LE BENEDIZIONI DI GIACOBBE E DI MOSÈ

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di Alessandro Conti Puorger

In questa rubrica con rigore e passione porto avanti l’idea di cui ho detto diffusamente in “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche” che fa pervenire a testi nascosti sotto i segni ebraici originali, perché questi, grazie a puntature applicate oltre che come fonemi, sono però leggibili anche come segni separati per le immagini che sottendono; vale a dire sono segni e disegni.

Per decriptazione quelle pagine si aprono con le regole di un metodo antico, inserite in “Parlano le lettere“, ma registrato presso la SIAE dal gennaio del 1998 in apposito testo editato solo in copie per uso personale.
Vado così a cercare pagine nascoste nel canone biblico ebraico, non per curiosità esoteriche, gnostiche o alchemiche, ma come ricerca e modo personale di scrutare le Scritture che riguardano l’epopea del Messia e sono costante conferma della testimonianza nella fede nella risurrezione di quegli antichi autori.
I risultati di questa tensione, che considero dono di Dio, resta peraltro nascosta ai più e si attua così che: “Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque e le tue orme rimasero invisibili.” (Sal. 77,19)
Il metodo, oltre che importante contributo per sondare i testi biblici, palesa che tali antichi scritti sono predisposti a messaggi che superano le parole, e ciò è utile anche per chi è ai primi approcci con la Bibbia, perché può apprezzare la densità del supporto ed essere così consapevole che ciò che legge è frutto di sapienza sopraffina, ricca e sovrabbondante.

LE BENEDIZIONI DI GIACOBBE (Genesi 49)
Nella ricerca delle tracce dell’idea del Messia nella Torah, seguendo temi paralleli con i criteri di cui è detto in “Il vino nella Bibbia: causa d’incesti e segno del Messia“, mi sono più volte imbattuto nelle Benedizioni di Giacobbe, inserite nel capitolo 49 del libro del Genesi, ove sono narrati gli ultimi momenti terreni di Giacobbe – Israele.
Giacobbe assieme agli altri due patriarchi, Isacco suo padre e Abramo suo nonno, è con Mosè – discendente della tribù di Levi, uno dei 12 figli di Giacobbe – le colonne su cui poggia l’ebraismo e sono così nel canone ebraico nominati frequentemente: Abramo 175 volte, Isacco 111, Giacobbe 347, Mosè 768.
A questi, vissuti tra il XVIII e il XIII secolo a.C. è fatto risalire il patrimonio della particolare alleanza ed eredità tra Dio e coloro che appartengono al popolo eletto, cui siamo anche noi associati e coeredi, considerato che come li ha definiti Giovanni Paolo II sono “i nostri fratelli maggiori”.
Importanti momenti da indagare, perciò, sono proprio quelli del passaggio delle consegne ai discendenti prima della dipartita.
Particolarmente indicativo per sancire un passaggio d’eredità è di solito il momento della morte d’una persona e, se è nel pieno delle proprie facoltà, lascerà scritto un testamento e le parole che dice in ultimo sono pregne di significati per i cari che lo ascoltano e resteranno indelebili nella propria memoria.
Nel Libro del Genesi al Cap. 49 si trovano, appunto, le “Benedizioni di Giacobbe” ai figli e nel Cap. 50 c’è il racconto della sua morte; del pari, nel libro del Deuteronomio al Cap. 32 c’è il Cantico di Mosè, al Cap. 33 si trovano “le Benedizioni di Mosè” ed, infine, al Cap. 34 è raccontata sua fine terrena.
È così da ritenere che prima di lasciare la scena di questo mondo Giacobbe e Mosè, abbiano consegnato messaggi e mandati ai con quei brani poetici riportati nella Bibbia e questi messaggi nella sostanza debbono essere simili.
Vedremo nel seguito se il confronto porta in evidenza motivi associativi più profondi rispetto alle sole circostanze comuni, di là dai chiari accostamenti delle vicende dei due eventi che per redazione, però, sono invertiti rispetto al racconto, in quanto il testo del Deuteronomio su Mosè, in effetti, è più antico di quello del Genesi su Giacobbe.
Prima di iniziarne l’esame, ricordo che Giacobbe muore in terra d’Egitto, ove con tutti i suoi eredi avevano trovato accoglienza grazie al figlio Giuseppe divenuto vice faraone e che là i discendenti, cambiate le sorti per mutata dinastia dei faraoni, divennero schiavi e furono riportati da Mosè liberi fuori dell’Egitto 430 anni dopo il loro ingresso.
Il racconto di Genesi 49 suscita curiosità ed interrogativi in quanto non riguarda solo il commiato d’un padre dai figli con la consegna di un’eredità cromosomico generazionale, ma vi è qualcosa di più.
In quel passo si attua, in primis, il passaggio della benedizione che un uomo eletto ha ricevuto da Dio con la relativa eredità spirituale ed avviene la consegna ai figli di un patto e di una missione profetica per le nazioni.
L’ebraismo in un midrash osserva: “Giacobbe nostro padre non è morto!
È ciò uno slancio, una pia idea o in altri termini s’esprime detto di Cicerone che “la vita dei morti è nella memoria dei vivi”, in quanto Giacobbe – Israele effettivamente vive attraverso i figli ed il popolo che ha originato.
Aldilà d’ogni considerazione religiosa che implica la vita oltre la morte e la risurrezione, la risposta deve ricavarsi dal testo, perché le tradizioni ebraiche di solito hanno radici in particolari letture dei libri sacri.
Nelle parole di quel racconto non c’è chiusura d’una vita, ma prosecuzione.
Il versetto che conclude quella pagina, dice: “Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati.” (Gen. 49,33)

Per “spirò” è usato il termine da “spirare”, che però ha attinenza col radicale “affaticarsi” con i segni può leggersi “essere stato di corsa/cammino ad agire “, o “fu di spalle a vedersi ” come se si fosse allontanato per riunirsi ai suoi antenati, così una dipartita più che una morte, in quanto c’è il senso di camminare con quella lettera ghimel .
Ritrasse i piedi nel letto come se questo fosse una lettiga – ed in effetti, il termine usato ha in sé anche la possibilità d’una tale traduzione – per partire per un viaggio nell’immaginario collettivo dei tempi storici dell’evento, grazie alla cultura egizia nel cui ambito è inserito l’episodio.
Lo stesso termine , e non può essere un caso, è stato usato anche per Abramo (Gen. 25,8) e per Isacco (Gen. 35,29) nei cui riguardi sussistono in contemporanea entrambi i verbi, “spirò e morì”, ma non come evento definitivo, in quanto mitigato anche per loro da quel “fu riunito ai suoi antenati” tra cui ricordo che v’è Enoch “Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso.” (Gen. 6,24)

Il morire , perciò, non è visto come “vita portata a finire ” ma come “vita portata al termine/segno ” e quindi con un diverso proseguimento avendo finito il compito del suo viaggio in terra.
Prima si cammina tra gli uomini, dopo si parte per camminare con Dio.
Con Giacobbe c’è di più di quel detto di Cicerone, perché evidentemente è stato trasmesso il messaggio che si vince la morte.
La fede che la vita continui dopo la morte è stata trasmessa dall’ebraismo nella storia e da quel ceppo, ormai da duemila anni, un terzo dell’umanità, di ogni popolo, lingua e nazione, asserisce nel proprio credo che tale speranza s’è concretata essendosi attuata una profezia di Giacobbe: “Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli” (Gen. 49,10).
Uno della sua discendenza, perché nato da Maria era ebrea, che ha rispettato il patto, Dio l’ha confermato col segno della vittoria sulla morte.
Di quella profezia il testo esterno di questa pagina non sembra parlare oltre, ma se si segue il filo d’Arianna, il labirinto di quei versetti ci porta al superamento della morte, messaggio in quelle pagine contenuto.
Al versetto 18 di queste benedizioni, infatti, si legge: “Io spero nella tua salvezza, Signore!” (Gen. 49,18)


È un versetto strano, perché è fuori del contesto che lo contorna, quasi la punta d’un iceberg il cui candore splendente si staglia su un blu d’un mare profondo e fa nascere l’idea che sotto vi siano basi più ampie.
Quel versetto chiama all’attenzione per la parola “salvezza” che con diversa vocalizzazione è il nome di Gesù, ossia Yeshua.
Questo nome ha molti riferimenti espliciti nel testo ebraico nelle forme:

  • è usato 30 volte;
  • è usato 216 volte;
  • è usato 47 volte;

(Spesso si trova pure unendo una fine di parola l’inizio dell’adiacente.)
Una lettura che si può fare con il mio metodo è: “La potenza Gesù a tutti della rettitudine a versare porterà stando in croce essendo Iahwèh .”

Ciò porta a pensare che la pagina dica di più su tale soggetto, perché i testi nascosti come s’è verificato in molteplici altri casi riguardano in genere l’epopea del Messia.
Lì, in quella “salvezza”, con l’inserimento di un nome al posto di un verbo (in ebraico “Dio salva” è appunto Yeshuà = Gesù) c’è una chiave del passaggio dall’ebraismo al cristianesimo.
Molte profezie sul Cristo si possono, infatti, trovare se s’inserisce questa possibilità, che apre altre vie per letture meditate.
L’idea che “Giacobbe nostro padre non è morto” ha fatto presa in modo radicale nel Cristianesimo, in quanto i Vangeli sinottici riportano che Gesù, il Risorto, nel sostenere la realtà della risurrezione afferma la stessa idea del midrash, che i patriarchi sono vivi a tutti gli effetti:

  • “Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi.” (Mt. 23,31.32)
  • “A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Non è un Dio dei morti, ma dei viventi!” (Mc. 12,26.27a)
  • “Che poi i morti risorgono lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui.” (Lc. 20,37.38)

Il Vangelo di Matteo, nei riguardi dei patriarchi segnala che alla morte di Gesù in croce: “Il velo del Tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.” (Mt. 27,51-53).
(Per queste dirette testimonianze dei Vangeli, i Patriarchi con tutti i giusti definiti nell’A.T., sono inseriti tra i Santi dalla Chiesa Cattolica.)

Sul momento della morte in croce di Gesù così s’esprimono i Vangeli:

  • Matteo (27,50), “E Gesù, emesso un alto grido spirò”;
  • Marco (15,37), “Ma Gesù, dando un forte grido spirò”;
  • Luca (23 46), “Gesù, gridando a gran voce, disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Detto questo spirò.”;
  • Giovanni (19,30), “E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: Tutto è compiuto! E chinato il capo, spirò.”

Sono perciò concordi, “spirò”, con termini che implicano di non fermarsi al semplice morire, in linea col libro del Genesi per Giacobbe, ma per “spirò” i Vangeli usano verbi diversi ma tutti concordi in quanto concordanti con un’emissione dello spirito (pneuma):

  • “expiravit” eipwn expneusen (in Marco e Luca),
  • “emisit spiritum” ajh-cen to pneuma (in Matteo),
  • “tradidit spiritum” paredwceu to pneuma (in Giovanni).

Dio benedì l’umanità (Gen. 1,28), poi Noè (Gen. 9,1), indi chiamò Abramo cui promise una particolare benedizione (Gen. 12,1-3) che poi dal re-sacerdote Melchisedek gli fu rammentata profeticamente (Gen. 14,19.20).
La benedizione si trasformò in alleanza (Gen. 16,18), confermata ed estesa alla discendenza (Gen. 17,4-8), ed in tale occasione Dio mutò il nome ad Abram in Abraham, poi benedì Isacco, figlio d’Abramo e Sara (Gen. 26,24).
Questi benedì il figlio Giacobbe, che carpì la benedizione spettante al fratello Esaù (Gen. 27,27-29), ma la benedizione però gli fu confermata nell’episodio del sogno della scala con gli angeli che salivano e scendevano (Gen. 28,13-15), infine Dio gli apparve e lo benedì e gli cambiò anche il nome da Giacobbe in Israele (Gen. 35,9-12) ed il fatto che Dio attribuisca un nome è garanzia d’eternità.
A Giacobbe nel sogno della scala fu fatta la promessa “E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte nazioni della terra.” (Gen. 28,14).
La benedizione riguarda ora tutti i circoncisi ed i battezzati, che toccati in vario modo dalla luce di Cristo-Messia, sono innestati nell’Israele di Dio.
Questo Capitolo 49 del libro del Genesi suggerisce così che Giacobbe ha profetizzato sul futuro ed ha chiesto ai figli di conservare fedeltà a Dio, infatti così inizia (Gen. 49,1.2).

“Quindi Giacobbe chiamò i figli e disse: Radunatevi perché:

  • io vi annunzi quello che vi accadrà nei tempi futuri.
  • ascoltate, figli di Giacobbe, ascoltate Israele, vostro padre!”

Qui, il testo del Genesi, di molto posteriore a quello del Deuteronomio, volutamente evidenzia che i figli d’Israele di fatto hanno accolto quell’eredità anche se il padre in questa pagina profetica ha immagini spesso critiche e non tenere per vari di loro, come a dire che la missione d’essere profeti e sacerdoti per il mondo travalica buonismo ed aspetti umani.
C’è una parola che scuote da millenni fin nelle midolla l’uomo di fede ebraica ed è ascolta=shemah= .
Questo, infatti, è il popolo dell’ascolto.
Il “credo ” d’Israele inizia proprio con quella parola.
Volutamente questa pagina sulla morte di Giacobbe vuole essere così un’anticipazione suggerendo una vocazione profetica all’ascolto già nel padre fondatore delle tribù. (La parola “ascolta” nella Bibbia ebraica si trova 337 volte e 180 nella forma “ascoltate” )

Ogni pio ebreo, così, mattina e sera ed in ogni occasione importante, risponde col credo d’Israele, lo Shemah: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.” (Deut. 6,4.5)
Queste parole sono anche per i Cristiani a base del rito del battesimo che è l’atto d’ingresso nel nuovo patto dell’alleanza.
Prima d’essere cristiano si è, infatti, “catecumeno”, ossia “ascoltatore”, nel senso totale della parola, cioè attenti – con tutti i ricettori fisici, razionali e spirituali – a Dio, che parla con i fatti nella storia personale e generale, imparando ad essere conseguente, cercando di attualizzare quanto ricevuto.
Al momento del battesimo tra celebrante che interroga e catecumeno presentato dai padrini c’è questo colloquio: “Che cosa vuoi dalla Chiesa di Dio?” – “Il battesimo” – “Che ti dà il battesimo?” – “La vita eterna” – “Se vuoi la vita eterna: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze e il prossimo tuo come te stesso. Fai questo e vivrai!”

Il Deuteronomio (6,6-13), dopo i primi versetti dello Shemah prosegue: “Questi precetti che oggi ti do, ti siano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e gli scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte. Quando il Signore tuo Dio ti avrà fatto entrare nel paese che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti… guardati dal dimenticare il Signore che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile.”

È da considerare, perciò, che vi è stretto collegamento tra questo brano ben noto del Deuteronomio ed il pensiero dell’autore del Genesi, che con quell’invito all’ascolto di Giacobbe da parte dei figli implica anche la profezia dell’uscita dall’Egitto.
Se ne coglie l’evidente voluta traccia col racconto nel capitolo successivo dei funerali di Giacobbe che, entrato in Egitto da povero pellegrino, è riportato come un principe dal figlio Giuseppe, viceré d’Egitto, nella terra di Canaan per essere sepolto nella grotta di Macpela assieme ai suoi antenati (Gen. 50), profezia perciò della fine dell’esilio d’Egitto.
Ciò è chiesto esplicitamente da Giacobbe alla fine delle benedizioni: “Poi diede loro quest’ordine: Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l’Hittita, nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamrè, nel paese di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l’Hittita come proprietà sepolcrale. Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia. La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso proveniva dagli Hittiti. Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati.” (Gen. 49,29-32)

In definitiva dice il brano dello Shemah del Deuteronomio, come c’è un Dio solo per Giacobbe, così un unico Dio è per noi tuoi figli, il che è conferma che l’eredità è passata a pieno, e che ha dato frutto la benedizione di Giacobbe.
Questi sono i versetti di profezia, voto, augurio ed annuncio relativi a ciascun figlio, capostipite d’una delle dodici tribù d’Israele.

Ruben, tu sei il mio primogenito, il mio vigore e la primizia della mia virilità, esuberante in fierezza ed esuberante in forza. Bollente come l’acqua, tu non avrai preminenza, perché hai invaso il talamo di tuo padre e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.
Simeone e Levi sono fratelli, strumenti di violenza sono i loro coltelli. Nel loro conciliabolo non entri l’anima mia, al loro convegno non si unisca il mio cuore. Perché con ira hanno ucciso gli uomini e con passione hanno storpiato i tori. Maledetta la loro ira, perché violenta, e la loro collera, perché crudele! Io li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele.
Giuda, te loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sarà sulla cervice dei tuoi nemici; davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre. Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà farlo alzare? Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli. Egli lega alla vite il suo asinello e a scelta vite il figlio della sua asina, lava nel vino la veste e nel sangue dell’uva il manto; lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti per il latte.
Zàbulon abiterà lungo il lido del mare e sarà l’approdo delle navi, con il fianco rivolto a Sidòne.
Issacar è un asino robusto, accovacciato tra un doppio recinto. Ha visto che il luogo di riposo era bello, che il paese era ameno, ha piegato il dorso a portar la soma ed è stato ridotto ai lavori forzati.
Dan giudicherà il suo popolo come ogni altra tribù d’Israele. Sia Dan un serpente sulla strada, una vipera cornuta sul sentiero, che morde i garretti del cavallo e il cavaliere cade all’indietro. Io spero nella tua salvezza, Signore!
Gad, assalito da un’orda, ne attacca la retroguardia.
Aser, il suo pane è pingue: egli fornisce delizie da re.
Neftali è una cerva slanciata che dà bei cerbiatti.
Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe; germoglio di ceppo fecondo presso una fonte, i cui rami si stendono sul muro. Lo hanno esasperato e colpito, lo hanno perseguitato i tiratori di frecce. Ma è rimasto intatto il suo arco e le sue braccia si muovono veloci per le mani del Potente di Giacobbe, per il nome del Pastore, Pietra d’Israele. Per il Dio di tuo padre – egli ti aiuti! e per il Dio onnipotente – egli ti benedica! Con benedizioni del cielo dall’alto, benedizioni dell’abisso nel profondo, benedizioni delle mammelle e del grembo. Le benedizioni di tuo padre sono superiori alle benedizioni dei monti antichi, alle attrattive dei colli eterni. Vengano sul capo di Giuseppe e sulla testa del principe tra i suoi fratelli!
Beniamino è un lupo che sbrana: al mattino divora la preda e alla sera spartisce il bottino.
Tutti questi formano le dodici tribù d’Israele, questo è ciò che disse loro il padre, benedicendoli; egli benedisse ognuno con una benedizione particolare.

Il perché dei significati dei nomi delle 12 tribù si ricava da Gen. 29,33-30,24.
Ogni tribù poi possiede un simbolo, associato alla varie benedizione ricevuta da Giacobbe in Gen. 49 e/o da Mosè in Deuteronomio 33.
I simboli, che apparivano anche sui loro vessilli o stendardi, sono:

BENIAMIN: un lupo Gen. 49,27.
ASHER: un olivo, “e tuffi i suoi piedi nell’olio” Deut. 33,24b.
GAD: delle tende; Gad, leggendone i segni si ha il predicato “in cammino protegge “, ossia una tenda; perché la sua sede era in Trasgiordania ai confini con i nomadi.
NAFTALI: una cerva Gen. 49,21.
DAN: un serpente Gen. 49,17.
ZEVULUN: una nave Gen. 49,13.
ISSAKHAR: un asino Gen. 49,14.
YEHUDA: un leone Gen. 49,9.
SHIMON: una spada, o una fortezza, Gen. 49,5b “strumenti di violenza sono i loro coltelli”.
LEVI: il pettorale con le pietre preziose, segno sacerdotale Deut. 33,8-11.
REUVEN: sole nascente o mandragora, per il racconto in Gen. 30,14-16.
Figli di GIUSEPPE: EFRAIM, un grappolo d’uva e MENASHE una palma; cioè “il meglio dei prodotti del sole” Deut. 33,14.

Nel 722 a.C. la Samaria ed il regno del Nord furono conquistati dagli assiri e gli abitanti furono portati in esilio.
Il destino di questi ebrei resta in gran parte ignoto e si parla di loro come delle “dieci tribù perdute d’Israele”.
Nel 598 a.C. la Giudea fu invasa da dai babilonesi di Nabucodonosor e anche questi figli d’Israele furono mandati in esilio in Babilonia, quindi Gerusalemme fu posta sotto assedio nel 586 a.C. e rasa al suolo.
Dopo conquista di Babilonia nel 538 a.C. da parte dei persiani, il re Ciro permise a tutti i popoli conquistati di far ritorno alla propria terra e circa 50.000 ebrei tornarono in Giudea, mentre molti rimasero dov’erano, visto che s’erano ormai radicati nel nuovo paese.
Per la ricostruzione del Tempio passarono molti anni.
Il secondo Tempio di Gerusalemme fu, infatti, consacrato nel 516 a.C. e da quel momento si passò dall’ebraismo antico al giudaismo.

Tornando all’esame di Genesi 49, pur se non vi sono riferimenti espliciti al vocabolo che definisce il Messia, nel testo esterno c’è un senso d’attesa, un pathos su quanto dovrà avvenire ed una tensione alla salvezza che viene dal Signore, come se le benedizioni fossero una ragnatela che incapsula un racconto più importante che quelle stesse parole nascondono.
Il Capitolo 49 del Genesi riporta che Giacobbe chiese a suo figlio Giuseppe, vice faraone, di farlo seppellire in terra di Canaan, come poi avverrà ad Ebron, com’è raccontato nell’ultimo capitolo del Genesi.
Il fatto che Giacobbe fu imbalsamato (Gen. 50,2) ricorda al lettore che quest’avvenimento è avvenuto in Egitto e l’immaginazione porta a quei luoghi, tempi, alla scrittura per immagini, al fatto che la cultura ebraica v’è stata a contatto intimo, con d’Abramo che andò e tornò dall’Egitto, con Isacco che abitava ai confini, con Giacobbe di cui stiamo dicendo, e con i figli che poi vi risedettero per 430 anni.
L’episodio delle “benedizioni” è avvenuto nel XVII secolo a.C., forse sotto la XV dinastia dei faraoni dei governatori Hyksos, che sono ricordati in quanto letto col riferimento all’acquisto da parte d’Abramo della caverna di Macpela.
Tra i re Hyksos (1730-1530 a.C.) contemporanei dei faraoni sovrani di Tebe (1655-1522 a.C.), c’è un Yaqub-Har contemporaneo di Rahotep.
Gli Ebrei erano conosciuti come gli Apiru‘pr; il passaggio da ‘pr a ‘br = = Ebreo il passo è breve.

Thutmosis III (1490-1436 a.C.) nella campagna Siriana, attraversato l’Eufrate, conquistò Joppe con sotterfugio del generale Gehuty, raccontato nel papiro 500 Harris; 200 soldati entrarono in città nelle ceste e si parla d’Apiru.
Di questi, si trova traccia anche nelle iscrizioni di tombe del profeta d’Ammon Puiemra (TT39) e dell’araldo Antef (TT155), con funzioni di vignaioli.
Amenhofis II 1436-1418 a.C. per una rivolta nella regione di Naharina inviò due spedizioni contro i Mitanni; tra i prigionieri fatti in tale occasione appaiono anche 3600 Apiru.
Questi sono segnalati nel XIX secolo a.C. in Cappadocia, nel XVIII a Mari, poi ad Alalah, erano gli Ebrei di cui parlano anche alcune tavolette d’Amarna, che s’integravano nelle società cui si accostavano nelle loro migrazioni.
Gli ebrei non si erano però integrati con gli Hittiti che praticavano la cremazione dei corpi su grandi pire, mentre Abramo, Isacco e Giacobbe furono deposti nella grotta di Macpela e come abbiamo testé considerato Giacobbe di cui si parla s’era di fatto integrato nella cultura egizia in quanto fu mummificato.
Erodoto così descrive la mummificazione: “Prima di tutto, servendosi di un ferro ricurvo, estraggono il cervello attraverso le narici, in parte, appunto, estraendolo con questo mezzo; in parte, versandovi dentro un liquido con delle droghe. Poi, con un’aguzza pietra d’Etiopia, praticano nell’addome un’incisione, dalla quale estraggono tutti gli intestini e, dopo averli purificati e lavati con vino di palma, li trattano di nuovo con aromi pestati. Poi, riempita la cavità del ventre di mirra pura tritata, di cannella e degli altri aromi, tranne l’incenso, lo ricuciono. Fatto questo, disseccano il corpo, tenendolo coperto con nitro per settanta giorni: non devono lasciarcelo di più. Quando sono trascorsi i settanta giorni, lavato il cadavere, n’avvolgono tutto il corpo con strisce tagliate di un lenzuolo di bisso, spalmandole nella parte interna di gomma, che gli egiziani usano invece della colla. Quindi i parenti, dopo averlo ricevuto, fanno fare una bara di legno in forma umana, vi pongono dentro il morto e, così chiuso, lo custodiscono gelosamente in una camera sepolcrale, collocandolo diritto contro una parete.” (Hist. II, 86)
La rimozione degli organi interni escludeva il cuore considerato sede dell’intelligenza e della forza vitale, com’è nell’idea degli autori biblici che vi considerano anche i sentimenti, la coscienza, l’amore, il pensiero.
Il cervello era estratto attraverso il naso e gettato via, ed i restanti organi erano depositati in vasi “i canopi”, la salma poi era riempita e coperta di natron (carbonato di sodio) secco e viene disidratata per 40 giorni, indi riempita di lino con resina, natron e aromi, le cavità chiuse e tutto ricoperto di resina avvolto in bende, con amuleti nei vari strati.
L’operazione durava 72 giorni ed al riguardo il racconto del Genesi è preciso e richiama questa procedura: “Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baciò. Quindi Giuseppe ordinò ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele e v’impiegarono 40 giorni, perché tanti ne occorrono per l’imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero 70 giorni.” (Gen. 50,1-3)

Il racconto, che poi termina con la morte dello stesso vice faraone Giuseppe, fa presente che anche questi fu imbalsamato com’era d’uso in Egitto: “Giuseppe morì all’età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto.” (Gen. 50,26)
Il libro dell’Esodo, infatti, al proposito aveva detto: “Dio guidò il popolo per la strada del deserto verso il Mare Rosso. Gli Israeliti, ben armati uscivano dal paese d’Egitto. Mosè prese con sé le ossa di Giuseppe, perché questi aveva fatto giurare solennemente gli Israeliti: Dio, certo, verrà a visitarvi; voi allora vi porterete via le mie ossa.” (Es. 13,18-20) ed il libro di Giosuè precisa: “Le ossa di Giuseppe, che gli Israeliti avevano portate dall’Egitto, le seppellirono a Sichem, nella parte della montagna che Giacobbe aveva acquistata dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d’argento e che i figli di Giuseppe avevano ricevuta in eredità.” (Giosuè 24,32 32)
È noto che in Egitto le casse che contenevano le mummie erano plurime, simili a matriosche, in legno di sicomoro (Sycomorus) coltivato perché tenero e resistente atto a fare anche statue e mobili. (In Israele cresceva nella pianura di Sefela (1Re 10.27) e nella depressione del Giordano davanti a Gerico (Vedi Zaccheo in Lc. 19,2-4).
Tutto ciò da forza a quanto in appresso.
Era uso accompagnare il morto con un testo magico contenente, inni e preghiere con cui si proteggeva l’anima (Ka) nel viaggio per unirsi ai padri; con questi testi l’anima scacciava i demoni che le volevano impedire il viaggio e superava le prove del tribunale d’Osiride.
Siamo nel periodo che i testi funerari detti “libri dei morti ” che cominciavano a venire scritti su papiri ed erano posti nei sarcofagi, mentre prima si dipingevano su questi – testi dei sarcofagi – e ancora prima, dalla VI dinastia in dietro, erano dipinti sulle pareti delle stanze interne delle piramidi, “testi delle piramidi”.
Credo, perciò, che a quel patriarca fosse spettato un libro dei morti che facesse presente la sua fede nella risurrezione e che così le parole esterne delle “Benedizioni” siano come il testo che sarà stato messo nel suo sarcofago e che è da leggere come un papiro egiziano e decriptato.
Almeno così vuol far credere l’autore del Genesi, che riporta “le esatte parole” del patriarca, come se queste fossero state trascritte da qualche parte.
È chiaro allora che quel messaggio, se c’è, porta un atto di fede completo su quanto s’attende chi si consegna al suo Creatore per compiere quel viaggio.
Il Libro dei Morti per gli Antichi Egizi era appunto un viatico che serviva ad attestare la levatura spirituale del defunto.
Il nome in egiziano era “reu nu pert em hru”, “Capitoli per il giorno futuro”. L’appellativo Libro dei Morti è stato assegnato dai primi studiosi che ne interpretavano i contenuti.
In genere conteneva anche l’elenco d’opere negative non fatte, comprendenti tutte le azioni di cui è detto d’evitare nei 10 comandamenti.
Ho così proceduto alla decriptazione col mio metodo dell’intero capitolo 49 che riporto in APPENDICE A.
Il testo riguarda un’intera profezia dell’attesa del Messia, di colui che dovrà venire, incarnandosi, a salvare gli uomini dalla morte.
Questi è il vero viatico per un sicuro viaggio capace, attestando la fede in Lui, di aprire le porte e per grazia venire essere accolti nella vita eterna.
“Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi.” (Mt. 23,31.32)
Il “libro dei morti” diviene così “libro di vita” in piena e totale capovolgimento della fede dei faraoni pagani e di tutta la loro cosmogonia, perpetuando la fede nel Dio Unico e nella sua salvezza.

IL CANTICO DI MOSÈ (Deuteronomio 32)
Fin dal Capitolo 3 del libro Devarim della Torah ebraica, cioè il Deuteronomio dell’A.T. cristiano, si profila l’evento del passaggio del comando a Giosuè e della dipartita di Mosè prima dell’entrata nella Terra Promessa.
Mosè perché non può entrare nella Terra Promessa?
Per due volte nel Deuteronomio Mosè stesso lo spiega: “Anche contro di me si adirò il Signore per causa vostra, e disse: Neanche tu vi entrerai…” (Deut. 1,37-38)
Mosè paga il prezzo del peccato di tutto Israele.
Ciò è riconfermato nel seguente brano in cui c’è questo colloquio: “Signore Dio, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potente; quale altro Dio, infatti, in cielo o sulla terra, può fare opere e prodigi come i tuoi? Permetti che io passi al di là e veda il bel paese che è oltre il Giordano e questi bei monti e il Libano. Ma il Signore si adirò contro di me, per causa vostra, e non mi esaudì. Il Signore mi disse: Basta, non parlarmi più di questa cosa. Sali sulla cima del Pisga, volgi lo sguardo a occidente, a settentrione, a mezzogiorno e a oriente e contempla il paese con gli occhi; perché tu non passerai questo Giordano. Trasmetti i tuoi ordini a Giosuè, rendilo intrepido e incoraggialo, perché lui lo passerà alla testa di questo popolo e metterà Israele in possesso del paese che vedrai. Così ci fermammo nella valle di fronte a Bet-Peor.” (Deut. 3,24-29)
Mosè, infatti, in occasione dell’episodio del vitello d’oro, intercedette a favore d’Israele (Deut. 9,14.25) e chiese “Ma ora se tu perdonassi il loro peccatoE se no cancellami dal tuo libro che hai scritto!” (Es. 32,32)
Questa è pure l’interpretazione rabbinica della morte di Mosè.
“Dio disse: Mosè, se tu vuoi che prevalga il Fa che io passi (di là dal Giordano), annulla il Perdona loro (Es. 32,32) e se vuoi che prevalga il Perdona loro, annulla il Fa che io passi. Quando Mosè nostro maestro udì questo, disse: Signore del mondo, perisca Mosè e mille come lui, ma non si perda un’unghia di uno solo d’Israele!” (Debarim Rabbah 7,11).
Il libro del Deuteronomio è così l’insieme degli insegnamenti e delle consegne di chi già sapeva che non sarebbe entrato nella Terra Promessa, che sarebbe stata aperta, invece da Giosuè, già designato come successore.
Mosè, così, intende fissare gli insegnamenti che si dovranno trasmettere di generazione in generazione.
C’è però nel messaggio del Deuteronomio una rivisitazione dell’antica legge dei libri Esodo, Numeri e Levitico alla luce dell’esperienza dell’esilio Babilonese (587-539 a.C.), com’è chiaro dalla lettura dei Capitoli 29 e 30 inseriti a monito di non abbandonare il patto.
Già nel Capitolo 6, ad introduzione del comandamento dello Shemah è detto: “Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore vostro Dio ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso perché tu tema il Signore tuo Dio osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così sia lunga la tua vita. Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica; perché tu sia felice e cresciate molto di numero nel paese dove scorre il latte e il miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto.” (Deut. 6,1-4)
Il patto è, infatti, la chiave d’una vita felice, perché nell’alveo della volontà di Dio che Dio aveva detto a Mosè di riferire ai figli d’Israele queste parole: “Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu possa e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare sulla terra che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, ad Abramo, Isacco e Giacobbe.” (Deut. 30:19-20)
Mosè così profetizza che, entrati nella Terra Promessa, i figli d’Israele si svieranno dal patto e serviranno altri dei, perciò scrive tutto, compreso un cantico a testimonianza delle sue profezie e questo è il brano detto Ha’azinu , conosciuto anche come il Cantico di Mosè.
Anche questo brano pone in evidenza l’ascoltare, ma il verbo che usa non è shemah bensì a’azin, “prestare l’orecchio”, ma anche “pesare, investigare”, il che potrebbe essere relativo pure ad un testo sottostante.
Ciò ha anche scopo evocativo, perché in contrasto e stridente col fatto che non usa il radicale shemah, tanto più questo del Deuteronomio è proprio il libro della Torah in cui è inserito il brano dello Shemah di cui ho detto nel precedente paragrafo.
Dentro le lettere di a’azin si legge anche il radicale , base del peccato d’idolatria che secondo l’idea generale, lì profetizzata da Mosè, è causa dell’esilio, com’è chiaro quando il testo dice: “Giacobbe (cioè i suoi discendenti) ha mangiato e si è saziato, – si, ti sei ingrassato, impinguato, rimpinzato – e ha respinto il Dio che lo aveva fatto, ha disprezzato la Roccia, sua salvezza. Lo hanno fatto ingelosire con dèi stranieri e provocato con abomini all’ira. Hanno sacrificato a demoni che non sono Dio, a divinità che non conoscevano, novità, venute da poco, che i vostri padri non avevano temuto. La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato; hai dimenticato il Dio che ti ha procreato! Ma il Signore ha visto e ha disdegnato con ira i suoi figli e le sue figlie. Ha detto: Io nasconderò loro il mio volto: vedrò quale sarà la loro fine. Sono una generazione perfida, sono figli infedeli.” (Deut. 32, 15-20)

Il Cantico proclama le opere di Dio, il contrasto tra il suo amore per il popolo e la ribellione di questi, ma seguirà il giudizio e Dio poi interverrà a favore vincendone i nemici.
Al termine del Cantico c’è l’introduzione alla scena finale, infatti: “In quello stesso giorno il Signore disse a Mosè: Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canaan, che io do in possesso agli Israeliti. Tu morirai sul monte sul quale stai per salire e sarai riunito ai tuoi antenati, come Aronne tuo fratello è morto sul monte Or ed è stato riunito ai suoi antenati, perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti alle acque di Meriba di Kades nel deserto di Zin, perché non avete manifestato la mia santità. Tu vedrai il paese davanti a te, ma là, nel paese che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai!”. (Deut. 32,48-52)
E qui è data un’ulteriore spiegazione che sembra contraddire la precedente apportando a motivo della non entrata di Mosè nella terra promessa l’episodio delle acque di Meriba in cui, Mosè invece soltanto di parlare alla Roccia che avrebbe dato l’acqua, la batte col bastone, secondo il racconto in Num. 20,14 (dal brano parallelo in Es. 1-17 ciò non s’arguisce).
Perciò, o per la questione delle acque di Meriba, o per il vitello d’oro, o per la viltà del popolo al ritorno degli esploratori dalla terra promessa, per cui non vollero entrare, comunque resta che Mosè dice “Ma il Signore si adirò contro di me, per causa vostra“.

CANTICO E BENEDIZIONI DI MOSÈ (Deuteronomio 32 e 33)
Dopo il Cantico e prima della fine del Capitolo 32 del Deuteronomio è detto: “Mosè venne con Giosuè, figlio di Nun, e pronunziò agli orecchi del popolo tutte le parole di questo canto.” (Deut. 32,44)
Che necessità c’era di ricordare ciò?
Quest’inciso fa tornare alla mente dei contemporanei tutta la cosmologia egizia eliopolitana nota attraverso i “testi delle piramidi” che ora è molto lontana dalle nostre concezioni, ma che allora era in pieno fulgore, cosmologia che è strettamente connessa alla prima dinastia dei Faraoni con Menes intorno al 2950 a.C. ed alla leggenda e al mito del dio Nun, il primordiale emanatore delle acque.
Rimando alla lettura di “Cosa nasconde il racconto di Noè e del diluvio?” di come il mito di Nun fu rivisitato in forma monoteistica.
Dopo quest’accenno ci sono le ulteriori parole di Mosè.
“Quando Mosè ebbe finito di pronunziare tutte queste parole (del Cantico) davanti a tutto Israele, disse loro: Ponete nella vostra mente tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. E prescriverete ai vostri figli, perché cerchino di eseguire tutte le parole di questa legge. Essa infatti non è una parola senza valore per voi; anzi è la vostra vita; per questa parola passerete lunghi giorni sulla terra di cui state per prendere possesso, passando il Giordano.” (Deut. 32,45-47)
Mosè poi pronunciò le Benedizioni del Cap.33 e “In quello stesso giorno il Signore disse a Mosè: Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canan, che io do in possesso agli Israeliti. Tu morirai sul monte sul quale stai per salire e sarai riunito ai tuoi antenati, come tuo fratello Aronne è morto sul monte Or ed è stato riunito ai suoi antenati, perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti alle acque di Merba di Kades nel deserto di Sin, perché non avete manifestato la mia santità. Tu vedrai il paese davanti a te, ma là, nel paese che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai! “(Deut. 32,48-52)
In tale Capitolo vi sono le parole di benedizione che Mosè disse alle varie tribù d’Israele, ma che come per le Benedizioni di Giacobbe, sono una consegna al popolo della fede nella resurrezione e nella venuta del Messia, come verrà confermato dalla decriptazione dell’intero Capitolo 32 che riporterò.
Di fatto, abbiamo visto che Mosè pronuncia le benedizioni dopo che il Signore gli aveva confermato chiaramente che non sarebbe entrato nella Terra Promessa, perciò come nelle benedizioni di Giacobbe è da pensare che sotto vi sia un testo che esprima la fede in ciò, mentre il testo esterno pare in questo senso inerte.
Questo versetto ad esempio pare innocuo, ma decriptato fornisce tutto un altro sfondo.

Deut. 32,49 – “Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canan, che io do in possesso agli Israeliti.”





“Ascenderà da Dio entrandovi col corpo . Entrerà nell’aldilà a starvi un vivente del mondo . Questi nel mondo rientrerà col corpo con gli angeli . Dentro porterà l’Unigenito la risurrezione alle moltitudini della terra . I viventi riporterà al Padre Unico , brucerà il cattivo serpente che nelle persone () sta . Saranno i corpi dalle tombe a riportarsi . Li porterà con i corpi all’Unico . Dal mondo verranno () nell’Unigenito , nel corpo gli saliranno come angeli per l’agire dell’energia dell’Unico che n’avrà risorto i corpi , dell’Unico figli . Il drago nei cuori tra lamenti sarà stato bruciato . Dai corpi il maledetto () rifiutato dai petti () uscirà .”

Pare così come se vi sia una legge scritta da Mosè sotto ispirazione di Dio (Deut. 31,9) “Mosè scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figli di Levi, che portavano l’arca dell’alleanza del Signore, e a tutti gli anziani d’Israele.”
Quella scritta da Mosè è una legge di tradizioni e di rituali che comprende le parole del decalogo e questa legge non fu scritta su tavole, ma su papiri com’era d’uso allora e “Quando Mosè ebbe finito di scrivere su un libro tutte le parole di questa legge, 25 ordinò ai leviti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore: Prendete questo libro della legge e mettetelo a fianco dell’arca dell’alleanza del Signore vostro Dio; vi rimanga come testimonio contro di te; perché io conosco la tua ribellione e la durezza della tua cervice. Se fino ad oggi, mentre vivo ancora in mezzo a voi, siete stati ribelli contro il Signore, quanto più lo sarete dopo la mia morte!” (Deut. 31,25-27)
È in ciò implicito e pacifico che è una Legge per tradizione in potere dei Leviti, che è stata suscettibile di successivi aggiornamenti da parte loro, in quanto sta accanto all’arca e non dentro, e tramite i sacerdoti c’è arrivata nella forma attuale.
Tra l’altro il nome di Deuteronomio dato a questo libro della Torah si ricava dalla traduzione greca fatta dai Settanta del versetto Deut. 17,18, che riporta to deuteronomiov tauto, ove il testo ebraico dice “una copia di questa legge”.
L’intero versetto fa capire che brani del Deuteronomio sono stati scritti posteriormente a quanto vuol far credere lo scritto, in quanto sembra profetare la venuta dei re: “Quando s’insedierà sul trono regale, scriverà per suo uso in un libro una copia di questa legge secondo l’esemplare dei sacerdoti leviti .” (Deut. 17,18)
Al riguardo, rimando alla lettura in “Tensione dell’ebraismo ad una bibbia segreta“.
Ricordo che la critica del XX secolo converge nel ritenere che nel Deuteronomio, si avverte la rielaborazione in opera unica di testi di Leggi precedenti (forse per volere di re Geroboamo II), per adattarle alla nuova sistemazione sociale del popolo ebraico, da nomade a sedentario e da un governo di sceicchi a centralizzato, con casta di sacerdoti organizzata e commerci e transazioni artigianali.
È ritenuto che delle suddette raccolte il clero di Gerusalemme procedette ad un’unificazione e ad una generale revisione; infatti, si legge che il sommo sacerdote Chelchia la presentò al Re Giosia, e forse in ciò sta il “ritrovamento del libro della legge” (2 Re 23,25) nel Tempio (2 Re 22,8-10) durante il regno (622 a.C.) di Giosia.
Ciò comportò una riforma religiosa che si estese alla Samaria e fu seguita dalla prima redazione dei libri di Giosuè, Giudici, Samuele, Re in cui furono raccolti e rielaborati i più antichi archivi regali.
C’è però oltre alla legge scritta da Mosè e dalla scuola dei Leviti, anche una legge scritta da Dio stesso.
“Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai gli diede le due tavole della Testimonianza tavole di pietra scritte dal dito di Dio” (Es. 31,18); queste sono l’originale, quelle che furono date a Mosè prima del peccato del vitello d’oro e che Mosè infranse ai piedi della montagna.
Subito dopo bruciò frantumò e polverizzò il vitello d’oro e lo dette a bere agli Israeliti; poi è raccontato questo fatto.
“Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari. Mosè si pose alla porta dell’accampamento e disse: Chi sta con il Signore, venga da me! Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. Gridò loro: Dice il Signore, il Dio d’Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente. I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. Allora Mosè disse: Ricevete oggi l’investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione. (Es. 32,25-29)
No ! Non si può legare una benedizione a comportamenti del genere.
Certo è che ciò non vuole insegnare lo scritto, che ha fini non divulgativi, ma è scritto prr iniziati con chiarimenti ai vari livelli da parte della tradizione e ciò è ricordato sempre da parte dell’ebraismo e del cristianesimo.
Questi versetti esprimono un concetto indigeribile sia se Mosè fosse stato costretto a sedare la ribellione in atto, sia come pare ebbe troppo zelo, interpretando la volontà di Dio che prima aveva detto (Es. 32,10) “Ora lascia che la mia ira s’accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione” e, mosso da ira, sembra far mettere in atto quell’eccidio di 3000 uomini (la Volgata riporta 23.000, numero che si ritrova in 1 Cor. 10,8).
Sensibile alle vicende di questi tempi, in cui Dio è tirato per la giacchetta per giustificare eccidi di massa, onde non è proprio il caso d’esaltare la vicenda di questo racconto, ho considerato che questa pagina va interpretato.
Ho provato ha seguire il pensiero del Vangelo quando Gesù dice: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita non può essere mio discepolo.” (Lc. 1526) e ho considerato che ciò va filtrato attraverso l’equivalenza che ha posto tra il comandamento dello shemah e l’amore al prossimo quando dice: ” Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti .” (Mt. 22,37-40)
Mosè, il profeta per eccellenza “Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè” (Deut. 34,10), certamente non ha potuto trasgredire questo comandamento.
Ho così proceduto a decriptare quella pagina difficile dell’Esodo e vi si trova narrato di come Mosè usò il fenomeno in atto di lampi e tuoni sul Sinai per sedare la ribellione nell’accampamento, iniziata col vitello d’oro, e così bloccò l’iniziato ritorno dal faraone.
Nel versetto Es. 32,25, infatti, se non si guarda alla puntature è ripetuto “senza freno” e ciò è un richiamo per leggere in altro modo, e “senza freno” sottende la parola Faraone (nell’A.T. ebraico è ripetuto per 275 volte).
N’esce esaltata la Santità di Mosè e del testo stesso, che non intende così giustificare un’uccisione in nome di Dio.
Ho poi trovato cenni nei Vangeli che possono costituire anche commento a quell’episodio; infatti, pare proprio impossibile accettare la versione dell’eccidio così tranquillamente.
Gesù ebbe a rimproverare i discepoli Giacomo e Giovanni “ai quali diede il nome di Boenèrghes, cioè figli del tuono” (Mc. 3,17) quando a causa dei samaritani che non li volevano accogliere dissero “Signore, vuoi che diciamo discenda un fuoco dal cielo e li consumi?” (Lc. 9,54b)
Nell’orto degli ulivi quelli che stavano con Gesù dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada? E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: Lasciate, basta così! E toccatogli l’orecchio lo guarì.” (Lc. 22,49-51)
Il parallelo nel Vangelo di Matteo al riguardo cita queste parole di Gesù “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada … Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?” (Mt. 26, 52-54)
Pare così cogliersi cenni che suggeriscono di dover rileggere l’eccidio dei Leviti con una decriptazione aderente ai concetti di fede nel Dio d’amore.
Così ho fatto e ne riporto il risultato:

Es. 32,25 – “Portato fu a vedere Mosè che veniva il popolo cosi per ristare dal faraone, ed iniziò rettamente con forza a parlare ai cattivi.
Uscì l’Unico sul monte inviando un potente fuoco sulla contesa alle tende di chi si sollevava.”

Es. 32,26 – “E fu il popolo bloccato.
Mosè dentro i cattivi che uscivano dall’accampamento riportati furono.
Per la prima ribellione ci sarebbe stato dal Potente una forte calamità che una maledizione sarebbe a portarsi.
Fu a riunirli e a Dio furono portati così di cuore lamenti.
Accompagnati furono…”

Es. 32,27 – “…a riportarsi. Fu a dire che dal Potente usciranno piaghe che inizieranno ai ribelli per la perversità maledetti sono stati.
Un forte fuoco videro che il Potente aveva posto per portarlo agli uomini dall’Oreb e dall’alto l’avrebbe lanciato adente.
Per gli Ebrei lo portava che si portavano a tornare e i viventi cattivi il Potente avrebbe bruciato.
Videro le moltitudini che sull’accampamento si portava dal monte, a scappare si portarono.
Iniziato era della distruzione il segno dell’Unico che alle tombe sarebbe stato a portarli, vi porterà gli uomini che venuti da RA (Egitto) a rientrarvi si riportavano, e che dall’Unico sarebbe stato il fuoco a venire a rovesciarsi sulle moltitudini che vi si riportavano.”

Es. 32,28 – “E furono visti tornare tra lamenti.
Accompagnati furono dalle rette parole di Mosè che a riportarli fu.
In modo meraviglioso la manna riuscì per il popolo sulle tende il giorno che rientrarono.
Lui a chi vacillava il fuoco indicò di Dio che a parlare era stato agli uomini.”

Es. 32,29 – “E fu a dire Mosè che in pienezza a riportare sarebbe stato l’aiuto anelato. Fu a portare la parola del Signore.
La rettitudine era in (quell)’uomo ad abitare. Da figlio si porto ed alle tende i fratelli fu a riportare.
Portava del Potente il segno.
Lo scelse l’Altissimo che anelava fosse portata ai viventi una benedizione.”

Quel fatto dell’eccidio compiuto dai Leviti nel racconto esterno del libro dell’Esodo è ricordato nel Deuteronomio proprio da Mosè nella benedizione a Levi (Deut. 33,8-11) e rende compiuta quella benedizione preannunciata nel libro dell’esodo dopo l’eccidio: “Per Levi disse: Dá a Levi i tuoi Tummim e i tuoi Urim all’uomo a te fedele, che hai messo alla prova a Massa, per cui hai litigato presso le acque di Meriba; a lui che dice del padre e della madre:Io non li ho visti; che non riconosce i suoi fratelli e ignora i suoi figli. Essi osservarono la tua parola e custodiscono la tua alleanza; insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge a Israele; pongono l’incenso sotto le tue narici e un sacrificio sul tuo altare. Benedici, Signore, il suo valore e gradisci il lavoro delle sue mani; colpisci al fianco i suoi aggressori e i suoi nemici più non si rialzino.”
Ma la decriptazione di questi versetti dice altra cosa. (APPENDICE C).

Dopo Mosè risalì e ci fu la consegna delle seconde copie delle Tavole.
Come risulta dai seguenti versetti dello stesso Deuteronomio: “In quel tempo il Signore mi disse: Tagliati due tavole di pietra simili alle prime e sali da me sul monte e costruisci anche un’arca di legno; io scriverò su quelle tavole le parole che erano scritte sulle prime che tu hai spezzato e tu le metterai nell’arca. Io feci dunque un’arca di legno d’acacia e tagliai due tavole di pietra simili alle prime; poi salii sul monte, con le due tavole in mano. Il Signore scrisse su quelle tavole la stessa iscrizione di prima, cioè i dieci comandamenti che il Signore aveva promulgati per voi sul monte, in mezzo al fuoco, il giorno dell’assemblea. Il Signore me li consegnò. Allora mi volsi e scesi dal monte; collocai le tavole nell’arca che avevo fatta e là restarono, come il Signore mi aveva ordinato.” (Deut. 10,1-5)
Ora le Tavole non sono mai state trovate, il testo non si conosce si sa con quali segni furono scritti considerato che allora l’ebraico non aveva ancora avuto versioni scritte, però in occasione della consegna delle prime Tavole, quelle infrante da Mosè nell’episodio del vitello d’oro, è detto: “Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole. (Es. 32,15.16)
Le nuove tavole le tagliò Mosè stesso ma, anche il libro dell’Esodo conferma che Dio le scrisse con le stesse parole come le prime (Es. 34,1) e che queste tavole furono messe dentro l’arca: “Prese la Testimonianza, la pose dentro l’arca…” (Es. 40,20) contenente le Dieci Parole, cioè il Decalogo riportato in Es. 20,2-17 e in Deut. 5,6-22).
Sussistono nell’ebraismo discordanti opinioni se per le seconde copia delle tavole sia da prendere alla lettera l’essere state scritte anche queste dal dito di Dio o se con ciò si voleva solo asseverare che era la stessa scrittura che aveva prodotto il dito di Dio.
C’è infatti un midrash: “Disse il Santo Benedetto a Mosè: Io ho scritto le prime tavole, come è detto scritte con il dito di Dio (Deut. 9,10); ma le seconde – scrivile tu e accontentati che Io ti dia una mano. Ciò può essere paragonato a un re che aveva sposato una donna e aveva scritto egli stesso la ketubbà; dopo pochi giorni ella lo tradì e fu cacciata via da casa. Venne poi un loro amico che convinse il re a riconciliarsi con la donna. Il re allora disse all’amico: Va bene, però ora la ketubbà scrivila tu, e accontentati che io ti dia una mano. Questo è ciò cui si riferisce il testo con le parole e Io scriverò sulle tavole” (Shemot rabbà 47:2; Tanchumà yashan, Ki tissà 17).
Secondo il midrash, quindi, quando la Torah afferma che Dio avrebbe scritto le seconde tavole intenderebbe solo dire che Dio avrebbe convalidato o dettato quanto da Mosè scritto.
Interessante è l’accostamento al matrimonio e la consegna delle Tavole.

Il matrimonio nell’ebraismo è istituzione intesa a spezzare la solitudine – “non è bene per l’uomo per essere solo” (Gen. 2,18) – ed è il modo ordinato per avere una giusta procreazione.
Il matrimonio si sviluppa in due momenti (separati fino ad un anno di tempo):

  • i qiddushin con cui la donna è consacrata all’uomo secondo la legge di Mosè e d’Israele e consegna alla donna di fronte a due testimoni un oggetto (spesso un anello), con il che diviene proibita a qualsiasi altro uomo, la coppia ancora non coabita, non ha rapporti da marito e moglie, ed In caso di ripensamento occorre un atto di ripudio;
  • i nissuin il matrimonio vero e proprio sotto un baldacchino che rappresenta la coabitazione della coppia che è benedetta con sette benedizioni e davanti a testimoni si apparta in una stanza.

La ketubbah è il documento firmato dai testimoni che l’uomo consegna alla donna prima del nissuin con il quale il marito specifica gli obblighi e le garantisce una somma in caso di divorzio e/o vedovanza.
È discusso se la ketubbah sia di origine biblica (deoraita) da Es. 22,16 o rabbinica (derabbanan) dal Talmud babilonese Ketubbot 56b, 110b.

C’è poi quell’accenno dei due lati scritti che è possibile sia il segnale che il testo sia sigillato con lettura in due modi, cioè che oltre le parole si possano leggere anche i segni separati e che poi tutti i testi canonici abbiano seguito tale regola interna.
Il richiamo all’essere “scritti dal dito di Dio” potrebbe voler indicare che “Nello scritto c’è la vita dentro dell’Unigenito che scenderà . Dentro ad agire la divinità entrerà a stare in un vivente ” e di seguito:

Questo, cioè “Nello scritto c’è la vita dentro dell’Unigenito che scenderà. Dentro ad agire la divinità entrerà a stare in un vivente” è quanto trovo nella Torah letta per decriptazione con lettere separate.

“Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.” (Lc 11,19.20); questo versetto del Vangelo sembra proprio che Gesù ricordi che “quel dito di Dio” preannunciava la Sua venuta.
Quest’altro versetto del Vangelo di Luca “Si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. E chinatosi di nuovo scriveva per terra .” (Gv. 8,6b-8) ricorda il gesto di Dio quando scrisse sulla fronte di Caino e quando scrisse le tavole della legge.
Gesù, peraltro, asserisce (Mt. 5,17ss) che non è “venuto per abolire la legge e i profeti … In verità vi dico: finché non sia passato il cielo e la terra, non passerà neppure uno iota o un segno della legge senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di quei precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.”
L’entità minima di lettura, è così indicata la singola lettera iota o segno e non la parola, come a dire che nella Torah sono da guardate anche le singole lettere il che è conforme all’idea che tuttora sussiste nell’ebraismo per cui, se viene a mancare anche una sola lettera, il rotolo è invalido per l’uso liturgico.)
E circa il contenuto dello scritto che si rivolge alla vita del Verbo c’è la testimonianza di Gesù (Gv. 5,39) “Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza.”
Sul fatto poi di un testo doppio, Nachmanide Moses, mistico spagnolo ebreo (1194-1270 d.C.), commentatore biblico, affermò: “Noi possediamo una tradizione autentica secondo cui la Torah è formata dai Nomi di Dio. Le parole che vi leggiamo possono essere infatti anche suddivise in modo completamente diverso, componendo Nomi… L’affermazione per cui la Torah fu scritta in origine con fuoco nero su fuoco bianco, ci conferma nell’opinione che la sua stesura avvenne con tratto continuo e senza suddivisioni in parole, cosa che permise di leggerla sia come una sequenza di Nomi, sia, nel modo tradizionale, come un resoconto storico ed un insieme di comandamenti divini. Ma Egli la ricevette anche, nello stesso tempo, sotto forma di trasmissione orale, come lettura di una sequenza di Nomi.”, ammettendo così che la Torah orale ricevuta da Mosè è anche un testo interno alla Torah scritta e ciò, fu oggetto di ricerca della Cabbalah, (G. Scoolem, – “Il nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio”).
C’è così una tensione nei Profeti e nell’Apocalisse ad un testo sigillato, a rotoli scritti sui due lati ecc..
I noti 10 comandamenti peraltro poi non erano una novità.
L’evento Sinai, raccontato dalla Bibbia con la legge relativa, avviene infatti nel XIII secolo a.C., cinque secoli dal Codice di Hammurabi XVIII secolo a.C., legge che è in pratica coeva al periodo d’Abramo.
Questo codice in lingua accadica, con caratteri cuneiformi, inciso su una stele in diorite scoperto a Susa nei primi anni del Novecento da una missione archeologica francese è conservata al Louvre (Vedi: “Iraq: Mesopotamia del sud, la terra di Sumer“) è un corpo di leggi emanate dal re Hammurabi (1792-1750 a.C.) di Babilonia, compendia la tradizione giuridica preesistente, costituito da un prologo e da 282 disposizioni concernenti il diritto civile, penale e commerciale, disposte senza ordine sistematico.
I comandamenti del decalogo, almeno per quelli non specifici rispetto a Dio, si trovano tutti in quel codice e nell’epilogo di quel codice è affermata l’intenzione del re, di dare giustizia al popolo, proteggere vedove e orfani ed evitare che il forte opprima il debole.
Nella cultura egiziana, di cui ho già accennato, quando il Ka del defunto compariva davanti al tribunale di Osiride, si discolpava davanti al tribunale delle 42 divinità che assistevano Osiride numi di varie città con una confessione contenuta nei Libri dei morti, di tipo negativo di cui riporto alcune dichiarazioni, simili agli ultimi sei comandamenti del decalogo:

Non ho ingiuriato dio.
Non ho bestemmiato il nome del dio della città.
Non ho rubato.
Non ho ucciso uomini.
Non ho commesso slealtà.
Non ho detto bugie.
Non ho commesso spergiuro.
Non ho origliato.
Non ho litigato se non per cose giuste.
Non ho commesso atti omosessuali.
Non ho avuto comportamenti riprovevoli.
Non ho ceduto all’ira.
Non sono stato sordo alle parole di verità.
Non ho compiuto inganni.
Non ho avuto una condotta cattiva.
Non ho mancato alla mia parola.
Non ho commesso cose malvagie.

In definitiva, il decalogo è redatto prendendo a modello leggi più antiche e testi sacri coevi egizi che ricordano le confessioni dei libri dei morti che assicuravano la felicità dell’anima del defunto.
Il problema, infatti, non sono le leggi, ma che l’uomo tenda ad agire in pensieri, parole ed opere “per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera.” come osserva San Paolo (Rom. 7,6b)
Abbiamo già considerato come Giacobbe, il fondatore delle tribù d’Israele, al momento della morte riversò il proprio Testamento in un testo trasfondendovi il credo da passare alla posterità, ma anche da presentare al cospetto.Dio e che questo testo è interno a quello delle Benedizioni.
il Genesi nel racconto mitico della morte di Giacobbe non può ovviamente citare il decalogo, ma per traslato n’incorpora e n’accenna almeno il contenuto esterno, come risulta da quel ragionamento fatto sul libro dei morti ed all’accenno del funerale egizio, per portare i lettori ad indagarne l’interno che a quei tempi ritengo fosse usuale.
In definitiva, tutto porta a confermare l’esistenza d’una rivelazione conservata con cura in testo criptato oggetto di segreto.
In analogia a quanto fatto prima ho decriptato così i Capitolo 32 del Genesi – il Cantico di Mosè – e il 33 del Deuteronomio – le Benedizioni di Mosè e ne riporto le decriptazione rispettivamente in APPENDICE B e APPENDICE C.

LA MORTE DI MOSÈ (Deuteronomio 34)
Riporto per comodità il testo della traduzione CEI del Capitolo 34 del Deuteronomio:

Poi Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese: Galaad fino a Dan, tutto Neftali, il paese di Efraim e di Manasse, tutto il paese di Giuda fino al Mediterraneo e il Negheb, il distretto della valle di Gerico, città delle palme, fino a Zoar. Il Signore disse: Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io lo darò alla tua discendenza. Te l’ho fatto veder con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai! Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l’ordine del Signore. Fu sepolto nella valle, nel paese di Moab, di fronte a Bet – Peor; nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba. Mosè aveva 120 anni quando morì; gli occhi non gli si erano spenti e il vigore non gli era venuto meno. Gli Israeliti lo piansero nelle steppe di Moab per trenta giorni; dopo furono compiuti i giorni di pianto per il lutto di Mosè. Giosuè, figlio di Nun, era pieno dello spirito di saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui; gli Israeliti gli obbedirono e fecero quello che il Signore aveva comandato a Mosè. Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè – lui con il quale il Signore parlava faccia a faccia – per tutti i segni e prodigi che il Signore lo aveva mandato a compiere nel paese d’Egitto, contro il faraone, contro i suoi ministri e contro tutto il paese, e per la mano potente e il terrore grande con cui Mosè aveva operato davanti agli occhi di tutto Israele.”

È stato trovato un sito sul Monte Pisgah di fronte a Gerico da dove nelle giornate favorevoli si può effettivamente vedere anche il Mediterraneo, ciò in linea con l’idea: la Bibbia aveva ragione.
Mosè morì alle pendici del Nebo di fronte a Bet-Peor e nessuno fino ad oggi ha trovato dov’è la sua tomba.

Il libro deuterocanonico, II Maccabei (2,4-8 ) immagina che in una caverna in quella zona sia stata nascosta anche la Tenda e l’Arca e l’altare degli incensi.
È da osservare che nel racconto della morte Mosè è chiamato il “servo di Iahwèh” perché ha interceduto molte volte per il popolo, ed ha preso su di sé i suoi peccati, prendendo su di sé la maledizione che spettava loro, pagando di persona purché ricevessero salvezza e benedizione.
Dice un Salmo(116,15) che “Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli” e così che va filtrato alla luce della considerazione del versetto di questo Salmo che “Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l’ordine del Signore” (Deut. 34,5) in cui i segni ebraici usati sono:



Con soggetto Mosè quei segni si possono leggere:

“A portarsi fu da uomo illuminato tra i viventi Mosè che servì il Signore dentro la terra . A vivere lo portò dal Padre al venir meno fu col Signore .”

Che Mosè, come Elia, fu portato in cielo, è raccontato nell’apocrifo Ascensione di Mosè, è in linea con l’episodio della trasfigurazione raccontato dai Vangeli sinottici in cui Gesù appare con vesti sfolgoranti tra Mosè ed Elia.
C’è un commento rabbinico legato ai segni a fine di quel versetto, che s’è soffermato a considerare che in linea col mio metodo possono essere interpretati come “sopra la bocca ci fu il Signore “, come se Dio stesso l’avesse baciato.

Da questa idea produsse un midrash: “Si udì una voce dal cielo che disse a Mosè: Mosè, è la fine, il tempo della tua morte è venuto. Mosè disse a Dio: Ti supplico, non mi abbandonare nelle mani dell’angelo della morte. Ma Dio scese dall’alto dei cieli per prendere l’anima di Mosè e gli disse: Mosè, chiudi gli occhi e Mosè li chiuse; poi disse: Posa le mani sul petto e Mosè così fece; poi disse: Adesso accosta i piedi e Mosè li accostò. Allora Dio chiamò l’anima di Mosè dicendole: Figlia mia, ho fissato un tempo di 120 anni durante il quale tu abitassi nel corpo di Mosè. Ora è giunta la tua fine; parti, non tardare. E l’anima: Re del mondo, io amo il corpo puro e santo di Mosè e non voglio lasciarlo. Allora Dio baciò Mosè e prese la sua anima con un bacio della sua bocca, poi Dio pianse per la morte di Mosè.”

Rispetto a questo racconto Daniel Lifschitz in Mosè lotta con la Morte (EDB) aggiunge: “…Rispose l’anima: Signore dell’universo, esiste forse un corpo più puro di quello di Mosè? Perciò lo amo e non voglio lasciarlo. Ti porrò sotto il mio trono celeste, insieme agli angeli, promise il Signore. Meglio per me rimanere nel corpo di Mosè che trovarmi con gli angeli, protestò l’anima. È puro tanto quanto gli angeli, benché viva sulla terra. Ti prego, lasciami nel corpo di Mosé. Dopo che il Santo, benedetto sia, ebbe udito l’anima di Mosè attestare la purezza del suo corpo, baciò Mosè, e l’anima fece l’esperienza dell’indicibile gioia della Sheckinah del Signore (l’aspetto femminile di Dio), gioia incomparabilmente più grande di quella provata rimanendo nel corpo di Mosè e tornò, senza più resistere nel seno del Santo, benedetto sia.”

Faccio notare come in questo midrash Mosè supplica Dio di “non mi abbandonare nelle mani dell’angelo della morte“, raccogliendo una tradizione corrente di cui v’è traccia anche nella lettera di Giuda (capo della corrente giudaico-cristiana cugino di Gesù).
Questa lettera pare riportare cenni di apocrifi in auge in quel momento come Il libro di Enoch e l’Ascensione di Mosè e dice “L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: ‘Ti condanni il Signore’!” (Giuda 9)
L’arcangelo Michele è nella tradizione ebraica colui che porta le anime degli uomini pii in cielo, nemico di Sammaele, l’angelo caduto, il diavolo che guida le forze del male.
In definitiva tanti sono gli aspetti che incuriosiscono in tale brano e anche di questo in APPENDICE D riporto la decriptazione.

APPENDICE A – Decriptazione di Genesi 49 – Giacobbe benedice i figli

Gen. 49,1 – “Si porterà obbediente in un corpo dall’Unico.
Sarà in azione a versarsi in una famiglia/casa Dio.
Il Figlio sarà a portarsi e ne sarà il primogenito.
Nella Madre nel corpo entrerà l’Unigenito.
Per riempirla il soffio le porterà; le recherà l’annuncio.
Nel cammino dalla Madre verrà; nella donna nel corpo sarà a versarsi, nel corpo del primogenito verrà così dentro l’Unigenito.
In una grotta sarà dalla prescelta ad entrare nei giorni tra i viventi.”

Gen. 49,2 – “Nel mondo si verserà, in una casa, giù si porterà ed accenderà un seno per portarsi in un figlio.
Sarà Giacobbe a portarsi ad ascoltare e di Dio Israele padre sarà; l’anelava.”

Gen. 49,3 – “Si vedrà portarsi nel figlio.
Nel primogenito sarà a venire.
La rettitudine a vivere si porterà nel corpo di una donna che sarà stata scelta.
L’Unigenito vi porterà l’energia a stare.
Stare finalmente un corpo ad accendere.
Verrà a starvi per finire il male da questi (dai corpi).”

Gen. 49,4 – “Il Verbo di nascosto da questi (dal male) con la rettitudine in un vivente sarà a vivere.
Dio a segnare si porterà completamente un corpo con la rettitudine che spazzerà il serpente che sta in tutti i viventi.
Lo brucerà la rettitudine dentro.
Sarà il primo da cui in casa sarà afflitto.
Per questi uscirà il serpente che la potenza ne finirà.
Sarà giù a portarsi in azione per giovare nel mondo.”

Gen. 49,5 – “Della risurrezione in seno recherà l’energia, e la potenza a recare sarà ai fratelli in cui è a vivere il maligno che di veleno li riempie.
La piaga dai corpi finirà.
Sarà ad uscire dai viventi.”

Gen. 49,6 – “Di rettitudine li riempirà.
Simili a Dio tutte dentro ricominceranno le anime ad essere.
Dentro rovescerà dal mondo il serpente che vi vive.
Del maledetto finirà la prigionia con la fiacchezza.
Da sola sarà la rettitudine a stare dentro dell’Unico il cui soffio nei viventi l’ucciderà e gli uomini riporterà puri.
Giù l’energia verserà nei corpi e la risurrezione porterà ai corpi.”

Gen. 49,7 – “La maledizione dell’Unico il Verbo da vivente con la rettitudine per spazzarlo a questi recherà.
Un Ebreo integro retto sarà da arcobaleno ad uscire per i fratelli.
La potenza verserà nei viventi, da dentro sarà in azione dal grembo a recargli l’ira.
Sarà giù nei viventi dentro ad essere bruciato nei corpi da Dio.”

Gen. 49,8 – “Il Signore ad aiutare il mondo verrà, sarà a recare all’essere impuro l’affliggere nella vita con la rettitudine che sarà a fiaccarne in casa l’azione.
Guariti dal nemico saremo per la rettitudine che sarà la risurrezione a tutti nelle tombe a recare ed il serpente spengerà tra i lamenti.
Ricominceremo ad essere dentro retti.”

Gen. 49,9 – “Sarà ad entrare il Signore, per aiutare nel mondo i viventi che ama, li guarirà.
Il Figlio, che è l’Altissimo, all’oppressione del cattivo tra le moltitudini scenderà.
La rettitudine dell’Unico sarà nel mondo a recare.
La rettitudine nel cuore sarà con l’Unigenito in un vivente a stare che obbediente dalla destra si porterà.”

Gen. 49,10 – “Al serpente guai in giro porterà.
In un corpo la risurrezione dentro al cuore porterà, ai viventi nelle tombe la rovescerà.
Verserà nei viventi dentro una forte energia nei corpi che a scappare il serpente sarà a portare per sempre.
La rettitudine sarà a ristare dentro dell’Unico, bruciato il serpente sarà il serpente con la perversità che l’accompagna, sarà a rovesciarsi fuori.
Completa ricomincerà nei viventi a stare la vita.”

Gen. 49,11 – “L’Unigenito per la ribellione che ci fu dal serpente in una persona da inviato ad agire sarà in un corpo nel mondo.
Porterà al serpente il fuoco.
Dai corpi rovescerà fuori chi vi abita.
L’angelo (ribelle) che vi sta dall’origine finirà d’abitarvi.
La rettitudine dentro convertirà l’esistenze.
L’opprimere nei cuori a bruciare porterà, ma da solo.
Vivi, per l’azione energica dentro, saranno; la tentazione porterà a finire nel mondo.”

Gen. 49,12 – “Nella prigione del maligno di rettitudine ci sarà una sorgente.
Acqua bollente sarà per opprimere a recare.
Dal cuore invierà la risurrezione che sarà vita per i viventi ammalati dentro.”

Gen. 49,13 – “A colpire in casa si porterà il serpente.
Sul lido del mare nei giorni lo brucerà con la rettitudine che agli apostoli porterà.
Lui potente sul lido l’incontrerà, sarà a sceglierli, ma sarà il corpo per la rettitudine in croce portato.
Si vedrà per i potenti salirvi, ne sarà stato giudicato.”
(Vedi: “Numeri nei Vangeli e nell’Apocalisse: Annunci del Messia” nel paragrafo: “Sulla riva del mare in frontiera contro il male“).

Gen. 49,14 – “Sarà la sesta (ora) in cui da agnello, imprigionato con amarezze da stranieri che da ribelle gli abitanti sollevava, dentro oppresso, vivo sul calvo crocifisso sarà dai viventi.”

Gen. 49,15 – “Portata sarà del corpo la fine.
Nella tomba entrerà.
La rettitudine, che era nel cuore portata dentro, lo riporterà a venire in terra.
Così sarà l’energia ad agire.
Vivo al mondo lo riporterà la forza nel cuore della risurrezione che anela di portare al serpente per il ritorno al Potente.
A portarsi sarà fuori potente; i viventi in giro lo rivedranno dentro al corpo.”

Gen. 49,16 – “Alla porta degli apostoli sarà.
Dalla porta saranno gli apostoli a vederlo vivo riportarsi.
Agli afflitti nascosti l’aiuto dal risorto dentro dal cuore ci fu, essendo della risurrezione a vedere la potenza.”

Gen. 49,17 – “Sarà nel mondo in cui sarà giudicato il serpente.
Dall’Altissimo in aiuto nei corpi con la rettitudine la risurrezione soffiata sarà nelle persone.
S’alzerà un fiume dalle tombe per l’entrata energia della risurrezione.
La rettitudine agirà versandosi dentro.
Sarà a riempirli portandoli alla pienezza e belli potenti dalla fiacchezza che dentro si porta dall’origine dalle tombe si riporteranno i corpi.”

Gen. 49,18 – “La potenza Gesù a tutti della rettitudine a versare porterà stando in croce essendo Iahwèh.”

Gen. 49,19 – “Scorrerà l’aiuto nel cammino dall’amato/David che afflitto porterà per sbarrare l’angelo (ribelle) perché portò la perversità all’origine.
Sarà a scorrere l’aiuto in azione dal ventre.”

Gen. 49,20 – “I viventi nella beatitudine l’ottavo (giorno) entreranno.
Dal Potente nell’assemblea a vivere li porterà, e con Lui staranno tutti che anelavano all’eternità con gli angeli stare del Regno.”

Gen. 49,21 – “Tra gli angeli in faccia al Crocifisso, che il Potente è Unico, staremo.
Per la potenza entrata dalla risurrezione, potenti dalla tomba usciti, entreranno tra gli angeli.
Finirà l’angelo che all’origine ribelle fu; lo brucerà il Verbo nei corpi.”

Gen. 49,22 – “Dentro d’energia il Verbo un corpo segnerà.
Di Giuseppe il figlio, germoglio dell’Altissimo, in azione sarà da inviato nel figlio che porteranno in croce.
Giù dell’Eterno al mondo, innalzato che sarà, la risurrezione porterà dei corpi.”

Gen. 49,23 – “Si porterà per cambiare i corpi dalla perversità che vi si portò.
In un corpo dentro si porterà e sarà la risurrezione dal cuore ai viventi nel mondo a recare.
In una casa l’Altissimo alla fine sarà un vivente.”

Gen. 49,24 – “Porterà la fine dell’esilio.
Dentro l’Unico staremo. Il drago rovesciato a bruciare completamente porterà.
Sarà il Verbo colpi a portare con l’ascia al cattivo che sarà dall’esistenza sbarrato un giorno.
Saremo per l’aiuto a ristare dal Padre (quando) sarà stato dai corpi spazzato.
Rovescerà dentro ai viventi la risurrezione.
Dai viventi il cattivo uscirà. Dell’Unico figli saremo con risorti corpi in Dio.”

Gen. 49,25 – “Vivremo da Dio Padre essendo retti. Riportata sarà stata la forza nei corpi per la rettitudine riportata che l’origine avrà finito del demonio che c’era.
A riportarsi sarà la benedizione spentasi nei corpi per la rettitudine finita. Bruciato vivo nell’acqua bollente si vedrà il serpente.
Puri, retti tutti per la finita perversità, le moltitudini da giù alla fine il Crocefisso strapperà via dentro il corpo.
Così tutti dall’Onnipotente i viventi porterà per misericordia.”

Gen. 49,26 – “La benedizione, per il Crocifisso, dal Padre sarà con la rettitudine ri inviata dentro i corpi e, agendo nei cuori la fiacchezza avrà finito; entrando avrà riportato i corpi ad essere eterni.
Tutti l’Unigenito porterà alla fine in luogo elevato, dal tempo, dalla perversità, dai morti usciti.
Saranno a stare degli angeli del Potente alla vista.
Risorti saranno portati alla pienezza. In faccia li porterà del Potente al vertice.
Questi staranno con corpo dell’Unico nell’assemblea ove saranno portati.”

Gen. 49,27 – “Il Figlio nei giorni invierà giù il Padre, sarà i cuori a guarire.
Dentro una casa/famiglia si verserà nel corpo per stare nel primogenito d’una sposa.
Dall’eternità si porterà dal serpente nemico a casa onde sia chi l’ammala rovesciato; brucerà il potente serpente.”

Gen. 49,28 – “Nella prigione del serpente entrerà col fuoco dentro al cuore.
Sarà l’esistenza a bruciare nei corpi del maledetto risorgendoli.
L’angelo (ribelle) sarà nei seni arso.
Dai corpi si porterà questi che vi venne alle origini.
Scappato, dentro i corpi la potenza rientrerà ai viventi.
Il Padre sarà a riaprire ai viventi cui a portare sarà la benedizione.
L’Unigenito riporterà integri gli uomini alla felicità che si spense nei corpi per la rettitudine che finì e puri retti riverranno i viventi.”

Gen. 49,29 – “Portati saremo su.
Ci porterà dall’Unico, ci condurrà il Crocifisso.
I viventi portati saranno dall’Unico a vivere col corpo.
In Dio entreranno i viventi.
L’Unico ai figli li riunirà.
La maledizione, che agisce sui viventi che è ai sepolcri a portarli, per l’Unigenito finita sarà.
Da Dio Padre il Crocifisso per giovare nel mondo ai viventi in azione in un corpo entrerà d’una donna nel corpo.
In casa del demonio entrerà.
Nella polvere porterà l’angelo nel mondo; lo strapperà via dall’esistenza.”

Gen. 49,30 – “Dentro al seno nel corpo entrerà d’una donna.
In un corpo in una casa sorgerà per aiutare nel mondo.
Rientrerà nei viventi la rettitudine che per il soffio del serpente uscì.
In una donna il cattivo serpente col soffio dell’angelo (ribelle) fu a vivere.
L’essere ribelle all’origine dentro la terra così l’energia ad agire inviò nelle donne nei corpi.
Versandovi l’energia uscì la forza.
Nel mondo nei viventi venne il demonio ad entrare, i viventi vennero nella polvere, tra lamenti nella tomba a finire furono.
Il negativo imprigionò questi tutti nei sepolcri.”

Gen. 49,31 – “Per risorgere i viventi del mondo nei sepolcri portati a venire il Padre nel corpo nel mondo tra i viventi porterà l’Unigenito, che sceglierà alla luce dal corpo uscire d’una donna.
Crocifisso, si riporterà risorto tra i viventi uscendo dal sepolcro.
L’Unigenito Crocifisso sarà a risollevare nel mondo lo sperare.
Verrà in un corpo dentro a versarsi nel mondo.
Una donna il Crocifisso recherà e la risurrezione ai viventi aprirà.
Dal sepolcro il Crocefisso sarà a rivenire; la potenza per primo gli rientrerà.”

Gen. 49,32 – “Dalla putredine dell’angelo nel mondo usciranno. Il demonio con la perversità, che nei viventi da nemico entrò, l’Unigenito brucerà nei corpi. A casa riporterà i viventi dall’Unico il Crocifisso. Il Figlio sarà le tombe a finire!”

Gen. 49,33 – “A portare sarà da tutti a spazzare chi rovescia il corrompere; giù gli porterà la fine.
L’Unigenito tutti i figli sarà a riportare e staranno con l’Unico.
Le scritture rivelarono che sarà a portarli, che in Dio entreranno i viventi nel cuore.
La perversità che affligge portando al peccare sarà dall’Unigenito spazzata via con la maledizione che ad agire nei viventi fu a recare.”

APPENDICE B – Decriptazione del Deuteronomio 32 – Cantico di Mosè

Deut. 32,1 – “Nel mondo l’Unico a colpire sarà l’angelo che vi si portò uscito dal cielo. Porterà l’Unico la Parola nel mondo che gli recherà la fine. Col fuoco in seno in terra per l’Unico dal ribelle il Verbo sarà.”

Deut. 32,2 – “Fu del nemico il soffio dentro i viventi nel cuore. Nei corpi la potenza rovesciò; ad uscire fu da tutti colpita dal serpente la rettitudine. Nei cuori l’annullò. Ad essere ribelli tutti furono. Così brucianti rovine nei corpi dei viventi agirono. Il serpente fu alla porta delle donne, si portò così nelle moltitudini a star dentro. Furono i viventi dall’Altissimo a vedersi esiliati.”

Deut. 32,3 – “La rettitudine sarà a riaccendere nei viventi il Signore, che l’Unico verserà in un corpo per amore, e in cammino da povero dal serpente maledetto sarà ad abitare.”

Deut. 32,4 – “Nel mondo scenderà portandosi in un corpo puro a stare tra i viventi. Il Verbo dall’alto porterà la rettitudine che sarà a tutti d’aiuto. Così in un giorno di giustizia Dio in verità si porterà per annullare il perverso. La giustizia riporterà. Sarà a bruciarne nei corpi la perversità originata.”

Deut. 32,5 – “Risorgerà dalle tombe i tutti che il serpente v’avrà portato. Dal Potente Padre tra gli angeli un giorno porterà dei viventi a vivere le generazioni. Si vedranno versati simili al Verbo alla fine dal Potente tutti potenti.”

Deut. 32,6 – “Uscita del serpente che sarà la perversità, completamente a scorrere nei viventi la potenza si riporterà. In questi riverrà ad agire la vita degli angeli che dentro per il serpente portò il rifiuto. La sapienza uscita per il serpente che recò l’origine della perversità (ri) – inizierà. Per il Padre risaranno retti, ricreati per la rettitudine rientrata, ma inizierà con l’azione ad ardere per la forza della rettitudine l’angelo (ribelle); l’ucciderà.”

Deut. 32,7 – “Colpito dalla rettitudine nei corpi sarà a morire il perverso che nei viventi abita. Sarà agli infermi energia riportata. Tutte le generazioni si riporteranno. Per l’aiuto i corpi risorgeranno. Dio Padre sarà la rettitudine a portargli per affliggerlo. Fiaccato, colpito, rovesciato, tra lamenti, arderà. Saranno a ri-iniziare a vivere i corpi che si riporteranno in cammino.”

Deut. 32,8 – “Per casa entreranno a prendere possesso in alto. Saranno portati nello splendore e saranno i viventi ad abitarvi. V’entrerà il frutto per mano portato da un figlio che ci sarà di Adamo in cui sarà sceso il Figlio dentro del Potente. Completamente dall’alto sarà a vivervi, perché scritto che il Figlio sarà in Israele.”

Deut. 32,9 – “La rettitudine sarà dal nascosto il serpente a vomitare. Si porterà fuori, dai popoli lo porterà a spazzare, si rovescerà da dentro chi opera scelleratamente, l’energia dell’ammalare alla fine si porterà.”

Deut. 32,10 – “Saranno i viventi su dall’Unico dal mondo condotti. Dentro l’Unigenito i corpi saliranno. I viventi gli s’insinueranno nel corpo e dentro al Crocifisso entrati li condurrà giubilanti. Saranno nell’ottavo (giorno) ad essere convertiti in figli. Dal mondo li porterà a stare a casa e l’invierà dagli angeli. Dal mondo li porterà a stare su cantando, ed abiteranno con l’Unigenito. Gli saranno simili per l’energia dalla fonte riportata.”

Deut. 32,11 – “Come angeli con i risorti corpi saranno nella Città versati ad abitare in alto. Con i corpi questi potenti saranno portati. Saranno con corpi puri, belli. I corpi risorti con ali saranno a portarsi. Presi dal mondo, portati saranno nella luce dell’Unico. Dal mondo, innalzati al Padre nel corpo il Crocifisso li porterà.”

Deut. 32,12 – “Il Signore, sola, nel giudicare la grazia porterà, e in nessuno ad agire sui viventi porterà la maledizione, per l’energia della rettitudine nei corpi.”

Deut. 32,13 – “Sarà stato nei corpi spento chi portava l’azione nei cuori del morire. Sarà in terra portato ad essere mangiato il drago e dentro a finire il demonio sarà. Porterà ad essere puri nello splendore dentro con la risurrezione dalla prova del serpente che peccava saranno nell’ottavo (giorno). Nelle midolla la potenza riporrà. A rialzare porterà i corpi.”

Deut. 32,14 – “Nelle tombe dei viventi verrà dentro a versarsi lo Spirito. Nei cuori scenderà l’originaria energia che agirà nelle midolla. La potenza dentro della rettitudine nei corpi risarà. Nei viventi porterà guai al serpente. Fu per vivere a portarli nel tempo, ma basta! Dal seno dei viventi l’ammalare, i pianti per il serpente saranno portati a finire. Si richiuderà nei cuori lo splendore. Dal seno l’angelo (ribelle) che vi abita finirà bruciato in tutti. Riusciranno dalle tombe vivi i corpi.”

Deut. 32,15 – “A portarli sarà nell’ottavo (giorno) chi fu risorto col corpo e tra gli angeli portati staranno ad abitare. Si vedranno nel cuore del Risorto i viventi inviati dalla croce nell’oscurità. Saranno tutti retti per la risurrezione che ci sarà stata. Tutti portati a stargli nel cuore. I risorti a Dio porterà dal mondo. Si vedranno nella luce entrare e portati saranno tra gli angeli a casa del Potente. Su li porterà con i corpi Gesù che in croce portarono.”

Deut. 32,16 – “Saranno versati tra gli angeli dell’Unico. Dal mondo porterà a casa gli stranieri. Saranno i viventi dentro il Crocefisso a portarsi all’oscurità da dove fu la rettitudine ad agire; saranno nel foro che aprirono con un’asta.”

Deut. 32,17 – “Sarà stato al sacrificio portato dai potenti che demoni sono viventi che rifiutano Dio. Che Dio nel mondo sarà a vivere non saranno a riconoscere, ma in vita di nuovo sarà stato tra i viventi dopo poco. Dentro il corpo l’Unigenito risorto avranno a rivedere. In alto dal Padre il Crocifisso sarà stato così a vivere.”

Deut. 32,18 – “Giù avrà portato nel corpo la forza per rinascere della rettitudine il Crocifisso, che risorto sarà. Si riporterà al Crocefisso la risurrezione per la rettitudine. Dalla tomba per la divina vita che richiuderà in potenza (ri)camminerà.”

Deut. 32,19 – “A portarsi sarà nel corpo dall’Unico il Signore, e sarà dagli angeli dell’Unigenito a scendere in un vivente la rettitudine. Si vedrà da una madre da figlio essere portato, ma dentro l’energia completa sarà recata.”

Deut. 32,20 – “A portarsi sarà nel primogenito a vivere nel corpo. Si nasconderà nel mondo; in una persona sarà a vivere. Nel mondo vivo l’Unigenito vedranno i viventi. Ad entrare in un fratello nel corpo sarà. Crocefisso, una piaga ci sarà per una mano con l’asta. Dal corpo del Crocifisso uscirà un soffio di rettitudine. Dal Crocefisso nel mondo con l’acqua uscirà. Figli saranno in pienezza. Ricomincerà la vita degli angeli dentro i viventi.”

Deut. 32,21 – “Nel mondo nell’acqua riverserà l’energia per annullare la forza del distruggere del maledetto con la rettitudine che agirà. In giro porterà frutto al mondo, da dentro il serpente sarà ad uscire dai viventi per la riportata originaria energia che sarà a ricominciare a rifondarli. Sarà ad iniziare nei viventi dentro il rifiuto nei popoli. Dentro tra i pagani l’angelo a distruggere la rettitudine agirà, ne saranno riempiti i viventi.”

Deut. 32,22 – “Con la rettitudine sarà l’Unigenito la risurrezione a versare in aiuto nelle tombe. Entrerà dentro dell’Unico il soffio che fu a portare il Crocifisso. Arderà agendo, germoglieranno si riporterà la potenza a tutti della vita. Per tutti porterà a finire l’originaria prigione. Dai corpi giù porterà la forza dell’invecchiare e completa la potenza rientrerà nei cuori. I viventi che si portavano nei ceppi saranno rigenerati da una forza vitale.”

Deut. 32,23 – “L’Unigenito distruggerà con (tale) azione il serpente che sta nei viventi, e il male che ha recato porterà a finire. Nelle tombe scenderà la forza per mangiarlo; uscirà da dentro i viventi.”

Deut. 32,24 – “Nei viventi colpito che sarà il male, dentro si riporterà il vigore nei viventi che sarà i corpi a risorgere per il soffio che porterà a versare nei cuori. Dentro del ribelle, che nei corpi sta, porterà a bruciarne l’energia. Il bestiale (il Behamot) l’Unigenito brucerà. Il serpente che nascosto dentro vive agendo nelle midolle degli uomini colpito, ammalato sarà nella polvere.”

Deut. 32,25 – “Nelle midolla riporterà a scendere completo il fuoco della rettitudine che il vigore nei corpi dentro porterà della vita. Nelle tombe delle generazioni saranno le centinaia a ristare in vita nel mondo. Da dentro le tombe riporteranno i corpi camminando vive. Dentro tutti si riporterà la potenza. Fuori saranno a riportarsi innocenti i popoli. Gli uomini risorti saranno da dentro a riuscire.”

Deut. 32,26 – “L’originaria vita dei corpi in tutti ci risarà per l’ira dell’Unico che sarà uscita dai viventi. L’origine/causa dell’essere in esilio sarà finita. Rientrerà nei viventi dell’Unico l’energia. Porterà con la risurrezione innocenti i corpi dei viventi.”

Deut. 32,27 – “Del Potente porterà la potenza per la forza della rettitudine, si vedrà la pienezza desiderata essere dentro. Inizierà a scorrere portando il guarire, figli agnelli riporterà. Giù dai corpi sarà dai viventi a portarsi il soffio d’energia che ci fu all’origine dell’essere ribelle. Lo porterà ad essere giudicato e il verme uscirà per il portato rifiuto. Del Signore il soffio ad agire con potenza in tutti questi riverrà.”

Deut. 32,28 – “Retti essendo i popoli saranno dal Padre alla conoscenza su li porterà il Crocifisso dal mondo. Vivi dal mondo li porterà all’Unico per stare tra gli angeli ad abitare. Entreranno i viventi nell’arca; li porterà con gli angeli ad uscire.”

Deut. 32,29 – “Dal Potente porterà nell’assemblea dei retti i viventi. Avendo portato ad essere bruciato il maligno questi verranno a stare a casa ove saranno angeli per la portata potenza. Fratelli per il corpo saranno del Crocifisso i viventi.”

Deut. 32,30 – “L’Unico sarà la rettitudine nel mondo a lanciare in aiuto. Il Verbo dell’Unico Dio il soffio recherà per rinnovarli nei giorni. All’angelo che fu a ribellarsi che dentro abita nel mondo dall’origine nei viventi, il rifiuto con la rettitudine sarà giù a portare con un corpo da vivente. Una piaga al corpo i viventi recheranno al Signore. Dall’aperto foro a scorrere sarà dal corpo con l’acqua.”

Deut. 32,31 – “Così sarà il rifiuto con la rettitudine giù a portare con il corpo all’angelo, che si portò giù portandosi nei corpi dei viventi portandosi da nemico che opprime. Si porterà il Verbo di notte a stare tra i viventi.”

Deut. 32,32 – “La rettitudine sarà ai viventi a scorrere dal Verbo. L’invierà da un foro col sangue, scorrerà dalla persona con l’acqua. Porterà per salvare il sangue il Crocifisso trattato come schiavo al mondo. Sarà umiliato a casa dei viventi ove porterà in azione l’energia che dentro sarà stato nel corpo a recare per custodirli. Il corpo in croce potenti viventi porteranno.”

Deut. 32,33 – “Nella tomba, morto, al Crocifisso l’energia gli sarà rinviata per rivivere. Sarà la forte energia in vita a riportarlo. Il corpo dell’Unigenito risorgerà. Il Verbo in croce inviato era stato. Con l’acqua originerà la rettitudine per (mano) di stranieri.”

Deut. 32,34 – “Uscirà il rifiuto alla perversità dall’Unigenito. Che da retto nella prova agì per rivivere d’aiuto gli sarà stato. Dalla tomba il Crocifisso si riporterà dalla Madre a casa. Per il primogenito portava angoscia che crocifisso era stato.”

Deut. 32,35 – “…dai potenti starà con gli apostoli piegata/curvata. Da vivo le riporterà la pace. Potente rivedranno il Crocifisso. Ad indicare alla Madre porterà il cuore. Del corpo rivelerà la piaga. Il diletto si riporterà a casa, sarà a riportarsi a vivere dall’Unico. Sarà il sangue che avrà portato dalle tombe a risorgere. Nel tempo l’aiuto dal colle ai viventi recherà.”

Deut. 32,36 – “Retti nell’esistenza saranno giudicati dal Signore i popoli e li porterà in alto. Per servirli si sarà recato a stare in croce. Per compassione la rettitudine sarà a lanciare dell’Unico nel mondo che bruciature originerà colpendo il serpente. A finire sarà l’essere impuro. L’ira dal foro sul legno (della croce) porterà dal corpo che porterà a liberare dalla schiavitù.”

Deut. 32,37 – “Si porterà l’Unigenito dei viventi alla vista. Operando da folle nel mondo sarà dai viventi a portarsi giù, e in un corpo di nascosto la pienezza sarà a recare; dentro vi si porterà.”

Deut. 32,38 – “Dell’Unico il Principe in un corpo chiuderà il cuore. In sacrificio sarà per i viventi a portarsi. Sarà nel primogenito d’una sposa e sarà un luminoso segno a portarle. Sarà nell’esistenza un angelo ad inviarle. Piena sarà di rettitudine la Madre, obbediente si porterà. Dalla Madre si porterà e sarà la forza nel corpo della rettitudine a viverle. Sarà ad entrare per stare l’Altissimo nella retta Madre. Di pienezza il segno nel corpo le uscirà.”

Deut. 32,39 – “Nel corpo l’Unigenito si porterà nel tempo del mondo con la rettitudine che è dell’Unico. Con l’energia il Signore desidera annullare il maledetto che sta nel seno dei viventi che sbarrato vi sta dall’origine. L’angelo fu dall’origine nei viventi per esistere a confinarsi e l’originaria vita uscì dalle midolla, giù alla fine fu a portarli. Per incontrarlo sarà l’Unigenito nel corpo. Il Verbo dell’Unico si porterà ad annullarne la vita. Sarà, per l’aiutarli a stare tra i viventi, ne solleverà l’esistenza dal serpente.”

Deut. 32,40 – “Così sarà una donna all’Unigenito, il Dio del cielo, ad essere d’aiuto. Sarà a portarlo da primogenito a vivere nel corpo. Ad indicarle fu, che a chiudersi sarebbe stato l’Unigenito, un angelo. Così fu il Potente in una vergine.”

Deut. 32,41 – “L’Unigenito per salvare dall’angelo si porterà alla fine a stare dentro un corpo, si verserà in una caverna dentro a stare per portarsi finalmente dai fratelli. Questi dentro la Madre accese col soffio l’utero con la forza quanto basta nella donna fu dentro innocentemente a vivere. La potenza giù in un corpo sarà a recare al serpente da vivente per bruciarne l’energia, dei guai dell’origine lo ripagherà.”

Deut. 32,42 – “Da donna la rettitudine lancerà; le sarà nel corpo nascosta, giù sarà in vita col sangue a recare. Chiusa in un corpo dentro sarà. Finalmente dell’Unico la rettitudine in un cuore sorgerà. Il verme che il sangue ammala per il serpente porterà a bruciare dentro. Sarà ad uscire a vivere in un corpo da donna il Verbo. Il male porterà a finire che dall’origine a portarsi fu dentro.”

Deut. 32,43 – “Partorirà un figlio che si porterà in cammino ma sarà in seno ai viventi a recare la rettitudine che gli starà nel sangue. Da servo sarà a portarsi, obbediente si porterà tra i viventi e l’innocenza vivente sarà, il dono dentro del Potente giù dal corpo sarà a recare e la rettitudine a far frutto nell’umanità dalla croce porterà, si vedrà con l’acqua portarla.”

Deut. 32,44 – “A recarsi sarà da casa l’Unigenito per salvare. Si porterà a stare per aiutare dentro un corpo. D’una sposa nel primogenito scelse d’insinuarsi nel corpo. Fu ad uscire alla luce per stare in un corpo nel mondo. Questi venne in una casa. A prestare orecchio sarà nel mondo ai popolo Lui Gesù il Figlio che l’energia porterà degli angeli.”

Deut. 32,45 – “A portarsi sarà nel silenzio. Una luce uscirà per il nato sulla casa alla vista per indicare che la perfezione che per aiutare dentro un corpo starà. Da una Madre uscirà Dio nel mondo nel primogenito in cammino: il Potente d’Israele!”

Deut. 32,46 – “A portarsi sarà nel primogenito a vivere nel corpo Dio che nel mondo a salvare sarà i viventi portando in un cuore dentro la rettitudine. Ad un re potente uscì la parola che era in vita in un primogenito un principe con cui si scontrerà, così sarà di vite rovine per impedirlo con pianti di madri di primogeniti. Libero sarà portato con la Madre ai confini. Giù a portare la Madre del primogenito ai confini col figlio sarà un retto che la Madre dal potente custodirà. Del potente sentirà per illuminazione la portata fine. Riverranno tutti per l’aiuto a casa, nella mente gli sarà d’entrare. Con un giro fuori per rientrare con questi verrà.”

Deut. 32,47 – “Con la rettitudine che sta col Potente sulla nube renderà puro rovesciando la perversità l’Unigenito. Dalla piaga la vita retta sarà ad uscirgli. La recherà ai fratelli che sono nell’esistenza ad anelarla. Per un’asta dentro insinuatasi nel corpo uscirà. Questa gli apriranno sulla croce; n’originerà un’irrigazione. La rettitudine porterà nei giorni. Sarà dal seno a guizzargli fuori. Da un (nuovo) Adamo uscirà una donna. Dal corpo gli verrà con l’acqua alla vista Puri saranno con l’acqua a venire, n’uscirà un Giordano. Della risurrezione per i viventi uscirà la potenza dal corpo; risorto dalla croce ne uscirà.”

Deut. 32,48 – “A portare sarà un aiuto. Da cibo porterà al mondo la divinità. La Madre del Risorto uscirà da casa. Dal legno l’acqua uscita sarà a portare la Madre nel mondo. colpirà apertamente il serpente. Per l’Unigenito vivrà un corpo/popolo.”

Deut. 32,49 – “Ascenderà da Dio entrandovi col corpo. Entrerà nell’aldilà a starvi un vivente del mondo. Questi nel mondo rientrerà col corpo con gli angeli. Dentro porterà l’Unigenito la risurrezione alle moltitudini della terra. I viventi riporterà al Padre Unico, brucerà il cattivo serpente che nelle persone sta. Saranno i corpi dalle tombe a riportarsi. Li porterà con i corpi all’Unico. Dal mondo verranno nell’Unigenito, nel corpo gli saliranno come angeli per l’agire dell’energia dell’Unico che n’avrà risorto i corpi, dell’Unico figli. Il drago nei cuori tra lamenti sarà stato bruciato. Nei corpi il maledetto rifiutato dai petti uscirà.”

Deut. 32,50 – “Si porteranno i viventi nel Crocifisso. Dentro entreranno nel corpo. Felici verranno innalzati. I risorti viventi dal mondo porterà ad entrare nell’Unico. Dal foro del Verbo in alto i popoli saranno così tra i retti beati. Gli uomini nell’Unico entreranno col corpo tra gli angeli. Con l’Unigenito nell’assemblea dove stanno i retti ad abitare, rigenerati, entreranno con i corpi. Portato sarà stato dall’Unigenito a distruggere il maledetto che in azione nei viventi s’era portato.”

Deut. 32,51 – “Innalzati tra i beati in seno al Potente tutti i viventi dentro staranno. A casa il Crocifisso porterà i retti figli a stare. Saranno stati risorti i corpi. Dall’Unigenito i cuori dei viventi cambiati saranno stati dentro. Tutti da santi vivranno per l’aiuto dentro i corpi della discesa energia che avrà agito da rifiuto, bruciando nei corpi il serpente che all’origine si riversò. L’aiuto della resurrezione, l’integrità delle origini riporterà. In tutti sarà dentro del Crocefisso portata la rettitudine; figli saranno retti di Dio.”

Deut. 32,52 – “Così saranno alla destra per sorte del Crocifisso, alla vista dell’Unico gli usciti dalla terra portati risorti vivi. Ad entrare dal Potente verranno dentro condotti dall’Unigenito. Di Dio entreranno nella luce su tra i beati dell’Unico figli, tutti con l’energia nel cuore. Angeli saranno essendo con luminosi corpi di dèi.”

DEUTERONOMIO 32 – Testo CEI
1 – Ascoltate, o cieli: io voglio parlare: oda al terra le parole della mia bocca!
2 – Stilli come pioggia la mia dottrina, scenda come rugiada il mio dire; come scroscio sull’erba del prato, come spruzzo sugli steli del grano.
3 – Voglio proclamare il nome del Signore: date gloria al nostro Dio!
4 – Egli è la Roccia; perfetta è l’opera sua. Tutte le sue vie sono giustizia; è un Dio verace e senza malizia. Egli è giusto e retto.
5 – Peccarono contro di lui i figli degeneri, generazione tortuosa e perversa.
6 – Così ripaghi il Signore, o popolo stolto e insipiente? Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito?
7 – Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani. Interroga tuo padre e te lo farà sapere, i tuoi vecchi e te lo diranno.
8 – Quando l’Altissimo divideva i popoli, quando disperdeva i figli dell’uomo, egli stabilì i confini delle genti secondo il numero degli Israeliti.
9 – Perché porzione del Signore è il suo popolo, Giacobbe è sua eredità.
10 – Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come una pupilla del suo occhio.
11 – Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali.
12 – Il Signore lo guidò da solo, non c’era con lui alcun dio straniero.
13 – Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con i prodotti della campagna; gli fece succhiare miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia;
14 – crema di mucca e latte di pecora insieme con grasso di agnelli, arieti di Basan e capri, fior di farina e di frumento e sangue di uva, che bevevi spumeggiante.
15 – Giacobbe ha mangiato e si è saziato, – si, ti sei ingrassato, impinguato, rimpinzato – e ha respinto il Dio che lo aveva fatto, ha disprezzato la Roccia, sua salvezza.
16 – Lo hanno fatto ingelosire con dèi stranieri e provocato con abomini all’ira.
17 – Hanno sacrificato a demoni che non sono Dio, a divinità che non conoscevano, novità, venute da poco, che i vostri padri non avevano temuto.
18 – La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato; hai dimenticato il Dio che ti ha procreato!
19 – Ma il Signore ha visto e ha disdegnato con ira i suoi figli e le sue figlie.
20 – Ha detto: Io nasconderò loro il mio volto: vedrò quale sarà la loro fine. Sono una generazione perfida, dono figli infedeli.
21 – Mi resero geloso con ciò che non è Dio, m’irritarono con i loro idoli vani; io li renderò gelosi con uno che non è popolo, li irriterò con una nazione stolta.
22 – Un fuoco si è acceso nella mia collera e brucerà fino nella profondità degl’inferi; divorerà la terra e il suo prodotto e incendierà la radice dei monti.
23 – Accumulerò sopra di loro i malanni; le mie frecce esaurirò contro di loro.
24 – Saranno estenuati dalla fame, divorati dalla febbre e da peste dolorosa. Il dente delle belve manderò contro di essi, con il veleno dei rettili che strisciano nella polvere.
25 – Di fuori la spada li priverà dei figli, dentro le case li ucciderà lo spavento. Periranno insieme il giovane e la vergine, il lattante e l’uomo canuto.
26 – Io ho detto: Li voglio disperdere, cancellarne tra gli uomini il ricordo!
27 – Se non temessi l’arroganza del nemico, l’abbaglio dei loro avversari; non dicano: La nostra mano ha vinto, non è il Signore che ha operato tutto questo.
28 – Sono un popolo insensato e in essi non c’è intelligenza:
29 – se fossero saggi, capirebbero, rifletterebbero sulla loro fine;
30 – Come può un uomo solo inseguirne mille o due soli metterne in fuga diecimila? Non è forse perché la loro Roccia li ha venduti, il Signore li ha consegnati?
31 – Perché la loro roccia non è come la nostra e i nostri nemici ne sono testimoni.
32 – La loro vite è del ceppo di Sodoma, delle piantagioni di Gomorra. La loro uva è velenosa, ha grappoli amari.
33 – Tossico di serpenti è il loro vino, micidiale veleno di vipere.
34 – Non è questo nascosto presso di me, sigillato nei miei forzieri?
35 – Mia sarà la vendetta e il castigo, quando vacillerà il loro piede! Si, vicino è il giorno della loro rovina e il loro destino si affretta a venire.
36 – Perché il Signore farà giustizia al suo popolo e dei suoi servi avrà compassione; quando vedrà che ogni forza è svanita e non è rimasto né schiavo né libero.
37 – Allora dirà: dove sono i loro dèi, la roccia in cui cercavano rifugio;
38 – quelli che mangiavano il grasso dei loro sacrifici, che bevevano il vino delle loro libagioni? Sorgano ora e vi soccorrano, siano il riparo per voi!
39 – Ora vedete che io, io lo sono e nessun altro è dio accanto a me. Sono io che do la morte e faccio vivere; io percuoto e io guarisco e nessuno può liberare dalla mia mano.
40 – Alzo la mano verso al cielo e dico: Per la mia vita, per sempre:
41 – Quando avrò affilato la folgore della mia spada e la mia mano inizierà il giudizio, farò vendetta dei miei avversari, ripagherò i miei nemici.
42 – Inebrierò di sangue le mie frecce, si pascerà di carne la mia spada, del sangue dei cadaveri e dei prigionieri, delle teste dei condottieri nemici!
43 – Esultate, o nazioni, per il suo popolo, perché Egli vendicherà il sangue dei suoi servi; volgerà la vendetta contro i suoi avversari e purificherà la sua terra e il suo popolo.

APPENDICE C – Decriptazione del Deuteronomio 33 – Benedizioni di Mosè

Deut. 33,1 – “Per portarsi da questi l’Unico sceglierà il mondo di benedire entrando in una donna.
In un corpo il Benedetto per salvare gli uomini entrerà.
Dio nel mondo sarà a vivere.
Verrà in un figlio a stare in Israele.
Al serpente in persona sarà la morte a recare.”

Deut. 33,2 – “A portarsi sarà l’Unigenito dal ribelle che con perversità a tentare fu col frutto.
All’origine portò questi nei corpi il veleno.
Il demonio da serpente ai viventi recò della perversità soffio che v’è ad agire.
Per i viventi del mondo guarire, nei corpi l’energia porterà l’Unigenito che indicò d’entrare a vivere nel corpo dentro d’una figlia.
Il Santo alla Madre nei giorni l’energia porterà.
Una donna d’aiutarlo sceglierà perché si porti.”

Deut. 33,3 – “Dell’Unico il Verbo nel ventre le abiterà per agire tra i viventi; gli sarà Madre una sposa che il Santo sarà a portare dentro.
Gli sarà d’aiuto, rettamente lo porterà nel mondo tra gli uomini.
Per ardere il serpente in un corpo a rivelare la rettitudine sarà.
Un fuoco l’Unigenito nei viventi insinuerà nei corpi.
A finirlo sarà con la rettitudine.”

Deut. 33,4 – “A tutti la porterà nei corpi ad entrare.
Scesa, porterà ad uscire il serpente che vi abita.
Salverà i viventi portandone i corpi a risorgere.
Fuori rovescerà nel mondo la potenza.
Crocifisso che sarà, si vedrà rovesciarla da dentro.”

Deut. 33,5 – “A recare sarà nel mondo la forza che dentro sarà a risorgere i corpi.
Vi porterà l’energia che nei viventi il serpente spengerà completamente; lo farà perire nei corpi.
L’Unigenito con la risurrezione lo spazzerà dai viventi in cui s’è chiuso.
D’aiuto la risurrezione dentro i cuori sarà; sarà bruciato nei corpi il maledetto.”

Deut. 33,6 – “Risaranno vivi con i corpi gli spiriti dei morti per l’energia portata da Dio, che sarà i morti a riportare all’esistenza.
Ad uscire saranno vivi.
Tutti sarà a riportare dalla prova il Verbo nei corpi.”

Deut. 33,7 – “Porterà questi a venire dal Potente per stare nello splendore.
Dal mondo li porterà a stare dall’Unico a vivere con i corpi risorti.
In seno sarà dal mondo a portarli fuori.
Da fune potente il Signore li aiuterà Lui.
Dal Potente i popoli porterà.
Da arca sarà; ad incontrarlo li condurrà per starvi.
Per mano sarà a recare le moltitudini, le accompagnerà.
Anche si vedranno gli stranieri vivi su con i corpi.
Saranno portati tutti fuori a stare dal mondo…”

Deut. 33,8 – “…ma il potente serpente che a portare fu all’origine ad essere ribelli avrà finito nei viventi, sarà stato arso dall’Unigenito che avrà portato nei corpi a ristare la rettitudine.
Potenti gli uomini dalle tombe in giro risaranno che l’aiuto della rettitudine dell’Unico avrà risorti.
Con i corpi dagli angeli nei cerchi alla fine saranno condotti.
Da dentro la prova, finita la contesa dal mondo li porterà in alto a vivere, cambiati saranno stati dentro al mondo.”

Deut. 33,9 – “Nel mondo l’Unigenito al ribelle il rifiuto dentro sarà a recare e col rifiuto lo reciderà per l’Unico, nei corpi i guai a finire saranno portati e all’Unico tutti fratelli sarà a recare.
Per rifiuto ad entrare la rettitudine sarà nei corpi e verranno da figli riportati.
Per il serpente da calamità agirà la rettitudine che sarà a bruciarlo nei viventi nei corpi e l’originaria amara oppressione portata dentro i corpi sarà finita dalla rettitudine.
Chi opprime giù dai corpi porterà.”

Deut. 33,10 – “Sarà a portarsi alto il Risorto.
Del Verbo nel cuore saranno tutti, essendo in vista, a versarsi dentro, e tutti gli si porteranno nel corpo.
Nel Crocifisso tutti staranno con i risorti corpi.
Da Dio saranno in dono i viventi condotti, glieli verserà nel cuore e con i corpi entreranno dentro l’Unico.
Dal Verbo arso in tutti sarà stato il serpente dall’azione perché lo sacrificherà con la rettitudine.”

Deut. 33,11 – “Dentro con i corpi così con Iahwèh vivremo.
Ci accompagnerà, ci porterà al volto dell’Altissimo.
L’aiuto sarà a portare, tutti nel corpo gli saliranno.
Aperte dei viventi le tombe si alzeranno i morti.
Per l’energia saranno dalla putredine i viventi ad essere riportati e vivi risorti belli, un giorno puri riporterà i viventi; li condurrà dagli angeli.”

Deut. 33,12 – “Del Potente da figli alla destra dell’Unigenito vivranno con i corpi.
Saranno i diletti del Signore.
Saranno ad abitargli nel cuore.
Nel cuore li chiuderà dell’Altissimo, li condurrà. Innocenti.
Il Verbo dall’Altissimo condurrà la sposa.
Un giorno li porterà a casa.
Saranno con gli angeli così tutti.
Il Verbo sarà a condurli alla dimora.”

Deut. 33,13 – “Il serpente sarà stato portato a far perire.
Per primo fu ribelle.
Nei viventi la benedizione finì.
Fu la perversità nella terra a recare ai viventi ove per vivere scappò per proteggersi dai cieli.
Per vivere nei cuori il serpente si portò degli uomini.
Chiusovi, vi portò amarezza; nel fango tutti finirono chiusi completamente.”

Deut. 33,14 – “E per i viventi la vita fortunata finiì per tutti.
Dentro portò a venire la devastazione.
Li pose dal meglio a camminare nella povertà.
Li lanciò in una prigione ove sono a vivere.”

Deut. 33,15 – “Portò ribelli le donne a partorire.
Nel nulla sbarrò i viventi e dal vivere al meglio in alto col peccare finirono da perversi a vivere.”

Deut. 33,16 – “Ed i viventi, dalla vita fortunata in terra, li portò a vivere nel rifiuto.
La perversità nei corpi giù portò l’angelo (ribelle).
Ad abitare furono tra le spine.
Per finire (tutto ciò) da casa di portarsi l’Unigenito scelse nel mondo dal serpente.
Nel corpo della moglie/donna di Giuseppe si porterà.
Si verserà nella polvere per aiutare.
Da consacrato (Nazareno) nel primogenito a vivere si porterà.”

Deut. 33,17 – “Dentro un braciere di risurrezione porterà nel corpo che uscendo aiuterà i corpi potenti a riportarsi.
Portandola verserà dai corpi l’angelo che lanciò all’origine nella putredine i corpi, con l’energia che fu a recare del bestiale per agire tra i viventi nei giorni.
Per lo splendore della vita che nascose essendo impuro si porterà l’ira.
La pienezza sarà l’Unigenito nei corpi giù a riportare.
Dal mondo a vivere le moltitudini dentro porterà tutte nell’Unico.
Un frutto vivo porterà.
Entreranno dei viventi le migliaia a stare a vivere tra gli angeli; nella luce entreranno.”

Deut. 33,18 – “Le porterà dal Potente.
Queste a casa porterà potenti, belle, vive, con i corpi risorti per vivere nell’assemblea.
Questi dentro porterà tra i potenti angeli ad abitare.
Su verranno così portati per stare alla luce del risorto Agnello dentro la tenda dove sono i retti.”

Deut. 33,19 – “I popoli che ci sono dei viventi al monte saranno convocati.
Si porteranno dal Risorto che per i viventi in sacrificio si recò.
In questi dentro si chiuderanno per essere su con aiuto versati.
Retti saranno per la risurrezione.
Per il Verbo che avrà agito nei giorni i viventi saranno ad un’esistenza pura portati e del Risorto nella persona staranno nel cuore.
Vivi li porterà degli angeli a stare nell’assemblea; li condurrà dal Potente.”

Deut. 33,20 – “Portate dal Potente nella fortuna originaria vivranno le moltitudini saziate di rettitudine.
Le amarezze della vita da dentro scapperanno con la fiacchezza dei cuori.
Sarà per l’Unigenito con la risurrezione la retta energia a riportare nei cuori la guarigione.
Lo straniero che si portò in azione all’origine punirà col riversato aiuto.”

Deut. 33,21 – “A portarsi sarà alla vista col corpo il primo che risorto sarà stato dalla croce per accompagnarli.
Così saranno i risorti viventi a chiudervisi.
(Da dove) guizzerà versandosi dal Crocifisso l’acqua racchiusasi verseranno.
Si verseranno dal foro che al Verbo avrà portato con energia un’asta quand’era in croce.
Il primo che si vedrà risorto sarà stato per aver agito nella vita da giusto.
Dal crocifisso Signore si vedranno i risorti entrare.
Porterà i salvati il Verbo nel cuore.
Condurrà i popoli retti da Dio.”

Deut. 33,22 – “Li porterà rinati tra gli angeli dell’Unico a vivere.
Nei corpi giudicato l’orgoglio si vedrà.
I corpi saranno, uscito che sarà questi, puri.
I viventi angeli usciranno, dentro rinnovati.”

Deut. 33,23 – “Li porterà tra i potenti angeli il Verbo.
Dal colle ove sarà stato l’Unigenito nell’amarezza l’invierà.
Del Verbo, in croce dai potenti/dal serpente sarà nel settimo (giorno della creazione) il corpo sollevato, e per un’asta energica recata, acqua guizzerà.
Per la forza della rettitudine dalla croce il Signore risarà a vivere.
E per aiuto col corpo si riporterà tra i viventi per lanciare la risurrezione nel mondo.”

Deut. 33,24 – “Si riporterà potente l’Unigenito.
Risorgere si vedrà in vita le moltitudini che nei corpi di riportarsi anelano.
Figli saranno le centinaia dei risorti che con i corpi risaranno nel mondo.
Sarà col corpo su a portarli, sarà dall’Unico a vivere a portarli e dal cuore dentro al cuore l’ottavo (giorno della creazione) nel corpo a rivelarsi si porterà.”

Deut. 33,25 – “Dentro al corpo questi accompagnerà.
Guiderà i risorti il Crocifisso a vivere con gli angeli.
Si vedrà il serpente arso dalla rettitudine che sarà nei viventi.
Saranno così vigorosi per la rettitudine.”

Deut. 33,26 – “Annullerà così il maledetto con la forza della risurrezione che nei corpi porterà.
L’angelo (ribelle) nei corpi spengerà col fuoco.
Nei viventi sarà a rivivere dentro la forza.
Fiacco si porterà da dentro il superbo ed a finire lo porterà in posto chiuso: lo vomiterà dalla vita.”

Deut. 33,27 – “Dal seno l’angelo (ribelle) uscirà.
La maledizione sarà rovesciata dal sangue.
Si porterà dei morti nelle tombe la fine.
Colpito il cattivo, finirà il peccare del serpente che i viventi porta ad affliggere nei corpi.
Risorgeranno in vita le persone saranno rette.
Il nemico che a portare fu all’origine l’essere ribelli n’uscirà distrutto.”

Deut. 33,28 – “Recando la forza ardente della rettitudine tra lamenti brucerà nei corpi il maledetto che abita nei cuori nascondendosi dentro.
Per l’aiuto, battuto si vedrà chi opprime.
Spazzerà, rovesciando da dentro Dio.
Chi all’origine nei corpi scese per proteggersi nel giardino porterà alla fine con la forza che nei corpi porterà della risurrezione.
Per l’Unico il Verbo la devastazione sarà a recargli.
Sarà ad agire guarendo i corpi l’amore del Potente.”

Deut. 33,29 – “Tra beati, essendo retti, staranno con i risorti corpi.
Con Dio vivranno, erano ad anelarlo.
Porterà retti i popoli tra gli angeli Gesù.
Dentro col Signore vivranno nei giardini.
Con forti corpi ardenti, felici nell’assemblea le moltitudini in trionfo tra i retti condurrà.
Saranno per vigore simili all’Unigenito.
Ne saranno la sposa che porterà dall’Unico il Crocifisso.
Entrare si vedranno nel cuore a vivere.
Avrà portato la fine della morte l’aiuto nei corpi della rettitudine!”

DEUTERONOMIO 33 – Testo CEI
1 – Ed ecco la benedizione con la quale Mosè, uomo di Dio, benedisse gli Israeliti prima di morire.
2 – Egli disse: “Il Signore è venuto dal Sinai, è spuntato per loro dal Seir; è apparso dal monte Paran, è arrivato a Meriba di Kades, dal suo meridione fino alle pendici.
3 – Certo egli ama i popoli; tutti i suoi santi sono nelle tue mani, mentre essi, accampati ai tuoi piedi, ricevono le tue parole.
4 – Una legge ci ha ordinato Mosè; un’eredità è l’assemblea di Giacobbe.
5 – Vi fu un re in Iesurun, quando si radunarono i capi del popolo, tutte insieme le tribù d’Israele.
6 – Viva Ruben e non muoia, benché siano pochi i suoi uomini”.
7 – Questo disse per Giuda: “Ascolta, Signore, la voce di Giuda e riconducilo verso il suo popolo; la sua mano difenderà la sua causa e tu sarai l’aiuto contro i suoi avversari”.
8 – Per Levi disse: “Dá a Levi i tuoi Tummim e i tuoi Urim all’uomo a te fedele, che hai messo alla prova a Massa, per cui hai litigato presso le acque di Meriba;
9 – a lui che dice del padre e della madre:Io non li ho visti; che non riconosce i suoi fratelli e ignora i suoi figli. Essi osservarono la tua parola e custodiscono la tua alleanza;
10 – insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge a Israele; pongono l’incenso sotto le tue narici e un sacrificio sul tuo altare.
11 – Benedici, Signore, il suo valore e gradisci il lavoro delle sue mani; colpisci al fianco i suoi aggressori e i suoi nemici più non si rialzino”.
12 – Per Beniamino disse: “Prediletto del Signore, Beniamino, abita tranquillo presso di Lui; Egli lo protegge sempre e tra le sue braccia dimora”.
13 – Per Giuseppe disse: “Benedetta dal Signore la sua terra! Dalla rugiada abbia il meglio dei cieli, e dall’abisso disteso al di sotto;
14 – il meglio dei prodotti del sole e il meglio di ciò che germoglia ogni luna;
15 – la primizia dei monti antichi, il meglio dei colli eterni
16 – e il meglio della terra e di ciò che contiene. Il favore di Colui che abitava nel roveto venga sul capo di Giuseppe, sulla testa del principe tra i suoi fratelli!
17 – Come primogenito di toro, egli è d’aspetto maestoso e le sue corna sono di bufalo; con esse cozzerà contro i popoli, tutti insieme, sino ai confini della terra.
Tali sono le miriadi di Efraim e tali le migliaia di Manasse.”
18 – Per Zàbulon disse: “Gioisci, Zàbulon, ogni volta che parti, e tu, Issacar, nelle tue tende!
19 – Chiamano i popoli sulla montagna, dove offrono sacrifici legittimi, perché succhiano le ricchezze dei mari e i tesori nascosti nella sabbia”.
20 – Per Gad disse: “Benedetto chi stabilisce Gad al largo! Come una leonessa ha la sede; sbranò un braccio e anche un cranio;
21 – poi si scelse le primizie, perché là era la parte riservata a un capo. Venne alla testa del popolo eseguì la giustizia del Signore e i suoi decreti riguardo a Israele”.
22 – Per Dan disse: “Dan è un giovane leone che balza da Basan”.
23 – Per Neftali disse: “Neftali è sazio di favori e colmo delle benedizioni del Signore: il mare e il meridione sono sua proprietà”.
24 – Per Aser disse: “Benedetto tra i figli è Aser! Sia il favorito tra i suoi fratelli e tuffi il suo piede nell’olio.
25 – Di ferro e di rame siano i tuoi catenacci e quanto i tuoi giorni duri il tuo vigore.
26 – Nessuno è pari al Dio di Iesurun, che cavalca sui cieli per venirti in aiuto e sulle nubi nella sua maestà.
27 – Rifugio è il Dio dei tempi antichi e quaggiù lo sono le sue braccia eterne. Ha scacciato davanti a te il nemico e ha intimato: Distruggi!
28 – Israele abita tranquillo, la fonte di Giacobbe in luogo appartato, in terra di frumento e di mosto, dove il cielo stilla rugiada.
29 – Te beato, Israele! Chi è come te, popolo salvato dal Signore? Egli è lo scudo della tua difesa e la spada del tuo trionfo. I tuoi nemici vorranno adularti, ma tu calcherai il loro dorso”.

APPENDICE D – Decriptazione di Deuteronomio 34 – Morte di Mosè

Deut. 34,1 – “A portare sarà in alto i viventi risorti. Entreranno in seno le moltitudini nel Crocifisso, vive le porterà dal Padre. Da Dio rigenerati tra gli angeli ad abitare li porterà con i corpi da moglie del Verbo. Nei giri che scorrono entreranno dei beati. In alto al Volto inviati saranno. Li lancerà nell’assemblea e li porterà a stare alla vista. Dal mondo condurrà da Iahwèh la venuta sposa della terra. L’Unigenito Crocifisso uscirà, si rivelerà per l’Eterno, che agì per amore da inviato.”

Deut. 34,2 – “Per riportare l’originaria perfezione da inviato il Verbo nel Crocifisso la potenza sarà stato a recare e venne in terra il primo frutto tra i viventi che riportò in vita per l’energia della risurrezione. Nel mondo porterà la prima perfezione. Dalla terra, il Signore avendo aiutato uscì. L’Eterno nel mondo sarà stato un vivente, nel mondo ai fratelli nel corpo avrà portato l’energia.”

Deut. 34,3 – “Avrà portato a venire lo splendore dentro. A riportare riverrà così la rettitudine nei corpi dentro a riversarsi. Avranno visto del Crocifisso essere il corpo nella tomba portato dalla città fuori. Nel Crocifisso a vivere nel corpo stava la vita eterna che ne rialzerà in azione il corpo.”

Deut. 34,4 – “A portarsi risarà a ricominciare la vita nel corpo. Il Signore Dio si era portato in questi. Riverrà fuori dalla terra. Dell’Unigenito risorgerà il corpo, un angelo luminoso dentro al tempo sarà per la potenza del Padre nel corpo riuscito in vita. Potente sarà a rialzarsi dalla tomba; la voce saranno a risentire. Per la riversata dentro potenza delle origini vivrà in un corpo potente. Per colpire il male la rettitudine verrà ad inviare agli apostoli che usciranno per il mondo. Un corpo/popolo per l’Unigenito ci sarà, tutti saranno retti. Dentro una sorgente ci fu di rettitudine per portare ad illuminare i viventi del mondo; la potenza verrà dall’aldilà.”

Deut. 34,5 – “Si riporterà; saranno i morti risorti in vita, salvati per azione dentro d’aiuto del Signore. A casa dalla terra i viventi porterà al Padre; innalzati al volto saranno di Iahwèh.”

Deut. 34,6 – “Portati saranno dai sepolcri a rivenire. Si riporteranno in cammino a stare. Dai pozzi/prigione si rialzeranno vivi. Li riporterà dal Padre a vivere e nel cuore saranno del Crocifisso. In faccia, alla vista li porterà a saziarsi del Potente. Dell’Unico saranno alla conoscenza. Gli uomini verranno dai sepolcri portati nell’eternità ad entrare. Un giorno uscirà che questi usciranno!”

Deut. 34,7 – “Ed i viventi risorti entreranno da figli a vivere con l’Unigenito. Dal mondo li porterà nella ricchezza a stare. I viventi risorti tra gli angeli entreranno a vivere a casa del Crocifisso portati dal Potente. Nell’Unico retti entreranno tutti. Rientreranno nella sorgente da cui si portarono ed il Potente incontreranno nella pienezza del vigore.”
Deut. 34,8 – “E sarà stata dentro la rettitudine a portarli figli essendo retti per la divinità venuta nei viventi con la risurrezione, onde uscirà da dentro il nemico che li abita. Intergi li porterà dal Padre nel terzo dei giorno (della loro creazione, cioè nell’8°, il 3° dopo il 6°) che conducono di vita che portati furono ai confini a vivere; e dai giorni di pianto risaranno dal Padre, dal serpente salvati.”

Deut. 34,9 – “Li condurrà Gesù a casa dagli angeli, figli in pienezza per lo spirito di sapienza entrato. La rettitudine sarà stata dal foro della piaga nei viventi risorti entrata. Dall’Unico dal Crocifisso saranno aiutati a stare, ve li porterà. Li condurrà dall’Altissimo il Figlio che fu in Israele a portarsi. Gli saranno alla vista simili. Così tra i beati su li porterà dal mondo. Dal Signore verranno salvati.”

Deut. 34,10 – “Li porterà dal Potente Unico. Li verserà vivi tra gli angeli a casa ove saranno dell’Unico alla vista. Ve li condurrà per mano. Dentro saranno la luce a vedere del Potente anelata. Da risorti entreranno tra i beati. Saranno alla conoscenza portati di Iahwèh che in persona sarà stato in un vivente. Tra le migliaia di angeli saranno i viventi.”

Deut. 34,12 – “A portare dal Potente la sposa sarà per mano ad entrare nell’assemblea. Dai ceppi fuori avrà portato con potenza la sposa. Lo spavento delle origini uscirà dal cammino con l’essere impuro del serpente. La moglie compagna di risorti dal mondo avrà salvata dal serpente. Tra rovine, tra i lamenti il maligno bruciare si vedrà dal Potente.”

CONCLUSIONI
Le decriptazioni sono concordi nel presentare tutte profezie sulla venuta del Messia e sul dono agli uomini con la risurrezione della divinità.
Pur se tra loro sostanzialmente analoghe, sono ricche di differenziazioni legate alla necessità di modulare in modo diverso il testo esterno e sono ricche di considerazioni e di teologia.
Evidenziano tutte concordi una lotta da vincere tra forze opposte, il cui esito sarà a favore del bene.
L’uomo grazie ad un amore puro sarà liberato dalla schiavitù legata agli istinti bestiali che lo tengono ancora legato.
Tutte sono pure concordi nel considerare l’evento della croce nell’ambito dei fatti connessi al Messia.

LE BENEDIZIONI DI GIACOBBE E DI MOSÈultima modifica: 2018-06-26T14:49:00+02:00da mikeplato
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