sete” di Gesù sono almeno da ricordare due fatti.

  • In ebraico “sete” è “tzam’a/tzam’ah” o “sale la mia vita all’Unico ” come offerta gradita e “scenderà acqua dell’Unico per il mondo ” e per berla “saliranno le centinaia “, infatti “…un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Giovanni 19,37) e Gesù stesso disse “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. (Giovanni 7,37s) ed alla Samaritana ebbe a dire “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. (Giovanni 4,13s)
  • Questi passi dei Salmi:
    – Salmo 42,2s – “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?
    Pare proprio che anche il Salmo 42 fosse recitato da Gesù in croce. Nell’ultimo paragrafo presenterò decriptato anche tale Salmo.
    – Salmo 69,22 – “Hanno messo nel mio cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto.”

Ecco, infine, la frase finale di Gesù in croce “È compiuto!“, in greco tetelestai, cioè ho portato al limite, alla fine la mia missione terrena.
Con quell’idea confermata dal Vangelo, di intravedere nelle parole finali di Gesù un’eco delle Sacre Scritture ed una conferma d’attuazione di profezie in esse contenute, pare proprio opportuno ricordare le parole del libro della Genesi al termine dei sei giorni della creazione: “Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.” (Genesi 2,1)
Il Signore là pare riposarsi nel settimo giorno, giorno che, di fatto, dura tutt’ora.
Continuò invece la creazione tessendo la storia di salvezza fino ad incarnarsi per salvare l’uomo che nel frattempo, comportandosi incautamente, era stato schiavizzato dal maligno.
Vi sono accenni nelle Scritture che compirà atti e farà segni importanti.

  • Giuditta 9,5s – “Tu hai preordinato ciò che precedette quei fatti e i fatti stessi e ciò che seguì. Tu hai disposto le cose presenti e le future e quello che tu hai pensato si è compiuto. Le cose da te deliberate si sono presentate e hanno detto: Ecco ci siamo; perché tutte le tue vie sono preparate e i tuoi giudizi sono preordinati.”
  • Salmo 37,5s – “Manifesta al Signore la tua via, confida in lui: compirà la sua opera; farà brillare come luce la tua giustizia, come il meriggio il tuo diritto.”
  • Salmo 78,3s – “Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato, non lo terremo nascosto ai loro figli; diremo alla generazione futura le lodi del Signore, la sua potenza e le meraviglie che egli ha compiuto.”

Gesù nel suo ministero aveva più volte accennato alla sua missione ed alla necessità di portare un compimento ed aveva iniziato la sua predicazione annunciando che era il tempo del compimento, infatti:

  • Marco 1,14s – “Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”.
  • Luca 12,50 – “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!”
  • Luca 22,37 – “Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori (Isaia 53,12). Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine”.
  • Luca 24,44-47 – “Poi disse: Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.”
  • Matteo 5,17s – “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.”

LA FONTE DELLE PROFEZIE
Gesù compie tutte le profezie delle Sacre Scritture che, appunto, è la fonte di tutte le profezie sul Messia.
Da altri scritti del Nuovo Testamento, alcuni scritti anche prima che tutti i Vangeli fossero disponibili o completi, ma utilizzando gli appunti catechetici, fu elaborata una teologia strettamente connessa e dedotta dalle profezie della Sacra Scrittura o almeno dichiarata ad esse riferibili.
In particolare San Paolo nelle sue lettere propone profonde considerazioni sulla vicenda della morte in croce di Gesù, quali:

  • Filippesi 2,8 – “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.”
  • Romani 5,10 – “quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo”.
  • Romani 5,19 – “…come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.”
  • 1Corinzi 6, 20 – “siete stati comprati a caro prezzo”.
  • Efesini 1,7 – “In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia”.

Senza voler essere esaustivo al riguardo, ma solo a titolo di esempio ricordo che lo stesso San Pietro, per non parlare delle lettere di Giovanni, nelle sue epistole propone sviluppi cristologici su Gesù quale Messia:

  • 1Pietro 2, 24 – “Dalle sue piaghe siete stati guariti!”
  • 1Pietro 1,18s – “Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.”

Gesù stesso propone di scrutare le Scritture che parlano di Lui (Giovanni 5,39) ed apre profezie (“Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche“) sul proprio conto, ma non tutte si trovano con la lettura usuale, però istruisce i discepoli sul come trovarle nella Torah, nei Profeti e nei Salmi (episodio dei discepoli di Emmaus Luca 24) ed attesta con autorità, come abbiamo visto, che dà compimento anche ad ogni singola lettera della Torah stessa, come a dire, ne deduco, che alcune profezie su di Lui s’ottengono con una scrutatio particolare del testo ebraico (“Scrutatio cristiana del Testo Masoretico della Bibbia“).
Il metodo di decriptazione, regole e significati delle singole lettere, da me definito ormai dal 1997-8 di cui sinteticamente in “Parlano le lettere” ed alle schede dei 22 segni ebraici che si possono ricavare cliccando sui simboli della colonna a destra della home di questo mio Sito consentono di aprire pagine e pagine di secondo livello dal testo ebraico con profezie esaurienti sul Messia, come o evidenziato nella maggior parte dei miei articoli inseriti in quel sito.

DEUTERONOMIO 21 – TESTO C.E.I. E DECRIPTAZIONE
Le ultime parole di Gesù sono pronunciate tutte dalla croce.
Avrebbe potuto evitare tal supplizio, eppure “…umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.” (Filippesi 2,8)
Ha scelto un tipo di morte terribilmente violenta che, secondo la Torah, rendeva palese all’ebreo osservante che l’individuo punito con tale modalità era certamente un maledetto.
È scritto, infatti, nel libro del Deuteronomio al versetto 21,22 e seguente: “Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l’avrai messo a morte e appeso a un albero, il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull’albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l’appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore, tuo Dio, ti dà in eredità.”
Appeso ad un albero equivale ad appeso ad un legno come del resto era la croce di cui lo caricarono i romani.
Il testo è chiaro, l’appeso è una maledizione di Dio.
Nasce la domanda perché Gesù oltre la morte ha voluto aggiungersi anche una tale ignominia.
È al riguardo da ricordare che “Il Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.” (Galati 2,20)
Questo “per me” è generico ed ovviamente mi comprende, come del resto comprende ogni uomo o donna di questo mondo.
Gesù voleva che fosse chiaro che prendeva su di sé la maledizione che colpisce ogni uomo a causa del peccato da Adamo in poi, onde l’ingiustizia della pena verso di Lui, riconosciuto poi “Figlio di Dio”, fosse evidente segno di del pagamento di un valore infinito, valido da redenzione per l’umanità tutta intera.
Come fratello dell’uomo voleva annoverarsi in tutto con lui assumendo su di sé la stessa maledizione e come tale subire quella pena ignominiosa col venire appeso ad una croce.
Lui che compiva in modo divino tutti i comandi della Torah di Dio, poi a seguito di quella pena risultava non venire giustificato.
Ciò porta a concludere che dalle “opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno.” (Galati 2,16)

Riporto il testo della traduzione in italiana del 2008 della C.E.I. dell’intero capitolo 21 del Deuteronomio, che come vedremo fornisce per decriptazione una pagina di secondo livello sulla missione del Messia.

Testo C.E.I.
Deuteronomio 21,1 – Se nel paese di cui il Signore, tuo Dio, sta per darti il possesso, si troverà un uomo ucciso, disteso nella campagna, senza che si sappia chi l’abbia ucciso,

Deuteronomio 21,2 – i tuoi anziani e i tuoi giudici usciranno e misureranno la distanza fra l’ucciso e le città dei dintorni.

Deuteronomio 21,3 – Allora gli anziani della città più vicina all’ucciso prenderanno una giovenca che non abbia ancora lavorato né portato il giogo.

Deuteronomio 21,4 – Gli anziani di quella città faranno scendere la giovenca presso un corso d’acqua corrente, in un luogo dove non si lavora e non si semina e là spezzeranno la nuca alla giovenca.

Deuteronomio 21,5 – Si avvicineranno poi i sacerdoti, figli di Levi, poiché il Signore, tuo Dio, li ha scelti per servirlo e per dare la benedizione nel nome del Signore e la loro parola dovrà decidere ogni controversia e ogni caso di lesione.

Deuteronomio 21,6 – Allora tutti gli anziani di quella città che sono i più vicini al cadavere, si laveranno le mani sulla giovenca a cui sarà stata spezzata la nuca nel torrente.

Deuteronomio 21,7 – Prendendo la parola diranno: Le nostre mani non hanno sparso questo sangue e i nostri occhi non l’hanno visto spargere.

Deuteronomio 21,8 – Signore, libera dalla colpa il tuo popolo Israele, che tu hai redento, e non imputare al tuo popolo Israele sangue innocente! Quel sangue, per quanto li riguarda, resterà espiato.

Deuteronomio 21,9 – Così tu toglierai da te il sangue innocente, perché avrai fatto ciò che è retto agli occhi del Signore.

Deuteronomio 21,10 – Se andrai in guerra contro i tuoi nemici e il Signore, tuo Dio, te li avrà messi nelle mani e tu avrai fatto prigionieri,

Deuteronomio 21,11 – se vedrai tra i prigionieri una donna bella d’aspetto e ti sentirai legato a lei tanto da volerla prendere in moglie,

Deuteronomio 21,12 – te la condurrai a casa. Ella si raderà il capo, si taglierà le unghie,

Deuteronomio 21,13 – si leverà la veste che portava quando fu presa, dimorerà in casa tua e piangerà suo padre e sua madre per un mese intero; dopo, potrai unirti a lei e comportarti da marito verso di lei e sarà tua moglie.

Deuteronomio 21,14 – Se in seguito non ti sentissi più di amarla, la lascerai andare per suo conto, ma non potrai assolutamente venderla per denaro né trattarla come una schiava, perché tu l’hai disonorata.

Deuteronomio 21,15 – Se un uomo avrà due mogli, l’una amata e l’altra odiata, e tanto l’amata quanto l’odiata gli avranno procreato figli, se il primogenito è il figlio dell’odiata,

Deuteronomio 21,16 – quando dividerà tra i suoi figli i beni che possiede, non potrà dare il diritto di primogenito al figlio dell’amata, preferendolo al figlio dell’odiata, che è il primogenito.

Deuteronomio 21,17 – Riconoscerà invece come primogenito il figlio dell’odiata, dandogli il doppio di quello che possiede, poiché costui è la primizia del suo vigore e a lui appartiene il diritto di primogenitura.

Deuteronomio 21,18 – Se un uomo avrà un figlio testardo e ribelle che non obbedisce alla voce né di suo padre né di sua madre e, benché l’abbiano castigato, non dà loro retta,

Deuteronomio 21,19 – suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della città, alla porta del luogo dove abita,

Deuteronomio 21,20 – e diranno agli anziani della città: Questo nostro figlio è testardo e ribelle; non vuole obbedire alla nostra voce, è un ingordo e un ubriacone.

Deuteronomio 21,21 – Allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno ed egli morirà. Così estirperai da te il male, e tutto Israele lo saprà e avrà timore.

Deuteronomio 21,22 – Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l’avrai messo a morte e appeso a un albero,

Deuteronomio 21,23 – il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull’albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l’appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore, tuo Dio, ti dà in eredità.

Presento la dimostrazione lettera per lettera secondo i criteri di “Parlano le lettere” dei versetti 22 e 23.

Deuteronomio 21,22Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l’avrai messo a morte e appeso a un albero




Deuteronomio 21,22 – A portare la rettitudine fu . Fu ad uscire il carico dall’uomo del peccato . Lo ha salvato () il Verbo per amore dalla morte , ma (pur se) per la perversità () gli uomini portarono appeso () a stare in croce . Vennero () (infatti) e l’innalzarono () sul legno .

Deuteronomio 21,23il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull’albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l’appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore, tuo Dio, ti dà in eredità.





Deuteronomio 21,23 – I potenti l’Unigenito appesero (). L’oppressero (). A cadavere il Crocefisso portarono . L’innalzato dal legno così fu rovesciato in una fossa . Il Crocifisso seppellirono . L’energia si riportò dentro . Fu a riportarsi la vita . Riuscì . In Lui , retto essendo , si riversò la potenza . La potenza nel Crocefisso con la divinità rientrò . Fu nel morto la potenza che c’era a riportarsi e potente rivenne () con nel cuore la vita dell’origine . Venne () dell’uomo , dalla croce afflitto (), risorto il corpo . Fu a riuscire per portare fuori la maledizione che c’era con la rettitudine . Donò del Potente così da eredi a rientrare .

Ecco, ora, la decriptazione, tutta di seguito, dei 23 versetti dell’intero capitolo Deuteronomio 21.

Decriptazione
Deuteronomio 21,1 – Un retto fu a stare tra i viventi. Scese in un fratello il Potente nel cuore di un uomo che uscì da una donna dal corpo. Del Signore la maledizione fu così inviata al drago nel cammino. Il serpente, che i corpi brucia, alla fine n’uscirà abortito. In casa del demonio entrò il rifiuto che l’angelo (ribelle) porterà a sbarrarne dai popoli la vita. Fu nel mondo per spegnerlo a portarsi.

Deuteronomio 21,2 – E fu a scendere col desiderio di colpirlo, di rovesciarne l’energia con la forza della rettitudine con cui sarà punito. Sarà arso nei viventi. Per l’aiuto l’essere impuro maledetto uscirà. Risaranno i viventi beati. La pienezza dentro sarà a riabitare in tutti per l’uscita dell’ammalare del serpente.

Deuteronomio 21,3 – Si portò al mondo a stare. Per entrarvi entrò in azione. Si lanciò, si riversò, in un corpo. Dentro v’entrò la divinità. Vi entrò di nascosto dal serpente. La potenza recò del Potente per rovesciarlo nella tomba. Portò da arma per rovesciarlo l’energia onde sarà ad uscire la rovina dei corpi che entrò con la perversità all’origine. Si vedrà scappare il serpente da tutti. Dentro si riversò nel corpo di una donna. Nel corpo il Potente del primogenito della serva dentro entrò. Della donna il corpo non aveva ancora lavorato il marito. (Eufemismo per dire che non aveva avuto rapporti)

Deuteronomio 21,4 – E nel mondo si portò in un corpo per l’impuro colpire. Per rovesciare l’angelo (ribelle) che sta nel mondo in un corpo entrò Lui! Venne per agire a rivelarsi al mondo. Al maledetto angelo che ammala guai alla fine invierà una donna. Dal corpo la potenza dell’Unico sarà quella serva dentro a portare e del Potente nel primogenito ci fu il seme. Ed in azione in un corpo il Verbo si portò, vi accese la vita. Venne in azione in cammino del Potente nel mondo il Figlio di nascosto dal serpente.

Deuteronomio 21,5 – E l’angelo scapperà per il fuoco che recherà nel mondo. Della rettitudine ad uscire l’energia sarà nella vita dal Figlio. Sarà del Potente a recare la forza della rettitudine stando in casa dei viventi. Dentro l’ardore dell’ira per la perversità dal maledetto ad uscire sarà. La rettitudine del Potente con la risurrezione nei corpi di tutti recherà recando del Potente la benedizione a riabitarli. Risorti i viventi saranno dal Signore che li porterà a rialzarsi. Il soffio sarà a rientrare della vita, risaranno nel mondo, saranno a riuscire tutti con i corpi, ma per la rettitudine del Potente l’angelo (ribelle) scappare si vedrà.

Deuteronomio 21,6 – E tutti questi in cui avrà rovesciato l’energia saranno ad entrare in Città (Gerusalemme) per entrare in Lui. Da fuori si verseranno le moltitudini che risaranno vive, in Dio entreranno a chiudersi guizzando. Del Potente saranno nel corpo a nascondersi, su li porterà a venire. Saranno aiutati, saranno ad entrare in seno al Potente. Apertamente lo vedranno, si rivelerà, l’apertura vedranno nel corpo che un’asta al Verbo avrà aperto. A casa li guiderà dal Potente.

Deuteronomio 21,7 – Li condurrà a vedere i pascoli ed all’Unico i viventi col corpo porterà. Saranno per l’aiuto a stare tra gli angeli e dal Potente da moglie del Verbo così entreranno. Verranno per (i meriti) del sangue nel mondo da questi (il Verbo) uscito e una sorgente ci sarà d’energia recata per il rifiuto che dal corpo quel primogenito avrà portato.

Deuteronomio 21,8 – Il perdono in azione dalla piaga ci fu. Un fuoco dal corpo Dio originò, fuoco per guarire. L’aiuto ci fu dalla croce quando il Signore portato dal maledetto lo crocifisse. Dalla croce inviò sangue innocente. Da dentro lo versò per le moltitudini dei popoli. La rettitudine fu ad accendere nei corpi. Dio recò l’energia per il perdono onde il serpente uscirà dai viventi, uscirà dal sangue.

Deuteronomio 21,9 – E verrà a finire dentro il nemico nel mondo il sangue uscito da un’innocente. Per la putredine che nei corpi abita, la rettitudine, che per un retto ci fu dalla croce, agirà da fuoco. Quelli del mondo usciranno retti. Dentro una sorgente ci sarà dal Signore!

Deuteronomio 21,10 – Dalla rettitudine sarà finito giù il maledetto. Della vita il vigore nei viventi rientrerà. Dall’azione il serpente nemico sarà arso. Agli angeli del drago porterà ad esistere la calamità. La maledizione ad uscire sarà. Spento sarà, fiaccato dal portato fuoco dentro alla fine che a bruciarlo dentro sarà al portarsi.

Deuteronomio 21,11 – E dai corpi i guai finiranno. Da dentro dello stare in esilio saranno ad uscire. La moglie il Crocifisso, bella d’aspetto, riporterà dalla tomba risorta. Si riverserà nel Crocifisso, dentro entrerà ed al Potente la verserà nell’assemblea. Finita del serpente la prigione, nella luce entrerà.

Deuteronomio 21,12 – Ed entreranno nella casa dell’Unico, tutti entreranno in Dio, tutti li porterà retti a casa. Sarà il Crocifisso che li ha portati a rivelarsi. Nell’assemblea entrerà, entrerà l’Unico. Il Crocifisso vedranno, il Risorto entrerà che portò in azione la risurrezione per tutti. Dal mondo verranno su col Verbo. Tra canti saranno ad entrare.

Deuteronomio 21,13 – Saranno ad entrare nella pienezza coloro che saranno dal corpo ad uscirgli. Verranno col Risorto a vivere dal Potente tutti. I risorti dentro saranno ad entrare in seno al Potente. Dal Signore risorto in casa entreranno ad abitare. Nel Tempio così li porterà. Dal pianto finalmente usciranno. Verranno dal Padre a stare con Lui, il Crocifisso, l’Unico che tra i viventi entrò, che fu in un corpo a chiudersi nei giorni. Dei viventi si portò da fratello. Dal corpo la rettitudine inviò dalla croce. Dentro portò quel primogenito la divinità. Il Signore coloro che porterà ad abitare in alto, finita la perversità essendo finito nel mondo il serpente tutti da moglie entreranno.

Deuteronomio 21,14 – I condotti dal mondo saranno ad entrare dell’Unico nella pienezza. Puri saliranno alla fine da dentro del mondo, ma la risurrezione avrà strappato via con potenza l’angelo orgoglioso con la perversità dalla vita per la rettitudine nei corpi dal Potente venuta dalla piaga dal corpo che l’angelo gli aprì. Da dentro la rettitudine dal foro dal Verbo guizzò. Venne dalla croce in azione con l’acqua che dal corpo da dentro uscì dal Crocifisso. Nascondeva il Crocifisso una donna che dal corpo si vide inviare; fu dalla croce ad uscire.

Deuteronomio 21,15 – La rettitudine che è del Crocifisso col vino guizzò nell’uomo che a berlo fu. L’energia accese. I viventi uscirono fratelli del Crocifisso. Gli amati, porterà dal mondo, i fratelli tutti risorgerà. Rifiutata la perversità, saranno neonati e del Potente porterà figli ad essere i viventi. Usciranno gli amati e n’usciranno rinnovati portando l’originaria perversità ad essere fuori. Nel mondo da figlio uscì il Potente per bruciare l’angelo che si portò alle origini nel mondo.

Deuteronomio 21,16 – E uscì. Fu nel mondo. Dentro fu a recarsi dai viventi del mondo per guidarli. Fu ad accompagnarli. Venne il Figlio, fu a portarsi nel primogenito della prescelta. Di una donna nel corpo fu ad entrare per stare nel mondo. Al serpente recò il rifiuto. Fu a recare la perfezione dentro con la rettitudine nei corpi. Rivennero figli quelli del mondo. Gli amati innalzò il Verbo. Inviati saranno i figli, usciranno rinnovati, li porterà all’Unico dal mondo, entreranno a casa dell’Agnello.

Deuteronomio 21,17 – Per la rettitudine che fu a venire da dentro l’Agnello figli usciranno rinnovati, riportati all’origine quando ad uscire fu la rettitudine che stava nei corpi per il serpente che la finì. La potenza riportata dal Verbo sarà a riaccendere l’energia che c’era nei viventi. Dentro tutti l’originario fuoco nei corpi ci risarà. Nei viventi scenderà la divinità e retti saranno per Lui, la primizia che a scontrarsi si portò col serpente e li ha salvati. Dal Verbo dal cuore uscì da dentro la rettitudine che nei corpi entrerà.

Deuteronomio 21,18 – La rettitudine sarà la forza onde entrando uscirà il serpente dall’uomo. Dentro l’energia a riempire si porterà nei corpi. In alto li riporterà, n’uscirà annullato l’angelo (ribelle) che si portò. Un fuoco in seno si verserà, riporterà la potenza che il Padre fu a recare, ma da dentro a rovesciare porterà il serpente che all’origine nei viventi si portò e il castigo gli recherà. Verrà col bastone a recargli il rifiuto, sarà bruciato in seno. La maledizione sarà ad uscire dai viventi.

Deuteronomio 21,19 – Portandosi in croce, il Verbo il ritorno porterà al Padre. Sarà col portarsi a riportare all’Unico i viventi e la perversità giù sarà a recare. Venne a portarsi per il maledetto colpire, per rovesciare l’angelo, per spazzarne l’esistenza dai corpi e riportare la divinità. Bruciando del nemico la putredine, la vita riporterà.

Deuteronomio 21,20 – E quel primogenito l’essere ribelle che portò la maledizione nei ceppi inviato sarà per le rovine ai corpi recate. Figli per l’energia riportata questi usciranno con la pienezza riportata nei corpi. Ni corpi avrà portato l’essere ribelle ad uscire annullato dall’energia recata della risurrezione in seno che da dentro avrà rovesciato con potenza l’angelo (ribelle) che si portò. Questi li riporterà al Potente accompagnandoli per riempire la casa dell’Unico.

Deuteronomio 21,21 – E nel corpo correndo i viventi gli entreranno. Si porteranno tutti ad incontrare il Risorto che sarà in vista. Sarà col corpo a condurli dal Padre. Tra gli angeli saranno i viventi condotti. Gli uomini portatisi dentro al corpo dal tempo usciranno. Il male con la putredine dalle moltitudini avrà arso. Il maligno bruciare si vedrà. Potente sarà il fuoco (in quanto) ai viventi a peccare recò. Il timore (di Dio) si riporterà.

Deuteronomio 21,22A portare la rettitudine fu. Fu ad uscire il carico dall’uomo del peccato. Lo ha salvato il Verbo per amore dalla morte, ma (pur se) per la perversità gli uomini lo portarono appeso a stare in croce. Vennero (infatti) e l’innalzarono sul legno.

Deuteronomio 21,23I potenti l’Unigenito appesero. L’oppressero. A cadavere il crocefisso portarono. L’innalzato dal legno così fu rovesciato in una fossa. Il Crocifisso seppellirono. L’energia si riportò dentro. Fu a riportarsi la vita. Riuscì. In Lui, retto essendo, si riversò la potenza. La potenza nel Crocefisso con la divinità rientrò. Fu nel morto la potenza che c’era a riportarsi e potente rivenne con nel cuore la vita dell’origine. Venne dell’uomo, dalla croce afflitto, risorto il corpo. Fu a riuscire per portare fuori la maledizione che c’era con la rettitudine. Donò del Potente così da eredi a rientrare.

Gli ultimi due versetti sono veramente una perla che nitidamente riflette, aderente alle lettere del testo ebraico, profezie sul Cristo che aleggiavano evidentemente su di Lui e che in qualche modo sono state lette.

DEUTERONOMIO 22 – TESTO C.E.I. E DECRIPTAZIONE
Presento anche la decriptazione del capitolo 22 del Deuteronomio da cui si ottengono del pari discorsi congruenti sul Messia.

Testo C.E.I.
Deuteronomio 22,1 – Se vedi smarrito un capo di bestiame grosso o un capo di bestiame minuto di tuo fratello, non devi fingere di non averli scorti, ma avrai cura di ricondurli a tuo fratello.

Deuteronomio 22,2 – Se tuo fratello non abita vicino a te e non lo conosci, accoglierai l’animale in casa tua: rimarrà da te finché tuo fratello non ne faccia ricerca e allora glielo renderai.

Deuteronomio 22,3 – Lo stesso farai del suo asino, lo stesso della sua veste, lo stesso di ogni altro oggetto che tuo fratello abbia perduto e che tu trovi. Non fingerai di non averli scorti.

Deuteronomio 22,4 – Se vedi l’asino di tuo fratello o il suo bue caduto lungo la strada, non fingerai di non averli scorti, ma insieme con lui li farai rialzare.

Deuteronomio 22,5 – La donna non si metterà un indumento da uomo né l’uomo indosserà una veste da donna, perché chiunque fa tali cose è in abominio al Signore, tuo Dio.

Deuteronomio 22,6 – Quando, cammin facendo, troverai sopra un albero o per terra un nido d’uccelli con uccellini o uova e la madre che sta covando gli uccellini o le uova, non prenderai la madre che è con i figli.

Deuteronomio 22,7 – Lascia andar via la madre e prendi per te i figli, perché tu sia felice e goda lunga vita.

Deuteronomio 22,8 – Quando costruirai una casa nuova, farai un parapetto intorno alla tua terrazza, per non attirare sulla tua casa la vendetta del sangue, qualora uno cada di là.

Deuteronomio 22,9 – Non seminerai nella tua vigna semi di due specie diverse, perché altrimenti tutto il prodotto di ciò che avrai seminato e la rendita della vigna diventerà cosa sacra.

Deuteronomio 22,10 – Non devi arare con un bue e un asino aggiogati assieme.

Deuteronomio 22,11 – Non ti vestirai con un tessuto misto, fatto di lana e di lino insieme.

Deuteronomio 22,12 – Metterai fiocchi alle quattro estremità del mantello con cui ti copri.

Deuteronomio 22,13 – Se un uomo sposa una donna e, dopo essersi unito a lei, la prende in odio,

Deuteronomio 22,14 – le attribuisce azioni scandalose e diffonde sul suo conto una fama cattiva, dicendo: Ho preso questa donna, ma quando mi sono accostato a lei non l’ho trovata in stato di verginità,

Deuteronomio 22,15 – il padre e la madre della giovane prenderanno i segni della verginità della giovane e li presenteranno agli anziani della città, alla porta.

Deuteronomio 22,16 – Il padre della giovane dirà agli anziani: Ho dato mia figlia in moglie a quest’uomo; egli l’ha presa in odio

Deuteronomio 22,17 – ed ecco, le attribuisce azioni scandalose, dicendo: Non ho trovato tua figlia in stato di verginità; ebbene, questi sono i segni della verginità di mia figlia, e spiegheranno il panno davanti agli anziani della città.

Deuteronomio 22,18 – Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito, lo castigheranno

Deuteronomio 22,19 – e gli imporranno un’ammenda di cento sicli d’argento, che daranno al padre della giovane, per il fatto che ha diffuso una cattiva fama contro una vergine d’Israele. Ella rimarrà sua moglie ed egli non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita.

Deuteronomio 22,20 – Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata in stato di verginità,

Deuteronomio 22,21 – allora la faranno uscire all’ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un’infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre. Così estirperai il male in mezzo a te.

Deuteronomio 22,22 – Quando un uomo verrà trovato a giacere con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l’uomo che è giaciuto con la donna e la donna. Così estirperai il male da Israele.

Deuteronomio 22,23 – Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, giace con lei,

Deuteronomio 22,24 – condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete a morte: la fanciulla, perché, essendo in città, non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così estirperai il male in mezzo a te.

Deuteronomio 22,25 – Ma se l’uomo trova per i campi la fanciulla fidanzata e facendole violenza giace con lei, allora dovrà morire soltanto l’uomo che è giaciuto con lei,

Deuteronomio 22,26 – ma non farai nulla alla fanciulla. Nella fanciulla non c’è colpa degna di morte: come quando un uomo assale il suo prossimo e l’uccide, così è in questo caso,

Deuteronomio 22,27 – perché egli l’ha incontrata per i campi. La giovane fidanzata ha potuto gridare, ma non c’era nessuno per venirle in aiuto.

Deuteronomio 22,28 – Se un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, l’afferra e giace con lei e sono colti in flagrante,

Deuteronomio 22,29 – l’uomo che è giaciuto con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d’argento; ella sarà sua moglie, per il fatto che egli l’ha disonorata, e non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita.

Decriptazione
Deuteronomio 22,1 – Il Potente venne nel corpo di un primogenito nel mondo. Venne per la risurrezione recare nei corpi ai fratelli con la forza della rettitudine dell’Unico che recava. Venne con un fuoco che sarà a recare all’angelo (ribelle) che sbarra la vita ai viventi. Lo portò al mondo una prescelta fanciulla integra. Uscì alla vita del mondo nello “shabat” (nel settimo giorno della creazione, alla fine) col dono della pienezza di una vita retta.

Deuteronomio 22,2 – E l’originaria pienezza verserà nei corpi portandosi a casa dei fratelli per essere afflitto dal serpente. Essendo stato alla rettitudine (l’angelo ribelle) a recare il rifiuto fu sbarrato nel tempo, ma riporterà dell’Unico la pienezza il Verbo che alla fine si portò, la maledizione dalla croce gli recherà, allo spengersi sarà dalla croce la rettitudine a recare al mondo. Sarà ad uscire, si vedrà con l’acqua la rettitudine dell’Eterno. Aiuterà, nei corpi accenderà l’originaria vita, sarà la rettitudine a rivenire e porterà la perversità a bruciare dentro a tutti e la potenza riporterà.

Deuteronomio 22,3 – La portata rettitudine per l’angelo (ribelle) da fine agirà, un fuoco uscirà, la guerra nei corpi gli recherà e così l’angelo finirà di agire. Il fuoco uscito il serpente brucerà. Nei viventi per il Potente la fine recherà. Gli recherà con la rettitudine l’energia che lo finirà. Si vedrà per la risurrezione uscire il serpente da tutti. Del Padre la legge divina nei fratelli ci risarà. La beatitudine a tutti del Padre col sangue la vita angelica riporterà e i viventi si rialzeranno. Rivenuta la potenza, verranno portati ad essere perfetti, entreranno tutti a gioire.

Deuteronomio 22,4 – Il Potente verranno a vedere. In quel primogenito Crocifisso si chiuderanno ove li cambierà per ricominciare a vivere. Con la rettitudine quel primogenito li ha portati a essergli simili. Dai corpi porterà ad abortire chi fu per vivere dentro a sbarrarsi. Nei corpi arderà, uscirà finito. Si rialzeranno i viventi integri. Riusciranno vivi; fuori si rovesceranno dai morti. Lui li farà rialzare.

Deuteronomio 22,5 – Dal serpente guai a entrare furono. Entrò dal maligno a scorrere dento il male. Il Potente (nato) da una donna gli recò il rifiuto che sarà nei cuori ad accendersi onde scapperà da dentro i corpi bruciato. La vita del Potente in tutti ricomincerà con la risurrezione. Uscita la rettitudine che fu dal Crocifisso recata, si rivedrà riabitare in tutti il Signore. La divinità a rientrare sarà per la rettitudine; in tutti reagirà la risurrezione, uscirà la maledizione.

Deuteronomio 22,6 – Così sarà il prezioso Unigenito a rovesciare l’energia che a scendere il soffio porterà dai corpi del serpente. Nelle persone sarà spento per l’aiuto. Dal corpo la rettitudine che dentro per tutti dal legno quel primogenito recò innalzato da terra dell’origine avrà prodotto la vita nei viventi. Dagli spiriti morti saranno a rialzarsi, saranno vivi a portarsi fuori per l’origine dell’essere ribelle da dentro scesa. In croce innalzato dell’Unico il soffio dal corpo della vita fu ai viventi a ricominciare a recare. Dall’innalzato da dentro fu a scendere nell’esistenza la pienezza. La potenza venne versata dal chiuso. Uscì da quel primogenito dal seno. Del Potente a uscire dal Figlio fu la vita.

Deuteronomio 22,7 – La risurrezione il vigore al Crocifisso riaccese, la potenza nella tomba gli rivenne, l’Unico in vita lo riportò, rivenne il Figlio che era tra i morti, rovesciò la tomba, ricamminò. Potente, viventi lo rividero. Dagli apostoli fu. Era dentro al cuore la potenza per la rettitudine che portava ad allungare la vita.

Deuteronomio 22,8 – Così rifù il Crocifisso a casa. Dagli apostoli entrò. Dentro s’erano confinati. Dalla chiusa porta il Risorto si portò. Videro che luminoso era con segnato il seno da cui versava fuori potenza per camminare. In cammino la rettitudine (gli apostoli) portassero col rifiuto del Crocifisso. Un dono per i viventi il sangue era stato. Per i viventi, che nell’intimo sono nell’oppressione, la rettitudine rifù ad esistere onde il soffio del serpente n’esce abortito. Ai viventi la vita degli angeli riporta.

Deuteronomio 22,9 – Tutti ha colpito il cattivo. Così nel corpo una piaga in tutti originò. Fu nei viventi il soffio dell’angelo (ribelle) a finire la santità. Uscì la pienezza dal mondo. Entrò questi nei corpi ad agire, la felicità finì. Questi nei corpi col peccare in tutti abitò e venne, per l’uscita della rettitudine, un verme.

Deuteronomio 22,10 – Il Potente venne in un carpentiere. Dentro il fuoco recò in un corpo e dentro la prigione del ribelle si chiuse per lo sbarramento portargli.

Deuteronomio 22,11 – Con il rifiuto completo nel cuore acceso, alla luce agì. Dal cuore l’energia recò, giù all’essere ribelle. Recò il soffio per bruciare completamente nei giorni, per imprigionare l’essere impuro.

Deuteronomio 22,12 – La gloria fu in un vivente tutta ad agire. Una luce uscì in cammino. Sentirono (da questi) il rifiuto le moltitudini. Sentirono che la rettitudine l’angelo (ribelle) portò a finire. La rettitudine da un foro portò il Crocifisso per affliggerlo, per bruciarlo nei corpi. Dalla croce la pienezza entrò dentro al mondo.

Deuteronomio 22,13 – Della rettitudine l’essenza s’era versata nascondendosi in un uomo da una donna portato in una casa da primogenito. Dio era, la perversità brucerà con l’angelo (ribelle) che dall’Unico uscì.

Deuteronomio 22,14 – E il Nome entrò in azione di notte da una prescelta. La Parola fu dalla madre portata al mondo e giù l’Unigenito dell’Altissimo con la rettitudine risusciterà i viventi. Il male portato all’origine dall’essere ribelle verrà dall’Unigenito arso nel mondo. Al mondo questi venne dal serpente per rovesciarlo strappandolo via dall’esistenza. Si portò l’Unico a versare in un corpo dentro la divinità. Il Signore col rifiuto in un vivente giù venne a stare. Il Potente entrò in una vergine che gli fu madre.

Deuteronomio 22,15 – Ed il Potente si riversò di nascosto, in quel primogenito fu ad entrare l’energia per il nemico che portò all’origine nei viventi la perversità e giù fu a desiderare di venire da una vergine in cui fu ad entrare l’energia. Del nemico maledetto Questi nel nido fu, entrò nelle rovine, in un corpo entrò per bruciare il nemico nel mondo.

Deuteronomio 22,16 – E da primogenito, vivendo nel corpo, iniziò dentro a stare nel mondo dall’angelo nemico maledetto che ad invecchiare è i viventi (in quanto) venne dentro in tutti a stare. Dell’angelo alla fine a finirne sarà la potenza nell’uomo, uscirà questi con l’entrata del rifiuto della risurrezione con la perversità che c’è. Li rinnoverà quel primogenito nel mondo.

Deuteronomio 22,17 – Per portare fuori l’angelo (ribelle) dal mondo Lui alla luce da un seno di notte da una prescelta per aiutare dentro il corpo fu a vivere con il no per l’essere ribelle. Da serpente all’origine nei viventi scese venendo a stare nei cuori con oppressione. Dentro tutti si portò il serpente; fu nei viventi a recare la maledizione. Di una vergine fu la casa a scegliere, fu a recare il Verbo dal corpo alla luce e nel mondo uscì la luce della Parola del Potente in persona. Furono per Questa a versarsi angeli che furono ad uscire sulla città.

Deuteronomio 22,18 – Ma i potenti lo presero e lo colpirono, ne versarono l’energia. Fuori dalla città, in campo aperto Lui, l’Unico, crocifissero. Entrò nell’uomo un’asta, furono un foro nel corpo a recargli, ma quel primo alla fine si riportò.

Deuteronomio 22,19 – Si portò in azione l’energia della risurrezione e venne a riportarsi la vita. Da quel primogenito uscì la rettitudine dal foro. Il Verbo si riportò per energico al dragone recare il rifiuto. Da casa furono ad uscire gli apostoli. Li sentirono, un corpo nel mondo di retti fu ad uscire. A calare/scendere fu il peccare. Il male col sentirli nei cuori finì e la potenza del Crocifisso la rettitudine divina reca. Li accompagna il Crocifisso. Rimarranno sua moglie ed egli non li ripudierà per tutto il tempo della sua vita (cioè non li ripudierà mai).

Deuteronomio 22,20 – Porterà all’Unico i viventi per la vera esistenza. Usciranno con la Parola dal mondo. In Questa entreranno per il Potente incontrare. I viventi su all’Unico porterà. Dentro il Crocifisso si porteranno che in potenza risarà tra i viventi con gli angeli al vederne il corpo.

Deuteronomio 22,21 – E dal mondo li porterà su a stare dall’Unico. I condotti verranno gli angeli a vedere. Vedranno del Potente il Verbo Crocifisso nel cui grembo saranno stati. Tutti dal Padre saranno ad entrare. Li porterà dal foro a versare. Li accompagnerà! L’Unico con gli angeli luce sarà per la Città (la Gerusalemme di lassù). Entreranno nella casa del Padre, con gli angeli saranno a vivere i portati dai morti fuori. Retti saranno avendo spazzato la risurrezione da tutti fuori l’angelo (ribelle) consunto. Dentro ci sarà nei risorti corpi la divinità. Il serpente colpito dall’energia avrà recato alla fine. A casa saranno col Crocifisso dal Padre. Saranno fuori portati dentro il corpo dal tempo. Usciranno dal male, dalla putredine le moltitudini per la rettitudine.

Deuteronomio 22,22 – Retti essendo saranno a stare a vivere su con l’Unico gli uomini risorti. La rettitudine dentro avrà agito. Le centinaia di risorti entreranno a casa innalzati dal Crocifisso che da marito si porterà degli uomini. E nel cammino li ha salvati dall’angelo (ribelle) che era entrato nei viventi; uscirà dagli uomini per l’uscita risurrezione spento. Si vedranno a centinaia le pecore portate all’Unico, pecore portate a casa dal pastore che crocifissero. Rigenerati i popoli saranno dalla risurrezione con nei corpi la divinità.

Deuteronomio 22,23 – La rettitudine sarà la forza che entrando sarà a riaprire la gioventù. Dentro tutti si riporterà la potenza. Uscirà la vita delle origini nei corpi risorti. Usciranno potenti gli uomini. I portati vivranno su con l’Unico. Entreranno gli uomini nella Città. Si porteranno per la (festa) delle capanne dentro i popoli ad entrare.

Deuteronomio 22,24 – E dal mondo portati su all’Unico integri verranno. Rinnovati saranno del mondo i viventi, divinizzati. Dalla porta entreranno nella Città uscendo da Lui che li porterà dal foro. Verserà al Potente tutti i viventi. Verranno a vivere a casa dell’Unico. Il Figlio che fu un vivente porterà gli uomini e verranno gli angeli a vedere con i corpi. Innalzati dalla Parola beati il Potente Unico su vedranno al riversarsi dentro la Città e quel primogenito Crocifisso uscirà, l’Unigenito Gesù, del Potente il Verbo. Con la donna compagna tra gli angeli entrerà. Verrà con la moglie, la compagna condurrà; avendo estirpato il male dai viventi verserà le moltitudini rette.

Deuteronomio 22,25 – Porterà all’Unico i viventi dalla casa del demonio. Dal mondo saranno i viventi a salire all’Unico gli uomini. Venne l’angelo nemico nel mondo, nei viventi all’origine nei corpi accese la perversità, la violenza dentro entrò, uscirono dall’Unico. Fu la gioia spenta, agendo nei viventi la perversità. Tra i morti entrarono gli uomini. La felicità con la luce si spense nei popoli entrando nei cuori l’impurità.

Deuteronomio 22,26 – Ma dal Potente per l’angelo inimicatosi il rifiuto totale agì. Alla luce uscì la Parola per annullare il potente angelo. Il nemico per il peccato con la morte così era ad affliggere. La risurrezione dei corpi sarà a riportarli in alto. L’Unigenito Gesù per il Potente il male con la perversità porterà dai corpi a scendere. Alle strette porterà l’angelo superbo. La retta energia che uscirà dal Verbo entrò a colpirlo nel mondo.

Deuteronomio 22,27 – Così sarà da dentro il demonio ad uscire dai viventi. Giù per quel primogenito uscirà. Giù si sentirà rovesciato fuori. Uscirà con l’angelo nemico dal mondo l’amarezza che all’origine accese la perversità. Ad annullarlo nei viventi lo porterà. Con la risurrezione sarà un olocausto.

Deuteronomio 22,28 – La rettitudine con la forza sarà a rispuntare nell’uomo. L’energia agirà nei corpi, vergini n’usciranno. Felice dal Potente l’Unigenito la fidanzata condurrà. Portata, con il Crocifisso Verbo nella luce entrerà ed i risorti retti a casa si vedranno vivere. Dal mondo portare i viventi su desiderava.

Deuteronomio 22,29 – Per la recata energia il dragone nel mondo dall’Unigenito per la risurrezione uscita, bruciato spento si vedrà dai viventi uscire per la potenza dell’Unico che dentro sarà entrata. Inviata in azione dal corpo dalla quinta (costola) fu dalla piaga del foro nel Verbo. Portò il serpente un’asta nel Crocifisso. Entrata fu ad uscire la potenza. Una donna uscì, nel Crocifisso si nascondeva. Del Crocifisso la moglie dal corpo si vide. Gli apostoli uscirono col rifiuto. Sono a portare la sposa del Risorto nelle assemblee del mondo. La sposa dai giorni riporterà.

SALMO 42 – TESTO C.E.I. E DECRIPTAZIONE
Testo C.E.I.
Salmo 42,1 – Al maestro del coro. Maskil. Dei figli di Core.

Salmo 42,2 – Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.

Salmo 42,3 – L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Salmo 42,4 – Le lacrime sono il mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: Dov’è il tuo Dio?

Salmo 42,5 – Questo io ricordo e l’anima mia si strugge: avanzavo tra la folla, la precedevo fino alla casa di Dio, fra canti di gioia e di lode di una moltitudine in festa.

Salmo 42,6 – Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

Salmo 42,7 – In me si rattrista l’anima mia; perciò di te mi ricordo dalla terra del Giordano e dell’Ermon, dal monte Misar.

Salmo 42,8 – Un abisso chiama l’abisso al fragore delle tue cascate; tutti i tuoi flutti e le tue onde sopra di me sono passati.

Salmo 42,9 – Di giorno il Signore mi dona il suo amore e di notte il suo canto è con me, preghiera al Dio della mia vita.

Salmo 42,10 – Dirò a Dio: Mia roccia! Perché mi hai dimenticato? Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?

Salmo 42,11 – Mi insultano i miei avversari quando rompono le mie ossa, mentre mi dicono sempre: Dov’è il tuo Dio?

Salmo 42,12 – Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

Decriptazione
Salmo 42,1 – Il Potente i viventi, dall’angelo (ribelle) imprigionati, salverà con la rettitudine. Lucifero, il Figlio sarà a rovesciare dai corpi ove si chiuse.

Salmo 42,2 – La rettitudine dell’Unico sarà la potenza che finirà il nemico scappato dall’alto. Dell’Unico il Verbo (l’ira) fu a versarsi nei giorni per la piaga dell’angelo. L’angelo superbo sarà a finire agendo nel corpo. Il prezzo del riscatto ci sarà, così la maledizione ad uscire sarà dai viventi.

Salmo 42,3 – Giù alla madre dell’Unico uscì un angelo. Le parlò del dono del Potente. Di Dio ad entrare le sarà la piena potenza della vita. Un uomo sarà, Padre si porterà del primogenito, ma l’Unigenito nel corpo del primogenito entrerà, nella persona ci sarà Dio. Uscì un sia dalla madre.

Salmo 42,4 – Ad entrare fu nella prescelta che nel mondo il Potente fu ad aiutare. In seno alla prescelta fu il vigore della vita. Fu a portarlo a vivere la Madre, lo portò di notte al mondo. Dentro al primogenito viveva nel corpo Dio che per giovare nel mondo s’era portato dai viventi. Un primo ci fu al mondo dalla maledizione fuori, essendo uno retto.

Salmo 42,5 – Il maledetto all’origine colpì la rettitudine nei corpi con la perversità. Alla donna parlò, la rettitudine uscì per azione del serpente. Fu un angelo superbo che fu così a stare dall’origine ad agire per abitare i corpi. Dentro li riempì, li afflisse, dal sangue l’eternità dentro fu a finire, la maledizione fu nei viventi. Dentro a rovesciare portò la potenza nei corpi, l’energia uscì e completo portò lo sbarramento nel mondo. Ad entrare nei viventi si portò l’angelo in festa.

Salmo 42,6 – I viventi si portano rattristati. Oppressi dal superbo sono, ma per portargli la fine entrò in un vivente a stare l’Altissimo. Al mondo si portò di nascosto di notte. Del maledetto, che è una piaga, la forza del peccare sbarrerà. Desidera a giudicato di portarlo in quanto Gesù ha recato alla croce ove nella persona si era portato.

Salmo 42,7 – La divinità a rientrargli fu dall’alto, fu l’energia nel Verbo a riaccendersi, fu il Crocefisso a risorgere. Il Crocefisso si riportò dalla tomba. Dalla tomba si vide camminare bello questi per la rettitudine. La fiacchezza di chi vive in terra gli era scesa. Dagli apostoli nascosti, con il corpo vivo si riportò. Gli apostoli erano con la madre. Dalla madre uscì un corpo/popolo/Chiesa di viventi che si alzò sul nemico.

Salmo 42,8 – Il Crocifisso nel mondo reca alla madre la divinità. Ad entrare li porta nell’acqua ove a versare portano i corpi. La divinità sperata, dal Potente scende. Gli apostoli portano il corpo/popolo/Chiesa ed essere retto, tutti salvati dal cibo della rettitudine recano. Scorre dal Potente la forza della rettitudine. L’Altissimo dall’aldilà la reca.

Salmo 42,9 – È riportata ai viventi la vita in forza dei precetti del Signore. Amore reca e la consunzione che c’è del serpente esce. Ad illuminare è quel corpo/popolo/Chiesa nel mondo i popoli. Esce col serpente la maledizione; a vivere risono.

Salmo 42,10 – L’Unico ha recato all’essere ribelle nel mondo il rifiuto. Guizzò dal foro per il serpente la rovina, perché uscì alla luce la rettitudine che a strappar via l’angelo (ribelle) sarà. Gli guizzò la madre fuori. La versò in aiuto. Un corpo/popolo/Chiesa originò in cammino; dentro il vigore scende dal nemico.

Salmo 42,11 – Da dento i corpi si rialzeranno dalle tombe. Si vedranno rialzarsi dalla morte. Sarà nelle tombe ai corpi il Verbo a riportare energia e su si riporteranno i corpi. Nei corpi ci sarà l’originaria vita. Il verme maledetto sarà così per la potenza uscito. In quel giorno nell’Unico saranno ad entrare. In Dio entreranno essendo retti.

Salmo 42,12 – I viventi entreranno nel Crocifisso risorto, tutti porterà a chiudersi. La vita angelica del Verbo risorto sarà stata portata ai viventi del mondo. I tutti del mondo a vivere saranno innalzati dal Signore. Vivi di notte in Dio ad entrare saranno dalla piaga che ci fu per l’agire di un’asta. Volando li porterà per mano dagli angeli. Gesù, il Crocifisso nella persona sarà a condurli a Dio dal mondo per l’esistenza.

PRIME PAROLE DI GESÙ E ULTIME DALLA CROCEultima modifica: 2018-06-21T18:26:31+02:00da mikeplato
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