FALSI VANGELI…FALSI ESSENISMI

1 Apertura

di Mike Plato

Prima e dopo la scoperta dei rotoli di Qumran del 1947, sono sorte ipotesi su chi fossero o cosa facessero gli Esseni. I rotoli di Qumran rappresentano un punto di riferimento imprescindibile per capire ciò che è esseno e ciò non lo è. Ciò che è falso dopo quella data è ancor più inaccettabile di ciò che lo era prima.

 

Decadenza spirituale irreversibile

Chi scrive non sa se davvero siamo in un Kali Yuga, in un’era oscura, in una fine dei tempi. Anche il Medioevo era considerato un’era oscura, nonostante, con tutta obiettività, in quei secoli ci fosse una maggiore tensione verso il divino, riflessa in opere di caratura spirituale, esoterica e mistica, in confronto alle quali la produzione degli ultimi due secoli impallidisce. Attualmente, assistiamo a due fenomeni in contrapposizione: un materialismo globalizzato e sempre più sfrenato (in cui la scienza profana la fa da padrone, assumendo il medesimo dogmatico ruolo assunto dalla Chiesa per secoli), e una disponibilità di testi sacri e spirituali sconosciuta ai secoli precedenti. Ci si attenderebbe, quindi, almeno da quell’umanità non arresa allo schiacciante peso del materialismo e più propensa alla ricerca spirituale (se non alla cura di sè espressa dal “conosci te stesso”), che quei testi vengano compresi, rispettati, approfonditi, inseriti nel loro giusto contesto e soprattutto interpretati in senso spirituale. Al contrario, si assiste invece ad un proliferare di visioni e correnti che sembrano non tener conto di ciò che da quei testi emerge. La questione degli Esseni è forse la più eclatante. Nonostante la scoperta nel 1947 dei Rotoli di Qumran e la loro descrizione della natura spirituale degli Esseni, l’attributo “esseno” viene legato alle più disparate attività e correnti pseudospirituali new age, spesso a scopo di lucro o per conferire una patente di alta spiritualità, attività e correnti che di realmente esseno, varrebbe la pena dire “qumranico”, non hanno nulla.

 

Ciò che è Esseno.

Non abbiamo lo spazio, in questa sede, per discutere in profondità cosa fosse Qumran, ma solo quello di descrivere alcuni punti fermi del Qumranismo essenico. In primo luogo, un pò di chiarezza sul termine “Esseni”. Nei rotoli di Qumran, in parte scritti in ebraico e in parte aramaico, il nome presumibilmente greco non è mai citato. I compilatori di questa Habura (Confraternita) preferiscono autonominarsi: Hassidim (Pii), Tzadikim (Giusti), Ebionim (Poveri), Beni Hor (Figli della luce), Comunità di Damasco, Figli della Verità, uomini di Santità, i Molti. Probabile che gli Hassidim di Qumran siano quegli Ebrei detti Asidei che, nel primo e secondo capitolo di 1 Maccabei, si dissociano da Israele e si isolano nel deserto in cerca di giustizia, alleandosi coi Maccabei guidati da Giuda Maccabeo per difendere la sacralità della Torah dai soprusi del domilio siriano di Antioco IV Epifane, il quale tentò d’ellenizzare il mondo ebraico e minare le basi del monoteismo, nominando sommi sacerdoti greci, obbligando gli Ebrei ad abiurare, pena la morte, proibendo la circoncisione nonché l’osservanza del sabato. In particolare, Antioco consacrò a Zeus un altare del tempio di Gerusalemme. Questi eventi occorrevano intorno al 170 a.C., prima che governasse la dinastia degli Asmonei (conclusa nel 37 a.C. con la dominazione romana). In sostanza, non è ancora chiaro quando concretamente l’Ordine fu istituito e se, come pochi pensano, essi siano gli eredi degli iniziati che custodirono il sapere segreto di Mosè e persino quello amarniano di Akhenaton. Ma è certo che durante la vita di Gesù, essi erano ancora presenti, e non se ne poteva tener conto, dal momento che secondo i testimoni Giuseppe Flavio, Filone e Plinio, essi erano i più santi e puri in tutta Israele. Appare quindi strano che i vangeli citino le stesse correnti ebraiche citate dai testimoni del tempo, ovvero farisei, sadducei, scribi e zeloti, ma non gli esseni. Sarebbe un mistero che Gesù non menzioni i più santi d’Israele che, al pari di lui, ritenevano corrotti i faisei e i sacerdoti del Tempio, se non fosse che gli stessi vangeli non sono stati scritti in prima persona da esseni convertiti al nuovo messsaggio del Nazareno.

Ricostruzione del sito esseno

Le testimonianze interne

Le caratteristiche della Confraternita che emergono dallo studio dei rotoli sono le seguenti:

  1. a) sono una confraternita cenobitica, a carattere sacerdotale (sacerdozio di Melkizedek e non di Aronne), organizzata su basi iniziatiche secondo cui i candidati vengono sottoposti a prove e osservazione per un certo periodo di tempo, poi ammessi con bagno rituale in una vasca d’acqua a mò di battesimo. Sono organizzati in senso gerarchico-piramidale, ad imitazione delle gerarchie celesti, e con connotazione fortemente sacerdotale
  2. b) mettono tutto in comune in una cassa comune dopo che il singolo si è spogliato dei propri averi. La confraternita si mantiene col lavoro dei suoi membri e probabilmente con donazioni esterne;
  3. c) consumano pasti in comune (comunione del pane e del vino);
  4. d) studiano la Torah mosaica e i profeti, e li interpretano (con la tecnica “pesher”) in chiave spirituale. Custodiscono un deposito sapienziale iniziatico a carattere esoterico (essi indagano raz-misteri e sod-segreti, “nascondono fedelmente i misteri della conoscenza”, interpretano i testi tanto in chiave allegorica interiore quanto in chiave di attualizzazione storica, e si sentono ispirati da Dio).
  5. e) non è detto siano qabalisti nè i padri della qabala, per come la si intende oggi. Non nominano mai le sephiroth, la di cui speculazione è al centro della qabala dello Zohar, per fare un esempio, e mancano le tipiche speculazioni cabalistiche;
  6. f) sono fedeli a YHWH, essendo comunque puri ebrei, anzi si considerano il “vero Israele” o “resto d’Israele” (come nel libro di Numeri);
  7. g) vivono in una regione arida (secondo alcuni esperti, non certo a Qumran, regione troppo arida per una vita stanziale), completamente isolati dal resto della popolazione;
  8. h) sono oltranzisti, severi, separati e intransigenti;
  9. i) sono guidati da un leader, un Gran Maestro, detto Moreh ah Tzedek (Mestro di Giustizia), dal carattere fortemente messianico e ispirato dall’alto, fautore e mediatore del Nuovo Patto con Dio;
  10. l) conoscono la storia segreta dell’umanità e anche la metastoria prima della creazione adamica (insegnata da un Mebakker);
  11. m) credono in un principio primo, l’Altissimo, YHWH, che ha voluto due principi sotto di lui, in perenne conflitto, luce e tenebra (verità e menzogna, giustizia e iniquità), dentro e fuori l’uomo, con un principe a capo di ogni fazione e con la luce destinata a trionfare alla fine dei giochi. Trattasi di un dualismo non irriducibile come quello gnostico, perchè sottomesso al monismo.
  12. n) credono che essi stessi siano i cd Figli della Luce intrappolati nel regno di Beliar, il principe della tenebra, che domina l’era presente e il mondo intero è sotto il suo dominio;
  13. 0) credono nella ferrea Predestinazione da parte del Dio Sapientissimo, il che esclude alla fine un libero arbitrio concreto. Echi di questa concezione si trovano nei Vangeli, nelle lettere paoline e negli Atti
  14. p) attendono la fine dei tempi e la manifestazione di un messia celeste che concederà la vittoria alla divina figliolanza;
  15. q) celebrano l’amore per Dio, per il principe della Luce (Melkizedek, che secondo loro è il vero Messia eterno e giustiziere della fine dei tempi) e per tutti i figli della luce, e odiano tutta la tenebra, stigmatizzando fortemente i figli della luce che si sono venduti alla tenebra.

Le testimonianze esterne dell’epoca

Fin qui le testimonianze interne. Secondo i testimoni esterni già citati, gli Esseni hanno ulteriori caratteristiche:

  1. a) si chiamano Essaioi (Filone) o Essenoi (Flavio);
  2. b) non sacrificano animali, ma solo la loro animalità;
  3. c) non sono guerrafondai ma attuano solo la guerra interiore;
  4. d) non attuano commerci;
  5. e) l’insegnamento è attuato per mezzo di simboli, secondo un’antica tradizione;
  6. f) non vivono nel deserto ma in villaggi, e la casa di ciascuno è la casa di tutti, in qualsiasi momento;
  7. g) sono monaci sacerdoti per scelta e non per appartenenza levitica;
  8. h) non ammettono giovani;
  9. i) aborriscono il lusso e la ricchezza;
  10. l) vestono di lino bianco nei loro rituali comunitari;
  11. m) non si sposano e praticano continenza perfetta (secondo Filone, mentre Flavio dice il contrario);
  12. n) pregano verso il sole nascente;
  13. 0) sono longevi, per la loro virtù, purezza cultuale e semplicità di vita
  14. p) credono che i corpi siano carcere per le anime, attratte da essi come da un incantesimo naturale;
  15. q) secondo Flavio, le donne erano ammesse.

Pur vivendo nella stessa epoca, si notano diverse difformità tra gli Esseni dei Rotoli di Qumran e quelli dei testimoni esterni, il che ha suscitato il sospetto che si tratti di due se non di tre essenismi diversi: un sistema di comunità esseniche in Israele, e un singolo insediamento essenico presso il Mar Morto. Potrebbe darsi che quello di Qumran fosse un essenismo più estremo e più elitario rispetto agli altri, una cerchia più interna. Pur ammettendo forzatamente che fossero diversi, tutti comunque scompaiono apparentemente dai Vangeli. Tuttavia sia Flavio che Filone scrivevano per il mondo ellenico e non per gli ebrei, il che implica la volontà di minimizzare la natura ebraica della Haburah ed esaltare i punti di contatto con la cultura greco-mistica. Si tratta comunque di due testimoni non interni, attendibili fino ad un certo punto e, salvo prova contraria, nulla è più attendibile del corpus qumranico, proprio perchè fonte diretta.

Gli Esseni secondo gli Ebrei

Cosa pensa l’ebraismo ortodosso attuale della misteriosa Qumran? Certamente, come era un corpo estraneo nella sua epoca, così ora. L’autorevole Jewish Encyclopedia la definisce così: «Un ramo dei farisei, conformi alle regole più rigide di purezza levitica, e aspiranti al più alto grado di santità. Hanno vissuto esclusivamente dal lavoro delle loro mani e in uno stato di comunismo, dedicando il loro tempo allo studio, alla devozione e alla pratica di benevolenza, astenendosi per quanto possibile dal rapporto coniugale e dai piaceri sensuali, per essere iniziati al più alti misteri celesti e invocare il tempo messianico finale atteso». La Jewish Encyclopedia sostiene che, essendo legati al patriota Giuda Maccabeo, gli Esseni avessero intenso sentimento patriottico. Ma ciò non emerge dai rotoli, che invece mostrano un punto in comune con Gesù: la consapevolezza dell’esistenza di forze sovrumane spirituali che si contendono la terra, tant’è che mai gli Esseni fanno riferimento all’oppressione greca o romana, come non l’ha mai fatta Gesù. Sia gli Esseni che il Cristo erano evidentemente consapevoli del senso “astrale” dei fatti di Esodo, della schiavitù astrale e non temporale, di cosa fosse in realtà l’Egitto, le metaforze schiavizzanti (Faraone come Demiurgo, e Sorveglianti come Arconti) e gli ebrei (allegoria delle scintille di luce). In questo vi sono venature gnostiche, con una differenza però non trascurabile: per gli gnostici cristiani, l’Arconte massimo era YHWH, il quale ultimo invece per gli gnostici esseni è l’Altissimo, quindi al di là di Luce e Tenebra. Resta il fatto che la Jewish sostiene la stretta affinità e parentela tra Hassidim e Farisei, cosa assolutamente non comprovata dai Rotoli, imputandola ad un’origine comune: gli Asidei, che la Jewish definisce Hassidim ah Rishonim (protoHassidim). Un residuo di questa fratellanza Asidea sembra essere stata la “Neiyye ha-Da’at” (i puri di mente) di Gerusalemme, che non si sedevano a tavola o in tribunale, né firmavano un documento, con persone non della propria cerchia. La Jewish sostiene che gli Esseni fossero incredibilmente scrupolosi nell’osservanza dei precetti mosaici nonchè delle loro stesse prescrizioni iniziatiche. Ma la rivelazione più sorprendente della Jewish è che il nome Esseni derivi da una grecizzazione del termine “Zenuim” che indica una particolare categoria di sacerdoti che, oltre a conoscere il modo di vocalizzare e pronunciare il Tetragrammaton, erano dediti a castità e continenza assolute. Infatti Zenuim significa “Casti”. C’era un duplice principio alla base della necessità di castità perfetta. Quando Dio si è rivelato a Mosè e al popolo di Israele, tutti sono stati forzatamente obbligati ad astenersi da rapporti sessuali, Israele in via temporanea, Mosè per tutto il tempo (Esodo 19:15). Nella speranza di una rivelazione divina, di conseguenza si sono tutti astenuti dal rapporto sessuale così come da altre impurità. Altra rivelazione interessante della Jewish è che gli Hassidim di Qumran facessero vota di segretezza, ovvero fossero ashsha’im, “osservanti la segretezza”. Questo nome-attributo ebraico è molto simile al misterioso termine Hashishin che individua gli Iniziati ismailiti di Alamut, e getterebbe luce su una correlazione tra questi segretissimi istruttori dei Templari, organizzati come una fratellanza di monaci guerrieri, e gli Esseni di Qumran. Sia in quanto Zenuim (da cui Esseni) sia in quanto Hashsha’im, essi erano iniziati ad una tradizione orale acquisita con un sussurro nell’orecchio. Secondo Jewish, tracce di Essenismo o di tendenze identiche ad esso, si trovano in tutti gli apocrifi e in particolare nella letteratura apocalittica. Ma sono particolarmente evidenti nel Tanna debe Eliyahu, soprattutto nel Targum Yerushalmi, in cui sono menzionati: 1) le colonie Esseniche di Gerico e della città delle palme, abitate dai discepoli di Elia ed Eliseo; 2) i figli di Levi, organizzati in confraternite per il servizio a Dio; 3) Joseph, Amram, e Aronne, così come i Patriarchi, che sono chiamati “Ḥasidim” (Targum Yerushalmi su Genesi 29:13). Cosa interessante, la Jewish sostiene una stretta relazione tra qumranismo e protocristianesimo. Giovanni Battista sembra essere appartenuto agli Esseni, ma per l’appello ai peccatori di ottenere la rigenerazione mediante il battesimo sembra aver inaugurato un nuovo movimento che ha poi portato alla nascita del cristianesimo. Il silenzio del Nuovo Testamento sugli Esseni è forse, secondo la Jewish, e come ho già riferito sopra, la miglior prova che il protocristianesimo si sia organizzato con gli elementi principali della visione spirituale di Qumran. La somiglianza, sotto molti aspetti, tra il cristianesimo e l’essenismo è sorprendente: la stessa organizzazione comunitaria con spossessamento dei singoli (Atti 4: 34-35.); la stessa fede nel battesimo e nella forza della profezia; la stessa avversione al matrimonio; la stessa solida fede nell’avvento messianico; lo stesso sistema di organizzazione, e le stesse regole per il viaggio dei fratelli finalizzato alla carità; e, soprattutto, le stessi agapi o pasti fraterni. Inoltre, tra la morale e gli insegnamenti apocalittici dei Vangeli e delle Epistole da una parte, e gli insegnamenti degli esseni del tempo dall’altra, come indicato in Filone, in Ippolito, e in Enoch etiopico e slavo, così come nella letteratura rabbinica , la somiglianza è tale che l’influenza degli Esseni sui Cristiani difficilmente può essere negata. Tuttavia, secondo la Jewish, l’atteggiamento di Gesù e dei suoi discepoli sembra essere del tutto anti-esseno, perchè denuncerebbe e sconfesserebbe il rigore, l’acceso separatismo e l’ascetismo esseni; ma, cosa abbastanza singolare, mentre la guerra ai romani faceva appello a uomini d’azione come i zeloti, dall’altra parte uomini di carattere più sereno e visionario, in precedenza Esseni, erano sempre più attratti dal cristianesimo, e in tal modo ciò ha offerto al protocristianesimo il suo carattere ultraterreno. L’ebraismo ha invece una visione più pratica e mondana delle cose, e ha permesso all’essenismo di sopravvivere solo in tradizioni segrete e forse di trasmutare nel cristianesimo.

Punti di Convergenza

Su una cosa Testimoni, ebrei e corpus qumranico concordano: la santità e la purezza degli Esseni, la loro fedeltà alla pura legge mosaica (che sottintende anche un’adesione al segreto esoterismo mosaico), il loro studio allegorico delle scritture, la loro vita comunitaria iniziatica con tanto di rituali, simboli e conoscenze di segreti e misteri di vario genere. E concordano anche sulla totale assenza di un aspetto che invece è stato enfatizzato da coloro che hanno scritto di Qumran prima del 1947 e anche da alcuni dopo quella fatidica data: il vegetarianesimo degli Esseni, mai menzionato in alcun testo che li riguardi direttamente. Dire, come dice Filone, che essi non sacrificassero animali, non implica affatto nè una dieta vegetariana nè un’enfasi sulla dieta. In effetti, nei Rotoli di Qumran, si evince che le preoccupazioni degli Hassidim erano ben altre che decidere cosa mettere in bocca. Non c’è una sola prescrizione alimentare in tutto il corpus, una qualsiasi prescrizione che decreti quale cibo mangiare e quale no. In quanto fedeli alla legge mosaica, essi si attenevano alle prescrizioni in materia di puro e impuro presenti in Levitico dai capitoli da 7 a 14. E in quelle prescrizioni non è scritto di evitare la carne, ma è scritto quali animali considerare puri e mangiabili e quali no. Già in Genesi 9: 4, YHWH ingiunge non di non mangiare carne ma di non mangiarla con il sangue. In Levitico, è detto che è permesso mangiare ogni quadrupede che ha l’unghia bipartita, divisa da una fessura, e che rumina. Ma non è possibile mangiare il cammello, l’ìrace, la lepre, il maiale. Fra tutti quelli acquatici, è possibile mangiare quanti hanno pinne e squame, sia nei mari, sia nei fiumi; quanti non hanno né pinne né squame, sono impuri. Fra gli uccelli, non è possibile mangiare l’aquila, l’ossìfraga e l’aquila di mare, il nibbio e ogni specie di falco, ogni specie di corvo, lo struzzo, la civetta, il gabbiano e ogni specie di sparviere, il gufo, l’alcione, l’ibis, il cigno, il pellicano, la fòlaga, la cicogna, ogni specie di airone, l’ùpupa e il pipistrello. A parte lo struzzo, la cui carne è ricercata in occidente, mi pare che nessuno di questi uccelli venga mangiato nel mondo capitalistico. In sintesi, mangiare carne era ammesso. Peraltro, il Cristo stronca senza mezzi termini la questione del cibo intesa come critica per l’evoluzione spirituale, affermando: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo » (Matteo 15:17). Gli fa eco Paolo in Romani 14: 17 Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo…Tutto è mondo, d’accordo; ma è male per un uomo mangiare dando scandalo. Questa era la visione protocristiana, e certamente anche Essenica: l’evoluzione spirituale non dipende certamente da ciò che ci mettiamo in bocca. Queste informazioni saranno vitali per comprendere tutti falsi essenismi e le false visioni sugli esseni pre e post 1947. In particolare ci focalizzeremo sul falso vangelo esseno di Edmund Szekeli, le rivelazioni profetiche di Jacob Lorber, le supposizioni di Elia Benamozegh, per citare i pre 1947; i falsi specchi esseni di Greg Braden e il falso essenismo di Olivier Manitara per il post 1947.

Elia Benamozegh e gli Esseni

1 benamozegh 2 Storia degli Esseni

La religione universale

Benamozegh (Livorno, 1823 –1900) fu cabalista e rabbino ebreo italiano. Il suo Storia degli Esseni è datato 1865. Le sue opere ancora adesso sono ritenute fonte indispensabile per la comprensione di una serie di testi antichi. La peculiarità di Benamozegh è di presentarsi sulla scena europea con una preparazione da autodidatta nella formazione filosofica, ma anche con un’eredità propria difficile da proporre. Egli è rabbino e, come professa egli stesso: “Il mio credo religioso è quello dell’ebraismo ortodosso“. Israele avrebbe una religione universale, la religione che Dio ha dato a Noè (neanche quella di Abramo e quella di Mosè) e la soluzione alla crisi di valori viene proprio da questo antico ebraismo, da quelle radici che accomunano il popolo di Israele all’umanità intera: la religione noachide. Con questo termine, Benamozegh fa riferimento ai sette precetti che Dio diede a Noè dopo il diluvio. Ma l’ebraismo è anche una religione particolare che ha, all’interno del progetto teorico di Benamozegh, un ruolo fondamentale. Infatti, nella storia religiosa dell’umanità, il popolo ebraico con la propria legge particolare è strumento della provvidenza divina: ha il compito di custodire, attraverso tale legge, la legge noachide che porta dentro di sè e di mostrarla all’umanità. Benamozegh si rivolge anche al cristianesimo che assume una posizione importante; egli elabora la teoria di un cristianesimo incompleto e deviato, e riconduce la dogmatica cristiana alla sua matrice ebraica attraverso. Il cristianesimo, come anche l’islam, ha bisogno di essere restaurato per tornare alla loro religione madre, quella noachica.

Proto- cabalisti?

Negli esseni, Benamozegh intravede “i predecessori della buona nostra Teologia” (ossia della Qabbalah) e nella loro storia “una fonte ricchissima di elementi atti a spiegare l’origine del cristianesimo”. Egli scrive in Storia degli Esseni: «Qui si maturano i grandi pensieri, qui si elaborano le grandi dottrine che usciranno salve ed illese dal grande naufragio». Gli esseni non sono Membri di una setta, o appartenenti ad un ordine monastico, o vittime di una Halakhah ossessiva, o fanatici nazionalisti e xenofobi, o adepti di spiritualità orientali. Per Benamozegh, essi sono gli esponenti più elevati della spiritualità ebraica, i predecessori dei cabalisti e i rappresentanti di quell’ebraismo da cui è nato il cristianesimo come filiazione. Se vi sono numerose prove di una filiazione del cristianesimo primitivo da Qumran, quella della paternità essena della Cabala è, al contrario, un’ipotesi che i rotoli apparentemente non confermeranno, in quanto non v’è traccia di una lettera dei testi al modo dei cabalisti medievali. Se si leggono con attenzione i rotoli, manca completamente la speculazione tipicamente cabalistico-zoharica che fa perno sulle Sephiroth, e le tipiche esegesi ardite e per nulla facili dei cabalisti sui versetti della Torah. Gli Esseni basano l’interpretazione della Torah e dei profeti sulla tecnica “Pesher”, una sorta di midrash, in cui si ipotizza che le Scritture siano scritte su due livelli: uno per i lettori con una conoscenza limitata, e uno esoterico, accessibile solo agli specialisti con maggiore conoscenza. La caratteristica del Pesher è l’interpretazione del testo sacro sulla base dell’idea che esso contenga una informazione velata il cui vero significato è chiaro solo nell’ottica di eventi storici successivi. Si presume che chi ha parlato o scritto per la prima volta il contenuto del testo sia stato ispirato da Dio, che conosce tutti gli eventi futuri. Il profeta non si rivolge mai agli uomini del suo tempo. In sintesi, il Pesher è un’esegesi esoterica a carattere profetico-temporale delle scritture, ritenute veicolare un nascosto senso escatologico da estrapolare con una lettura anomala di tipo analogico o allegorico. Le interpretazioni dell’Apocalisse da parte di Newton e delle scritture da parte di Giocchino da Fiore ricalcano questo modello esegetico, poichè tanto l’uno quanto l’altro scrutavano le scritture al fine di scorgere lo sviluppo di eventi futuri a carattere escatologico. D’altronde gli Esseni di Qumran erano completamente presi dall’attesa della fine (Escatologia), e le scritture profetiche venivano scrutate per intuire tempi e modi di questa escatologia. Di più, Qumran era totalmente focalizzata sulla profezia, e essi stessi sono i destinatari del messaggio esoterico-futuro del patrimonio profetico, essi stessi sono quelli profetizzati: il giusto che trionferà sul malvagio grazie all’aiuto di Dio attraverso un mediatore sovrumano. Jean Carmignac, studioso dei Rotoli, nel 1964 espresse l’ipotesi che la tecnica esegetica Pesher fosse stata adottata anche dal misterioso autore del trattato gnostico Pistis Sophia, consapevole che anche i suoi lettori la conoscessero. L’unica differenza è che il Pesher qumranico si riferiva alla Comunità, mentre quello della Pistis si riferiva alla realtà superiori, avendo cioè un carattere più esoterico. Il Carmignac escludeva comunque una derivazione del Pesher gnostico da quello qumranico, riferendo entrambi persino ad un presunto Pesher antico egizio. Altri studiosi hanno rinvenuto un modello simile alla tecnica Pesher qumranica persino negli scritti di Filone o nella cristiana Lettera di Barnaba (II secolo d.C.). Lo stesso Gesù interpreta le scritture talvolta in chiave escatologica, adottando una tecnica Pesher, ad es. in Matteo 24:15 allorchè cita l’abominio della desolazione del profeta Daniele definendolo un segno escatologico potente. Paolo attua una tecnica Pesher in Romani 16:25-27 o Colossesi 1:26. E persino in Apocalisse 1:20: “ecco il senso misterioso delle sette stelle…”. Per i qumraniani come per i protocristiani, il Misteryon è il senso arcano da svelare in termini di eventi futuri. Tutto ciò non è reperibile nello Zohar, nel Bahir, nel Sepher Yetzirah, per citare i tre testi capitali della cabala ebraica medievale. Esseni e Cabalisti avevano differenti campi di indagine: i cabalisti erano speculativi interessati alla Cosmogonia, all’Antropogonia, agli aspetti-emanazioni di Dio, al modo in cui Dio interagisce con la creazione e con l’Uomo e ai segreti e misteri maggiori, e anche gli scritti profetici erano analizzati in senso cosmico-interiore; gli Esseni erano una Eddah (comunità) profetica invece focalizzata sulla fine del tempo, e scrutavano le scritture esclusivamente in tale ottica. I cabalisti, come tutti gli ebrei, non erano granchè interessati all’escatologia, ma i Qumriani lo erano come lo saranno, caso strano, i protocristiani. E circa il problema del Male anche teorie, modelli e approcci sono diversi. I Cabalisti, in particolare Luria, utilizzavano termini molto diversi dagli Esseni per identificare il Male: Sitra Hara (Altro Lato o Lato del Male), Qlipoth (Gusci o Scorze), Thli (Dragone). Sono termini completamente assenti nei Rotoli di Qumran, ove il Male è voluto comunque da YHWH per i suoi fini ineffabili, ha una durata nel tempo, e si concentra sulla figura di Beliar e sugli spiriti della sua parte. Ad es., Beliar non appare mai nello Zohar. Quindi, diversi sono gli esoterismi e diversi i campi di indagine tra qumraniani e cabalisti medievali. Il Maestro di giustizia è visto a Qumran fondamentalmente come un grande e ispiratissimo interprete del materiale profetico. Per Qumram, tutta la scrittura era materiale profetico, e lo stesso Pentateuco era l’opera del massimo profeta: Mosè. La scrittura riguardava solo loro, il vero Israel, quello del patto che si è separato dal resto giudaico e dal mondo intero: una sorta di Gerusalemme celeste incipiente. L’umanità esterna al Patto qumranico sarebbe stata distrutta alla Fine insieme a Beliar e agli spiriti del suo partito. Per fare un esempio, il pesher sul rotolo 11Q13 (o 11Qmelch) è l’interpretazione di alcuni versetti di Isaia e del Salmo 81 non in termini interiori, ma almeno apparentemente come riferiti alla vendetta finale della Luce su Beliar e i suoi spiriti, luce guidata dal ritornante Melkizedek, che qui appare come un vendicatore escatologico di natura sovrumana, in un contesto di guerra assolutamente non convenzionale: una sorta di crociata cosmica, quantomeno astrale. Se poi questa profezia gli Esseni sentissero anche come qualcosa di interiore, come una sorta di guerra santa da combattere nell’anima, non è dato sapere. Tornando a Benamozegh, il nostro sostiene che “gli Angeli del Signore erano presenti tra gli esseni, e loro decisero di affrontare il mondo dell’impurità con le acque di vita della tevilah (immersione nelle acque vive, battesimo) e con le parole di vita della Torah. Il loro combattimento ha avuto una forza tale, che in duemila anni ha raggiunto, sia pure in forme diverse, e tra loro contrastanti, più della metà dei figli di Adamo attualmente viventi. Se non ce ne rendiamo conto, è perché contemporaneamente è all’opera il raz ha-ra, il mysterium iniquitatis, le cui due colonne sono la teologia della sostituzione e l’insegnamento del disprezzo, o dell’odio”. Benamozegh non osa dire che il mistero dell’immersione non è un fatto ebraico ma decisamente molto cristiano. Che gli esseni, che lui definisce Ebrei cabalisti, non potessero essere definitivamente scomparsi dalla storia Benamozegh lo sapeva. Ancora pochi decenni, e una pecorella smarrita in un anfratto avrebbe condotto gli studiosi e gli smarriti sulla buona strada. Secondo Benamozegh, parlare di un cristianesimo prima di Cristo o senza Cristo è palesemente assurdo, ma non lo è affatto parlare di un messianismo che precede la nascita di Yeshua. Occorre reinserire il movimento dei discepoli di Rabbì Yeshua ben Yosef all’interno del messianismo ebraico. Il che non vuol dire che in quel contesto debba sparire la sua specificità. Non si tratta di “cristianizzare” gli esseni, ma al contrario di restituire il cristianesimo delle origini al suo contesto ebraico più puro e incontaminato: quello dell’alleanza noachica.

Il nome

Per il resto, Benamozegh, non avendo altre fonti, si limita ad analizzare le testimonianze coeve di Giuseppe, Filone e Plinio, cercando di legarle con presunte reminescenze essene presenti nel Talmud e nello Zohar. In primo luogo il mistero del nome, cui si tenta di dare una soluzione molteplice: 1) Esseni vieni da Essa, situata ad est del lago di Tiberiade (ma all’epoca non esisteva la regione in oggetto); 2) Esseni viene dalla città di Assya, secondo il trattato Sanhedrin; 3) Esseni proverrebbe dal termine “Asam”, che in ebraico significa “deposito” o “ripostiglio”, e confermerebbe il carattere di riservatezza e segretezza del tempio esseno; 4) Esseni, riprendendo la teoria del padre della chiesa Epifanio, sarebbe una derivazione da Yesse, padre di Davide, da cui Yesseni … ma Benamozegh esclude qualsiasi relazione tra David e gli Esseni; 5) Esseni deriverebbe da “Yesh” (essere), un termine legato alla sapienza divina, da cui Yeshishim (dotti, sapienti, anziani); 6) ci furono misteriosi Esseni anche ad Efeso, nel culto di Diana efesina, sacerdoti pagani che osservavano per tempi determinati celibato e solitudine. Nel trattato Scoliaste, Esseno significa “re delle api”, quindi un epiteto regale, monarchico, anche perché l’ape da sempre è legata ai re. In Egitto, l’ape (bit) era il simbolo del Faraone del Basso Egitto. Esseno aveva quindi a che fare con il sacerdozio e la regalità insieme (n.d.a. il che è coerente con il culto di Melkizedek, Re Sacerdote, da parte di Qumran); 7) Esseni proverrebbe da dal termine ebraico “Hosen” che vale forte, illustre, magnifico, o dall’ebraico “Hisni” ovvero potente. Dio, nel salmo 89:9, viene chiamato “Hassin-Potente”; 8) Nello Zohar, Assya indica un dottore cabalista guaritore, uno che risana le anime. Seppur nei Rotoli di Qumran non vi sia alcuna allusione alla pratica di guarigione, si può supporre che essa sia tenuta celata nei manoscritti. Gesù mostra quelle capacità, cosa assai rara in Israele.

L’ipotesi di un’origine Siriaca

Benamozegh non poteva sapere che uno dei nomi del tempio di Qumran fosse Damasco, lo stesso nome della città siriana, e lo stesso nome del luogo misterioso in cui Paolo fu fulminato dallo Spirito cristico. Ebbene, Benamozegh cita Giuseppe che in Antichità Giudaiche libro XII definisce gli Esseni “Giudei Pitagorici”, una sorta di pitagorismo israelitico. Alla luce dei Rotoli del Mar Morto, possiamo dire con certezza che di pitagorico gli Esseni avessero solo una certa qual organizzazione iniziatica. Il Maestro di Giustizia può ricordare alla lontana un maestro come Pitagora (n.d.a. rinvio il lettore alla contemplazione del trattato I Misteri Pitagorici di Giamblico, per approfondimenti). Taluni, testimonia Benamozegh, sostengono che Pitagora, essendosi recato in Oriente, avesse incontrato gli Esseni e ne avesse adottati i princìpi, gettando le basi di quel sodalizio esoterico-iniziatico italico che poca doveva differire da quello ebraico. Ma gli Esseni restano ebrei fin nel midollo, ebrei molto particolari, certo, ma pur sempre legati alla legge mosaica. Secondo Benamozegh, questa era l’opinione dei frati carmelitani (legati ad Elia profeta), che videro nell’essenato l’origine del loro ordine e considerarono Pitagora un mero ricapitolatore dei loro supposti antenati, coi suoi tre voti sostanziali (che furono poi anche dei Templari): obbedienza, povertà e castità. Secondo l’ebreo Joseph Salvador, autore del saggio La Vita di Gesù e la sua dottrina (1838), occorre disgiungere le dottrine dell’Essenato dalla loro matrice ebraica. In quel libro, Salvador avanzava l’ipotesi che l’origine degli Esseni risalga all’invasione siriaca, che costrinse un gruppo di iniziati a praticare nel segreto una certa qual forma di culto sacro molto più sublime del culto ufficiale ebraico. Benamozegh, da buon ebreo, non è disposto a credere alle tesi di Salvador, ma resta un fatto: il mistero del nome Damasco, un mistero che il nostro non poteva proprio conoscere, scrivendo ben 80 anni prima della scoperta del Corpus qumranico. Ma offrendo un minimo di credibilità alla tesi del Salvador, potrebbe essere che il nome “Damasco” possa essere stato usato da Qumran per indicare la loro origine durante i fatti dell’invasione siriaca, offrendo un indizio che ci riporta ai fatti degli Asidei (Hassidim) narrati nel Libro dei Maccabei.

12 qual'era l'aliomentazione degli esseni e dei protocristiani

L’ipotesi del Cristianesimo essenico

Benamozegh non è disposto a credere all’ipotesi di una derivazione del Cristianesimo dall’Essenato. Per Eusebio, padre della Chiesa, Filone, nel parlare degli Esseni, non stava facendo altro che descrivere la Chiesa Cristiana allora nascente. Eusebio poggiava sulla considerazione che il nome “terapeuta” dovesse equivalere, almeno in Egitto a quello di Esseni, che fosse appellativo comune dei primi cristiani prima che assumessero quello più noto e definitivo. In realtà, il nome primitivo dei seguaci di Cristo era Nazoraios, tant’è che ancor oggi questo termine, nell’ebraismo, indica i cristiani. Benamozegh cita Cesare Baronio, storico del Cristianesimo del XVI secolo che, di fronte al silenzio misterioso sugli Esseni nei Vangeli, pensava che la mancanza di qualunque riferimento diretto potesse spiegarsi solo presupponendo la completa identità degli Esseni con la Chiesa cristiana.È anche l’idea di chi scrive: il silenzio dei Vangeli su Qumran può essere spiegato solo dal fatto che i Vangeli siano scritti da Esseni convertiti alla nuova rivelazione cristica, siano cioè manoscritti in prima persona dai qumraniani convertiti. Benamozegh afferma che il silenzio evangelico potrebbe essere spiegabile in modo elementare in base al fatto che la setta degli Esseni fosse esigua e potesse facilmente passare inosservata. Ma non è disposto a credere a ciò, visto che la grandezza di una scuola non si misura dalla quantità, ma dalla qualità dei membri. Per cui scrive: “noi preferiamo interpretare il loro silenzio in base ad un’altra ottica. La possibile alternativa è che l’istituto degli Esseni fosse identico a qualche altro ricordato nei Vangeli (sadducei, scribi, farisei), ad una di quelle sette che erano a loro contemporanee. Per il nostro, gli Esseni dovevano inquadrarsi nella più ampia scuola dei Farisei. Ma ciò contraddice le testimonianze di Giuseppe e Filone, che distinguono nettamente Esseni da Farisei. Qui Benamozegh si arrampica sugli specchi, e la teoria appare alquanto assurda. Ma lui la motiva affermando che sia Esseni che Farisei avessero un noviziato, e che alla fine di tale noviziato l’adepto venisse introdotto definitivamente nel gruppo con un giuramento. E’ il Talmud a testimoniare dei Farisei in tal senso. Come lo Zohar, secondo lui, testimonierebbe di una simile organizzazione iniziatica da parte delle scuole cabalistiche. Ancor più assurdo affermare che Filone parlasse in realtà dei protocristiani ma che, essendo ebreo, non poteva parlare con tale pompa e ammirazione dei cristiani stessi, ovvero degli esseni cristiani. Eppure lo stesso Filone, in Omnis Probus Liber Sit, definisce ebrei gli esseni, e non nomina mai i campioni del protocristianesimo.

L’ipotesi del Nazireato

Assodato che fossero ebrei, e lo erano, occorre capire la natura ascetica di questo movimento o Scuola. Ebbene, secondo Benamozegh, le vere origini degli esseni sono da ricercarsi nel voto di Nazireato, quella religiosa separazione in cui “volontariamente” si poneva chiunque volesse dedicare interamente la propria vita a Dio. Tre erano i voti dei Nazirei: interdizione al vino (gli Esseni apparentemennte lo bevevano, ma potrebbe essere una metafora per qualcos’altro), proibizione di tagliare la chioma, non venire a contatto con cadaveri e impurità. Purezza e incontaminazione dovevano essere le basi del Nazireato. Dalla dimensione ascetico-monacale del Nazireato nascerà il nuovo germe dell’Essenato. E’ un’ipotesi di tutto rispetto, come quella di vedere entrambi gli istituti inseriti nella grande corrente profetica che si è fatta interprete e annunciatrice della parola divina. E’ una tesi tanto più illuminata quanto più è evidente che nelle testimonianze dei tre coevi non c’è alcuna traccia della natura profetica di Qumran, come invece sarà manifesto nei rotoli del 1947. Benamozegh afferma: “solo un’obiezione potrebbe essere mossa. Si potrebbe dire che il Nazireato era voto e vincolo, ma in modo temporaneo, laddove l’Essenato era per la vita. Ma pare che Sansone e Samuele siano stati nazirei fino alla fine”. Peraltro Benamozegh afferma testualmente che il nome degli Esseni dei tempi rabbinici fosse Hassidim (Pii), come riporta il Talmud nella sezione Nedarim, ove si legge che i primitivi hassidim solevano di frequente votarsi a Dio attraverso il Nazireato. Inoltre Hassid è colui che non ha alcun senso della proprietà, l’ideale per una Comunità in cui vi è spossessamento e comunione di beni. Il termine Hassidim non sarà manifesto fino alla scoperta del Corpus del Mar Morto. I testi antichi tacciono sugli Esseni, ma li chiamano Hassidim e gli appongono il nome di Nazareni. La tesi di Benamozegh è che il desiderio della solitudine, della purezza, dell’incontro con lo Spirito, la brama di perfezionamento spirituale, abbiano spinto gli esseni ad imitare i grandi uomini dell’ebraismo e a tramutare in regola, in legge, quell’eccezionale elevazione che ha contraddistinto i santi nazirei. Il celibato essenico sarebbe dunque proprio questo punto di passaggio da una condizione rara di virtù ad una regola inflessibile, da un servizio transitorio ad uno durevole. L’Essenato sarebbe la formalizzazione in regola del Nazireato, sarebbe la sua evoluzione.

Regole Alimentari

In ultimo, il pomo della discordia. Qual’era il regime alimentare degli Esseni? Abiuravano la carne ed erano vegetariani? Dai rotoli non risulta alcunchè circa le regole alimentari. Ergo dire che fossero vegetariani è solo un’ipotesi non confermabile. Ma ho già scritto che gli Esseni erano puri ebrei, e in quanto tali si attenevano alle regole di cibo puro e impuro, di cibo da mangiare e cibo vietato. Benamozegh sembra essere molto sensibile alla questione vegetariana e afferma che gli Esseni dovevano in ogni caso attenersi ai comandamenti circa i cibi permessi e quelli banditi. Tuttavia Benamozegh ricorda l’ancestrale proibizione ad Adamo di mangiare cibo animale, presente in Genesi 1:29: “io vi do ogni erba e ogni albero da frutto…saranno il vostro cibo”. Ma già in Genesi 6:21, Dio dice a Noè di prendersi ogni sorta di cibo, senza limitazioni di tipologia. Per poi in Genesi 9,3 comandare a Noè e famiglia dopo il diluvio:Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe”. Quindi, consente definitivamente alimentazione onnivora. Benamozegh sostiene che gli Esseni, nel loro vegetarianesimo, volessero imitare il sistema dietetico vegetariano perché antecedente il peccato e la caduta.

Le rivelazioni di Lorber

Nel 1840, il chiaroveggente sloveno Jacob Lorber, noto come lo “scrivano di Dio”, una mattina presto, mentre ancora giace nel letto, ode una voce vicino al suo cuore che gli dice: «Alzati, prendi la penna e scrivi!». Otto volumi di rivelazioni ricevute da Lorber sono stati pubblicati durante la sua vita. Nel 1852, tre libri sono stati pubblicati a Stoccarda, ma Die Jugend Jes (L’infanzia di Gesù) è stato confiscato e distrutto. Al momento della sua morte, 24 anni più tardi, avrà scritto un volume di manoscritti equivalenti a 10.000 pagine stampate, senza ottenere da questo lavoro alcuna ricompensa finanziaria, che del resto non chiedeva né si aspettava. È un violinista, ma lui dichiara che la sua voce interiore lo sollecita a declinare l’offerta e ad intraprendere invece una vita di solitudine. L’opera di Lorber si divide in circa 24 libri, che nel loro insieme, sono chiamati la Nuova Rivelazione. Gli scritti di Lorber rivelano che la voce interiore si presenta come la voce di Gesù Cristo. Lorber si dichiara incapace di capire molte delle cose che suppostamente gli vengono dettate dalla voce interiore. L’argomento “Esseni” è trattato a macchia di leopardo nella sua opera, e si trova per lo più ne Il Grande Vangelo di Giovanni. Eppure, presenta una sua continuità cronologica. Dalle rivelazioni del Vangelo di Giovanni vol. II si evince che l’istituto essenico avesse due centri: uno nei pressi di Gerusalemme, e uno più grande dislocato tra la Terra Promessa e l’Egitto (chiamato Essea). La tesi di partenza di Lorber, sarebbe meglio dire rivelazione, è che Gesù non avesse avuto bisogno degli esseni per la sua istruzione, poichè era profeta fin da ragazzo. Vediamo in dettaglio cosa risulta dalle rivelazioni di Lorber circa gli Esseni e il loro rapporto presunto con Gesù, premettendo che la santità degli esseni descritta dai loro contemporanei con Lorber sparisce per lasciare il posto ad un ordine assolutamente impuro:

1)    Sono una setta di natura pitagorica (come farà Benamozegh di cui abbiamo già discusso)
2)    Inizialmente facevano parte del Tempio di Gerusalemme, per poi separarsene e osteggiare la casta sacerdotale farisaica. I sommi sacerdoti del Tempio maledicono gli ebrei che si fanno esseni.
3)   Nessuno può sopportarli, tranne pochi romani. Lorber li dice protetti dal governo di Roma.
4)  I Betlemiti ritengono Cristo un esseno di quarto grado, ovvero il massimo grado. Lo ritengono, cioè, capace di prodigi non in quanto Figlio dell’Altissimo, ma in quanto esseno. Le sue capacità sembrano essere quelle mostrate dagli esseni. I sacerdoti del Tempio non riconoscono Cristo proprio perchè creduto esseno, quindi un fatucchiere.
5)  Cristo non li stima perchè non credono nell’immortalità dell’anima e nella vita dopo la morte del corpo. Cristo sostiene di non essere esseno poichè i suoi principi morali e sociali sono persino opposti a quelli degli esseni, in stridente contrasto. Le parole che gli esseni predicano al popolo non sono altro che menzogna e inganno. Essi stessi non vi credono. Cristo li accusa di predicare due dottrine: una per il popolo e l’altra ad uso interno. Quella ad uso interno è la verità secondo loro, ma il popolo non deve venirne a conoscenza. Cristo dice di loro: “non lasciatevi sedurre dagli esseni, perchè le loro parole sono menzogna, le loro azioni sono inganno. E le loro dimostrazioni di amicizia sono ipocrisia assoluta. Questi esseni mantengono ovunque un grandissimo numero di spioni”
6)   Gli esseni hanno una cognizione notevole dei segreti dell’arte farmaceutica, con cui sono in grado di guarire parecchi mali, e provocano fenomeni che possono sembrare miracoli.
7)    La descrizione degli esseni negli scritti di Lorber rasenta quella dei maghi del Faraone. Se non sono come i maghi del Faraone, poco ci manca. Infatti, gli Esseni sono i resti dell’antica casta sacerdotale egiziana, ciò espresso in senso dispregiativo: spaventosa congregazione di imbroglioni, a conoscenza di un trucco che consiste nell’illudere di saper resuscitare i morti, laddove morti non sono. Li si accusa persino di comprare fanciulli dai mercanti di schiavi per inscenare poi false resurrezioni. E li si accusa di aver comprato certe magie dai magi di Persia e da maghi di ogni dove al solo scopo di far prosperare la loro industria fondata sull’illudere il popolo.
8)    Giuda Iscariota, che poi tradisce Gesù, si era istruito presso gli esseni.
9)   Lorber giunge persino a scrivere che gli esseni abbiano il filosofo greco Epicuro come capostipite, poichè amavano i piaceri.
11)  Lorber sostiene che essi credessero solo in una forza naturale universale che opera casualmente, e che non entra minimamente nelle faccende umane.
12)   Cristo vuole convertirli alla Verità e alla Giustizia. Fa sciogliere il vecchio ordine esseno e ne fa costituire uno nuovo da un greco esseno (tale Rocklus), diventato suo discepolo convertito.
13)   Cristo definisce i nuovi esseni suoi muratori e liberi costruttori, il che implica che Lorber dovesse essere probabilmente un segreto massone.  
14)  Cristo insegna loro a guarire sul serio gli ammalati e ad esorcizzare con l’imposizione delle mani.

Come evincesi dai temi posti in risalto, siamo terribilmente lontani dai rotoli di Qumran scoperti un secolo dopo. La cosa che sorprende di tali presunte rivelazioni dall’alto è che esse non solo si discostano dai rotoli del Mar Morto, ma persino dalle testimonianze di Plinio, Filone e Giuseppe, che avevano descritto gli esseni in termini sacrali e di grande elogio e ammirazione.

manly palmer hall

Manly Palmer Hall sugli esseni

Ne Gli Insegnamenti segreti di tutte le età (1928), il noto esoterista canadese nonché massone di 33° Manly Palmer Hall scrive che i Templari furono influenzati da diversi movimenti esoterici presenti anticamente in Terra Santa, come gli Esseni, i Drusi, i Nazareni. Gesù fu allevato e istruito dagli esseni e successivamente iniziato al più profondo dei loro misteri, in quanto custodi della vera conoscenza esoterica di Israel. Hall definisce gli esseni “Tempio di Melkizedek”, figura che lo affascinava alquanto. E su questo specifico punto, Hall fu ottimo profeta. Egli riteneva che gli esseni fossero iniziati asceti. Il nome esseni dovrebbe essere derivato da un’antica parola siriana che significa “medico”, ritenendo che essi abbiano avuto come scopo del loro agire spirituale la guarigione dei malati della mente, dell’anima e del corpo. Giuseppe e Maria, i genitori di Gesù, si ritiene siano stati membri dell’ordine esseno. Hall afferma che Giuseppe Flavio parla degli Esseni nei termini più alti. “Essi insegnano l’immortalità dell’anima, “dice,” e la certezza che si debba lottare seriamente per una giustizia divina. Secondo Edouard Schuré, avevano due comunità principali: una in Egitto, sulle rive del lago di Maori, l’altro in Palestina Engaddi, vicino al Mar Morto. Una delle loro attività principali era l’interpretazione della legge mosaica in base a determinate chiavi spirituali segrete conservate da loro dal momento della fondazione del loro ordine”. Sarebbero stati “emanazionisti e quindi protocabalisti” (n.d.a. ho già smentito nel precedente articolo questa ipotesi) e, come molte altre comunità fiorenti in Siria, avrebbero atteso l’avvento del Messia promesso nei primi scritti biblici. Essendo un massone di elevato grado, Hall non poteva non ritenere l’Ordine esseno una forma di proto-massoneria.

Gli Esseni di Cayce

Colui che è noto come il profeta dormiente rilasciò nel 1945 i cd. Readings, le letture che costituivano un mix delle sue profezie (ottenute in trance) e delle sue obiettive considerevoli conoscenze in campo biblico. In effetti, i Readings raccomandano lo studio della Bibbia nel suo complesso, considerata da Cayce narrazione simbolica della caduta e della restaurazione dell’anima umana alle sue origini divine. Tra gli argomenti biblici trattati, ampio risalto viene offerto agli esseni. Il primo dei rotoli del mar Morto venne scoperto nel 1947, due anni dopo la morte di Cayce, che menzionò gli esseni in 171 letture diverse. Le rivelazioni di Cayce sono le seguenti. Esseno significa “attesa” perchè attendevano il Messia, che Cayce chiamava l’Entità. Ne erano membri anche le donne. La natura della Scuola era duplice: si trattava di un Ordine profetico da una parte; dall’altra, lo scopo principale degli esseni era coltivare persone che sarebbero state canali adatti alla nascita del Messia che più tardi sarebbe stato inviato nel mondo per rappresentare la loro fratellanza. Questo scopo faceva parte delle prime basi della scuola profetica di Israel, come erano state stabilite dagli insegnamenti di Melchisedek (il primo sacerdote-profeta post-diluviano) e poi diffuse dai profeti Samuele, Elia e Eliseo. Sarebbe stato comunque Elia a creare la Scuola dei Profeti essena. Il movimento non era egiziano di origine, ma persino preesisteva. Gli Esseni erano uomini che venivano messi da parte per offrire se stessi come canali attraverso cui avrebbe potuto esserci la nuova manifestazione divina attesa, come recipienti giusti della Shekinah o Emmanuel. Così nel Carmelo –la sede dei sacerdoti di questa fede- furono scelte le fanciulle consacrate a questo scopo, a questa funzione, a questo servizio. Fra loro ci fu Maria, l’amata, la prescelta già a quattro anni. Gli esseni non avevano le prove che Dio avrebbe scelto una donna essena consacrata allo scopo, ma credevano e avevano fede che questo fosse il modo giusto. Maria, come era stato predetto, fu scelta come canale, e in tale ottica, separata e preparata allo scopo. Tanto il padre che la madre di Gesù erano quindi esseni. Secondo Cayce, gli Esseni erano versati nell’astrologia, nella numerologia e credevano fermamente nella reincarnazione delle anime. Nei Readings, l’interlocutore pone una domanda a Cayce: “Gli Esseni erano chiamati in vari tempi e luoghi Nazirei, Scuola dei Profeti, Asidei, Terapeuti, Nazareni, ed erano un ramo della Grande Fratellanza Bianca, di origine egizia?”. Cayce risponde: “In generale, sì. Specificamente, non del tutto”. La domanda risente delle cd. Rivelazioni del Vangelo Acquariano di Levi Dowling, pubblicato nel 1908, a sua volta condizionato dalle rivelazioni truffa de La Vita sconosciuta di Gesù di Nicolas Notovich del 1894, che rivelava della presenza di Cristo in India (ivi noto come Issah) durante gli anni bui. Ma Dowling affermò di aver trascritto il testo del libro dall’Archivio Akashico, compendio di conoscenza mistica presumibilmente codificato in un “piano non fisico dell’esistenza”. Ci sono 18 anni sconosciuti della vita di Gesù Cristo nella Bibbia (dai 12 ai 30). Il Vangelo Acquariano documenta questi 18 anni come un periodo nel quale Gesù Cristo viaggiò verso i centri della saggezza, dal Tibet all’India occidentale, dalla Persia all’Assiria, dalla Grecia all’Egitto. In ciascuna capitale di questi paesi insegnò e predicò ai leader religiosi del posto. Gesù provò che lui era l’unico scelto da Dio in questi luoghi e portò con sé, al suo ritorno in Galilea e Giudea, la saggezza e la fiducia che aveva sperimentato. Gesù interpretò il ruolo del Cristo, ma non lo fece automaticamente e naturalmente. Costruendo sé stesso attraverso il desiderio, gli sforzi, l’abilità e la preghiera, Gesù divenne un “vaso” capace di contenere in sé il Cristo, che dimorò in lui. Cristo è perciò un termine che sta ad indicare un essere umano perfetto, come Gesù si dimostrò, un uomo che fu “unto”, “consacrato” e che divenne santo. A prescindere da ciò, è giusto dire che sia Dowling che Edgar Cayce sostennero di aver scritto dei resoconti della vita di Gesù Cristo grazie alle registrazioni dell’Archivio Akashico, ma ci sono significative e notevoli differenze tra le opere dei due autori. Parte delle rivelazioni di Cayce possono essere conformi ai Rotoli di Qumran scoperti solo dopo la sua morte. In particolare, la focalizzazione sulla profezia e il carattere messianico della Comunità. Si tratta, a parere di chi scrive, di una ipotesi di lavoro la cui bontà deriva dalle profonde conoscenze bibliche che Cayce possedeva. Cayce era fortemente convinto del legame profondo tra il cristianesimo delle origini e l’essenato, e persuaso che questo rapporto sussistesse ben prima della nascita dell’Entità.

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Il caso Szekely

Decisamente eclatante, sul piano della disinformazione e della totale incongruenza rispetto ai Rotoli che saranno scoperti nel 1947, è l’operazione di mistificazione compiuta dall’ungaro-romeno Edmond Bordeaux Szekely, un individuo tenuto in alta considerazione da certi movimenti cristiani legati al vegetarianesimo, in particolare dall’Unione Cristiani Bionaturisti Italiani. Szekely annuncia pubblicamente nel 1936 di avere scoperto nel 1923, nella Biblioteca Vaticana in versione aramaica e in quella del convento di Monte Cassino in versione greca – entrambe le biblioteche contesteranno l’autenticità di questo ritrovamento – il testo che più tardi chiamerà Il Vangelo Esseno della Pace, un libro segreto scritto da san Giovanni che dimostrerebbe come Gesù e i suoi discepoli fossero membri della “setta degli esseni”. Nello stesso anno lo pubblica. Più tardi dichiarerà che la pubblicazione del 1936 è stata parziale e nel 1974 sono pubblicate la seconda e la terza parte del Vangelo Esseno, seguite poi dalla quarta. Nel 1928, Szekely aveva fondato a Parigi con il celebre scrittore Romain Rolland la Società Biogenica Internazionale, dedita a diffondere un messaggio salutistico e vegetariano. Nel 1937 vi si affianca la Scuola Essena, poi chiamata Prima Chiesa (Essena) dei Cristiani e Chiesa Essena della Nuova Vita. Molte persone, anche di ambiente New Age, si accostano alle idee di Szekely tramite la Società Biogenica Internazionale e i suoi programmi salutistici, e finiscono per scoprire anche la Chiesa Essena. Nel 1939, Szekely sposa l’americana Deborah Shainman, che aveva incontrato negli ambienti del vegetarianismo organizzato, e nel 1940 la coppia apre un centro salutistico a Tecate, nella Baja California messicana, denominato Rancho La Puerta, che gode ancora oggi di grande fama, nonostante Szekely lo abbia abbandonato nel 1970 al momento del divorzio dalla moglie. Deborah Szekely e i figli sono tuttora alla guida di questo centro. In realtà, Szekely fa confluire tutte le sue idee salutistiche e ambientaliste nello pseudo-Vangelo, considerato dai suoi fedeli un vero apocrifo, in realtà uno spudorato falso ben congegnato. Il testo, ancor oggi ben venduto, è rimasto un classico del settore di certa pseudo-spiritualità e del campo dell’alimentazione e del benessere, visto che, nella prima parte, Il Vangelo di pace di Gesù, Gesù si prodiga in suggerimenti di alimentazione e di pulizia del corpo, compresi clisteri e digiuni. Il tutto andando a rafforzare in modo fortissimo le tesi di igienisti, ehretiani, crudisti, e in generale i sostenitori del cibo semplice e del contatto con la natura. La cd. Grande Legge degli Esseni parlerebbe di armonia biochimica del corpo e di equilibrio termico della materia. Nella presunta saggezza primordiale contenuta in questo testo, si evidenziano le correlazioni con il Taoismo, lo Yoga, lo Sciamanesimo, e con alcuni culti Cristiani, come quello del Battesimo, della Comunione, degli Angeli. La saggezza Essena ci conduce ad una rivalutazione effettiva di nostra Madre Terra, mettendo termine allo sfruttamento selvaggio delle risorse vitali del pianeta che sta portando al collasso sistemico globale. In questo testo, gli uomini chiedono consiglio a Gesù su come superare problemi sia di salute che interiori e spirituali. Le risposte vertono su una purificazione profonda dell’essere, realizzata attraverso metodi naturali. Una parte di questa purificazione passa attraverso pratiche quali:
1.    Enteroclismi, realizzati attraverso l’Angelo dell’Acqua, e ripetuti fino a che l’acqua possa fuoriuscire dall’organismo tanto pura, così come quando è stata immessa.
2.    Bagni di luce, realizzati attraverso l’esposizione del corpo nudo all’Angelo del Sole.
3.    Purificazioni attraverso fanghi curativi, simboleggiati dall’Angelo della Terra.
4.    Abluzioni costanti del corpo, sempre attraverso l’Angelo dell’Acqua, intermediate da purificazioni, realizzate attraverso l’esposizione del corpo all’Angelo della Terra, del Sole e dell’Aria.
5.    Purificazioni attraverso l’inspirazione profonda dell’Angelo dell’Aria.
6.    Controllo del potenziale sessuale attraverso l’astinenza.
7.    Digiuni costanti e per periodi prolungati. In questo senso, il digiuno può essere assimilato ad una forma di alimentazione realizzata attraverso l’assimilazione dell’energia sottile dei predetti Angeli. Il digiuno viene consigliato per almeno un giorno della settimana e ripetuto in quello stesso giorno nel tempo.
Purtroppo nei Rotoli emergerà tutt’altro, e lo stesso Cristo, in vangeli sinottici e gnostici, non si preoccupa minimamente di ciò che entra in bocca. Anzi, mostra collera quando gli parlano di digiuno: “Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno»” (Marco 2:18). Nel Vangelo di Tommaso 6 è scritto: “ I suoi discepoli gli chiesero e dissero, «Vuoi che digiuniamo? Come dobbiamo pregare? Dobbiamo fare elemosine? Quale dieta dobbiamo osservare?» Gesù disse, «Non mentite, e non fate ciò che odiate, perché ogni cosa è manifesta in cielo»”. Il Vangelo Esseno della Pace consiglia di nutrirsi di frutta, cereali e ortaggi crudi. Questi alimenti possono essere definiti alimenti di luce, perché crescono attraverso l’azione degli Angeli dei quattro elementi, (che in sanscrito sono gli alimenti Sattvici per eccellenza). Gli angeli vengono chiamati energie elettromagnetiche della luce, dell’aria, della terra, dell’acqua e del sé. Nel Vangelo Esseno, Gesù dice: “Non uccidete né uomini, né animali e neanche il cibo che entra nella vostra bocca. Perché se mangiate cibo vivente, quello stesso cibo vivificherà anche voi, ma se uccidete il vostro cibo, quello stesso cibo vi ucciderà. Quindi non mangiate nulla che sia stato distrutto dal fuoco, dal gelo o dall’acqua, ma mangiate solo alla mensa di Dio, che è la frutta degli alberi, il grano e le erbe dei campi, il latte degli animali e il miele delle api. Dunque mangiate per tutta la vita alla tavola di nostra Madre Terra e non vi mancherà nulla”. Le idee del falso Vangelo (che i suoi estimatori difendono ad oltranza, nonostante tutte le evidenze possibili) sono tuttavia lontane dalla Gnosi Cristiana che non venera Madre Terra, laddove il Vangelo esseno la ritiene Vera Mater. Negli Archivi Segreti del Vaticano non solo non c’è traccia di tale vangelo ma il nome di Szekely è del tutto assente dal Registro dei visitatori del suddetto Archivio, quindi Szekely non è mai stato negli Archivi Segreti Vaticani! Stessa cosa per i frammenti che Szekely pretendeva fossero conservati nel Monastero di Montecassino. La scoperta dei Rotoli del Mar Morto sconfesserà Szekely, in quanto non c’è nulla nel suo vangelo che possa dirsi veramente esseno, compresa la questione del vegetarianesimo. Il fatto è che i seguaci di Szekely sostengono veementemente che questo vangelo non contraddica affatto i Rotoli di Qumran, ma li completi, essendone l’insegnamento segreto. Peccato perchè nei Rotoli Raz (mistero) e Sod (segreto) sono legati a tutt’altre vicende metafisiche. Il vangelo in oggetto non sarebbe stato lasciato nelle grotte, bensì portato via da qualche solerte iniziato del deserto di Kirbet Qumran, e giunto fino a noi per illuminarci sulle segrete pratiche naturiste degli Esseni (sic!). Talvolta nei testi si trovano indizi del tipico esoterismo del gruppo o dell’individuo che li ha composti, ma nei rotoli non c’è davvero nulla di quanto Szekely trattò nel Vangelo attribuendolo agli Esseni e al Cristo.

L’essenismo dopo la scoperta dei rotoli del Mar Morto

 

Sergio Gonzales dela Garza

                     Sergio Gonzales dela Garza

La Psicocibernetica Esseni

Tra i gruppi pseudo-esseni del post Qumran, il primo in ordine di tempo è quello di Sergio Gonzalez de la Garza (1932-1994), messicano di Monterrey, che fonda nel 1976 in Messico l’Associazione (poi Centro Studi) di Psicocibernetica Esseni. Il riferimento agli Esseni – comune in ambito esoterico e teosofico – sarebbe soprattutto ideale e farebbe allusione allo spirito di fraternità e di servizio dell’antica confraternita ebraica. In realtà tanto ideale non è, giacchè la Psicocibernetica Esseni è una scuola esoterica che si richiama ufficialmente all’insegnamento degli antichi esseni, confraternita Ebraica che, secondo Gonzalez e i suoi adepti, praticava una rigorosa disciplina di purezza materiale e spirituale, all’interno della quale nacque e fu educato il Cristo. “Psicocibernetica” significa “movimento dell’energia (che la mente può percepire nelle varie forme in cui si manifesta all’uomo)”, e la centralità della mente nell’insegnamento di Gonzalez è la chiave di lettura di molte realtà. Più in dettaglio, “psico” significa mente; cibernetica significa controllo, dominio dei pensieri, emanazione di energie attraverso la mente: per curare ed autocurarsi, per curare gli animali, le piante e per armonizzare l’ambiente. Psicocibernetica Esseni dà una informazione di base sulla natura dell’uomo e del suo rapporto col divino, fornendo al tempo stesso una tecnica di utilizzo dell’energia mentale (armonizzazione) per la cura di tutte le mancanze di salute che esistono sulla terra. Esseno significa “curandero”: colui che cura. Ricordo al lettore che i rotoli di Qumran nulla dicono sulle capacità terapeutiche degli Esseni, diversamente dai testimoni dell’epoca. L’iniziato di Psicocibernetica decide di curare i suoi fratelli disinteressatamente e vedrà la sua vita cambiare in meglio. Trattasi quindi di un movimento focalizzato sulla guarigione, propria e altrui, poiché il fine istituzionale della Scuola è l’amore impersonale. I corsi e seminari, che propongono un cammino verso la “libertà interiore”, hanno un approccio cosmogonico con echi dell’insegnamento teosofico – da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) ad Alice Bailey (1880-1949) –, presentato però in una chiave maggiormente orientata agli aspetti pratici, compreso l’aiuto a chi soffre attraverso l’energia della mente. L’insegnamento ammonisce a non considerare le tecniche apprese in chiave egoistica, ma a utilizzarle per essere di aiuto al prossimo sofferente. Nel 1989 iniziano a formarsi i gruppi di Psicocibernetica Esseni in Italia e Gonzalez tiene dei seminari a Torino, Bergamo e Trieste (nel 1993). Successivamente – dopo che l’insegnamento si è diffuso in varie regioni italiane – è fondata a Saluzzo (Cuneo) una Associazione di Psicocibernetica Esseni d’Italia, oggi non più attiva ancorché a Saluzzo si tengano tuttora incontri.

Olivier Manitara

                                                                       Olivier Manitara

 

 La Nazione Essena di Olivier Manitara 

Il gruppo più noto, attualmente, per essersi autoattribuito una eredità essena è quello di Olivier Manitara, nome che Olivier Martin, nato in Francia il 15 luglio 1964 nella cittadina di Vire (Normandia), assume a partire dal 1997. Si presenta come uno dei rappresentanti e dei portavoce della Nazione Essena. Interessato alla tradizione rosacrociana, al martinismo e, in generale, alle diverse forme di occultismo diffuse negli anni 1980, a diciannove anni riferisce di avere avuto la sua prima esperienza ascetica in cui gli sarebbe apparso un uomo con una barba bianca, che, in seguito, gli si rivela come il Maestro Peter Deunov, il noto maestro di Omraam Michail Ahivanov. Nel 1985, si ritira per tre anni sulle montagne dell’Ariège, luogo di rifugio dei catari prima della loro disfatta, dove viene ispirato a scrivere tre libri sull’Apocalisse di san Giovanni, mai editi. Il 19 agosto 1991 apre la sua scuola iniziatica, che considera l’ultima vera scuola iniziatica: la scuola della “Via e dello Spirito”, nella quale tiene seminari, conferenze e meditazioni, organizzate nelle principali città francesi. L’influenza filosofica e spirituale di Deunov è evidente nei suoi primi lavori, mentre la sua ammirazione per l’opera del filosofo bulgaro, nonché suo principale discepolo, Mikhaël Aïvanhov (1900-1986), gli causano problemi in Francia, poiché viene erroneamente accusato dalle autorità francesi di essere membro della Fraternità Bianca Universale (FBU), organizzazione classificata come “setta” da un rapporto parlamentare francese. Nel 1992, acquista un piccolo villaggio dell’Aveyron, ribattezzato Terranova, che rappresenta per i suoi fondatori il primo villaggio esseno, nel quale vive una comunità dove Olivier risiede per quattordici anni. Nel 1997, si reca per la prima volta in Québec, dove tornerà spesso. Nel 2003, Olivier diventa il Messaggero del Manifesto per la pace” presso l’Unesco, e nello stesso anno si celebra per la prima volta la “Ronda degli Arcangeli”, cioè le quattro grandi feste degli arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele e Uriele, che rappresenta la pratica ufficiale degli esseni contemporanei, corpo vivo della Nazione Essena. Nel 2006 il governo canadese riconosce la Nazione Essena come opera di beneficienza, sotto il nome di Fondazione Essenia, che ha la sua sede amministrativa in Québec ed è presente negli altri Paesi – Belgio, Stati Uniti d’America, Francia, Gabon, Grecia, Haiti, Italia e Svizzera –  attraverso le “logge essene”. Il numero totale di membri, secondo i dati forniti dal movimento, è di circa mille in tutto il mondo. Nell’ottobre 2007, la Fondazione ha acquistato un terreno a Cookshire-Eaton, nel Québec, dando vita così al terzo villaggio esseno, dove Olivier vive e insegna, insieme ad alcune famiglie, e dove opera per lo sviluppo della Nazione Essena, con i suoi villaggi, templi, scuole, case editrici e altri organi affiliati. La Nazione Essena è oggi un’organizzazione non governativa (Fondazione Essenia) il cui simbolo è una bandiera a quattro colori con la Menorah nel suo centro, simbolo dell’Alleanza tra i sette regni della terra e del cielo. Il regno umano si trova al centro del simbolo “come un intermediario che onora i mondi superiori del Padre e si prende cura dei mondi inferiori della Madre” Ciò che fa di questo movimento un falso ab origine è il legame dell’insegnamento di Olivier Manitara con la linea tracciata da Edmond Bordeaux Szekely il quale, nel 1936, pubblica il già citato Vangelo Esseno della Pace. Dopo che Szekely ha pubblicato il Vangelo Esseno, la Nazione Essena si è sentita in dovere di completarlo e renderlo accessibile alle generazioni future. Essa aspira inoltre a percorrere una via ideale in contatto con le sfere divine, per dare vita alla luce divina e contribuire a realizzare il “Reame di Dio” sulla Terra, attraverso azioni concrete. Olivier Manitara si definisce un uomo della tradizione, “che ha sempre cercato attraverso i testi sacri dell’umanità, la sorgente di ogni cosa” e che “ha acquisito una saggezza che gli permette di comprendere la vita, l’universo e l’essere umano, nel mondo visibile come nei mondi sottili”. Egli ritiene inoltre di essere una guida, che grazie alla sua pratica può trasmettere ad altri il suo sapere. Secondo il movimento, inoltre, il padre della tradizione essena è Enoch, il settimo discendente della stirpe di Adamo, che sarebbe stato il primo a risollevarsi dalla colpa originale. Enoch avrebbe così dato vita alle prime scuole dei misteri in Egitto e in Grecia, fondando la tradizione essena, che attualmente ha preso la forma della Nazione Essena. Enoch sarebbe il primo di una serie ininterrotta di maestri di saggezza, come Gesù, Krishna, Mosè, Platone, Deunov, e così via, oggi rappresentato da Manitara. I membri del movimento credono che la saggezza provenga da un’unica fonte, grazie alla quale è possibile ritrovare collegamenti tra i testi di tutte le tradizioni filosofiche e spirituali dell’umanità. In tale ottica, la scuola di Manitara offre agli studenti le chiavi d’interpretazione del sapere esoterico che si reputa nascosto nei testi. Manitara ha scritto numerose opere per facilitare l’interpretazione dei testi cristiani, ebraici (cabalistici) e buddhisti. I Vangeli esseni – testi sacri offerti dagli arcangeli alla Nazione Essena – trasmettono una visione del mondo che contempla l’esistenza di una conoscenza gnostica universale, che gli esseni diffondono e proteggono, una visione dualista del mondo e dell’uomo, in cui il male è stato creato ed è sempre alimentato dall’uomo, mentre le forze divine si manifestano in quattro grandi princìpi divini: gli arcangeli Uriele, Raffaele, Michele e Gabriele. L’etica si basa sul discernimento tra il bene e il male e la scelta di orientare la propria volontà verso il bene. Il rito caratterizzante questo pseudo movimento esseno è la “Ronda degli Arcangeli”, la cui funzione è preservare l’alleanza tra la Nazione Essena e le forze divine. Si tratta di uno “spazio sacro”, che permette il contatto con i mondi superiori, tra gli uomini e gli “spiriti della Natura”. Questo rituale, dedicato a un arcangelo in particolare, si svolge in quattro giorni e comprende esercizi spirituali, canti, danze, insegnamenti e preghiere. Dopo questi rituali, Manitara riceve insegnamenti direttamente dall’arcangelo e li trasmette ai partecipanti. Il rituale ha lo scopo di rendere all’uomo il suo vero posto, la sua dignità, e di prendersi cura della Madre-Terra. Nell’ambito delle quattro celebrazioni annuali della “Ronda degli Arcangeli”, Olivier Manitara raccoglie le parole sacre – o Salmi – di ogni Arcangelo, durante le cerimonie che si tengono in spazi sacri (templi). Questi “salmi” del Vangelo Esseno vengono dettati a tutto un popolo, direttamente nel cuore dei templi degli Arcangeli e – dal 2006 – sono stati raccolti per costituire il Vangelo Esseno dei quattro Arcangeli, trasmesso per i tempi attuali. Le Ronde seguono le stagioni – equinozi e solstizi – e i salmi raccolti sono custoditi in quello che viene chiamato Vangelo Esseno. La “Ronda degli Arcangeli” è altresì il momento in cui si svolgono le prime iniziazioni in seno all’Ordine degli Esseni, e i postulanti scelgono una virtù – un angelo – che s’impegnano a incarnare durante un intero anno, consacrato allo studio della saggezza essena. Oltre ai rituali di comunione, di offerta e iniziazione, i preti e vestali esseni sono formati anche per amministrare battesimi, matrimoni e per assistere i morenti alla fine di questa vita e all’inizio di quella ultraterrena. Dopo aver delineato la natura e le finalità della cd Nazione Essena di Manitara, qualche considerazione va fatta, onde ritornare al quesito iniziale di questo articolo: cosa è veramente esseno e cosa no. Ebbene, in funzione della descrizione dall’interno della Comunità essena autentica e primeva, descritta nei Rotoli del Mar Morto, e di quella dei testimoni coevi, possiamo serenamente smentire il legame ereditario di Qumran col gruppo di lavoro di Manitara. Ciò che sorprende di Manitara è il non tener in alcun conto ciò che nei rotoli del Mar Morto viene detto, e al contrario continuare a dare credito al Vangelo Esseno della Pace di Szekely, che è decisamente letteratura newage. L’atteggiamento di Manitara è decisamente più grave di quello di Szekely poiché, volendo pur credere che Szekely si sia immaginato un ipotetico essenismo pre-Qumran inventandosi un vangelo dai qumraniani mai scritto (essendo completamente estraneo ai grandi temi del Mar Morto), Manitara opera post-Qumran ma ne ignora volutamente la letteratura sacra. Nell’essenismo di Manitara manca totalmente la devozione a Yhwh, tipica degli ebrei qumraniani, manca ancor più la focalizzazione sulla profezia e sull’escatologia, e manca di conseguenza la centralità di Melkizedek (e di Michele, uno dei suoi nomi-funzione), sostituito dai quattro arcangeli. Manca cioè il quid essenziale del tempio esseno: la messianicità, in quanto critica per l’escatologia. Il tempio di Manitara dà più l’idea di una trovata newage, che si ammanta di un nome sacro per organizzare un impianto rituale ex novo. Peraltro Manitara non ha un’esperienza mistica di Dio ma di Peter Deunov, maestro defunto, il che suona come un assurdo in termini altamente spirituali, in quanto Deunov è stato solo uno dei tanti raggi di un’anima. Peraltro, l’enfasi sulla Madre-Terra di Manitara è completamente assente in Qumran, come il discorso vegetariano. Si tratta di “materialismi” spacciati per “alti concetti spirituali”. Non ritorno su quanto già scritto, mi limito a ricordare che né Cristo né Qumran hanno mai enfatizzato un qualsiasi discorso ecologico, vegetariano o animalista, né peraltro alluso a Spiriti della Natura, persino stigmatizzati da Paolo che li definì “miserabili elementi (ptoka stoikeia)” che i pagani servono. La preoccupazione di Cristo era il Regno di Dio, quella di Qumran l’escatologia e la liberazione delle anime dal giogo di Beliar. Princìpi completamente assenti in Manitara. Inoltre non si comprende per quale arcano motivo Manitara dovesse inventarsi un rituale mai contemplato da Qumran. Ciò conferma come, attualmente, l’uso di attributi come Esseno, Quantico, Olistico sia finalizzato più ad offrirsi una patenta di credibilità spirituale che non ad offrire un reale corpus di insegnamenti realmente salvifici.

Gli specchi esseni di Gregg Braden

Chiunque nel settore misterico moderno conosce Greg Braden. Trattasi di un ricercatore americano che chi scrive considera uno dei campioni della moderna divulgazione spirituale a bassa matrice newage. Dalla sua prima opera innovatrice, Risveglio al Punto Zero, alla pioneristica Camminare tra i Mondi, fino all’oggetto di controversie L’Effetto Isaia e a La Matrix Divina, fino all’ultimo “The Turning Point – Il Punto di Svolta”, Braden pare essersi avventurato oltre i confini della scienza e della spiritualità, per offrire un messaggio a suo dire adeguato ai tempi. Dal 1986 a oggi, l’obiettivo del suo lavoro è stato quello di trovare la connessione tra la saggezza antica e la migliore scienza disponibile oggi, perché questa unione potrebbe aiutare a diventare persone migliori e creare un mondo migliore per affrontare le grandi sfide della nostra epoca. Braden ha sostenuto che il cambiamento nel campo magnetico terrestre in atto potrebbe avere effetti sul DNA umano. Egli ha anche sostenuto che le emozioni umane, e quindi la vibrazione, influenzino il DNA e che la preghiera collettiva possa avere effetti di guarigione fisica e spirituale. Per molti, Braden è stato un ponte tra scienza e spiritualità. Ma sulla questione degli specchi esseni l’ha fatta grossa. Procediamo con ordine. Secondo la visione di Braden, gli esseni ci avrebbero tramandato una “tecnologia” che consente di accelerare il necessario processo di trasformazione, rendendolo al tempo stesso piu’ armonioso e gentile. Si tratta di una “tecnologia interiore” che fa leva sul ruolo dei rapporti umani, definendoli in sette categorie: sette misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe sperimentato nel corso della propria vita di relazione. Gli Esseni li avrebbero definiti “specchi”, utili per ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano. Il primo Specchio Esseno 
riguarda la nostra presenza nel momento presente. Il mistero è incentrato su cosa noi inviamo, nel presente, alle persone che ci stanno accanto. Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di comportamento in cui dominano la rabbia o la paura, lo specchio funziona in entrambi i sensi. Il secondo Specchio Esseno 
ha una qualità simile alla precedente, ma è un po’ più sottile, anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel presente. Il terzo Specchio Esseno 
è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché è percepibile ogni volta che ci troviamo alla presenza di un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi e, in quel momento, sentiamo che accade qualcosa di magico. Il quarto Specchio Esseno
 è una qualità un po’ diversa. Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi e creano dipendenza. Il quarto mistero dei rapporti umani ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Il quinto Specchio Esseno 
è forse il più potente in assoluto, perché ci permette di vedere meglio e con maggiore profondità degli altri, la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori e l’interazione che intratteniamo con loro. Il sesto Specchio Esseno 
ha un nome abbastanza infausto; gli antichi lo chiamarono infatti l’oscura notte dell’anima, attraverso cui ci viene infatti ricordato che la vita e la natura tendono verso l’equilibrio e che ci vuole un essere magistrale per bilanciare quell’equilibrio. Il settimo Specchio Esseno 
dalla prospettiva degli antichi era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile. E’ quello che ci chiede di ammettere la possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé perfetta e naturale. Da dove Braden abbia mutuato questa dottrina non è dato di capire, giacchè un simile concetto, appartenente molto di più alla sfera psichica che a quella spirituale, è totalmente assente nella visione Qumranica. Braden aveva trattato il tema Esseni già nel suo Effetto Isaia, ove esaminava il concetto di “profezia”, da lui considerata una scienza che permette di accedere alle future conseguenze di scelte che facciamo nel presente. Effettivamente, come più volte detto, Qumran era una comunità fondata sulla profezia e persino profetante (es. rotolo 11Q13). Accanto alla profezia si pone tuttavia un’altra scienza perduta, la tecnologia della preghiera, che ci consente di scegliere quale profezia futura vivremo. Secondo Braden, questa seconda tecnologia in uso in tempi remoti, poi dispersa nel IV secolo a causa della sparizione e distruzione di testi rari e relegata in scuole misteriche, sta oggi ricomparendo dopo il ritrovamento dei rotoli del Mar Morto. Sono soprattutto il manoscritto di Isaia ed i testi Esseni, che ci farebbero comprendere come nelle mani dell’umanità sia racchiuso un enorme potere che attende di essere utilizzato. Braden sostiene che gli antichi considerassero il tempo come un sentiero percorribile in due direzioni, all’indietro e in avanti. Essi inoltre percepivano le loro visioni come possibilità che si sarebbero attuate se le circostanze presenti non fossero state cambiate. Le profezie non erano, quindi, condanne a breve o a lunga scadenza, ma avvertimenti che avevano lo scopo, quando riguardavano fatti negativi, di indicare che bisognava cambiare rotta proprio per evitarli. E qui Braden mostra quanto poco abbia capito sulla questione della Predestinazione ferrea predicata da Qumran, sull’impossibilità che l’uomo ha di mutare i decreti divini fissati nelle profezie. Ma Braden è uno dei grandi sponsor della famigerata legge di attrazione, quella legge che è in opposizione al fare la volontà di Dio. Braden scrive: “esiste un nesso profondo tra i nostri pensieri collettivi, i nostri sentimenti e le nostre aspettative e la realtà esterna. Questo modo di pensare era connaturato alla visione della vita degli Esseni, come si rileva dai Vangeli esseni di 2.500 anni fa, i quali riflettono l’idea che gli eventi esteriori sono il riflesso delle nostre piu’ profonde credenze interiori. Gli Esseni avevano una visione olistica della vita e, appunto per questo motivo, consideravano gli squilibri della terra come specchio degli squilibri del corpo fisico dell’uomo”. Magari gusto sotto alcuni aspetti, ma gli Esseni non lo hanno mai detto o insegnato. In definitiva, il vero essenismo rimane ancora libro chiuso, nonostante molti autori contemporanei si dichiarino portavoce ed eredi di quella gloriosa tradizione ebraico-misterica (poi confluita nel cristianesimo originario), limitandosi a proiettare su di essi la loro visione.

 

FALSI VANGELI…FALSI ESSENISMIultima modifica: 2018-09-26T17:23:27+02:00da mikeplato
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