MALVAGI SALVATI DAI FRATELLI

di Alessandro Conti Puorger

CARENZA DI GIUSTIZIA
Nel rotolo della Torah, con cui inizia la Bibbia cristiana e la Tenak ebraica, i primi capitoli del libro della Genesi, vale a dire il “midrash” della creazione, sono un’ispirata rivisitazione a modo di sintetica cronistoria allegorica degli atti fondativi, con aspetti di profezia, che intende illuminare sul rapporto di Dio con l’umanità ed interpretare, così, le motivazioni che hanno mosso le prime importanti vicende umane, quelle cioè che sono state le premesse della situazione esistenziale che hanno condizionato poi la vita dell’umanità.
Seguendo quel racconto, peraltro, il “Gan Eden”, o paradiso terrestre, altro non era se non la scuola in cui Dio intendeva istruire in modo protetto l’uomo per portarlo alla vita adulta di figlio pienamente partecipe del dono della divinità e della piena libertà.
Per poter esercitare in modo pieno e cosciente il dono della libertà era, infatti, necessario che l’uomo, nato senza il proprio volere, come d’altronde il figlio di una qualsiasi famiglia terrena, potesse scegliere nel caso specifico se voler esistere o semplicemente vivere.
La scelta era fondamentale, tra luce, Dio, e le tenebre, la mancanza di Dio!
Così perlomeno sintetizza la questione il prologo di Giovanni (1,4s) che si rifà al capitolo 1° del libro della Genesi: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.
L’uomo, formato da Dio, doveva sì ricevere un insegnamento, ma all’inizio doveva sottostare solo a regole semplici ed una era basilare: obbedire al maestro.
Per poter effettuare una scelta con criterio, infatti, occorre conoscere bene i vari aspetti del problema.
Occorreva una scuola per conoscerli.
La lettera agli Ebrei comprova che l’apprendimento della Torah, perché questa poi in fin dei conti si trattava di fare propria, in effetti, era un’iniziazione ed avveniva e doveva avvenire, per gradi: “Infatti voi, che a motivo del tempo trascorso dovreste essere maestri, avete ancora bisogno che qualcuno v’insegni i primi elementi delle parole di Dio e siete diventati bisognosi di latte e non di cibo solido.” (Ebrei 5,12)

L’uomo perciò che doveva mangiare dell’albero “della conoscenza del bene e del male”, che fu piantato nel giardino fu così però avvertito di non mangiarne.
Non poteva, infatti, ancora digiuno com’era d’ogni esperienza, mangiarne avrebbe potuto anche morirne… il che puntualmente accadde.
Era l’uomo semplicemente un figlio che deve apprendere.
San Paolo nella lettera ai Galati presenta questo esempio: “…per tutto il tempo che l’erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto; ma dipende da tutori e amministratori, fino al termine stabilito dal padre.” (Galati 4,1s)
È evidente che se l’albero era stato volutamente piantato nel giardino era perché prima o poi sarebbe tornato utile, ma al momento opportuno, sotto lo sguardo vigile, il permesso e l’istruzione del Signore, quando l’uomo fosse in grado di digerire quel cibo.
Quella del succo della Torah, infatti, era la materia base del corso d’istruzione, da acquisire col continuo insegnamento dell’istruttore, del Signore stesso, che si faceva presente nel giardino nella veste di pedagogo.
Aveva detto di non mangiarne, ossia l’uomo non doveva mangiare da solo di quel albero, finché evidentemente non gli sarebbe stato consentito.
A mangiarne però fu portato condizionato da un altro istruttore, uno spirito malvagio e ribelle che furtivamente, camuffandosi da serpente, s’era introdotto nel giardino e così l’uomo ricevette una conoscenza artefatta.

Quel “midrash” ci dice anche che, allora, dallo stare al cospetto di Dio nel paradiso terrestre, l’umanità s’è trovata in esilio in un mondo in cui Dio pare essersi eclissato.
Dio ha così rispettato il volere espresso dall’uomo e dalla donna, la coppia dei nostri primi progenitori, in cui fu inserito il dubbio che Dio non volesse che vivessero per sempre.
Dio perciò sa bene che all’origine ci fu un evento che, invero, impedì all’umanità una scelta in piena coscienza.
Un serpente, personificazione di uno spirito avverso, intervenne e interpretò la conoscenza deducibile da tale albero, di cui l’unico istruttore giusto ed imparziale voleva restare solo Dio.
Di fatto quella che mangiò la prima coppia non fu altro che una conoscenza fallace, indi tutto il prosieguo non fu una scelta libera, ma condizionata.
Dio perciò vide che l’uomo era stato abbindolato, perché ostaggio di uno spirito avversario che era entrato in lui come il verme con l’atto del mangiare.
Occorreva un intervento risolutivo che però fosse solo benefico per l’uomo senza cioè che l’uomo ne subisse conseguenze.
Occorreva comunque che finisse l’errore, ma… non si poteva buttare il bambino con l’acqua sporca.
Occorreva perciò una morte e una rinascita.
La morte causata dal fuoco dell’energia divina avrebbe ucciso il parassita, ma avrebbe ridato la vita all’essere umano delle origini.
La conoscenza, che poteva portare poi alla scelta del bene e che si sarebbe potuta perpetrare in modo indolore con una graduale ed attenta iniziazione partendo dal bene e mostrando cosa provoca l’assenza di questo, è avvenuta, così, invertendo i tempi e l’uomo ha appreso prima il male.
Ora, deve passare al bene… si deve convertire.
È vero che nell’uomo c’è l’originaria scintilla di Dio che è bene assoluto, quindi c’è la possibilità che stando nella sofferenza cerchi comunque il bene.
C’è però un pericolo, che da schiavo e prigioniero del maligno diventi suo collaborazionista ed imiti in modo pieno il prototipo del malvagio che lo schiavizza, come un dei “kapos” dei “lager”.
In tal caso anche lui, l’uomo, diviene un vero malvagio e un percorso di redenzione fa presa con piò difficoltà.
Solo Dio è in grado del giudizio definitivo, di soppesare giustizia e misericordia, e di valutare se v’è ancora del salvabile nell’uomo o se ormai è possesso pieno ed irrecuperabile dell’avversario.

Dio perciò, per il rispetto della libertà che voleva garantire, evitò d’interloquire con chi non lo voleva piò sentire, “eccelso è il Signore e guarda verso l’umile, ma al superbo volge lo sguardo da lontano.” (Salmo 138,6)
Il superbo è colui che vuole essere come Dio e viene guardato da lontano in attesa che si converta come nella parabola detta “del figliol prodigo”: “Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.” (Luca 15,20)
L’umile invece è chi sta nel giusto; prende cioè atto d’essere una creatura.
Di fatto, così, in linea con quanto in quel versetto, Dio intrattenne rapporti con alcuni “giusti”, in genere con i primogeniti della discendenza di Adamo che lo invocavano ed, in particolare, come vedremo, con Enoch e poi con Noè.

Nel frattempo, poiché “quando manca il gatto i topi ballano”, il demonio con i suoi angeli, i topi dell’allegoria, ha portato avanti il proprio gioco fino a prodursi con l’ultimo macabro ballo che porta a tutti la morte.
Ora, il concetto di gatto, sintetizza ed implica tante qualità che lo caratterizzano.
È furbo, scattante, veloce, attento, sornione, ma sarebbe riduttivo dire che il gatto è una di queste qualità, ma è una particolare sintesi di tutte.
Del pari, l’eclisse di Dio, mi si scusi il parallelo, è mancanza di tutto ciò che lo contraddistingue, rettitudine, giustizia, pace, verità, misericordia, amore, vita vera, sapienza, eternità, ecc… e per di piò ciascuna in pienezza.
L’eclissarsi di Dio, perciò, fa sì che nel mondo ci sia un’eclisse di tutte quelle qualità tanto più che quelle umane sono solo pallide espressioni, spesso illusorie.
Ecco che mentre stavo in questi ragionamenti m’ha colpito, per la sua linearità e verità, questo pensiero attribuito a Don Oreste Benzi: “Quando il mondo non agisce secondo giustizia, chi ha la capacità di fare qualcosa, ha la responsabilità di farlo.
Se il mondo agisse con giustizia vi sarebbe anche la pace!
Nel mondo però è palese che ciò non esiste.
Giustizia è pace, infatti, non sono di questo mondo, vengono da Dio.
La situazione della pace nel mondo così risulta è un termometro che misura la fede in Dio degli uomini.
Sul Signore IHWH dice, infatti, il Salmo 85: “La sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra. Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.” (Salmo 85,10-12)
Cioè, la giustizia può venire solo dal cielo e quando comincia ad apparire è segno di “salvezza”.
E la “sua salvezza ” è il “suo Gesù”; Gesù è il Signore.
Quel pensiero di Don Benzi ha quindi senso, solo perché oggi ci può essere chi ha la capacità di fare qualcosa.
Lo è chi consciamente vive nel periodo nuovo istaurato dall’avvento del Messia figlio di Dio, ma nato da donna, in cui chi ha ricevuto l’annuncio della salvezza può, grazie allo Spirito Santo, aver ricevuto il germe dei doni della divinità, quindi, anche la capacita di perseguire la giustizia avendone conosciuto l’autore e divenire così “operatore di pace”, ma sono ancora pochi: “Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!” (Matteo 9,38)
Giustizia e pace sono perciò doni messianici, peculiarità di un Regno che è in fase di attuazione, sta venendo nel mondo, quello del Figlio dell’Altissimo, che ha iniziato la sua irruzione con le vicende di Gesù di Nazaret che ha aperto il tempo della vittoria sulla morte e della risurrezione finale.
Il libro della Genesi lo prefigurò presentando l’enigmatico Melchisedek che “…offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo.” (Genesi 14,18)
La lettera agli Ebrei presenta proprio tale figura come profezia sul Figlio di Dio: “Melchìsedek, infatti, re di Salem, sacerdote del Dio Altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dalla sconfitta dei re e lo benedisse; a lui Abramo diede la decima di ogni cosa; anzitutto il suo nome tradotto significa re di giustizia; è inoltre anche re di Salem, cioè re di pace. Egli è senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio e rimane sacerdote in eterno.” (Ebrei 7,1-3)
Gesù, infatti, disse al procuratore romano Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo.” (Giovanni 18,36)

Perché giustizia e la pace non sono presenti nelle creature create da Dio e quindi ne pare carente questo mondo?
Cosa è accaduto?
Il libro della Sapienza sintetizza che tutti gli uomini sono peccatori e malvagi, perché “Abbiamo deviato dal cammino della verità; la luce della giustizia non è brillata per noi, né mai per noi si è alzato il sole. Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione; abbiamo percorso deserti impraticabili, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore.” (Sapienza 5,6s)
Questo pensiero porta a considerare che nemmeno nel giorno in cui fu formato, quando stava ancora faccia a faccia con Dio, l’uomo non s’era reso conto che brillava per lui il sole di giustizia, che è eterno come il creatore.
Anzi l’uomo fu spinto subdolamente a credere che Dio stesso fosse ingiusto quando il serpente disse alla Donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. (Genesi 3,4s)
Lo ritenne geloso della propria divinità e l’uomo fece il sacramento di mangiare ciò che gli era stato proibito.
Quel giorno sorto per essere eterno per il rifiuto della giustizia, infatti, declinò.
Quella, infatti, che sarebbe potuto essere la Domenica eterna senza tempo, quando la giustizia avrebbe potuto brillare e convivere per sempre con l’uomo, divenne solo il sesto giorno della creazione che fu mutato nell’inizio del tempo della decadenza, perché l’uomo, creato col dono della libertà, fu subito ingannato e divenne preda di un parassita che scelse l’esistenza dell’uomo per proseguire a suo discapito la propria vita di disobbedienza verso Dio. (Vedi: “La durata della Creazione“)

Era accaduto, dice la tradizione, che un angelo era divenuto ribelle.
Non sopportava d’essere secondo, già scacciato dall’assemblea divina, aveva trovato degli accumulatori di vita, gli uomini, carichi dell’energia di Dio, da cui succhiare ciò che ormai a lui era negato. (Vedi: “Tempo-eternità“)
Questo angelo ribelle, nella sua malvagità aveva però considerato che certamente Dio, giustizia infinita, non avrebbe spento l’uomo che, di fatto, era solo succube di quella situazione.
Dio, però, era rimasto saldo nel proprio intento di preparare un giorno nuovo, l’8° giorno, la Domenica eterna che era stata bloccata all’origine: “…secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia.” (2Pietro 2,13)
Il profeta Malachia, nell’ultimo capitolo del suo libro riguardante il giorno finale, scrive: “Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia con raggi benefici e voi uscirete saltellanti come vitelli di stalla. Calpesterete gli empi ridotti in cenere sotto le piante dei vostri piedi nel giorno che io preparo, dice il Signore degli eserciti. Tenete a mente la legge del mio servo Mosè, al quale ordinai sull’Oreb, statuti e norme per tutto Israele. Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio.” (Malachia 3,20-24)
Ciò, in sintonia con il Benedictus che proclamò Zaccaria padre del Battista anche lui in attesa di questo sole di giustizia: “…E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati, grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace”. (Luca 1,76-79)
Dio, infatti, nel suo disegno d’amore ha previsto che, comunque, la storia dell’ingannatore ribelle abbia un termine.

Questo è il senso, il perché della creazione della dimensione tempo.
Fu questo atto d’estrema misericordia nei riguardi dell’uomo, affinché se avesse errato la scelta per mancanza di piena conoscenza avesse poi un tempo per redimersi e non rimanere schiavo in eterno.
È quello della creazione del tempo dopo il peccato, infatti, atto di magnanimità che comporta la fine del mondo, con cui verrà sancito il termine di quella dimensione provvisoria e la fine del male.
“Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi così, quali non dovete essere voi, nella santità della condotta e nella pietà, attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno! E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, cercate d’essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza…” (2Pietro 3,11-15)

Il commento del Signore nel libro della Genesi al momento della decisione del diluvio fu il seguente: “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre.” (Genesi 6,5)
Il cuore, in ebraico “leb” , non è solo l’organo fisico che pompa il sangue, ma la sede del sentire, del pensare, del volere, perciò è casa del senno e dell’intelligenza.
Secondo la gimatria ha il valore di 32 = (2 = ) + (30 = ), vale a dire proprio quanti sono i sentieri della sapienza divina, le 10 “sefirot” corrispondenti ai 10 numerali + i 22 segni delle lettere dell’alfabeto ebraico.
Il cuore d’ogni uomo dovrebbe, perciò, essere anche la casa della Torah, perché in essa vi è tutta la Sapienza divina rivelata all’uomo in attesa del Messia che appunto completerà la rivelazione stessa con la sua vita.
Nel Talmud tra le “massime dei padri”, i Pirkei Avot, della Torah è scritto: “Girala e rigirala ché tutto è in essa“.
Accade, peraltro, che la prima lettera della Torah è la “Beit” di Bereshit, con cui inizia il libro della Genesi, e l’ultima è la “Lamed” di “Israel”, ultima lettera con cui chiude il capitolo 34 del libro del Deuteronomio.
Sono queste proprio le due lettere che formano la parola ebraica cuore, il che sta a ribadire che tutta questa Torah deve stare sempre nel cuore dell’uomo.
Il serpente che fece mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male in pratica aveva messo il proprio verme nel cuore della prima coppia.
Vi era entrato un tarlo che svuotò il cuore dell’uomo della Torah, quindi anche dell’attesa del Messia.
Ecco che restò solo l’esterno, come un baccello svuotato, il “leb” che divenne “del serpente la casa ” luogo di “Vanità delle vanità , dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità.” (Qoelet 1,2)
Guarda caso che appena dopo la cacciata dal paradiso terrestre del capitolo 3 della Genesi, il capitolo 4 così inizia: “Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino … Poi partorì ancora suo fratello Abele …” (Genesi 4,1s)
Quei due nomi già da soli sono in grado di raccontarci una storia:

  • Caino “a versarsi fu l’angelo (ribelle)” e “riversò l’opprimere ()“.
  • Abele “nel mondo abitò il serpente ” ed ecco che fu “dal mondo negato ” e s’instaurò un “mondo negativo “.

Caino fu concepito e partorito e dopo fu partorito Abele; erano gemelli.
In loro si sviluppò il primo attacco evidente del male col risultato che la morte entrò nel mondo.
Il libro della Sapienza sottolinea “Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo…” (Sapienza 2,23-24)
Caino fu il primo uomo che ne uccise un altro; così il fratello uccise il fratello.
La prima volta che la parola fratello entra nella Bibbia è così in occasione di un fratricidio, che rimase senza perdono, perché il fratello che poteva perdonare era morto, ma “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (Genesi 4,10), cosa chiedeva: giustizia.
Si dovrà attendere che un fratello, ucciso dai fratelli, li perdoni!
Ciò ci riferisce la Bibbia avvenne, dapprima come in profezia con Giuseppe che fu venduto schiavo dai fratelli e li perdonò, e poi in croce da parte di Gesù.
Gesù nostro fratello, crocifisso ed ucciso dai fratelli, pur in croce tra le sofferenze ebbe a dire “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. (Luca 23,34)
Lo stesso Gesù ebbe anche a dire “voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio.” (Giovanni 8,44) con che, tra l’altro, conferma che chi ispirò Caino, fu proprio il diavolo che si può considerare il padre spirituale di Caino stesso.
Il demonio s’era messo a prolificare figli che avessero il proprio spirito nel mondo per provocare una discendenza di malvagi.
Aveva previsto il Signore le due stirpi.
Nel maledire il serpente Dio, infatti, ebbe a dire: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. (Genesi 3,15)

Bastarono sette generazioni e Dio constatò che questa prolificazione era stata completa.
L’oppressione era totalizzante e commentò: “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.” (Genesi 6,5)
Questo versetto in ebraico è così concepito:




Da quelle lettere, con le regole e i significati di decriptazione inseriti in “Parlano le lettere” si ricava questo intimo pensiero che costata la piena invasione nei cuori degli uomini da parte della malvagità, la “raa’t” , cioè “il male li aveva segnati “.

“Ed il timore del Signore con la rettitudine fu dai corpi da dentro ad uscire per il cattivo completamente entrato nell’uomo . Dentro la terra portò il maligno la tribolazione (). Le macchinazioni nei cuori portò . Nei corpi versò il male . In tutti nel mondo fu a portarsi a vivere .”

Ecco che il Signore cambia strategia, è il momento d’inondare il mondo di grazia e decide il diluvio… evento tutto spirituale!

“E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.” (Genesi 6,6)




Con gli stessi criteri, da queste lettere ebraiche s’ottiene il seguente pensiero:

“Ma fu a sentire compassione il Signore . La rettitudine per spazzarlo () bruciandolo dal mondo venne in un uomo . Dentro la terra portò la forza per finire l’idolo . Dio dal serpente a casa si portò .”

Quel pentirsi , che non è da Dio, in effetti nasconde l’idea di “sentire compassione”, e così dovrebbe tradursi.
Era l’idea che Dio aveva nella mente quando scelse Enoch .
Nelle prime due lettere di quel nome balenò la parola grazia e Dio la concretò con “Noach” cioè Noè il “condottiero” della divina compassione ossia e così ci fu “Noè , il vivente ” su cui esercitarla.
Nel contempo la compassione prefigura profeticamente che torna a noi come grazia, infatti, lette le lettere di da sinistra a destra è profezia che per i “viventi la grazia ( = )”.

La grazia comporta l’incarnazione, la soluzione finale, cioè finire il male con la divinità; eliminare cioè le tenebre con la luce totale.
Questo, infatti, fu il saluto dell’angelo Gabriele alla vergine Maria “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te“. (Luca 1,28)
Dio aveva preparato tale evento sin dalle origini attraverso quei due uomini Enoch e Noè, come ho già accennato e come del resto ricorda il libro della Sapienza.

Enoch piacque al Signore e fu rapito,
esempio istruttivo per tutte le generazioni.
Noè fu trovato perfetto e giusto,
al tempo dell’ira fu riconciliazione;
per suo mezzo un resto sopravvisse sulla terra,
quando avvenne il diluvio.
Alleanze eterne furono stabilite con lui,
perché non fosse distrutto ogni vivente con il diluvio.” (Sapienza 44,16-18)

Il diluvio fu sì un evento distruttore.
Distrusse però solo la maledizione sulla discendenza di Caino, altro o altri non furono distrutti e nessuno vi perì.
(Vedi: “Cosa nasconde il racconto di Noè e del Diluvio?“)

Fu, di fatto, un evento spirituale che rimase tra Lui, Dio stesso, e la generazione dei salvati, nel senso che questi erano ormai coscienti che non v’era nessuna maledizione che separava Dio dagli uomini.
Nel contempo fu un avviso: “Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina.” (Salmo 1,6)
Subito dopo l’evento distruttore detto del “mabbul maiim” , il “diluvio”, in Genesi 8,21 c’è, infatti, il commento: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.”
Tra prima e dopo il diluvio sembra così che nulla sia cambiato; malvagi prima e malvagi dopo.
Accade, però, che c’è una parte, che poi è il resto di tutti i viventi saliti nell’arca, che trova grazia come risulta da: “Il Signore disse: Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti. Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio.” (Genesi 6,7-9)
La conclusione che se ne può trarre è che il nostro mondo si regge e si conserva perché vi sono dei “giusti ed integri”, un insieme di fratelli, che “camminano con Dio”, onde la decisione che poteva comportare una distruzione totale viene cambiata.
C’era stata, infatti, un’avvisaglia che uomini del genere c’erano.
Il 7° nella genealogia dei primogeniti di Adamo, il famoso “…Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso.” (Genesi 5,24) fu esonerato dalla fine comune nel sepolcro.
Aveva la sua esistenza fatto spostare nel tempo la decisione della distruzione dell’umanità e contribuì a modificare questa in una pioggia di Spirito Santo, vale a dire di grazia, definito “diluvio” “mabbul maiim” “per i viventi frutto di vita saranno le acque “, anticipo di perdono tramite il battesimo, ma anche “in un vivente ad abitare si porterà la potente vita , vi starà il Vivente “.
Considerato che ogni atto del Signore è sintesi perfetta di giustizia e misericordia, evidentemente l’autore materiale di quella Sacra Scrittura che è il primo libro della Torah, ci vuol dire che queste, giustizia e misericordia, col diluvio sono state compiute.
Proviamo a sciogliere l’arcano.
È da ricordare che dopo il peccato di Adamo ed Eva, di cui al capitolo 3 della Genesi, di fatto, solo il serpente ne uscì “maledetto”: “Allora il Signore Dio disse al serpente: Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.” (Genesi 3,14)
L’uomo non venne maledetto, ma fu maledetto solo il suolo “maledetto sia il suolo per causa tua!” (Genesi 3,17b)
Abele ebbe a credere a quella maledizione e Caino no, come s’evince da questa annotazione di Genesi 4,2: “Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.”
Dopo l’omicidio d’Abele, ucciso dal fratello Caino, la maledizione però passò anche ad un uomo, infatti: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano.” (Genesi 4,10-11)
C’era un evento che chiedeva vendetta e che non era stato punito.
Dio aveva posto un segno su Caino, perché gli uomini evitassero di non compiere vendetta: “…il Signore gli disse: Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte! Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.” (Genesi 4,15)
(Vedi: “I primi vagiti delle lettere ebraiche nella Bibbia“)
Riprendendo questo pensiero, nella lettera ai Romani San Paolo esorta: “Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore.” (Romani 12,19)
Nella Torah (Deuteronomio 32,35) Dio, infatti, aveva detto “Mia sarà la vendetta e il castigo.”
Ecco che, tra l’altro, nel mio articolo “Visione su Abele, il pastore gradito al Signore” dicevo “non può certo considerarsi una combinazione che l’elenco della genealogia di Caino presenti nel complesso 7 livelli di discendenza (da Genesi 4):

  • Caino;
  • Enoch;
  • Irad;
  • Mecuiaèl;
  • Metusael;
  • lamech,
  • Iabal, Iubal e Tubalkain.

Non arriva cioè alla pienezza, figura d’eternità, del numero 8.
Se però si va alla discendenza di Set, il figlio nato dalla prima coppia dopo la morte di Abele e la cacciata di Caino, il capitolo 5 della Genesi ci informa che all’ottavo posto dei primogeniti si trova Noè:

  • Set;
  • Enos;
  • Kenan;
  • Maalalèel;
  • Iared;
  • Enoch;
  • Matusalemme;
  • Lamech;
  • Noè.

Evidentemente era arrivato il momento del giudizio sulla precedente generazione di malvagi secondo Genesi 6,5 e iniziava il perdono per il resto dell’umanità schiavizzata dal male Genesi 8,21.
Quindi il diluvio è avviso di giudizio finale, profetica attesta di punizione dei malvagi e di premio per i giusti, ma anche di chiamata a conversione per tutti, invito a salire su un’arca di salvezza.

Un particolare, quel commento di Dio dopo il diluvio: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto” in effetti dice “non colpirò più tutti i viventi come ho fatto”, però non esclude che vi possano essere catastrofi locali, infatti, accadrà che: “…gli uomini di Sòdoma erano malvagi e peccavano molto contro il Signore” (Genesi 13,13) e si verificò la distruzione e l’inabissamento di località del Mar Morto.

LE 7 GENERAZIONI DI CAINO
Le 7 generazioni di Caino sono succintamente elencate e descritte in 8 versetti del capitolo 4 del libro della Genesi.
Tutti i discendenti di Caino in linea teorica annegarono nel diluvio universale.
Con ciò il testo fa intravedere, che Dio farà perire tutti i demoni che opprimono l’uomo e li renderà così uomini nuovi.
Lo confermerà poi con la morte degli abitanti delle città della valle del Mar Morto, tra cui quelli di Sodoma e Gomorra, e poi con l’affogamento nel Mar delle Canne degli egiziani che inseguivano gli Israeliti.

“Ora Caino conobbe sua moglie, che concepì e partorì Enoc; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoc, dal nome del figlio.
A Enoc nacque Irad;
Irad generò Mecuiaèl e
Mecuiaèl generò Metusaèl e
Metusaèl generò Lamec.
Lamec si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Silla. Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. Silla a sua volta partorì Tubal-Kain, il fabbro, padre di quanti lavorano il bronzo e il ferro. La sorella di Tubal-Kain fu Naamà. Lamec disse alle mogli: Ada e Silla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire. Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette.” (Genesi 4,17-24)

Poche sono le notizie, ma i nomi in ebraico sono tutto un programma, vediamoli!

Enoch
Il nome che diede Caino al primo figlio, Enoch , è lo stesso di quello che sarà del bisnonno di Noè, che trovò grazia davanti a Dio.
In effetti Caino, dopo l’uccisione di Abele, aveva detto al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono” (Genesi 4,13), quindi, ritenne di non potere avere grazia ed allora che senso ha dare quel nome Enoch in cui appare la parola “chen” grazia.
Commenta Rav Hirsh su Caino che “divenne costruttore di una città, che chiamò Enoc, dal nome del figlio”: “Caino respinto dalla terra, da Dio e dagli uomini venne lasciato solo con la sua intelligenza e le sue doti che impiegò per costruire città”.
Le lettere sono, infatti, anche il radicale ebraico del verbo “accamparsi, tendere i padiglioni” ed ecco che nel suo esilio finalmente Caino s’accampa, e chiamò il luogo e il figlio con lo stesso nome Enoch.
Di fatto però qui quelle lettere ci suggeriscono che fu “prigioniero , dell’angelo ribelle che gli portò via ogni residuo di rettitudine .”

Irad
Questo è il nipote di Caino, quindi, da questi “si vede discendere “.
Quelle lettere però si possono così dividere () + , cioè “tra le rovine signoreggia ().”
Ossia si ritiene padrone di una città… la città del nulla.
Altro pensiero è legato ad un significato di come “angoscia, spavento”, onde “nell’angoscia impedito “.

Mecuiaèl e Machiiael
Nello stesso versetto Genesi 4,18 per quel nome nel testo ebraico si trovano quei due modi.
Cosa ci si può attendere ormai dalla generazione di Caino?
Nello svilupparsi di una generazioni che vive isolata dagli altri e mai una parola diversa può entrare, sempre più ha potere il maligno.
In questo senso anche il nome di questo bisnipote di Caino è rivelatore del progressivo ed invasivo disagio.
Ecco che in quel primo modo di presentarsi del nome si può intravedere che ormai “nelle midolla portatosi s’è il maledetto ()“.
Nel secondo modo si legge che in questo “vivente vive l’esistenza il maledetto ()“.

Metusaèl
Ormai siamo al massimo dell’invasione da parte del serpente.
Diventa la generazione di Caino strumento per invadere il mondo da parte del male.
Sono ormai gli uomini a pieno cooptati per fare il male nel mondo.
Quel nome può, infatti, interpretarsi come “agli uomini si porta la distruzione ( = ) del serpente “.

Lamec
In effetti sarebbe “Loemoek”.
Ha lo stesso nome del padre di Noè, ma è tutto di un’altra pasta.
Il padre di Noè morì di morte naturale quattro anni prima del diluvio.
Con questo altro Lamech della discendenza di Caino ormai il serpente impera, entra addirittura nell’iniziale del nome , nome che si può leggere, “del serpente piaga ()“.
Questo Lamec è il primo uomo di cui la Bibbia segnala che ebbe due mogli, Ada “A’dah” e Silla “Sillah” , che assieme in senso negativo c’informano che “una congregazione/una turba scende del serpente nel mondo “.
Viene così sottolineata un’usanza, di avere più mogli, addirittura antidiluviana, che come si comprende l’autore del testo non condivide, tanto è vero che questa usanza l’attribuisce alla discendenza di Caino.
Questo Lamec poi è considerato il capostipiti degli assassini.
Tra l’altro, un midrash ebraico tende a spiegare il versetto con cui dice alle mogli di cantare che a lui spetta di essere vendicato 77 volte se a Caino spetta 7 vendette proprio perché Lamech avrebbe ucciso con una freccia addirittura il suo antenato Caino.
La sintesi è che Caino fu pagato con la sua stessa moneta durante la settima generazione a partire da Adamo e s’attuò il proverbio “Chi semina vento raccoglie tempesta”.

Lamec dalla prima moglie ebbe due maschi:

  • Iabal padre di chi abita nelle tende e pascola il bestiame, infatti, il nome porta il radicale di condurre, recare, sottinteso il bestiame;
  • Iubal che ha le lettere di montone o di corno di montone, di tromba, quindi, padre dei suonatori di arpa e di flauto.

Dalla seconda moglie ebbe un maschio “Tubal Qain” un fabbro, quindi un costruttori di armi e una femmina Naama “Naa’mah” , “la gradevole”, “la bella”, “l’amata” la cui notazione a molti ha fatto intuire che fosse la capostipite di chi esercita “l mestiere più antico del mondo”.
Le lettere del nome “Naa’mah” ci dicono anche che così “l’angelo (ribelle) tra i popoli entrò “, come risultato di quel mercato.
Rashi in Bereshit Rabbà 23,3 ipotizza addirittura che Naama divenisse poi la moglie di Noè.

Nel testo “Legends of the Jews” (1909) di Rabbi Louis Ginzberg un talmudista di spicco del giudaismo conservatore del XX secolo (1873-1953) si trova questo interessante brano su “La discendenza di Caino” in cui vi è tra l’altro un’altra interpretazione sugli eventi di Lamech e Caino.

“Caino sapeva fin troppo bene che per la colpevolezza del sangue versato sarebbe stato visitato nella settima generazione. Così Dio aveva decretato contro di lui. Cercò, quindi, di immortalare il proprio nome con monumenti, e fu costruttore di città. La prima la chiamò Enoch, dopo la nascita del figlio Enoch, tempo in cui cominciò a godere di una misura di riposo e di pace. Inoltre fondò altre sei città. Questo edificare città fu un atto senza Dio, le circondò con un muro, costringendo la famiglia a rimanere all’interno. Tutte le sue altre azioni ugualmente erano empie. Il timore del castigo di Dio non produsse effetto. Peccava per garantire il proprio piacere, anche se il prossimo ne subiva pregiudizio. Ha incrementato le sostanze della sua casa con rapine e violenza; ha eccitato i conoscenti per procurarsi piaceri e di bottino di rapina. Divenne un leader d’uomini malvagi. Introdusse un cambiamento nei modi semplici in cui gli uomini avevano vissuto, e fu l’inventore di misure e pesi. Gli uomini, che vivevano innocentemente e con generosità non sapendo nulla di queste arti, cambiarono in astuzia. Simile a Caino è stata la sua discendenza, empia e senza Dio che perciò decise di distruggerli. La fine di Caino lo raggiunse nella settima generazione d’uomini, inflittagli per mano del pronipote Lamech. Questo Lamech non vedeva bene e quando andava a caccia, era guidata dal suo giovane figlio, che avvertiva il padre della preda, e Lamech scoccava la freccia dal suo arco. Una volta, andati a caccia il ragazzo distinse un animale cornuto in lontananza e fece scoccare a Lamech la freccia. C’entrò l’obiettivo e la preda cadde a terra, ma arrivati vicino il ragazzo esclamò: Padre hai ucciso qualcosa che assomiglia ad un essere umano, ma ha un corno sulla fronte! Lamech capì subito quello che era successo, aveva ucciso il suo antenato Caino, che era stato segnato da Dio con un corno. Nella disperazione si battè le mani insieme, inavvertitamente ucciso suo figlio che a lui li stringeva. Sventura ancora seguirono sventura. La terra aprì la sua bocca e inghiottì quattro generazioni nate da Caino – Enoch, Irad, Mehujael, e Methushael. Lamech, cieco come era, non poteva andare a casa, rimase a fianco del cadavere di Caino e di suo figlio. Verso sera, le sue mogli, in cerca di lui, che si trova lì. Quando hanno sentito quello che aveva fatto, volevano separarsi da lui, tanto più in quanto sapevano che chi discendeva da Caino era destinato alla distruzione. Ma Lamech affermato: Se Caino, che ha commesso un omicidio di premeditazione, è stato punito solo in settima generazione, allora io, che non aveva alcuna intenzione di uccidere un essere umano, può sperare che la retribuzione sarà scongiurato per settanta e sette generazioni. Con le sue mogli, Lamech riparato ad Adamo, che ha sentito entrambe le parti, e ha deciso il caso a favore di Lamech. La corrurruzione dei tempi, e soprattutto la depravazione dei discendenti di Caino, si manifesta nel fatto che Lamech, così come tutti gli uomini della generazione del diluvio, sposò due mogli, una per allevare i figli, l’altra per il piacere le della carne rendendole sterili in modo artificiale. Gli uomini del tempo erano intenti al piacere più che di generare, e davano amore e attenzione a donne sterili, mentre le altre passavano le giornate come le vedove, senza gioia e nella tristezza. Le due mogli di Lamec, Ada e Zilla, diedero ciascuna due figli, Adah due figli, Jabal, Jubal, e Zilla un figlio, Tubal-Cain, e una figlia, Naama. Jabal fu il primo tra gli uomini di erigere templi agli idoli, e Jubal ha inventato la musica cantata e suonata in esso. Tubal-Cain fu giustamente chiamato, per ha completato l’opera del suo antenato Caino. Omicidio commisse Caino e Tubal-Cain, questi fu il primo che ha saputo affinare ferro e rame per gli strumenti utilizzati in guerre e combattimenti. Naamah, “la bella”, ha ottenuto il suo nome dal suono dolce, che trasse dal suo cembali, quando ha chiamato i fedeli a rendere omaggio agli idoli.”

Nell’articolo “Visione su Abele, il pastore gradito al Signore” ho riportato l’intero capitolo 4 del libro della Genesi decriptato con riferimento al Messia.

I DISCENDENTI DI ESAÙ
Circa 500 anni dopo il diluvio due gemelli, Esaù e Giacobbe, nascono dal matrimonio di Isacco con Rebecca.
Isacco è il figlio della promessa di Abram e Sarai a cui Dio aveva cambiato il nome in Abramo e Sara.
Questa da giovane era stata sempre sterile e quando nacque Isacco i due sposi erano in età avanzata.
Di questi fratelli che hanno rischiato di ripetere la storia di Caino e Abele, mi sono interessato nel paragrafo “Esaù e Giacobbe – Genesi capitolo 25” dell’articolo “Vino nella Bibbia: causa d’incesti e segno del Messia“.
Com’è noto la questione del litigio che sconvolse il loro rapporto fraterno fu la questione del diritto della primogenitura con la benedizione che l’accompagnava.
Queste, primogenitura e benedizione, con le promesse fatte dal Signore ad Abramo e ad Isacco, passarono a Giacobbe col consenso del Signore, per vicende varie narrate nel libro della Genesi.
Che la scelta di Dio fosse questa già si poteva intravedere nel distinguo iniziale che fa il testo della Genesi al versetto 25,27 quando dice: “I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo che dimorava sotto le tende.”
Questo commento fa ricordare un altro versetto, precisamente Genesi 4,2, in cui v’è un analoga precisazione: “Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.”
Al tempo di Caino lavoratore del suolo Dio aveva maledetto la terra, ma ormai la maledizione era stata tolta.
Allora cosa fa comprendere che c’è già una visione negativa su Esaù?
Lo possiamo intuire dalle lettere ebraiche, quando dice:

Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa



È ripetuto due volte uomo , come se in Esaù ci fossero due persone, Esaù e il demonio , che si trova contenuto dentro la parola “steppa” .
In termini più immediati e concreti la promessa divina comportava, tra l’altro, di divenire con la propria discendenza consegnatari della terra promessa, mentre all’altro ed alla sua discendenza sarebbe rimasto il contorno, solo a lambire quella terra, come poi fu.
Il capitolo 36 del libro dela Genesi è tutto dedicato alla discendenza di Esaù.
Lo esamino nel dettaglio presentandolo a brani dall’ultima traduzione C.E.I..

Genesi 36,1 – “Questa è la discendenza di Esaù, cioè Edom.
Genesi 36,2 – Esaù prese le sue mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon, l’Ittita; Oolibamà, figlia di Anà, figlio di Sibeon, l’Urrita;
Genesi 36,3Basmat, figlia di Ismaele, sorella di Nebaiòt.”

Il versetto Genesi 25,30 annette il motivo dell’attribuzione ad Esaù del nomignolo di Edom al fatto della minestra di lenticchie di color rosso cioè che trangugiò cedendo la propria primogenitura a Giacobbe.
Nel termine Edom si legge però anche “primi tra gli impuri () tra i viventi “.
Al riguardo subito viene segnalato che Esaù prese tre mogli, una in più di quante, come abbiamo visto, già aveva segnalato la prima volta l’autore della Genesi, quando parla di Lamec, il discendente di Caino.

La prima moglie Ada
C’è poi proprio un netto riferimento a quel Lamec, quando il testo ci dice che la moglie di Esaù, proprio la prima che cita, ha lo stesso nome Ada “A’dah” della prima moglie di quel Lamec, il che la dice lunga su quanto malvagio la Genesi vuole descrivere Esaù, come se appartenesse alla stessa discendenza di Caino.

La seconda moglie Oolibamà
“Oolibamà” era figlia di Anà, figlia di Sibeon, perché così scrive il testo in ebraico e non “figlia di Anà, figlio di Sibeon” e ripete ciò al versetto Genesi 36,14.
Viene da commentare “figlia di Anà, figlia di Sibeon”, è impossibile e forse per questo motivo è stata mutata la traduzione in greco.
Vi sono però delle tracce nelle lettere del nome “Oolibamà” che inducono alcuni pensieri.
Posso scrivere “Oolibamà” suddividendolo in + + , cioè “nella tenda del fratello del marito entrata “.
Guardiamo poi “figlia di Anà” a e consideriamo che un significato del radicale è anche “affliggere, umiliare, opprimere, forzare ad esempio una donna”, inoltre un radicale sta per “errare, sviare”.
Le lettere, inoltre, di “figlia di Sibeon” ci dicono di una “figlia gonfia () di peccati “.
Il messaggio completo di ebraico perciò è “in casa sforzata , figlia gonfia () di peccati “.
Ana forse era figlio e fratello di Sibeon, come ci conferma poi l’insieme dei versetti Genesi 36,20 e 24, cosicché la madre di Ana si unì con il figlio più grande Sibeon e nacque lo stesso Ana, il che indica una situazione incestuosa.
Il dire poi del testo ebraico per “Oolibamà” che era figlia di Ana e figlia di Sibeon fa intendere che vi fu anche un altro “fattaccio”, di cui ci parlano le lettere.
Forse Sibeon poi si unì con la moglie del figlio-fratello Ana e nacque Oolibamà; quindi, veramente una situazione aberrante per la morale.
Così la Torah, dice Rashi, c’insegna che erano figlie illegittime.
Del pari “Divré Haiamim” sostiene appunto che molti discendenti di Esaù erano frutti di incesti e di relazione illegittime.
Tutto ciò conferma come possibile l’idea che la minestra di lenticchie rossa nasconda un tentativo d’incesto come ho avanzato con il già citato articolo “Vino nella Bibbia: causa d’incesti e segno del Messia“.

La terza moglie Basmat
Un versetto di un capitolo precedente, precisamente Genesi 28,9 ci dice di Esaù “Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie Macalàt, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiòt” e la “Basmat, figlia di Ismaele, sorella di Nebaiòt” del versetto Genesi 36,3 è la stessa persona; si chiamava Basmat e Macalat .
In Macalat si può trovare il concetto “del vivente la malattia () finisce ” che porta anche all’idea di perdono visto come guarigione.
Di fatto una idea del genere ci potrebbe stare visto quanto ci dicono i versetti precedenti a Genesi 28,9: “Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l’aveva mandato in Paddan-Aram per prendersi una moglie originaria di là e che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: Non devi prender moglie tra le Cananee. Giacobbe, obbedendo al padre e alla madre, era partito per Paddan-Aram. Esaù comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco.” (Genesi 28,6-8)
Esaù cercava di rimediare!
Resta però il fatto che le lettere di questa donna lette in senso negativo ci dicono:

  • Basmat “vergogna ( = ) per l’uomo “;
  • Macalat “nelle midolla il serpente l’ha segnato “.

Proseguiamo col testo:

Genesi 36,4 – “Ada partorì a Esaù Elifaz,
Basmat partorì Reuèl,
Genesi 36,5 – Oolibamà partorì Ieus, Ialam e Core.
Questi sono i figli di Esaù, che gli nacquero nella terra di Canaan.”

Il figlio di Ada, la prima moglie è Elifaz in cui si trovano avvicinati i concetti di “Dio ‘El” e dell’oro “faz” .
È da segnalare che più avanti al versetto Genesi 36,16 Core che qui è indicato come figlio di Esaù da parte di Oolibama è indicato tra i capi di Elifaz.
Rashi in Midrash conclude che Core era figlio illegittimo di Elifaz figlio di Esaù, nato da una relazione adultera con Oolibama moglie del padre.

Genesi 36,6 – “Poi Esaù prese con sé le mogli, i figli e le figlie e tutte le persone della sua casa, il suo gregge e tutto il suo bestiame e tutti i suoi beni che aveva acquistati nella terra di Canaan e andò in una regione lontano dal fratello Giacobbe.
Genesi 36,7 – Infatti i loro possedimenti erano troppo grandi perché essi potessero abitare insieme, e il territorio dove soggiornavano come forestieri non bastava a sostenerli a causa del loro bestiame.
Genesi 36,8 – Così Esaù si stabilì sulle montagne di Seir. Esaù è Edom.”

Ormai il soprannome di Esaù, Edom, s’estende a tutti i discendenti in Seir.
È questa parola Seir entrata poi nel pensiero biblico ad indicare il demonio (Isaia 18,21 e Levitico17,7), il satiro, e comunque il becco caprone, peloso e irsuto.

Genesi 36,9 – “Questa è la discendenza di Esaù, padre degli Edomiti, nelle montagne di Seir.
Genesi 36,10 – Questi sono i nomi dei figli di Esaù: Elifaz, figlio di Ada, moglie di Esaù; Reuèl, figlio di Basmat, moglie di Esaù.
Genesi 36,11 – I figli di Elifaz furono: Teman, Omar, Sefò, Gatam, Kenaz.
Genesi 36,12Timna era concubina di Elifaz, figlio di Esaù, e gli generò Amalèk. Questi sono i figli di Ada, moglie di Esaù.
Genesi 36,13 – Questi sono i figli di Reuèl: Nacat e Zerach, Sammà e Mizzà. Questi furono i figli di Basmat, moglie di Esaù.
Genesi 36,14 – Questi furono i figli di Oolibamà, moglie di Esaù, figlia di Anà, figlio di Sibeon; ella partorì a Esaù Ieus, Ialam e Core.
Genesi 36,15 – Questi sono i capi dei figli di Esaù: i figli di Elifaz primogenito di Esaù: il capo di Teman, il capo di Omar, il capo di Sefò, il capo di Kenaz,
Genesi 36,16 – il capo di Core, il capo di Gatam, il capo di Amalèk. Questi sono i capi di Elifaz nel territorio di Edom: questi sono i figli di Ada.
Genesi 36,17 – Questi sono i figli di Reuèl, figlio di Esaù: il capo di Nacat, il capo di Zerach, il capo di Sammà, il capo di Mizzà. Questi sono i capi di Reuèl nel territorio di Edom; questi sono i figli di Basmat, moglie di Esaù.
Genesi 36,18 – Questi sono i figli di Oolibamà, moglie di Esaù: il capo di Ieus, il capo di Ialam, il capo di Core. Questi sono i capi di Oolibamà, figlia di Anà, moglie di Esaù.
Genesi 36,19 – Questi sono i figli di Esaù e questi i loro capi. Questo è il popolo degli Edomiti.”

Vengono così precisati anche i nipoti di Esaù.
È interessante la notazione “Timna era concubina di Elifaz.
È l’unica “compagna” dei figli di Esaù che viene nominata.
Come dirà più avanti il testo era discendente di potenti capi degli Urriti (sorella di Lotan vedi versetto 22) che con unioni del genere ambivano allearsi con i discendenti di Abramo.
Subito dopo, infatti, c’è la descrizione dei capi degli Urriti.

Genesi 36,20 – “Questi sono i figli di Seir l’Urrita, che abitano la regione: Lotan, Sobal, Sibeon, Anà,
Genesi 36,21 – Dison, Eser e Disan. Questi sono i capi degli Urriti, figli di Seir, nel territorio di Edom.
Genesi 36,22 – I figli di Lotan furono Orì e Emam e la sorella di Lotan era Timna.
Genesi 36,23 – I figli di Sobal sono Alvan, Manàcat, Ebal, Sefò e Onam.
Genesi 36,24 – I figli di Sibeon sono Aià e Anà; fu proprio Anà che trovò le sorgenti calde nel deserto, mentre pascolava gli asini del padre Sibeon.
Genesi 36,25 – I figli di Anà sono Dison e Oolibamà.
Genesi 36,26 – I figli di Dison sono Chemdan, Esban, Itran e Cheran.
Genesi 36,27 – I figli di Eser sono Bilan, Zaavan e Akan.
Genesi 36,28 – I figli di Disan sono Us e Aran.
Genesi 36,29 – Questi sono i capi degli Urriti: il capo di Lotan, il capo di Sobal, il capo di Sibeon, il capo di Anà,
Genesi 36,30 – il capo di Dison, il capo di Eser, il capo di Disan. Questi sono i capi degli Urriti, secondo le loro tribù nella regione di Seir.”

Indi, con grande precisione la Genesi elenca 8 re di Edom che furono prima dei re Israeliti o forse fino a Mosè considerato il primo condottiero d’Israele.

Genesi 36,31 – “Questi sono i re che regnarono nel territorio di Edom, prima che regnasse un re sugli Israeliti.
Genesi 36,32 – Regnò dunque in Edom Bela, figlio di Beor, e la sua città si chiamava Dinaba.
Genesi 36,33 – Bela morì e al suo posto regnò Iobab, figlio di Zerach, da Bosra.
Genesi 36,34 – Iobab morì e al suo posto regnò Cusam, del territorio dei Temaniti.
Genesi 36,35 – Cusam morì e al suo posto regnò Adad, figlio di Bedad, colui che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiamava Avìt.
Genesi 36,36 – Adad morì e al suo posto regnò Samla da Masrekà.
Genesi 36,37 – Samla morì e al suo posto regnò Saul da Recobòt-Naar.
Genesi 36,38 – Saul morì e al suo posto regnò Baal-Canan, figlio di Acbor.
Genesi 36,39 – Baal-Canan, figlio di Acbor, morì e al suo posto regnò Adar: la sua città si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabèl, figlia di Matred, figlia di Me-Zaab.
Genesi 36,40 – Questi sono i nomi dei capi di Esaù, secondo le loro famiglie, le loro località, con i loro nomi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet,
Genesi 36,41 – il capo di Oolibamà, il capo di Ela, il capo di Pinon,
Genesi 36,42 – il capo di Kenaz, il capo di Teman, il capo di Mibsar,
Genesi 36,43 – il capo di Magdièl, il capo di Iram. Questi sono i capi di Edom secondo le loro sedi nel territorio di loro proprietà. È questi, Esaù, il padre degli Edomiti.

ESAÙ EBREO
Esaù, nipote di Abramo, a tutti gli effetti è considerato un ebreo apostata, ma pur sempre un ebreo.
L’alleanza di Dio con Abramo, infatti, è eterna; “Il Signore ha giurato e non si pente“. (Salmo 110,4)
Abbiamo visto che quando Esaù prese atto del profondo dispiacere dei genitori per i suoi matrimoni con le cananee cercò di rimediare sposando una discendente d’Ismaele, quindi di Abramo.
Fu quella la terza moglie, Basmat, detta anche Macalat, nome o soprannome che evoca appunto un desiderio di perdono.
I saggi dell’ebraismo collegano a questo matrimonio di Esaù con Basmat-Macalat il pensiero consolidato nell’ebraismo che nel giorno delle nozze vengono perdonati tutti i peccati degli sposi. (Rashi dal Midrash Shemuel 17)

Nella tradizione ebraica il matrimonio, vale a dire lo sposarsi ed il procreare, è un dovere per l’ebreo, che intende, qualunque sia stato il proprio comportamento fino ad allora, di assolvere alla prima “mitvah” o comandamento dato da Dio alla prima coppia “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra”. (Genesi 1,28)

Il matrimonio, peraltro, è simbolo dell’alleanza di Dio con l’uomo e apporta nuovi ebrei nella “Berit” o alleanza.
Lo stesso accade quando s’insegna la Torah, con cui si diviene padri spirituali, perché si può apportare figli del Patto, infatti è scritto “Chi insegna la Torah al figlio del prossimo la Torah lo considera come se l’avesse fatto nascere lui stesso”. (Talmud Sanhedrin 19b)
Questa considerazione è da applicare a pieno al nostro caro San Giuseppe nei riguardi del figlio di Dio e di Maria vergine (Vedi: “San Giuseppe – Vergine padre” nella rubrica “San Giuseppe“)
Il pensiero è che così si consegue una riproduzione spirituale, onde sia i genitori naturali che gli spirituali sono aiutati dall’alto con il perdono dei peccati.
Dopo la cerimonia nunziale gli sposi, infatti, sono considerati come fossero rinati, producono una unità nuova voluta da Dio e tutti i loro precedenti peccati sono perdonati.

Nel rito ebraico prima del matrimonio lo sposo e la sposa cantano l'”ashamnu” “abbiamo peccato…” che comprende una elencazione di peccati, la stessa preghiera che si trova nell'”Amida” che è cantata dal Sommo Sacerdote nel Giorno dell’Espiazione, lo Yom Kippur.
Si sono domandati, perché, pur se nella Torah vi sono tanti esempi di matrimoni tra giusti è stato considerato proprio questo di Esaù il prototipo che porta all’idea suddetta.
La risposta è perché così si comprende bene in quanto è collegata ad un ebreo peccatore, pubblicamente riconosciuto, che si sposa con una “figlia” di Abramo.
Esaù, malvagio e invaso dal demonio, resta pur sempre un ebreo nell’anima, perché ciò che è da Dio non può venire integralmente distrutto, e quando arriva il giorno delle nozze, la sua anima si sveglia e… viene perdonato.

GENESI 36 – DECRIPTAZIONE
Come abbiamo visto, questo capitolo 36 della Genesi, suddiviso in 43 versetti, è particolarmente denso di nomi di località e di persone, alcuni noti, altri meno noti ed altri ancora impiegati nella Bibbia solo per la prima ed ultima volta.
A questo punto s’apre tutto lo spaccato di ipotesi e di elementi che hanno costituito l’idea della mia ricerca di pagine di secondo livello nei libri della Tenak o Bibbia ebraica a partire dalla Torah, cioè da Mosè, e poi nei profeti, nei Salmi e negli altri scritti.
Tali pagine nascoste, tra l’altro, costituirebbero una estesa e totalizzante profezia sul Messia che, appunto, è così la descrizione più puntuale del suo Nome nel senso che è colui che compie la Torah, il tutto proprio secondo i pensieri, le idee, i criteri e le regole esposte in vari articoli del mio sito ed in particolare:

Se il testo biblico del libro della Genesi, come del resto gli altri libri della Torah, sono stati elaborati, come ritengo e ho comprovato, con la proprietà di nascondere anche un’altra faccia, colui che l’avesse così predisposto, nel caso di questo capitolo, come nei casi analoghi, proprio con l’uso di nomi di persona, essendo più libero nello scriverli e nell’inventarli, avrebbe ottenuto un testo nascosto che risulterebbe di più di facile elaborazione ed essere poi così anche più esauriente.
Ecco che, tra l’altro, scorrendo il testo in ebraico, considerando le lettere tutte separtate tra loro, ho individuato che si può trovare il nome Gesù in due versetti, Genesi 36,20 e 21, nonché il nome di Maria nel 36,24.
A titolo dimostrativo di come porto avanti la decriptazione presento risolto proprio questo ultimo versetto Genesi 36,24.

Genesi 36,24I figli di Sibeon sono Aià e Anà; fu proprio Anà che trovò le sorgenti calde nel deserto, mentre pascolava gli asini del padre Sibeon.




Genesi 36,24
“E di Dio uscì il Figlio .
Si presentò per il peccare () rifiutare .
Iahwèh () aveva sentito i lamenti .
Lui da una misera donna () nel corpo a vivere scese da primogenito .
Venne dalla Madre a stare a vivere .
In una casa dalla Madre la Parola dentro un corpo si vedeva saziarsi ().
L’Unigenito scelse d’uscire di nascosto da Maria .
Del Potente giù sulla casa si videro portarsi gli angeli .
Il Padre fu a portarli .”

Ciò detto non resta che presentare di seguito tutto il capitolo Genesi 36 decriptato.

Genesi 36,1
Ed in Dio entreranno tutti rinati portati dal Crocifisso.
Si vedranno simili a Lui che sulla nube porterà i viventi.

Genesi 36,2
Si vedranno i risorti portati dal Potente.
Versati nell’assemblea verranno tra gli angeli luminosi a stare, portati a vivere da figli, avendo recato (loro) il Crocefisso la rettitudine degli angeli.
Vedranno i pascoli finalmente dell’Eterno.
Dal mondo a casa tutti l’Unigenito sarà ad accompagnare.
Dall’angelo (ribelle) del mondo strappati saranno stati, portati all’Unico tutti; nello splendore per starvi dentro a vivere.
Al mondo dentro il Crocifisso ha risposto a chi vi abita.
Ha finito giù dentro il peccato dal mondo; (ove) ad annunciarlo era stato.

Genesi 36,3
E venne la vergogna, che tra gli uomini abitava, a finire.
Fu ad accendere in seno la divinità ai fratelli e tutti tra gli angeli a casa sarà a portarli il Crocifisso.

Genesi 36,4
E tutti rinati nell’eternità entreranno.
Sul serpente avrà agito la distruzione.
Tutti da Dio staranno in faccia questi portati ad abitare.
Per la risurrezione dai morti fanciulli usciranno, venendo nei corpi ad agire la portata divinità.

Genesi 36,5
Portati nello splendore saranno dentro i viventi ad entrare fanciulli.
Entreranno dall’Unico con il Crocifisso a stare a vederlo essendo simili all’Unigenito tutti.
Saranno innalzati i viventi condotti all’Unico dal Crocifisso, che li verserà dal corpo a chiudersi in Dio, (ove) v’entreranno da figli a stare.
L’azione della distruzione per la risurrezione dei corpi ci sarà stata per il serpente impuro.
Il serpente, che si portò ad abitare in terra, dalla rettitudine inviata sarà stato confutato…

Genesi 36,6
…e sarà a rovesciarlo (da dove) nascosto l’azione della resurrezione recata.
Portò dell’Unico il Crocefisso l’energia in dono che li portò a venire figli essendosi recato (in chi) la portò l’Unigenito completamente.
(Infatti) il Figlio nel Crocifisso s’era portato.
Ed all’Unico alla perfezione le anime porterà tutte; a casa sarà il Crocifisso a condurle.
E l’Unigenito avrà finito la putredine dell’angelo (ribelle) con la perversità, che recò all’origine con oppressione il serpente, che al bestiale li condusse.
Li avrà portati a venire, per la rettitudine del Potente versata, figli.
E l’Unigenito dal risorto corpo nei corpi la rettitudine accese.
Da dentro dell’Unigenito dal corpo scese la rettitudine sugli apostoli che in azione inviati a portarsi furono in cammino.
La divinità dall’Unigenito dal corpo scese nella Madre che sulle persone è con forza ad agire rovesciandosi dentro (tanto) che fratelli (del Crocifisso) è a portarle.

Genesi 36,7
Così fu nell’esistenza nei corpi la rettitudine recata che con la risurrezione dei viventi le moltitudini salverà.
Dentro a tutti sarà al nascosto essere impuro portato il rifiuto.
Sarà completamente ad uscire, che all’origine nei corpi scese, dai viventi l’orgoglio.
Dai corpi sarà ad uscire dei viventi il serpente che bruciato verrà dall’Unigenito.
Distrutto nelle persone, sarà la vita a riversarsi degli angeli che era uscita dai viventi.

Genesi 36,8
E sarà nel settimo (giorno alla fine) la risurrezione portata dentro che li rigenererà.
Bruciato dall’azione sarà il cattivo.
Simili a Lui, l’Unigenito per l’aiuto porterà i viventi.

Genesi 36,9
E Dèi usciranno tutti per la rinascita portata dal Crocifisso.
Si vedranno i risorti, portati al Padre, stare sulla nube.
I viventi a casa dal Monte (di Gerusalemme) dal Risorto vi si vedranno lanciare.

Genesi 36,10
Per la divinità, che entrerà con la risurrezione, la morte con l’angelo (ribelle) spazzerà.
La risurrezione porterà di Dio il forte soffio (onde) questi figli per sempre usciranno dell’Unico la cui luce tutti vedranno.
Simili con il corpo si vedranno portati da Dio i figli a casa.
La resurrezione dei morti iniziò con la risurrezione del Crocifisso che in azione la risurrezione portò.

Genesi 36,11
E fu nel mondo ad essere portata dal Figlio, che è Dio, essendo il Verbo di Questi.
In croce, dalla destra, l’Unigenito, per un’asta dell’essere ribelle, giù il soffio portò e per chi cammina nel tempo la Madre recò.
La versò per l’angelo (ribelle) che lo colpì.

Genesi 36,12
E dal Crocefisso la Madre con gli apostoli in azione nel mondo furono.
Ai confini del mondo con la parola furono del Potente in cammino.
La risurrezione del Potente per la divinità che c’è nel Verbo questa dentro da energia agì.
La risurrezione portata portò il Crocifisso a rinascere.
Il rifiuto al serpente fu dal Verbo con questa a venire in azione per spiccare il maledetto.
Il Figlio fu dall’Eterno a rientrare.
(Tramite) la Donna tutti sentirono della risurrezione portata.

Genesi 36,13
E la maledizione dal Figlio fu al cattivo portata.
Dio l’inviò dalla tomba da (dove) il Crocifisso si portò a spuntare risorto in vita.
Per il mondo portò la Madre Questi che uscì con la maledizione.
Nel mondo fu a portarla da casa con gli apostoli (onde) dentro fosse ad illuminare gli uomini che l’Unico aveva risorto il crocifisso; a sentire della risurrezione portò.

Genesi 36,14
E che Dio nel mondo entrato era, aveva portato dalil Figlio ad esistere lo splendore, fu dentro con la Madre ad uscire.
Dentro del Crocifisso sentirono dagli apostoli nel mondo che dalla casa ai confini scesero.
Dentro a sentire portarono gli apostoli dell’Unigenito risorto dalla Croce, l’azione dell’illuminazione che portavano recava finalmente dal serpente il liberare.
L’azione della risurrezione portata dall’Unico nel Crocifisso fu, sentita, ad essere una distruzione completa che spazzava il serpente.
La Madre portava dell’Unigenito i segni versandoli nelle menti/teste nelle assemblee.

Genesi 36,15
La divinità uscita da Dio ha portata.
La parole che sono del Figlio sono ad agire per la conversione.
Gli apostoli sono il maledetto, con la forza della parola, a colpire.
Dentro con la rettitudine portano al male la distruzione.
Accompagnano le parole con segni che sono ai viventi inviati da Dio portando il soffio dell’Unigenito ed i viventi vedono.
Dal serpente portano a salvare con la parola che portano.
Di Dio recano il soffio che versano gli apostoli in questi.

Genesi 36,16
Il maledetto portano a vacillare.
Un corpo/popolo nelle assemblee a Dio recano con la parola in cammino; si vedono segnarli con l’acqua.
A Dio portano con la parola un popolo che il serpente vomita.
Al serpente esce la maledizione recata dal Verbo nell’esistenza.
Il maledetto è (così) dal Verbo colpito dentro la terra.
L’Unigenito in aiuto ha recato la Madre, da Dio uscita, che del Figlio è testimone nel mondo.

Genesi 36,17
La portò Dio ad uscire da casa con gli apostoli, che sono i pastori, per recare a Dio figli con il sentire della risurrezione.
Si porta l’Unigenito ad accompagnare la parola degli apostoli nelle assemblee con segni di Dio, e per la parola spunta la divinità, che porta la superbia dai viventi fuori.
Dio , recando la parola ai viventi, colpisce nel mondo il maledetto.
Ha il potere la portata la parola. che è dai pastori, a recare la maledizione, che abita dall’origine nei corpi con le sozzure per l’essere impuro, nei viventi ad annullare.
Nel mondo dentro fa frutti la risurrezione dai morti che la Donna indica aver visto (e della quale) l’illuminazione reca.

Genesi 36,18
E per la divinità, che ad entrare dentro agli apostoli fu dall’Unigenito, esce il serpente che è ad abitare nei viventi del mondo.
L’Unigenito risorto dalla croce videro luminoso e la divinità portò (loro) con il soffio (onde) fosse al peccare portata la distruzione con la potenza recata dalla parola che giova ai viventi.
L’Unigenito accompagna il soffio che versano (gli apostoli) sul corpo/popolo nelle assemblee con la divinità che entra.
Di Dio, per la portata parola è lo splendore che c’era dentro i viventi a rientrare.
Dentro i segnati agisce l’energia che esce dalla Donna; al Crocifisso operano da simili.

Genesi 36,19
Di Dio nel mondo figli sono per azione dell’illuminazione recata su Dio uscita dal capostipite che fu ad uscire dalla Madre.
Lui, il primogenito, aiuto porta alla Madre.

Genesi 36,20
Di Dio nel mondo il Figlio in Gesù lanciò.
Vi si chiuse nel corpo per stare ad abitare l’esistenza del mondo.
L’Unico, in un corpo giù la potenza recò dell’amore, (onde) al rendere infermi ed al distruggere, recati giù dentro con il peccato, si portasse una risposta.

Genesi 36,21
E per aiutare i simili l’energia recò l’Unico giù nel corpo.
La portò per sbarrare l’essenza dell’angelo maledetto.
La divinità portò il Verbo a stare nel mondo, chiusa nel corpo fu dentro inviata in Gesù.
La lanciò dentro la terra.
Dalla nube la recò nella Madre.

Genesi 36,22
E fu nel mondo (ove) s’era portato dentro l’angelo, che è la potenza a portare nei cuori per guidare i corpi.
Fu a portarsi nel mondo per stare in un vivente.
Alla Madre recò l’Unigenito l’annuncio.
Alla scelta/segnata la potenza portò.
Nell’utero l’energia di nascosto agì.

Genesi 36,23
E la divinità entrò nel figlio.
L’essenza recò dentro il Potente dall’alto.
E dagli angeli lo portò tra i viventi per guidarne le scelte.
Ed in azione fu nella casa del serpente.
Alla luce il Verbo si portò, e da primogenito portò un angelo la Madre.

Genesi 36,24
E di Dio uscì il Figlio.
Si presentò per il peccare rifiutare.
Iahwèh aveva sentito i lamenti.
Lui da una misera donna nel corpo a vivere scese da primogenito.
Venne dalla Madre a stare a vivere.
In una casa dalla Madre la Parola dentro un corpo si vedeva saziarsi.
L’Unigenito scelse d’uscire di nascosto da Maria.
Del Potente giù sulla casa si videro portarsi gli angeli.
Il Padre fu a portarli.

Genesi 36,25
E per la divinità al mondo del Figlio furono sentiti dagli angeli grida di giubilo.
Una luce gli angeli portarono.
Lo splendore fu sulla casa.
A vivere nel mondo, in una casa scelta, si vide un angelo entrare.

Genesi 36,26
E la maledizione a casa dell’angelo (ribelle), che sarà a sbarrarne l’esistenza bruciandone l’energia, nascosto viveva.
Giudicato dall’Unico, il fuoco a casa dall’angelo (ribelle) recò.
Fu per finirlo in un corpo ad abitare l’Agnello che aveva inviato.

Genesi 36,27
La maledizione, che dentro inviata era stata dall’Unico giù in un corpo a casa del serpente, nel mondo abitava per colpire il peccato e l’oppressione dell’angelo (ribelle).

Genesi 36,28
Di Dio nel mondo il Figlio fu, per aiutare l’esistenza per rinnovare l’agire, a recare.
I precetti l’Unico in un corpo inviò.

Genesi 36,29
A maledirlo Dio portò il Verbo che fu nel mondo a chiudersi in un corpo, (ove) fu la divinità a recare.
Il Verbo la potenza portò nel cuore per inviarlo nel nulla.
Ed il superbo si portò a distruggere.
Al maledetto, che portò il soffio giù dentro del peccato, Dio portò il soffio di risposta.

Genesi 36,30
Dio, per portare a liberare con la risurrezione dall’angelo maledetto, portò il Verbo.
E per soffiarlo via giù in vista del serpente lo portò.
E la parola ‘basta’ con la risurrezione gli invierà da maledizione.
Dio recò, con il Verbo, che fu ad entrare a chiudersi in un corpo, un forte no al serpente.
(Questa parola) sarà ad uscire da (uno) che vive dentro la terra al demonio.

Genesi 36,31
Si portò Dio ad entrare nel mondo per regnare (dove) stanno i viventi.
L’Unico, il principe a regnare portò dentro la terra.
L’Unigenito nel silenzio dal serpente in una persona fu a vivere in cammino.
D’un re potente nella casa inviato fu in Israele.
(Gesù era chiamato figlio di David)

Genesi 36,32
E fu a vivere nel cammino dentro l’Unigenito.
L’aiuto portava alla Madre in casa.
Potente, divenuto grande, energico, in casa agiva; ma da povero viveva.
Sentiva che era per saziare con l’aiuto i lamenti dentro del mondo.

Genesi 36,33
E fu uomo.
Da casa guizzò in azione.
Si portò a stare a vivere in cammino.
In tutte le assemblee era segni a portare.
Fu a portarsi di casa in casa ad abitare con apostoli.
In Questi misericordia abitava (per chi) nelle angustie.

Genesi 36,34
E fu ai viventi ad indicare che sarà a portarli ad abitare nella casa (dalla quale) si portava.
Essendo il Re sotto s’era portato.
Nelle assemblee illuminava i viventi a centinaia, che si compiacevano.
Ai confini del mare (spiagge del mare di Tiberiade) con gli apostoli stava.

Genesi 36,35
E fu tra i viventi a scegliere nelle assemblee illuminati che a vivere si portassero (ove) era a vivere camminando.
Tutti stretti per i segni che erano stati portati entrarono dell’amato a casa; gli apostoli a casa dell’amato entrarono a vivere.
La rettitudine che usciva dall’Unigenito con l’integrità d’aiuto era per gli apostoli.
Da dentro i demoni uscivano dai viventi ed al Padre li portava.
Chi ascoltava era saziato; il peccare era finito.

Genesi 36,36
Ed era dagli uomini ad uscire con (il suo) aiuto l’essere impuro con la forza di una parola retta finiva di scacciarli.
Era ad illuminare i viventi che il serpente, entrato a vivere nei viventi, alla risurrezione dei corpi si verserà fuori.

Genesi 36,37
Portato sarà tra morti, risorgerà.
Vivo potente al mondo si riporterà; è il Vivente!
In cammino da sotto sarà a riportarsi.
Il risorto corpo ai viventi sulla piazza porterà da segno, uscito dall’energia rigenerato.

Genesi 36,38
E fu ai viventi ad indicare che la distruzione porterà al serpente recando a stare nei viventi la potenza della rettitudine che completamente lo strapperà via.
(Quando) si riporterà a casa, innalzato, la grazia invierà dentro, l’energia agirà, la rettitudine li renderà puri.

Genesi 36,39
Ed era nei viventi a finire i Baal (idoli) nelle assemblee.
Inviava l’energia dentro, da angeli (poi) agivano per la rettitudine dentro recata nei corpi.
Ed era ai viventi la potenza della rettitudine ad indicare nelle assemblee (ove) i segni era a recare.
Nel mondo l’amore portava ad accendere nei viventi che a sentire erano saziandoli con parole che il peccare portavano ad illuminare.
A centinaia ad accendere con i segni portava i viventi (in cui) entrava la carità, che dentro ricominciava nei cuori.
I prescelti a vivere lo seguivano a casa.
La purezza era in questi ad entrare dentro.

Genesi 36,40
E sul maledetto illuminava.
Che la morte all’origine il serpente portò, parlava.
Erano a sentire che la risurrezione avrebbe portato dal serpente a liberare.
Ne parlava nelle assemblee:

  • della fine nei viventi del serpente;
  • che nella (sua) putredine gli uomini vivono dentro;
  • della risurrezione, che i morti a rivivere Dio porterà;
  • che la fine i viventi dell’angelo (ribelle) vedranno;
  • che innalzato lo porteranno dal mondo;
  • che il maledetto l’avrebbe portato per (tali) parole a stare in croce crocifisso.

Genesi 36,41
Di Dio portava le parole (il cui) splendore era dentro i viventi ad entrare.
Iniziarono i potenti per le portate parole a maledirlo.
I capi parlarono di opprimerlo con inviati.

Genesi 36,42
I capi per rovesciarlo inviarono un apostolo dall’Unigenito per accompagnarli.
Il Verbo, crocifisso fu; la vita inviò a Dio.
Portò al soffio la Madre da dentro al nemico.

Genesi 36,43
La divinità riportò al Verbo la vita a scorrere.
D’aiutarlo si compiacque Dio; ed il Verbo rifù in azione.
Rifù nel corpo a vivere l’Unigenito; la potenza gli rientrò.
Dio gli riportò il soffio.
Fu l’Unigenito nel sepolcro il Potente in vita a risorgerlo.
A casa il Crocifisso vivo rifece ingresso con il corpo.
Giù l’Unigenito, con il petto segnato, dalla Madre rientrò.
Si portò l’Unigenito alla vista risorto.
(Poi) dal Padre sulla nube si riportò a vivere.

UN PENSIERO FINALE
Questo decriptato, che m’esonero dal commentare, presenta tra l’altro con semplicità il perché occorreva che Dio si facesse uomo, cioè il perché dell’incarnazione.
Il nostro istinto verso il male può essere vinto solo col rendere esplicita la natura divina del nostro soffio iniziale che poteva essere riacceso solo da un fuoco che apportasse la risurrezione.
Il sole che sorge, lo “Shoemoesh” è proprio Lui il “Risorto che salva ()” è Lui che e il Sole nella Citta della nuova Gerusalemme, infatti, “La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.” (Apocalisse 21,23)
Generazioni e generazioni di uomini si sono rinnovate sulla faccia della terra.
Per l’insito egoismo e per l’istinto atavico di primeggiare in ogni tempo s’è trovato tra queste chi ha assoggettato la natura e gli altri uomini, spesso con violenza, sì da essere definiti malvagi.
L’uomo nasce solo, invaso dall’istinto bestiale, ha avuto difficoltà ad acquisire il concetto di fratello, di un uguale a sé per diritti e ha appreso una regola “mors tua vita mea”.
La Bibbia rappresenta sinteticamente questa realtà, prima con l’episodio di Caino e Abele, quindi, con la discendenza di Caino che in sé ha impresso tutto il vigore negativo del capostipite e lo incrementa da 7 a settanta volte 7.
Nella Bibbia la parola fratello, infatti, prima del diluvio si trova relegata all’episodio di Caino e Abele e alla discendenza di Caino.
Solo sull’Arca di Noè, immagine della Chiesa, l’assemblea degli uomini nuovi del Signore Risorto, si trovano fratelli – Sem, Cam e Iafet – con le loro famiglie al seguito di una famiglia che conduce, quella di Noè che rappresenta il vescovo.
Il diluvio e la relativa alleanza dell’arco nel cielo non cambiò però gli uomini, perché l’istinto al male era comunque chiuso nel loro cuore, ma fece solo comprendere ad alcuni che il rapporto con Dio e tra i fratelli poteva cambiare.
Quei Sacri Testi raccontano poi della scelta di Dio sul padre Abramo, eletto per creare una discendenza numerosa come le stelle del cielo, atta a ricevere concretamente la benedizione per condurre una vita degna della terra promessa.
La Bibbia ci insegna che comunque il cammino era irto di difficoltà.
L’amore tra fratelli era ancora un mito.
Si pensi a Esaù di cui ho presentato la discendenza ed a Giacobbe.
Si pensi poi a Giuseppe venduto schiavo dai fratelli.
L’Antico Testamento, libri sacri anche per la Chiesa Cattolica, contengono tante pagine e versetti con interminabili genealogie, che risulterebbero del tutto inespressivi per il fedele, ma sono la base storica che portano poi alla nascita di Gesù la cui genealogia è indicata con alcune diversità nei Vangeli di Matteo e di Luca.
C’è poco da fare, Gesù è figlio di Adamo, è discendente di Set, un lontanissimo fratello di Caino, ma non finisce qui, un suo lontano avo, Isacco, fu padre di Giacobbe suo ascendente ma anche di Esaù e un suo ascendente fu Giuda, un “fratello” di Giuseppe.
Gli antenati e le antenate di Gesù non sono tutti stinchi di santi!
Lo sa bene Gesù quando dice “…non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”. (Marco 2,17)
E chi non è peccatore davanti allo splendore della Sua Santità!
Questa è la realtà, buoni o malvagi sono uomini che Dio in Gesù Cristo ama e che vuole salvare, perché carne della propria carne.
Il pensiero biblico ha sognato per anni l’amore fraterno, basta pensare al salmo 133(1-3) “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme! È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste. È come la rugiada dell’Ermon, che scende sui monti di Sion. Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre.”
(Il Salmo decriptato è nell’articolo in .pdf “Salmi del Salterio e di Qumran – Gesù e gli Esseni“.)
In pienezza questo sentimento si è attuato e ci è stato esemplificato in Cristo, ma ciò nonostante anche se è ben chiaro che i cristiani sono fratelli di Cristo sono anche loro divisi in molte cose.
Siamo fortunati di vivere in questo tempo, dopo 2 millenni dalla Sua nascita, in cui ormai il Regno di Dio è vicino, in cui lo splendore di Cristo ha rivelato per noi e in nostro favore cosa sia in concreto l’amore per i fratelli, anche per quelli della discendenza di Caino.
“Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte? E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.” (Matteo 18,21-22)
La buona notizia del Vangelo è sparsa ormai nei vari paesi, serpeggia tra i campi pronti a maturare la conversione del mondo.
Conversione in ebraico è “shubah” “nella luce portarsi dentro ad entrare ” dal radicale .
In senso cristiano ed evangelico si può dire “del Risorto portarsi alla casa “; infatti, Gesù “…si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: Che cercate? Gli risposero: Rabbì, che significa maestro, dove abiti? Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.” (Giovanni 1,38s)
Quei due discepoli si erano convertiti a Lui.
La dottrina di Cristo col suo Spirito ha avuto modo di incidere cambiando al bene uomini di ogni nazione, facendoli santi, non tanto perché hanno eseguito i suoi precetti, ma perché hanno seguito la sua persona e gli sono stati veramente fratelli.

In effetti siamo amati anche se siamo cattivi anche se siamo come Esaù!
La nostra cattiveria, infatti, emerge ancora.
Purtroppo gli stessi cristiani che dovrebbero essere uno in Cristo ed essere riconosciuti da come si amano sono divisi in tante Chiese.
I fratelli, eppure, dovrebbero credere nello stesso Padre e nella stessa madre!
Dovrebbe, infatti, accadere quanto dice la lettera agli Efesini “Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. ” (Efesini 4,1-5)
Tutto è pronto per poter accogliere la grazia della “converzione” onde far frutto.
Perché la buona notizia del Vangelo sia efficace nel mondo intero è però essenziale che ogni cristiano faccia tutto per quanto gli è possibile in favore dell’auspicata unità dei cristiani, pregando intensamente con lo stesso desiderio insito nella preghiera di Cristo: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.” (Giovanni 17,11)
D’altronde le lettere ebraiche di fratello “‘Ach” suggeriscono proprio “una sola assemblea “, ossia una sola Chiesa.

MALVAGI SALVATI DAI FRATELLIultima modifica: 2018-07-04T17:06:47+02:00da mikeplato
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