IOAN PETRU COULIANU, PENSIERO E OPERE

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di Mike Plato

Muore assassinato a Chicago Ioan Petru Culianu, storico delle religioni e filosofo romeno, esperto di gnosticismo, esperienze estatiche e magia rinascimentale, allievo di Mircea Eliade. Venne assassinato dentro il bagno di una scuola di Chicago, da un colpo di pistola sparatogli sul capo. Si potrebbe anche pensare che alla Securitate (l’Intelligence) di Bucarest non piacesse per nulla quel che il traditore Culianu studiava, che trova il suo apice nel saggio Eros e Magia nel Rinascimento (1986). Eros è l’attrazione che mette in comunicazione soggetti e mondi diversi, in cui rientrano anche i viaggi dell’anima, le esperienze di estasi e di oltretomba, costantemente al centro degli studi di Culianu. Con una decisa attribuzione di importanza all’immagine e al potere visivo, esso è sempre phantastico: ogni desiderio è suscitato da ‘fantasmi’ e da essi appagato. L’immaginazione, funzione di ritenere e produrre idee, è operante a livello antropologico e in modo costante nella storia: tracce di un’epoca si ritrovano nelle successive perché le idee, in virtù del loro carattere fantasmatico, si trasmettono in modo ricorrente. L’immaginazione coincide con l’iperspazio o quarta dimensione, nel quale valgono differenti e specifiche regole spazio-temporali. La trasmissione della tradizione, il cambiamento e l’innovazione, prevede passaggi attraverso un “filtro ermeneutico”, “una volontà selettiva e deformatrice” nella catena di ricezione che caratterizza ogni periodo. La magia di cui egli si occupa è una «scienza» dell’immaginario. Al suo massimo grado di sviluppo, con Giordano Bruno, la Magia è, secondo le parole dell’autore, «un metodo di controllo dell’individuo e delle masse basato su una profonda conoscenza delle pulsioni erotiche individuali e collettive». Sostanzialmente gli attuali metodi di controllo di massa seguono logiche “magiche”, in quanto cercano di colpire i corpi emotivi con vibrazioni opportune. In questa magia si può riconoscere quindi non solo l’antefatto della psicoanalisi, ma soprattutto uno degli strumenti fondamentali della psicosociologia applicata e della psicologia di massa. In quanto scienza della manipolazione dei fantasmi, la magia s’incentra sull’umana immaginazione, nella quale tenta di suscitare impressioni persistenti. «Il mago del Rinascimento – dice Culianu – è sì psicoanalista e profeta, ma anticipa anche professioni moderne come quelle di capo delle relazioni pubbliche, propagandista, spia, uomo politico, direttore dei mezzi di comunicazione, pubblicitario». Analizzando il “De Vinculis” di Giordano Bruno, Culianu afferma che il mago del De Vinculis «è il prototipo dei sistemi impersonali dei mass media, della censura indiretta, della manipolazione globale e dei brain-trusts che esercitano il loro controllo occulto sulle masse occidentali… senza saperlo, essi vi si ispirano mettendo in pratica le idee stesse di Giordano Bruno». La magia ha prodotto la scienza, e una stessa matrice ideativa ha reso possibile la comunicazione a distanza, i trasporti rapidi, i viaggi interplanetari, idee ricorrenti che epoche differenti pensano e attualizzano in modi diversi. Così la stessa immaginazione creativa è alla base delle scienze fisiche, psicologiche e sociologiche moderne. Culianu è un tassello importante della cultura contemporanea, e in particolare di quella scienza, la storia del sacro, che, originata da un approccio teologico e metafisico, è divenuta sociologica, psicologica e poi cognitiva, senza che questo significhi riduzionismo. Culianu fu senz’altro un precursore dell’approccio cognitivo nella storia delle religioni – anche se, come possiamo ben immaginare, secondo presupposti totalmente diversi da quelli dei sopracitati neuroscienziati americani. Possiamo trovare una prima svolta in questa direzione ne I miti dei dualismi occidentali, un’analisi comparata dei miti e della loro struttura nei sistemi gnostici della tarda antichità. Tuttavia, è importante ricordare come, sin dai suoi primi scritti, questi fosse pienamente d’accordo con Wilhelm Anz, lo studioso della Religionsgeschichtliche Schule, nel ritenere che la questione centrale dello gnosticismo fosse l’ascensione dell’anima. «Anz, scrive Culianu, aveva avuto ragione: l’ascensione dell’anima, in quanto esperienza immediata ed effettiva e realizzazione pratica della gnosi, è, in fondo, il fine ultimo di questa e perciò può essere posta al centro assoluto dell’interesse dello gnostico». Lo studioso romeno, tuttavia, non si limitava a rilevare la centralità di quest’esperienza celeste nello gnosticismo, ma vedeva nell’ascensione dell’anima, o psicanodia, un tema presente nelle religioni di tutto il mondo, dai presocratici sino ai giorni nostri. Per quanto riguarda ‘la conquista della gnosi’, secondo Couliano, è al di sopra delle nostre possibilità conoscere le tappe precise che dovevano condurre lo gnostico fino alla conquista dell’esperienza intima della gnosi, un’esperienza che, realizzata mentalmente o ritualmente, equivaleva comunque a un’ascensione estatica nel corso della quale l’adepto aveva la visione degli eoni sotto forma di nuvole colorate o di topoi geometrici in cui si trascinavano delle bizzarre figure con nomi pure strani. In ogni caso è impossibile ricostruire quest’esperienza partendo dalle notizie troppo frammentarie di cui disponiamo, né vi è alcun indizio che la situazione possa mai mutare. Ogni tentativo teorico di offrire un’immagine, anche approssimativa, dell’esperienza estatica degli gnostici è condannato a restare allo stato di semplice ipotesi. Per Culianu, merita attenzione il fenomeno dell’isodromia dei pianeti inferiori (Mercurio e Venere), e nota come gli antichi abbiano tentato di spiegarla in più modi. In ogni caso, due ordini di pianeti nel cosmo sono stati ritenuti, secondo la posizione di Mercurio e Venere, al di sopra (ordine ‘egiziano’) o al di sotto (ordine ‘caldaico’) del Sole. L’escatologia individuale della tarda antichità si costruisce spesso in base al seguente schema «l’anima per incarnarsi quaggiù, scende dal cielo attraverso le sfere planetarie che traverserà in senso inverso al suo ritorno». Secondo Culianu, l’idea di un’influenza orientale, soprattutto iraniana, sui racconti greci di ascensione al cielo è superflua quando si pensa all’esistenza di ‘sciamani’ [iatromanti] in Grecia prima di Socrate. Questi racconti cominciano, ai tempi di Platone, a contribuire alla costruzione di credenze escatologiche sempre più conformi alle ipotesi scientifiche; ne deriva, sotto l’influenza dell’astrologia, lo scenario più o meno costante di un’ascensione che si svolge attraverso le sette sfere planetarie secondo l’ordine ‘caldeo’ o ‘egiziano’. Culianu chiama di tipo greco questa psicanodia che troviamo presso gli gnostici e gli ermetici, presso Numenio, Macrobio, Servio, Proclo, Dante, Alighieri, Marsilio Ficino, Giovanni Pico della Mirandola, etc. Di contro a questa, in ambiente giudaico-ellenistico, forse sotto influenza babilonese, si sviluppa l’altro tipo di ascensione, che egli chiama ebraico, attraverso tre o sette cieli che non sono mai i cieli planetari. Le testimonianze del tipo ebraico sono più numerose che quelle del tipo greco. Sempre l’autore evidenzia come, in effetti, tutta l’apocalittica ebraica ed ebraico-cristiana, la mistica del Merkabah, o carro che porta il trono divino nella visione di Ezechiele, i racconti islamici del mi’raj di Muhammad, le apocalissi cristiane ed ebraiche medievali, tutti si riconducono a questo tipo che si può definre come «il più semplice e il più patetico, certo il meno rigoroso quanto alle informazioni ‘scientifiche’ di cui si fa portatore». A complicare tutto ciò viene il fatto che numerose apocalissi tipicamente greche, come quella di Er nella Repubblica di Platone o quelle incluse nei grandi miti escatologici di Plutarco, non appartengono al tipo ‘greco’ secondo la definizione che se ne è data. Tuttavia avranno un’influenza determinante sul tipo ‘ebraico’ in epoca cristiana. Culianu evidenzia come le etichette di ‘greco’ e di ‘ebraico’ potranno dunque essere mantenute tenendo conto del fatto che esse non vogliono necessariamente indicare l’origine ‘greca’ o ‘ ebraica’ dei materiali studiati”. Quindi si domanda se si può parlare di un ‘tipo misto’, perché numerose convergenze tra il tipo greco e il tipo ebraico di psicanodia non giungono mai a sopprimere le differenze essenziali fra i due. Ad esempio quando il mi’raj di Muhammad parla di sette o otto cieli non si riferisce mai ai “cieli astronomici”. Invece in Dante i cieli sono contati e denominati secondo i pianeti e la cosmologia aristotelica. Argomento da aggiungere, forse, sempre secondo l’autore, a quelli che si oppongono all’idea di un’influenza del mi’raj sulla Divinia Commedia. Nella prefazione a Iter in silvis, Culianu accomuna gli gnostici ai romantici, la Grecia presocratica di un Empedocle a Il maestro e margherita di Bulgakov, sottolineando come entrambi cercassero una risposta alla stessa domanda: «Donde viene il male?», e come questo fosse compatibile con l’esistenza di Dio. A distanza di secoli, secondo Culianu, entrambi si posero lo stesso quesito in quanto dualisti, e il dualismo è la condizione sine qua non delle molteplici forme dello gnosticismo. Un intero capitolo de I miti dei dualismi occidentali è dedicato alla questione del dualismo. Non essendoci, a quanto pare, un accordo preciso sulla sua definizione, Culianu tenta di darne un significato condiviso. Per quanto riguarda la formazione del dualismo gnostico, Couliano ritiene – pur senza condividere l’ottimismo degli studiosi che trovano nei circoli ebraici eterodossi (minim) una dottrina dualistica che spiega anche la formazione dello gnosticismo – che l’ebraismo elabori, almeno dal I secolo in poi, delle rappresentazioni predualistiche che, combinate con dottrine dualistiche di vecchia origine greca, giustificano la comparsa del dualismo gnostico, senza bisogno di ricorrere all’influenza iraniana. Nel citato capitolo scopriamo che «la parola dualismus fu “inventata” nel 1700 da Thomas Hyde, per indicare in modo sintetico una delle più importanti caratteristiche della religione persiana: la contrapposizione tra due spiriti». È quindi utilizzabile la semplice definizione elementare e minimale dei dizionari, «opposizione tra due principi», a patto che, sottolinea Culianu, «si precisi il significato esatto dei termini. “Opposizione” implica antagonismo, e “principio” indica che abbiamo a che fare con l’origine di qualche cosa: ci troviamo dunque in presenza di due entità separate, ciascuna delle quali è all’origine di una sua propria creazione» . In linea generale, si tratta della contrapposizione tra i principi di bene e male. La questione più rilevante, tuttavia, emerge mettendo in relazione la struttura profonda del dualismo, presente nei miti, con quella bicamerale dei due emisferi cerebrali. Un importante riferimento era costituito dalle allora recenti scoperte del neuroscienziato statunitense Roger Sperry, Nobel per la medicina nel 1981, sulla specializzazione emisferica delle funzioni cognitive. Queste ricerche mostravano come, qualora separati, i due emisferi non potessero più comunicare nell’interpretazione dei segnali provenienti dal mondo esterno e come ognuno di essi sembrasse possedere non soltanto funzioni completamente diverse, ma anche coscienze separate. Peraltro, Culianu ipotizzava l’infinità e la pluridimensionalità. La prima potrebbe offrire una spiegazione dell’illimitata diversità degli scenari descritti e documentati, facendo supporre che non esista un percorso limitabile all’interno dello spazio mentale, dove, sottolinea, «non vi è limite al nostro immaginare sempre più spazio». Il nostro spazio mentale è come un universo completo e parallelo al mondo esterno che non esisterebbe affatto se quello interno non lo percepisse. Tuttavia, tra la realtà esteriore e quella interiore vi è un rapporto d’interdipendenza, per cui esse non possono essere parallele, visto che la prima è connessa alla seconda mediante peculiari strutture percettive. Questo rapporto di reciproca dipendenza fa pensare a una mente che proietta una realtà a partire da percezioni psicofisiche internamente strutturate. Culianu evidenzia, inoltre, che non sappiamo fino a che punto operiamo una chiara distinzione i due mondi, né siamo coscienti della loro interferenza. Lo dimostrano i malati mentali, gli schizofrenici e altri casi di seria alterazione della coscienza, in cui si modifica l’interpretazione e la percezione del mondo esterno. La realtà, insomma, non è così stabile come sembrerebbe. La mente risulta fondamentale nella configurazione della realtà e, poiché il mondo esterno non può esistere senza quello interno, è naturale considerare che per la persona che muore questo mondo scompaia. Prosegue invece per coloro il cui universo interiore abbia ancora attivi quei meccanismi psicofisici e percettivi che lo collegano col mondo esterno. Questi due mondi – dalle caratteristiche così diverse da sembrare paralleli, benché interdipendenti – sono scissi dalla morte, così come i due emisferi, quando è reciso il corpo calloso (attraverso la commissurotomia). Di qui l’importanza dell’immaginazione come causa della creazione dei mondi. La libertà legata all’immaginario e al linguaggio creativo ci avvicina a quelle situazioni in cui si scardina lo schema binario del pensiero, frutto della mente bicamerale. In tal modo, mediante un’immaginazione accompagnata dall’intuizione, è possibile aprire una dimensione straordinaria nella quale gli opposti coincidono e i confini individuali scompaiono, in cui l’essere non è una parte ma il tutto, in quell’attimo senza tempo che può definire lo stato mistico, l’ascesi, la contemplazione, la meditazione profonda – ma anche, in termini fisico-matematici, l’accesso a una quarta dimensione.

IOAN PETRU COULIANU, PENSIERO E OPEREultima modifica: 2019-02-23T20:19:31+01:00da mikeplato
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