LA FINTA REALTA’ SOLIDA DI DAVID BOHM

Bohm

“nonostante la sua apparente solidità, l’Universo è un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.(…)le particelle subatomiche restano in contatto, indipendentemente dalla distanza che le separa (…) la loro separazione è un illusione”

Nell’ ultimo secolo si sono fatti immensi passi avanti nella ricerca scientifica, tanto da spingere i nostri costumi verso un salto vertiginoso che ci ha portato dalle locomotive a vapore ai computer quantistici di nuova generazione nel giro di cento anni. Questa accellerazione nella ricerca è continua e non sembra volersi arrestare, avanza talmente veloce che per la maggior parte delle persone e dei sistemi sociali non è facile adattarsi alle nuove scoperte, sempre più orientate a farci cambiare il modo di interpretare il mondo, l’universo e la nostra vita. Così infatti, la maggior parte delle persone pensa che dopo Einstein non siano avvenute scoperte sensazionali e che la fisica newtoniana sia sempre la più affidabile per descrivere la realtà; invece la ricerca avanza, non si ferma mai, trova sempre qualche spunto in più dove indagare ed ogni giorno mette le basi per una nuova e più corretta visione della realtà.

Invero, è nel 1982, e a tutti noi sembrerà una news, che l’ equipe di ricerca ordinata dal fisico Alain Aspect, direttore francese del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique, la più grande e prominente organizzazione di ricerca pubblica in Francia), effettua uno dei più importanti esperimenti della storia. Il team scoprì che sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente l’ un l’ altra a prescindere dalla distanza che le separa, sia che si tratti di un millimetro, che di diversi miliardi di chilometri. Questo fenomeno portò a due tipi di spiegazioni: o la teoria di Einstein (che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce) è da considerarsi errata, oppure più possibilmente le particelle subatomiche sono connesse non-localmente: esiste qualcosa di non tangibile e visibile che mantiene collegati gli atomi a prescindere dallo spazio (e quindi anche dal tempo?).

La comunità scientifica ufficiale ha reagito con le sue tipiche maniere da matusa (si, perché la comunità scientifica ufficiale è molto scettica ed antiquata), negando la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce ma l’esperimento di Aspect rivoluziona totalmente i vecchi postulati, provando che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale.

David Bohm, celebre fisico dell’Università di Londra, sosteneva che le scoperte di Aspect implicassero la non-esistenza della realtà oggettiva. Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l’Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.

Questa intuizione suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta del gruppo di ricerca francese, si convinse che i l motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto, indipendentemente dalla distanza che le separa, risiede nel fatto che la loro separazione è un illusione: ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso “organismo” fondamentale.

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Sempre secondo il fisico americano, se le particelle ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono “parti” distinte bensì sfaccettature di un’ unità più profonda e basilare; poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste “immagini”, ne consegue che l’ universo stesso è una proiezione, un’ ologramma. Se l’ esperimento delle particelle mette in luce che la loro separazione è solo apparente, significa che ad un livello più profondo tutte le cose sono infinitamente collegate:

“Gli elettroni di un atomo di carbonio nel cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che un’ immensa rete ininterrotta.”

Bohm e Jiddu Krishnamurti, il fisico ebbe diversi confronti con il profeta apolide tra i quali venne registrato il documentario “The Future of the Humanity“. Questa capacità dello scienziato di mischiare filosofia e scienza è la base necessaria per sfruttare al massimo le funzionalità dei due lobi temporali.

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       Bohm con Krishnamurti

In un universo olografico neppure il tempo e lo spazio sarebbero più dei principi fondamentali, poiché concetti come la “località” vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto: anche il tempo e lo spazio tridimensionale dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso.

Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos’altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta.

In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste.

Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbero un’infinità di ulteriori sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l’universo col termine “olomovimento”.

Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l’informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l’universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch’esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l’immagine intera.

Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un’unica fonte di causalità che include ogni atomo dell’universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di “tutto”.

Come funziona un’ ologramma

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Qui sopra vediamo come si realizza l’ologramma. Un fascio di luce laser viene sdoppiato: una parte è inviata direttamente sulla lastra, mentre l’altra parte del fascio è diffusa dall’oggetto, prima di cadere sulla lastra. Nel percorrere tragitti diversi, le due componenti del fascio si sfasano l’una rispetto all’altra e, ricongiungendosi, producono una figura di interferenza che viene registrata sulla pellicola sotto forma di ologramma. Ad occhio nudo sulla lastra non è visibile alcuna immagine, solo una retinatura di linee sottilissime e iridescenti.

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Per riprodurre l’ologramma lo osserviamo con la luce laser, proiettandone un fascio sulla lastra. Apparentemente a mezz’aria l’osservatore vede formarsi l’immagine tridimensionale, attorno alla quale si può anche girare per osservarla da tutti i punti di vista, proprio come se fosse un oggetto reale.

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Su una stessa lastra possono essere registrati moltissimi diversi ologrammi, semplicemente variando l’angolo di incidenza del laser, e allo stesso modo essi possono essere letti separatamente.

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Infine qua sopra vediamo che l’informazione registrata (in questo caso l’immagine della mela) è distribuita su tutta la lastra. Infatti da ogni sua più piccola parte è possibile riavere l’informazione originale, anche se in tal caso si verifica una certa perdita d’informazione, inversamente proporzionale alla grandezza della parte letta.

Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell’Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni ’20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell’olografia. Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica.

PRIBRAM  2Karl H. Pribram è un medico neurochirurgo austriaco,  professore di psichiatria e psicologia in varie università americane, tra cui la Stanford University e la Georgetown University.

Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe come il cervello riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. Quello umano può immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di una vita (approssimativamente l’equivalente di cinque edizioni dell’Enciclopedia Treccani). Di contro si è scoperto che su un ologramma possono coesistere moltissime registrazioni, infatti semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio.

La nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall’enorme magazzino cerebrale risulta spiegabile più facilmente, supponendone un funzionamento secondo principi olografici. Inutile, quindi, scartabellare nei meandri di un gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente scansione di un cervello umano correlato a tutti gli altri: si tratta forse del massimo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata. Nell’ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente: il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.

Vi è una impressionante quantità di dati scientifici a conferma della teoria di Pribram ma l’aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico dello scienziato, è ciò che risulta unendolo alla teoria di Bohm. Se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? In parole povere: non esiste.

Come sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione; noi stessi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo è pura chimera. In realtà siamo una sorta di “ricevitori” che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di “mondi” esistenti nel super-ologramma.

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La realtà olografica potrebbe apparire così.

Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato “paradigma olografico” e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. In un Universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti “stati alterati di coscienza” potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato. Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano.

Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche spinge i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l’apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina. Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell’ologramma corporeo.

Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la “visualizzazione” risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la “realtà”.A questo punto non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum) ma al contrario, sarebbe la coscienza a creare l’illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come “fisico”.

ISSA e L’INGANNATORE

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2 Tessalonicesi 2,11 E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna

Genesi 3: 1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio….3 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

1Samuele 28,12 La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse quella donna a Saul: «Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!».

1) E’ DIO PADRE A INFILARCI IN UNA TENTAZIONE. LEGGETE TENTAZIONE = TENTATIVO DI INGANNO

2) SORPRENDENTE IL LEGAME TRA GENESI 3:3 e 1 SAMUELE 28 :12….SAUL è L’INGANNATORE DELLA FEMMINA…SI TRAVESTE DA SAMUELE E LA FREGA. SI SUPPONE CHE ANCHE CIO CHE CHIAMIAMO NAKASH SI ERA MOSTRATO A LEI CO ASPETTO INGANNEVOLE. PERCHE QUESTA è LA CHIAVE DELLA CONNESSIONE TRA I DUE VERSI

Tenete presente che nei due versetti è ISSA ad essere ingannata, SEMPRE ISSA (in napoletano è LEI).

La Bibbia insiste sul fatto che la Donna (e di riflesso il femminile) è totalmente vulnerabile all’inganno del SERPE ASTRALE.

Il nome dell’INGANNATORE, SAUL, è שָׁא֧וּל (SH-A-U-L)

Che può considerarsi a tutti gli effetti come uno dei nomi segreti del NAKASH…..LA BIBBIA NON SCRIVE CERTE COSE PER CASO…SA CIO CHE FA…..E’ UN LIBRO VIVENTE

E GUARDATE COSA HO SCOPERTO?

SAUL e SHEOL sono la stessa cosa……

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LE FORZE IMMONDE

Post Scriptum:
N.B.per me il FALLO è la riproposizione in terra del Serpente che penetrò nella ISSA, ovvero nel DNA (DONNA), procurandole un piacere ingannevole ed effimero..E quell’inganno, quella INSINUAZIONE, sono sempre vivi….e in ogni istante quella INSINUAZIONE PRIMORDIALE urla da ogni punto della TERRA, dicendoci in chiave simbolica cosa accadde su un piano più alto dell’essere. E la foglia di Fico è un potente simbolo del crimine sessuale . sono convinto che il SESSO SIA UN CRIMINE COSMICO perché DILEGGIA IL SANTO ANDROGINO, glorificando scissione e caduta. Ciò che in basso è tenuto in gran conto per piacere e riproduzione, in alto è un crimine

i Testicoli

Testicoli

Il fallo

Il bianco-sperma

Il bianco-sperma

Gli spermatozoi

Gli spermatozoi

SESSO= SSS=666

SEX=SIX

IL NUMERO DELL’UOO DECADUTO

 

IL SESSO A COSA SERVE?

1) DONA UN PIACERE EFFIMERO CHE è UN SURROGATO DELL’ESTASI DERIVANTE DA REALE UNIONE

2) PER LA RIPRODUZIONE, MA GENERA ALTRI MORTI VIVENTI IN UNA CATENA INFINITA DI ESSERI DESTINATI ALLA MORTE

DEISMO e TEISMO

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Gli scienziati che hanno parlato di Dio hanno spesso mutuato il concetto dal Dio di Spinoza, per loro stessa ammissione. Vedi Albert Einstein.

Essi credevano e credono ad un Dio spersonalizzato, ad un Dio dell’ordine, della natura e dell’universo. Un Dio che non ha alcun interesse verso gli umani, non considerati il fine creativo . É un Dio Natura o un Dio Universo. Il loro culto si chiama DEISMO.

Il deismo (dal latino deus) è una filosofia razionalista della religione sviluppatasi nei secoli XVII e XVIII in Gran Bretagna e successivamente in Francia e in Germania. Nato in un’epoca fortemente segnata dalle guerre di religione, intendeva porre fine ai contrasti fra le religioni rivelate in nome di quell’univocità della ragione sentita, in particolare nell’ottica dell’illuminismo, come l’unico elemento in grado di affratellare tutti gli esseri umani. Il deismo assume quindi a priori l’esistenza di un ente supremo ordinatore dell’universo, indispensabile a spiegarne l’ordine, l’armonia e la regolarità. Nega però sia la necessità di una rivelazione, dalla quale comunque prescinde ritenendo che sia solo per gli incolti, sia la storicità di qualsiasi pretesa rivelazione. Nega anche qualsiasi forma di provvidenza.

La negazione della rivelazione ha come conseguenza il rifiuto di qualsiasi dogma o autorità religiosa. L’uso corretto della ragione consente all’uomo di elaborare una religione naturale e razionale completa e autosufficiente, capace di spiegare il mondo e l’uomo.

Il deismo può essere definito anche come una teologia fondata non su testi sacri, ma sulla ragione che, ribadendo l’esistenza di Dio, lo configura in termini differenti da quelli della dottrina cristiana. Esso assume anche alcuni elementi del panteismo di Spinoza, ma riconferma l’esternalità di Dio rispetto all’universo.

Facendo leva sulla ragione, i deisti contestano le rivelazioni su cui si fondano le varie confessioni religiose, ritenendo le chiese istituzioni umane dettate da scopi di dominio e non dal possesso della verità. La vera rivelazione è offerta dal lume naturale della ragione e non da comunicazioni dirette e miracolose della divinità a profeti o fondatori di religioni positive.

Il deismo rifiuta decisamente l’ateismo, in quanto incapace di spiegare l’ordine del «grande orologio dell’universo che richiede un grande orologiaio quale suo fattore» (Voltaire).

Il concetto alla base del deismo, quello di una divinità eminentemente creatrice e ordinatrice, è immediatamente utilizzabile, nell’ambito della classificazione tra religioni rivelate e religioni in ottica etnologica, per identificare questi secondi modelli rispetto alle prime. Nella religione rivelata infatti la divinità non esplica solo una funzione creatrice ma anche quella di censore/supervisore etico dell’uomo. Questa modalità di intendere il profilo della divinità è una modalità contingente che si può ritrovare solo su sistemi di culto connessi con modelli sociali di tipo classistico. Il passaggio da modelli deistici a modelli teoetotomistici – corroborato da varie evidenze antropologiche – è stato invocato per spiegare la credenza religiosa riguardo al peccato originale.

Questa trasformazione socio culturale può essere infatti invocata per interpretare il passaggio dalla condizione anteriore alla manducazione del pomo dell’albero – detto per l’appunto della conoscenza del bene e del male – in cui l’uomo, vivendo in contesti deistici non era in grado di sperimentare la condizione di conoscenza di eventuali gesti e scelte da intendere quale opposizione alla volontà della divinità (male) da gesti e atteggiamenti graditi alla stessa (bene). Le forme deistiche, non teoetomistiche, non contemplano infatti alcun concetto di peccato/corruzione/impurità. Questo implica che in esse la sfera etica sia sottratta dall’ambito confessionale, di fede.

L’uomo dunque non può conoscere il bene e il male. È immediata la possibilità di identificare questa valenza nel nome dato all’albero in questione, detto per l’appunto della conoscenza del bene e del male, dall’agiografo. La conoscenza del bene e male, vere e proprie categorie teologiche, è infatti possibile solo in un contesto dove la divinità emani norme e leggi o principi etici a cui l’individuo si deve attenere – pena l’incorrere in sanzioni/condanne.

Molti deisti moderni hanno aderito a valori come il rispetto per la natura, per il prossimo, nonché la tolleranza religiosa.

Il deismo non ha una posizione univoca sull’esistenza di una vita oltre la morte, anche se essa è generalmente ammessa, come pure in alcuni casi è ammessa la reincarnazione. Le associazioni deiste moderne considerano la questione come non rilevante e lasciano ai loro aderenti la facoltà di autodeterminarsi.

VI ricordo che nella visione degli scienziati l’uomo è un accidenti nell’universo. C’è o non c’è, l’universo rimane in piedi con le sue leggi misteriose.

Ma con la fisica del Quantum , il rapporto Universo /Uomo si ribalta. Non è l’universo a generare l’uomo, ma il contrario. È l’uomo che osserva l’universo e lo crea e lo conserva e lo modifica.

Il Dio dei figli di Dio non è da loro concepito bensì sperimentato come un Padre, come un Dio persona, un Dio cui non frega nulla proprio della natura e dell’universo, ma a cui sta a cuore il destino delle anime che Lui stesso ha predestinate.

Mi sembra proprio che tra le due visioni non c’è alcunché in comune. 

Il Deismo è la visione di Dio (G.A.D.U) della Massoneria Illuminista. 

Alla fine, il che è un paradosso, il loro Dio trascendente é di questo mondo, e il nostro Dio personale va molto oltre questo sistema di realtà. 

IL FINE CREATIVO

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COSA È IL FINE DELLA CREAZIONE DI DIO? CREARE UNO O PIU HABITAT CREATIVI? UNO o PIU MONDI-SPAZI?

CREDETE CHE IL FINE DELLA CREAZIONE SIA UN BAOBAB O IL VOSTRO GATTO? CHE SIA LA NATURA O L’UNIVERSO?

IL FINE DELLA CREAZIONE É LA CONOSCENZA, DIO VUOLE ESSERE CONOSCIUTO.

E CHI LO PUO CONOSCERE? CHI FU CREATO PER TALE SCOPO? L’ALBERO SOTTO CASA VOSTRA? IL VOSTRO CANE?

O L’UOMO CON LA U MAIUSCOLA???

LA CADUTA

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Ha ragione Origene nel Commento al Vangelo di Giovanni.

Evidenziando il fatto che l’espressione greca “pro katabolé kosmou” (fin dalle origini del cosmo) é molto frequente nel Nuovo Testamento, egli sostiene che l’esegesi deve tenere conto dell’altro senso di katabolé, termine che promana dal verbo KATABALLO, il quale ha il senso di GETTARE GIÙ, FAR CADERE.

Ne conclude che quella espressione dimostra in concetto di CADUTA, di COLLASSO, non solo dell’uomo ma di tutto il multiverso nei suoi strati di un grado piu in basso. Il che darebbe ragione alla cabala luriana. E spiegherebbe perché Paolo ci dice che LA CREAZIONE ATTENDE LA RIVELAZIONE DEI FIGLI DI DIO.

FIGLIO VENDETTA DEL PADRE

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Sapete perche il CORVO è legato ad ODINO?

Odino sta Osiride come Thor sta a Horus

Come la via di OSIRIDE è quella dello Spirito che non esce dal ciclo delle incarnazioni, laddove HORUS è la sua MNEMESI e LIBERAZIONE attraverso la MORTE IN VITA….

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Parimenti Odino è il CORVO, la morte eterna…MORIRE E RINASCERE IN CONTINUAZIONE…ciclo spezzato da THOR, il Figlio

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e come YHWH rappresenta lo SPIRITO INTRAPPOLATO NELLA CARNE e ADIRATO CON L’UOMO CHE LO TIENE INTRAPPOLATO NEL CICLO ETERNO DELLE RINASCITE…..YHSWH (YESHUA) IL FIGLIO rappresenta la sua stessa liberazione

OSIRIDE-ODINO-YHWH…….IL PADRE
HORUS-THOR-YESHUA….IL FIGLIO

ALLA FACCIA DI TUTTI QUELLI CHE BESTEMMIANO IL PRINCIPIO PADRE…..

ELETTO e UNIVERSALITA’

Sono sempre stato d’accordo con Fulcanelli sul fatto che il GRECO ANTICO sia superba lingua cabalistica. In effetti lo sono tutte le lingue, ma l’ebraico e il greco, le lingue della Bibbia, ancor più

Allora sto analizzando un versetto in cui Cristo parla degli eletti

καὶ τέρατα ὥστε πλανῆσαι, εἰ δυνατόν, καὶ τοὺς ἐκλεκτούς·

TALE DA INDURRE IN ERRORE, SE POSSIBLE, ANCHE GLI ELETTI.

Eletto in greco è EKLEKTOS=SCELTO, ELETTO

Questo termine è affinissimo ad EKLEKTIKOS=CHE SCEGLIE

e al termine italiano ECLETTICO:

Che combina teorie, interessi e capacità afferenti a campi diversi; che riguarda l’eclettismo, corrente filosofica secondo cui la dottrina personale deve essere ricavata attingendo variamente alle diverse dottrine studiate, sintetizzandole e armonizzandole…l’eclettico è chi ha un ingegno multiforme e vivace, e che, nonostante rivolga la propria attenzione e il proprio interesse in molte direzioni, non ha mai la superficialità del capriccioso e del mutevole – tendendo invece, con la sua composita ricerca, ad un disegno unitario armonico.

ECLETTICO= VERSATILE, FLESSIBILE, UNIVERSALE, ARMONIZZANTE, POLIEDRICO, CHE SPAZIA IN VARI CAMPI

Ed ecco le due risultanti NASCOSTE…

ELETTO:

1. CHI SI SCEGLIE…CHI DECIDE DI ESSERE ELETTO…CHI SCEGLIE SE STESSO PER QUESTO COMPITO

2. NON è UN DOGMATICO…NON APPARTIENE A NULLA. SI PRENDE TUTTO , ANALIZZA TUTTO, ARMONIZZA TUTTO…..SCANDAGLIA OGNI COSA….NON RIFIUTA NULLA…NON è PREVENUTO VERSO NULLA…

OK?

FATE VOI

NON CI INDURRE IN TENTAZIONE?

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Luca 11,4 e perdonaci i nostri peccati,perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,e non ci indurre in tentazione».

greco: καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν.

Questo versetto: ABBA’…NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, ha messo in crisi teologi, esoteristi, cabalisti cristiani, esegeti di ogni razza.

PERCHE CHI INDUCE IN TENTAZIONE è SATANA, E CIO’ è UN FATTO….

MA I TEOLOGI HANNO CERCATO IN TUTTI I MODI DI ADDOLCIRE QUESTA SEZIONE DEL PATER, PERCHE SI CHIEDEVANO:

COME è POSSIBILE CHE IL PADRE POSSA TENTARE?

PEIRISMOS significa:

PROVA, ESPERIMENTO, TENTAZIONE

Fin qui, si potrebbe considerare la TENTAZOINE come una classica PROVA INIZIATICA: se la superi, sei pronto,vuol dire che hai lavorato bene…se non la superi significa che pronto non sei e devi ancora macinare chilometri

Allora vediamo il verbo INDURRE in greco….

EISENEGKES

E’ l’imperativo di EISPHERO col significato di (leggo i sensi dal ROCCI, the best):

PORTARCI, CONDURCI IN, METTERCI DENTRO, INTRODURRE

Dunque…..ritorniamo alla traduzione quasi universale

NON CI INDURRE IN TENTAZIONE

indurre….transitivo
Determinare a un comportamento o a un atteggiamento, spingere (anche + a, in ): i. qualcuno all’ (o in) errore, in tentazione; + a e inf.

c’è una sostanziale differenza tra:

NON CI TENTARE (NON CI INDURRE IN TENTAZIONE) e
NON CI PORTARE NELLA TENTAZIONE…

NON CI INDURRE IN TENTAZIONE …è LUI DIRETTAMENTE CHE TENTA

NON CI PORTARE o CONDURRE NELLA TENTAZIONE…SONO LE FORZE IMMONDE CHE LO FANNO, ANCHE SE LUI STESSO LE CONTROLLA.

Nel secondo caso, l’ORANTE DICE…..:

FAI CHE LA TENTAZIONE, OVVERO LA PROVA, NON SIA TROPPO DURA PER NOI…

Come è detto:

Siracide 2,1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.

Quindi, LA PROVA è NECESSARIA, NON PER LUI, CHE TUTTO CONOSCE PERCHE TUTTO HA PRESTABILITO, MA PER TE, CHE NON SAI DI TE STESSO E DEVI GIUNGERE A TE STESSO.

e come è anche detto:

1Corinzi 10,13

Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla.

IN SINTESI:

NON CI INDURRE IN TENTAZIONE è TRADUZIONE SBAGLIATA E FUORIVIANTE. CHE DIO CONTROLLI LE POTENZE DEL MALE è UN CONTO, MA CHE TENTI DIRETTAMENTE…CE NE PASSA.

LA TRADUZIONE CORRETTA DI ” EISPHERO” è SOTTOPORCI, PORTARCI, METTERCI DENTRO…..

ERGO….LA RICHIESTA è QUELLA DI VIVERE UNA SERIE DI PROVE INIAZIATICHE NON TROPPO GRANDI, MA COMUNQUE NECESSARIE

AMEN

ERRORE PRIMORDIALE

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LEGGETE “PECCATO” come ERRORE….SEMPRE

Il termine PECCATO è caricato di un senso pretesco da 1800 anni…

Il termine AMARTIA significa ERRORE….MANCARE IL BERSAGLIO, NON FARE CENTRO

NOI SBAGLIAMO, NON PECCHIAMO….

NOI VIOLIAMO IL DHARMA, LA LEGGE INTIMA DEL NOSTRO ESSERE, NON PECCHIAMO PER COME LA CHIESA CI HA INSEGNATO…

NOI NON FACCIAMO CENTRO, NON ANDIAMO VERSO IL CENTRO DEL NOSTRO ESSERE, SIAMO IMMERSI NELLA PERIFERIA ONTOLOGICA DI NOI STESSI, E QUINDI SIAMO IMMERSI NEL MONDO CHE è UNA SUA PROIEZIONE.

IL PECCATO ORIGINALE NON è ALTRO CHE UN ERRORE TERRIFICANTE, UN ABBANDONO DEL NOSTRO CENTRO MISTICO CHE CI HA INSERITO IN UNA SPIRALE INFINITA DI ERRORI, PICCOLI E GRANDI, CHE SARANNO RIPETUTI ALL’INFINITO FINCHE’ CON UN’INVERSIONE AD U NON RITORNEREMO AL NOSTRO CENTRO, LA NOSTRA VERITA’ ULTIMA, CHE è LA VERITA’ ULTIMA DELL’ESSERE E DI DIO.

SE FACCIAMO QUESTO…L’ERRORE PRIMORDIALE è OVVIAMENTE SPENTO.

PER QUESTO,I MORTI DICONO CHE NASCIAMO PURI.

NON NASCIAMO PURI UN CAXXO….MA PROPRIO PER NULLA.

NASCIAMO DECENTRATI, SENZA ORIENTAMENTO ONTOLOGICO, NASCIAMO UBRIACHI E MUORIAMO TALI, PER POI RINASCERE IMPURI E DECENTRATI, DI NUOVO, DI NUOVO E DI NUOVO….

CHI DICE CHE NASCIAMO PURI è UN DEFICIENTE CHE IGNORA OGNI COSA DI SE STESSO, DELLA STORIA SEGRETA DI QUESTO MONDO, DELLA CATASTROFE ONTOLOGICA IN CUI VIVE E SGUAZZA….

TUTTI DOVREMMO ESSERE VOTATI AL CENTRO MISTICO DEL NOSTRO ESSERE…PER SPEZZARE LA MALEDIZIONE CHE INCOMBE SULLA TERRA (ADAMAH, GENESI 3) E FAR FIORIRE LA TERRA DESOLATA, RIPORTANDOLA AD UNA SUPERIORE OTTAVA

IL CINEMA PLATONICO DEGLI INCOSCIENTI

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TUTTI QUELLI CHE NON ACCENNANO MINIMAMENTE AGLI SCHIAVISTI INVISIBILI….O SONO IGNORANTI O SONO PATTANTI

E QUINDI SONO ESSERI DA EVITARE COME LA PESTE. NON LI POTETE CONVINCERE. I PRIMI PERCHE NON POSSONO E I SECONDI PERCHE NON VOGLIONO E NON DEVONO.

VIVIAMO NELLA PLATO’S CAVERNA, IN UN CINEMA GIGANTESCO, NEL KENOMA (DIVENIRE), NELLA PERIFERIA DELL’ESSERE.

PLATO PARLAVA DI CAVERNA E PROIEZIONI ILLUSORIE, E IN INDIA GLI INDUISTI E POI BUDDHA PARLARONO DI MAJA, ILLUSIONE COSMICA, REGNO DI LUCI E OMBRE FITTIZIE.

MENTRE IL GRANDE MOSE’ CHIAMAVA TUTTO QUESTO “EGITTO”.

E COME OMERO FACEVA USCIRE CON L’ASTUZIA DALLA CAVERNA DEL DIVORATORE POLIFEMO ULISSE E I SUOI, COSI’ MOSE’ FACEVA USCIRE ISRAELE PRIGIONIERO DALL’EGITTO DEL FARAONE COSMICO E DEI SUOI SORVEGLIANTI ASTRALI GRAZIE ALLA STRAPOTENZA DI IO SONO

E OGGI….I FISICI ERETICI PARLANO DEL GATTO DI SCHROEDER CHE SE NON OSSERVATO…SCOMPARE NEL NULLA.

E ALLORA VI CHIEDERETE….E’ IL SOLE CHE CREA LA MAJA???

MA PROPRIO PER NIENTE…..E’ QUELLA LUCE ASTRALE CHE TANTO OSSESSIONO’ ELIPHAS LEVI