L’Apocalisse secondo Angelo Tonelli

Condivido qui un bel paphlet di Angelo Tonelli. La sua critica feroce contro il mondo moderno mi ha molto colpito. Consiglio a tutti di leggerlo e meditarlo.
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 Diviso in sei sezioni – “Apokalypsis”; “Critica del mondo esistente”; “Per infera ad astra”; “Dell’iniziazione”; “Lanx satura”; “Metà tà physikà” – e tagliato come un agile pamphlet, il libro di Tonelli, che pure spazia in vari campi, dalla critica letteraria alla filosofia antica, alla critica del costume, all’auscultazione mistica dell’anima, al rapporto tra scienza e filosofia, si concentra su un tema fondamentale: sul pianeta Terra, di questi tempi, è in atto la vera Apocalissi, i cui effetti distruttivi sono già evidenti a livello ambientale, etico, spirituale. I quattro elementi e la coscienza umana sono irrimediabilmente contaminati dall’azione dei tre demoni (Ignoranza, Avidità, Violenza) e del Dio denaro, emblema di un meccanismo economico e politico che non è più in grado di arrestare la propria corsa alla morte, neppure per salvare gli esseri umani e il mondo animale e vegetale da una non troppo lontana estinzione. Nel pianeta Terra è già dilagata la Peste Planetaria, che i sistemi di informazione, aggiogati al Dio Denaro e ai tre demoni, occultano nei suoi reali effetti di devastazione per timore di una ribellione universale al sistema governato dal Dio Denaro. Soltanto una rivoluzione spirituale e mentale collettiva – prioritaria rispetto a qualunque soluzione diplomatica e politica finora rivelatasi fallimentare – sollecitata dall’azione diretta e pacifica dei Risvegliati, che investa in tempi brevi le élites di potere inducendo un ripensamento complessivo del mondo e della storia, potrà arrestare il processo di degrado del pianeta adesso in atto, e garantire la sopravvivenza dei nostri immediati posteri. Ma presto, perché è già troppo tardi.

I. APOKALYPSIS

Di questi tempi, nel pianeta Terra, è in atto l’Apocalissi. (1) Il mondo(2) è dominato dall’azione costante di tre dèmoni (3)negativi di base: Ignoranza, Avidità, Violenza(4).Essi determinano le vicende degli Umani, ne decretano il Fato, e creano le condizioni per il dilagare della peste planetaria. Gli aspetti distruttivi dell’Apocalissi in atto nel pianeta Terra sono effetto dell’azione inconsapevole dei tre dèmoni negativi di base.(5) La Storia dell’Umanità, nel suo complesso, fino a oggi, è stata Bestemmia alla dignità originaria dell’Umano, ovvero alla sua radice metafisica illuminata, e merita sepoltura(6). Tutti i mezzi di informazione – radio, televisione, editoria, stampa – concorrono, a livello planetario, a mantenere gli umani in una condizione inferiore alle potenzialità della natura illuminata originaria(7). Il processo di ammorbamento del pianeta è originato dall’erranza della Mente Collettiva. I Quattrocento Padroni del mondo – detentori del potere politico ed economico – sono i rappresentanti della dimensione operativa della Mente Collettiva, che è soggiogata dai tre dèmoni e dal Dio Denaro. Il loro potere si fonda sulla dominazione esercitata sui popoli dal dèmone dell’Ignoranza, accanto a un quarto dèmone, la Paura. Essi impediscono alle moltitudini di far sì che dal loro grembo germoglino, quali rappresentanti della dimensione operativa della Mente Collettiva, reggenti illuminati(8). Il mondo si divide in Figli degli Dei e figli dei porci, entrambi partecipi di un medesimo videogame planetario, perché il cosmo visibile, coni suoi contrasti e le sue passioni, è ombra di un sogno.(9) Formati alla scuola dei tre dèmoni, e, anzi, aggiogati a essi e al Principio di assoggettamento planetario, i politici costituiscono una razza karmica a parte, responsabile, per mancanza di consapevolezza, della peste planetaria. La Storia – come – Bestemmia è stata, ed è, frutto del loro agire ottenebrato. Essi, pur appartenendo a fazioni avverse, si riconoscono a fiuto tra di loro e fraternizzano, e tengono nell’isolamento i figli degli Dei, quando non giungano ad eliminarli. Il liberalismo e il comunismo celebrano entrambi il proprio fallimento. Il primo, impazzito per effetto dell’alleanza tra la tecnologia scientifica e i tre dèmoni e il Dio Denaro, ha ammorbato il pianeta, alterandone gli equilibri naturali; il secondo, per porre rimedio alle disuguaglianze sociali, ha fatto ricorso a farmaci generatori di nuove patologie, in specie la dittatura, perché non ha sviluppato i mezzi e gli strumenti – spirituali – necessari per liberare le nuove élites di potere dalla dominazione da parte dei tre dèmoni e del Dio Denaro. Apocalissi e catastrofe: la prima è un processo di passaggio da un ordine all’altro, attraverso la destabilizzazione e il caos e forme di rovina, frutto di entropia; la catastrofe è una delle forme che il caos della destabilizzazione può assumere, come conflagrazione politico-sociale o devastazione naturale. Ma la dimensione distruttiva dell’Apocalissi può anche manifestarsi come lenta agonia, “sussurro”. Chi ha potere, è posseduto dal Potere. Chi crede di dominare, è posseduto dal Dominio. Il Re del mondo è un’entità astratta e inconsapevole, Bestia politico-burocratica-economica-tecnologica le cui membra sono i pensieri dei potenti aggiogati ai dèmoni, e i popoli lo sterco. Pensieri e movimenti apocalittici si sono già manifestati nella storia, ma essi non avevano mai raggiunto piena consapevolezza, né si erano mai create le condizioni per una effettiva peste planetaria, perché l’umanità non aveva mai avuto la possibilità – concreta, cioè tecnologica – di ammorbare il pianeta.

II. CRITICA DEL MONDO ESISTENTE

I filosofi, nell’Apocalissi in atto, somigliano a quel topo che, mentre la tana si allaga, invece di cercare una via di scampo, o di arginare i danni, inforca gli occhiali. ” Cose apparenti chi è immerso nell’apparenza conosce, custodisce”: così Eraclito (Fr. 22 B 28 DK). Il mondo, agli occhi del Sapiente, si rivela frutto di rappresentazioni illusorie generate dalle menti dei “non Risvegliati”, cioè di quanti sono dominati dal dèmone dell’Ignoranza. E ancora Eraclito: “coloro che dormono sono artefici e complici delle cose che sorgono nel cosmo”(Eraclito 22 B 75 DK). Di certo, al Risveglio di tutti gli umani, che richiederà – ammesso che il Tempo sia generoso con questa nostra stirpe – sequenze innumerevoli di generazioni e infinito impegno da parte di chi procede lungo la via dell’illuminazione, si accompagnerà la formazione di un mondo nuovo, fondato su leggi – anche fisiche, oltre che storiche – diverse e migliori, un mondo correlativo e sincronico alla natura della Mente Collettiva, che è l’insieme dell’aspetto conscio e inconscio del pensare e del sentire umano. Il pensiero filosofico moderno, svuotato di un nucleo sapienziale, si è ridotto a gregario della scienza, a sua volta aggiogata alla tecnica. Smarrito il legame con l’attitudine contemplativa e pratica che lo abitava all’origine in Occidente (Eraclito, Parmenide, Empedocle) e in Oriente (la meditazione yogica e buddhistica), è divenuto ispettore di circuiti periferici del sapere. Su questa frammentazione e su questo sfondamento del pensiero (e i due termini non segnano la nostalgia per visioni sistematiche “forti”, ma alludono alla perdita di una condizione spirituale, di uno “stato della mente” illuminati) affonda salde radici l’azione forte e in qualche misura numinosa dei tre dèmoni e del Dio Denaro – che i più accettano supinamente, come se si trattasse di dati naturali, dotati della stessa legittimità a sussistere che si attribuisce alla luce del sole o al mare – e di una tecnica svincolata, per effetto di questa azione, da un’etica che miri al Bene collettivo. Padroni e schiavi, tutti sono servitori incoscienti della Bestia incosciente. Poveri burattini in cravatta e doppiopetto, o tailleur, guardateli sciamare indaffarati nei corridoi di uno smisurato Palazzo del Potere destinato a crollare sotto le esalazioni mefitiche di un pianeta da esso stesso appestato. Il sorriso ” americano” che esibiscono a ogni incontro è maschera indossata per dissimulare la sensazione strisciante di essere coartefici del proprio ammorbamento, e la stretta di mano che accompagna la conclusione di un affare sarà la stessa che il naufrago tende alla scialuppa di salvataggio, il lebbroso al medico che lo respinge. Obscura per obscuriora: in questo motto trova compiuta formulazione la viltà degli esoteristi di ogni razza e paese. Ben diversamente agirono e agiscono i Grandi Iniziati, da Gesù Cristo a Giordano Bruno, che rischiarono la vita in nome della Verità, per liberare questo nostro mondo, benché illusorio, dalla dominazione dei tre dèmoni. Clara per clariora: così la verità iniziatica deve essere espressa nel tempo estremo dell’Apocalissi, in modo da diventare patrimonio comune dell’umanità, e guidarla all’Illuminazione. Narrano che Giordano Bruno, trascinato sul rogo dai traditori di Cristo, bestemmiasse Dio. In realtà bestemmiava il dio della Chiesa che andava soffocando in una morsa di fuoco, acciaio e sangue i liberi pensatori e le donne di sapienza. Sulla Chiesa grava l’immane responsabilità di aver lasciato proliferare i dèmoni nell’Occidente cristiano, e in particolare il dèmone dell’Ignoranza, propinando alienazione religiosa a sostituzione del messaggio autentico, che invitava alla imitatio Christi, cioè a un percorso iniziatico condotto sulle orme del Grande Maestro di Conoscenza e Amore: “Io sono la via, la verità, la vita”. Onore a Giordano Bruno. Definisco alienazione religiosa il delegare a qualcun altro il proprio processo di evoluzione spirituale, che viene ridotto a una partecipazione passiva a riti preconfezionati, e non coinvolge l’individuo in una ricerca autentica della illuminazione, che si imprima nelle sue cellule come un nuovo DNA. Il Cristianesimo e tutte le istituzioni religiose ritualistiche sono correi del processo di appestamento del pianeta, poiché hanno deresponsabilizzato gli individui rispetto all’azione continua su se stessi necessaria per giungere alla liberazione dai dèmoni. Preferiscono elargire assoluzioni facili e favori spirituali in cambio di ossequio e contribuzioni sonanti, piuttosto che convocare ad un cammino di vera religiosità, che condurrebbe a una rivoluzione spirituale, e quindi anche sociale, di portata planetaria. Ma l’intreccio che unisce in un orrido amplesso le Chiese di Stato e i tre dèmonie il Dio Denaro è più forte, e più sottile di ogni vocazione spirituale. E Cristo resta appeso alla croce, a bestemmiare la Chiesa che ne usurpa il nome. Il movimento New Age ha diffuso una certa sensibilità nei confronti di contenuti spirituali e tradizioni iniziatiche, e l’idea che la psiche umana, individuale e collettiva, possa essere perfezionata attraverso il lavoro interiore.  Ma assaiare l’incapacità di agire sulla realtà. Il filosofo si è distaccato dallo sciamano e dal sapiente ed è diventato funzionario dell’Università o dell’editoria, e, per sbarcare il lunario, deve produrre un tot di pagine, a testimonianza del fatto che è un buon lavoratore, e che si merita lo stipendio a fine mese. La filosofia, al giorno d’oggi, trova senso soltanto come supporto della tecnica, ed è stata assorbita nell’ambito dell’epistemologia scientifica, della storiografia o dell’antropologia. Ma tutto, dalla scienza, alla storiografia, all’antropologia, alla tecnica, va subordinato alla sapienza contemplativa e meditante, specchio noetico di conoscenza e amore. A metà Ottocento Marx tracciò un quadro esaustivo del circuito del Capitale, ovvero, smascherò con consapevolezza- benché si trattasse di una consapevolezza tutta laica, priva di chiarezza mistica – il processo di accumulazione instauratosi a seguito della Rivoluzione industriale, e ne identificò le conseguenze nefaste: l’alienazione e la concentrazione delle ricchezze e del potere nelle mani di pochi. Ne propugnò il superamento attraverso un’azione distruttiva, la Rivoluzione contro la proprietà privata e lo Stato borghese, che avrebbe dovuto condurre, attraverso la loro abolizione, alla nascita della società edenica di tipo comunistico. Ma il Comunismo reale – attuato sulla scia della teoria marxiana, attraverso la mediazione leninista, con la dittatura di Stalin, prima, e lo zarismo sovietico poi – fu sopraffatto dal dèmone della violenza e dell’ignoranza, e generò mostri al pari del suo antagonista, il sistema capitalistico. Non è possibile alcun superamento della Storia come Bestemmia che non passi attraverso il superamento della dominazione da parte dei dèmoni all’interno di ogni individuo, e in particolare all’interno di chi fa parte delle élites che esercitano il potere sul pianeta. E le forme nuove della Storia come Liberazione si concreteranno di volta in volta, come work in progress, in conformità con il livello di affrancamento dalla dominazione dei dèmoni attuato dai singoli individui, dall’umanità nel suo complesso e dalle élites di potere in particolare. Ci sono esistenze mai attraversate dal dàimon dell’ulteriorità, che scivolano via entro i canoni sanciti dal senso comune. Costoro sembrano godere di una felicità naturale, diversa da quella dell’Iniziato, ma comunque dotata di una sua dignità. Il loro difetto peggiore, per dirla con Eraclito, è quello di “abbaiare come cani contro ciò che non conoscono” (fr: 22 B 97 DK). “La realtà è l’ombra”. Ombra dell’Assoluto, certamente, e ombra deforme, fuorché nei luoghi e nei momenti in cui la Natura si inarca in bellezze ineffabili, e allude, in epistrophé, al Mistero.Il giudizio si confà principalmente alla realtà dell’anima umana e ancor più alla realtà delle relazioni tra gli individui. Dietro la maschera dell’amico fa capolino l’invidioso, dietro il politico sorridente un topo calcolatore a caccia di consensi che gli consentano di conservare ed eventualmente espandere il proprio miserabile potere, dietro il casto prete il porco. Dietro il mio volto, l’ombra della mia maschera. Non ci sarà evoluzione dell’individuo e dell’umanità se non illuminiamo, integrandole e contemplandole alla luce dello specchio interiore, le ombre. Un prete consapevole di essere anche porco, un amico consapevole di essere anche invidioso e interessato, un politico consapevole di essere falso, saranno tutti meno porci, meno invidiosi, meno falsi, se alla consapevolezza uniscono l’istinto di illuminazione e di evoluzione. Eccolo, dietro la scrivania, il burocrate, piccolo automa-re, esecutore troppo zelante del Copione Stabilito, la mente e il cuore abitati dal Compito. Non esibitegli le ragioni della vostra condotta, quando vi convocherà per farvi pagare il fio del vostro Errore. Non tollera ignoranza dei regolamenti. E quando vi verrà inflitto il castigo, non ne sarà mai lui personalmente responsabile e artefice, bensì sempre qualcun altro, annidato in qualche più altolocato ufficio. Siete caduti in un gioco di specchi esiziale e perverso, e ne uscirete in ogni caso sconfitti Qui si misura il processo di metallizzazione e disanimazione dell’umano, legato al trionfo del pensiero tecnologico, che ha per cardini l’applicazione dei principi e il funzionamento degli ingranaggi. La Dominazione planetaria ha bisogno di burattini algidi e servizievoli ed efficienti, per moltiplicare i propri tentacoli disumani. I calcoli della politica somigliano ai computi della tecnologia scientifica: per il politico l’avversario è un oggetto da raggirare o sopraffare, e per lo sperimentatore scientifico tutto viene ridotto ad oggetto e sottoposto al metodo sperimentale. Quando i servizi segreti americani e italiani favorirono o promossero stragi di civili in Italia, probabilmente nessuno al loro interno pensava alla vera realtà, di esseri umani palpitanti, delle vittime designate: erano oggetti da eliminare, per un fine politico. E la disanimazione della vittima richiede la disanimazione del carnefice: oggetto contro oggetto. Così agiscono da sempre le élites politiche nella Storia come Bestemmia, dall’Atene periclea all’Impero di Roma, al Principe del Machiavelli. Così agirono Hitler e Stalin e i Presidenti USA e i loro consigliori, oggetti a se stessi e ingranaggi nella macchina governata dai tre dèmoni e dal Dio Denaro. E le loro maschere si accartocceranno nella smorfia grottesca di una morte tanto più dura quanto più tentano di sottrarvisi attraverso l’esercizio del potere, pietoso riempitivo di un’angoscia che non hanno saputo contemplare e trasformare in senso di solidarietà per i viventi. La medicina, la più nobile per intenti e la più antica tra le scienze, nata dai riti sciamanici di guarigione, saldata con la tecnologia raffinatissima della nostra epoca, apre possibilità sempre nuove di liberazione dal dolore: purché non cada, come succede troppo spesso, sotto l’egida dei tre dèmoni e del Dio Denaro, poiché Avidità e Ignoranza trascineranno la ricerca oltre i limiti di quel che è lecito all’umano, fino alla hybris estrema, generatrice di mostri; e il Dio Denaro indurrà a sostituire farmaci con veleni, purché possa gonfiarsi il ventre di mignatte farmaceutiche tronfie e luccicanti, che si spacciano per umani. Il linguaggio reca sempre più inscritta nelle procedure sintattiche e nelle sonorità l’ipertrofia del pensare tecnologico, e nella qualità dei significati, cioè, nella terminologia corrente, la restrizione degli spazi di Anima e di Spirito: non a caso l’inglese commerciale e tecnologico, con i suoi suoni secchi e taglienti va affermandosi come koiné dell’Impero Planetario, a discapito delle lingue latine. Questo inglese metallico, che domina nella rete telematica, mira ad essere la lingua degli scherani del Dio Denaro, che vogliono partecipare al miserabile banchetto del potere che ha come chef Dominazione, come grotteschi intrattenitori i tre dèmoni, come vivandai cuori degli umani.

III. PER INFERA AD ASTRA

L’aspetto distruttivo dell’Apocalissi in atto, radicalizzandosi, può farsi occasione di risveglio spirituale (13). La sequenza di cause – effetti, segnata dall’azione dei dèmoni, nell’atto stesso in cui genera le condizioni per la peste planetaria, pone, anche a livello causale, le condizioni per l’accesso alla dimensione spirituale di” sperare l’insperabile”. L’utopia, nel tempo dell’Apocalissi, diventa l’unica forma realistica di pensiero. “se non speri l’Insperabile, non lo scoprirai, perché è chiuso alla ricerca, e ad esso non conduce nessuna strada” (Eraclito 22 B 18 DK). Sperare l’Insperabile significa porsi in una condizione dello spirito fondata su un paradosso acausale, che mette in cortocircuito la mente razionale. In tale condizione di aspettativa che non forza il flusso degli eventi, pur evocandone un compimento propizio allo “sperante”, si apre lo spazio per la realizzazione dell’impossibile. Su questo impossibile, o “insperabile” che diventa “sottile ” progetto di realizzazione, può fondarsi la realistica utopia di fuoriuscita positiva dall’Apocalissi in atto, a cui “non conduce nessuna strada” che sia segnata dalla catena causa – effetto marchiata dall’egemonia dei dèmoni. Alla proàiresis aristotelica – la “scelta” mirante all’ottenimento dell’utile particolare – è opportuno sostituire l’elpìs, speranza dell’impossibile capace di trasformare il Tutto in virtù della sua inerenza metafisica al Tutto. Attraverso l’elpìs degli umani, che è parte del Tutto, il Tutto va al di là di sé, attraverso di sé. Specchio deformato, parvenza illusoria dell’Immediatezza (14) che è Silenzio, la Realtà “antroponaturale”, benché sia una realtà relativa, è comunque governata da regole rigide – numeriche politiche economiche comportamentali climatiche, eccetera – che è difficile modificare, poiché essa tende a conservarsi in base al principio di inerzia, o ad accogliere modificazioni il cui seme sia già implicito in essa. Proprio per questo occorre “sperare l’insperabile”, e fare di questa speranza dell’insperabile un lievito entropico e una entelechia della realtà, che semini evoluzione, libertà e solidarietà nella Storia. Cristo è il Verbo dell’Amore. Buddha è il Verbo della consapevolezza. Lux è il Verbo della (dis)integrazione delle ombre (15). Su questi cardini si fonda la rivoluzione spirituale – e quindi anche economica e politica – a cui l’umanità è convocata. La dissoluzione dei dèmoni si attua integrandoli, ovvero riconoscendone la presenza dentro di sé con un atto di accettazione contemplante, trasferendoli nei luoghi deputati alla catarsi, e lasciandoli andare attraverso la meditazione sull’impermanenza dei pensieri e delle emozioni. Carl Gustav Jung, intorno alla metà del Novecento, profetizzò che ci sarebbero volute almeno cinque o sei generazioni perché potesse realizzarsi una rivoluzione spirituale di questa portata, e il suo discepolo Neumann cercò di aprirne la via (16), individuando nella rimozione dell’ombra praticata dalla morale cattolica e borghese l’ostacolo maggiore alla sua attuazione. Di fatto, tutte le religioni hanno fallito nel tentativo di redimere l’umanità, e dunque bisogna fondare una nuova spiritualità, che finalmente faccia i conti con la dimensione oscura. In altri termini, il percorso evolutivo verso la liberazione individuale e collettiva si è già dato alcuni strumenti, per quanto parziali e soggetti ad abuso, elaborati dalla tradizione di Oriente e di Occidente: la meditazione di presenza di matrice buddhista, che consiste nello sviluppo della capacità di tenere desto il testimone interiore o specchio dello spirito, contemplando con equanimità tutto ciò che attraversa il corpo, i sensi e la mente; la ricognizione o integrazione delle ombre, attraverso gli strumenti di una psicoanalisi non gestita da analisti assoggettati al dèmone dell’Avidità e dell’Ignoranza (e sono davvero pochi), la catarsi (per esempio artistica) delle pulsioni distruttive; la coltivazione di un istinto alla solidarietà e all’amore cosmico. La liberazione dell’umanità dalla dominazione dei tre dèmoni e del Dio Denaro passa attraverso l’integrazione dell’Ombra individuale e collettiva e la meditazione di presenza, perché è necessario attivare un processo di fuoriuscita dalla mera naturalità dell’uomo, che in realtà è naturalezza falsa, condizionata dall’azione costante dei tre dèmoni e del Dio Denaro. L’opus contra naturam così avviato è un opus iuxta naturam, perché conduce alla natura illuminata di base, al Silenzio contemplante e solidale, matrice dell’azione spontanea e positiva. Ma: chi può essere guida all’integrazione dell’ombra in un’epoca in cui gli psicoanalisti sono quasi sempre mercenari corrotti e avidi, e i maestri di meditazione, proliferati oltre misura nei ranghi del New Age business, sono troppo spesso piccoli uomini affamati di un ruolo che li rassicuri delle proprie debolezze e consenta di incamerare laute prebende oblate da adepti ingenui? Meglio tentare collettivamente vie individuali che sappiano rintracciare di volta in volta guide autentiche lungo il cammino periglioso dell’iniziazione, avendo sempre come unico vero maestro il Sé, in una ricerca continua dell’equilibrio contemplante che consenta un agire libero e propizio all’evoluzione della Repubblica Umana. La meditazione, da sola, non è in grado di integrare e dissolvere le ombre; la psicoanalisi, da sola, non è in grado di condurre all’illuminazione e all’amore cosmico. I buoni ideali, o pensieri positivi, senza l’integrazione delle ombre, inducono scissioni pericolose tra l’Io ideale e la realtà psichica, e, comprimendo l’ombra, attivano processi pericolosi di ritorni del rimosso distruttivo. Occorre unificare gli strumenti di evoluzione, allo stesso modo che la fisica ha unificato le Forze Fondamentali La maggior parte degli psicoanalisti sono irretiti dai dèmoni, in particolare da Avidità e Ignoranza, e non riescono a muoversi al di sopra della dimensione ilico-psichica. Possono essere adatti per “ricercanti” ai primi vagiti dell’evoluzione spirituale, poiché rappresentano un punto di riferimento a quel livello di integrazione. Molto meglio un trainer radicato nel Silenzio, capace di integrazione dell’ombra e contemplazione permanente, e che sappia traghettare di continuo dalla dimensione ilico – psichica a quella pneumatica. Quanti ne esistono? Le figure della topica junghiana – animus, anima, persona, ombra – sono archetipi della dimensione ilico – psichica, funzioni che agiscono in limine tra Io e Inconscio. Il Sé (Selbst), radicato tra Silenzio e Inconscio, sgrana i propri simboli nel reame delle quattro figure della topica, pur trascendendole, come motore immobile, che tutto pervade e contempla. Ci sono almeno quattro livelli di attività interna al soggetto uomo: Pensiero corporeo, che è la forma sottile e inconscia di circolazione delle informazioni intercellulari e interorganiche in generale, e la funzione coordinante di tutte queste, e, in relazione al mondo esterno, culmina nella sensazione. Pensiero inconscio, che si manifesta nei sogni, nei lapsus linguae, ed è oggetto d’indagine della psicoanalisi, da Sigmund Freud in poi. L’Inconscio è l’ospite sconosciuto della psiche, si manifesta per simboli e pulsioni, e in esso dimora l’Ombra individuale e collettiva. Pensiero subliminale: è come un chiacchiericcio incessante, una corrente continua di immagini e frasi interiori, brandelli di ricordi, rimuginazioni di vissuti recenti ed emozioni. Pensiero conscio: è l’attività dell’Io, rivolta all’esterno – per soddisfare i bisogni primari (cibo, sesso, volontà di potenza) e secondari (agiatezza, finezze varie) – e all’interno, per mediare tra istanze inconsce e principio di realtà. Fin qui, più o meno, ci muoviamo nell’ambito della ricognizione psichica inaugurata da Sigmund Freud e sviluppata in modo vario e spesso conflittuale dalle scuole psicoanalitiche.  Ma esiste un quinto luogo, che è anche la quinta essentia del pensiero: il pensiero – non pensiero, il vuoto testimone, ciò che, distaccato dalle altre quattro forme di pensiero, eppure ad esse inerente, può contemplarle. Questa quinta essentia è il luogo della meditazione e della contemplazione che consente l’integrazione e la liberazione dalle ombre e dai dèmoni. Ho indicato in due tecniche, la meditazione di presenza e la pratica psicoanalitica di integrazione dell’ombra, gli unici mezzi elaborati dalla tradizione di Oriente e di Occidente in grado di favorire la liberazione dell’umanità. Poiché si tratta di due tecniche, il discorso sembra cedere al trionfo generalizzato della tecnica che è una delle possibili cause di peste planetaria. In effetti, le tecniche spirituali non servono a nulla. È lo spirito che deve accendersi della passione che conduce lungo la via dell’illuminazione e percorrerla nel segreto della propria interiorità, ricorrendo, quando sia necessario, anche alle tecniche spirituali, ma senza mai subordinarsi ad esse. Lo spirito è già da sempre nella Patria Lucente: dal traguardo muove verso la partenza. Gli strumenti evolutivi da me indicati come fondamentali per condurre l’umanità a un livello più alto di consapevolezza, rischiano di ridursi a ulteriori forme di trionfo della tecnica, se al ricorso ad esse non si associa l’accensione di una scintilla dell’anima, anelito a ciò – che -è- bene, forza che consente di superare le necessarie catabasi e i momenti di smarrimento, dai quali nessuna vita – neanche la più illuminata- è esente. Qualcuno potrebbe trovare semplicistico il ricorso a due strumenti- la meditazione di presenza e l’integrazione delle ombre, associati alla catarsi artistica o bioenergetica delle stesse, e all’apertura del centro interiore di amore universale – per guidare l’umanità alla Rigenerazione. Ma se si guarda al corso della Storia dalle origini ai giorni nostri, è facile accorgersi che tutti gli altri strumenti – la religione, la filosofia, il pensiero scientifico – hanno fallito nel loro compito evolutivo, e l’umanità è peggiore di quando viveva nelle caverne e mangiava carne cruda. Essa deve andare a scuola di iniziazione, e non è ancora all’asilo, e si devono creare centri di evoluzione spirituale non aggiogati al carro dei dèmoni e del Dio Denaro, e le élites politiche devono abbeverarsi alla fonte della sapienza, affinché le decisioni che incideranno sulla vita di milioni di individui, non siano dominate da Ignoranza. Utopia? No. È l ‘unica via percorribile, e occorre imboccarla al più presto, e vegliare che anche questa via non diventi strumento di potere. Tutta l’umanità, dai Neri ai Celti, da Oriente a Occidente, da Nord a Sud, deve andare a scuola di illuminazione, per non perire.  Guardare a queste affermazioni con sufficienza, significa essere in balia del dèmone dell’Ignoranza. La rivoluzione spirituale necessaria per liberare l’umanità dalla dominazione dei tre dèmoni, che altrimenti condurrà alla peste planetaria, può attuarsi per contatto diretto – o contagio positivo – tra portatori di consapevolezza e inconsapevoli. L’emergenza del momento richiede un’accelerazione di questo processo, e il contagio deve raggiungere anche i principali mezzi di informazione, sottraendoli alla dominazione da parte dei tre dèmoni e del Dio denaro. Perché le televisioni mandano in onda spettacoli in cui prevalgono orrore, violenza, inganno? Forse perché l’Ombra, il perturbante, è meno noiosa, e, appunto, più spettacolare, della Luce. Oppure le televisioni sono una sorta di serbatoio di dèmoni, dimensione visiva della psiche collettiva, suo inconscio a cielo aperto, luogo catodico di nutrimento dei dèmoni, e questo nutrimento, lungi dall’essere apotropaico, diventa loro centro di proliferazione, poiché, grazie alla forza di penetrazione dell’immagine, essi si incastonano nella mente inconscia, e lì, in silenzio, mettono radici. Le televisioni sono un promemoria dell’esistenza dei dèmoni, poiché mancano di sacralità. Ben diverso è il trattamento sacrale tantrico delle ombre e dei dèmoni, che mira alla vanificazione dei dèmoni, e alla loro trasformazione in energia positiva. Nel tempo dell’Apocalissi, il tempo della parola si contrae l’opera d’arte diventa azione iniziatica.(17)  I Sepolcri di Ugo Foscolo sono il canto del cigno dell’etica eroica dell’artista romantico, che attraverso grandi opere in vita aspira, dopo la morte fisica, all’immortalità nella memoria dei posteri, di contro a una Natura crudele, impassibile e immemore delle proprie creature. Oggi, nel tempo dell’Apocalissi, tutto questo non è più possibile. L’artista non è più sicuro che le sue opere saranno eredità per posteri, ed è comunque certo che la loro attenzione sarà inficiata dal bombardamento attuato dai canali di informazione, che creano e distruggono miti effimeri a ogni battito di ciglia del Dio Denaro, che ha bisogno di prodotti sempre nuovi da immettere nel mercato della gloria mercenaria. Non resta che agire in conformità con il proprio genio o dàimon, al di fuori delle mode indotte da sensali prezzolati e acquiescenti della cultura, asserviti al dèmone dell’Ignoranza e dell’Avidità – una volta venivano definiti “critici”, poiché si attribuiva loro la capacità di distinguere e giudicare con metro proprio – inoculando nella propria opera quanto più sia possibile di sapienza e illuminazione e fantasia, e gioire della luce che tale grandezza tutta interiore riverbera sull’esistenza. Chi ha orecchi per intendere, intenda.

IV.DELL’INIZIAZIONE.

Definisco Iniziato colui che è entrato, per contatto con un altro iniziato o, più raramente, per autoiniziazione, in una via che porta alla consapevolezza e alla liberazione, con animo puro, spirito di ricerca aperto, senso di solidarietà con tutti i viventi. L’Iniziato è distaccato dal mondo, ma agisce nel mondo. La sua azione mira a condurre tutti alla consapevolezza e all’illuminazione, senza forzare nessuno. Natura Originaria Illuminata è inerenza all’Uno – Assoluto, che è nome del Mistero- Silenzio. La Natura Originaria dell’umano è illuminata perché coincide con l’Assoluto, il Mistero che si manifesta come mondi, allo stesso modo che, nella tradizione orientale, l’Atman (Sé individuale) coincide con il Brahman (Sé cosmico). “A tutti gli umani tocca in sorte di conoscere se stessi e cogliere la sapienza suprema” (Eraclito, 22 B 116 DK). La vita, per tutti, è destinata a culminare, prima o poi, forse con peripezie che implicano sempre ulteriori rinascite, nell’illuminazione. Ognuno nascerà e morirà fino a toccare l’Assoluto.  Ma un’esperienza diretta dell’Assoluto – Silenzio si offre già a tutti nell’arco di questa vita: nella morte che la sigilla, quando si chiudono le porte sensoriali e l’attività mentale del cadavere, assorto nel suo nudo silenzio lontano. Il Fedone platonico e il Libro tibetano dei morti (Bar-do-t’os-sgrol) alludono a questa esperienza dell’Immediato alla soglia della morte, come a una culminazione conoscitiva. Il pensiero, come la materia, è energia, e le modificazioni del pensiero sono, come le modificazioni della materia, modificazioni del mondo. Il mondo si modifica attraverso trasformazioni nel pensiero dei singoli che si comunicano per contagio. L’energia del pensiero si traduce in energia dell’azione. Il pensiero – azione è la forma di pensiero adatta all’epoca dell’Apocalissi. L’arte e la filosofia prive di tensione iniziatica sono solo pensieri fatui, inerti, vano gioco dell’intelletto. A breve termine, il compito dell’umanità non è di eliminare l’ombra collettiva: è sufficiente innescare un processo trasformativo della psiche collettiva che ne ridimensioni il potere di devastazione, in particolare preso le élites economico-politiche. Ma, vista la loro refrattarietà all’illuminazione, per ottenere risultati anche modesti, occorre attivare un vasto movimento spirituale di liberazione e di pace, che riesca a penetrare negli strumenti di informazione e nei centri di potere. Di contro ai luoghi dell’umanità assoggettata ai dèmoni, convulsa nei gesti e spenta nello sguardo, o ancora che incrudelisce su se stessa attraverso l’umano che massacra l’umano per crudeltà o avidità o ignoranza, risplendono le bellezze della Natura, occhi dell’Assoluto, armonia lucente del sole al centro del cielo limpido, quiete notturna della luna che si frantuma in scintille d’argento sullo specchio mobile del mare, e compone simulacri di palpabili deità… “il nous paterno inseminò simboli attraverso il cosmo, lui che intuisce gli intuibili; ed essi sono detti bellezze ineffabili” (Oracoli Caldaici, fr.108 Des Places). Ma anche ” come rifiuti sparsi a caso, il più bello dei mondi ” (Eraclito, 22 B 124 DK): la Veritàè nel Silenzio che contempla gli opposti e li fa Uno. Nel Silenzio. “Contro il desiderio è difficile combattere: a prezzo dell’anima compra ciò che vuole ” (Eraclito, 22 B 85 DK). La liberazione dai tre dèmoni e dalle pulsioni radicali non è un’azione univoca che li recida via di colpo e per sempre. Piuttosto, è un processo incessante di progressiva acquisizione di spazio interiore che segna la distanza – ma anche l’integrazione – nei confronti di tale dimensione dell’urgenza psicoide. Terribile è la legge del taglione – già assai elegantemente formulata da Eschilo: pathéin tòn érxanta (” chi infligge, subisca”), cui più concettuosamente fa eco la teoria orientale del karma – perché divora l’anima di chi è offeso, e richiede sangue a risarcimento di sangue versato. Per non sprofondare in questi gorghi, contempliamo le immagini di violenza che si formano nella nostra mente, e sentiamo l’impulso della furia, ma senza agirlo. Lo spazio della rinuncia alla vendetta, o almeno dell’attenuazione della risposta violenta, è luogo di libertà interiore, segno inconfondibile di illuminazione. Accanto alla Storia dell’azione umana dominata dai tre dèmoni e dal Dio Denaro, fluisce la Storia dell’azione umana ispirata dal dàimon della solidarietà e dell’amore, e questa Storia scolpisce a caratteri di luce il tragitto del progresso reale. E le due Storie si incrociano nell’individuo, contendendosene la proprietà, così che si troveranno, in una vita, tracce dell’una e dell’altra Storia. Il sapiente, distaccato da entrambe, è vicino alla Storia della Luce. Tra il dionisismo stolto e inconcludente di Nietzsche e l’apollinismo funebre di Schopenhauer e dell’ascetismo in genere, si apre una via di mezzo, che mescola contemplazione e azione, inerenza e distacco, trascendenza e immanenza. È tale la via della Sapienza. Nella tradizione tantrica, ma anche taoista, e in generale nella pratica di meditazione, si raccomanda di sospendere il giudizio intorno a tutto ciò che attraversa i sensi e la mente, facendone puro oggetto di contemplazione, per giungere a una condizione di risveglio che trascende anche la consapevolezza. C’è un bellissimo gatto rosso, sotto il mio studio, possente, dotato di grandi basette. Lo chiamo Giuseppe, perché mi ricorda un amico. Gatto Giuseppe è sornione, si lascia accarezzare dagli umani, che gli imbandiscono carni e pesce. È sazio, Gatto Giuseppe, sempre. Ma un giorno avvista un piccione. E allora il caro gatto sornione diventa una sorta di Mister Hyde: gli salta addosso, lo sbatte a destra e a manca, lo lascia e lo riprende tra i denti. Infine, lo uccide. E Mister Hyde ritorna a fare il Gatto Sornione. Maledetto Giuseppe, perché uccidi per gioco, senza avere fame? Per qualche tempo, incontrandolo per via, ho sputato a Giuseppe. Poi ho raccontato l’episodio a uno dei suoi fornitori di vivande, invitandolo scherzosamente a sospendergli i rifornimenti, data la cattiveria. E costui, con un’aria sorniona anche lui (da Giuseppe, appunto) mi ha risposto: “È un gatto”. Come dire: ” Le cose stanno così, è la natura”. E quando ne ho parlato con un praticante tantrico, ha sostenuto che esiste una bellezza e un piacere anche nell’agonia, in ciò confortato dalla visione dello scienziato, secondo il quale lo scatenamento dell’adrenalina induce una sorta di anestesia nella vittima.  E si potrebbe citare la fotografia che ritrae un uomo appeso a un palo e sottoposto alla tortura cinese ” dei cento pezzi “: mutilato delle gambe e delle braccia, un buco lo attraversa da parte a parte nel petto, all’altezza del cuore, così che vi si può guardare attraverso. Ma il suo viso, bellissimo, irradia un sorriso mistico, forse indotto dall’oppio somministrato dai carnefici per impedire che morisse troppo presto, durante le amputazioni. Non è gran cosa, essere un gatto, e neanche un torturatore cinese. Non è gran cosa essere naturali in questo modo. E allora, il criterio tantrico e meditativo della sospensione del giudizio, che potrebbe indurre il non iniziato a una sorta di amoralismo, va accolto con qualche riserva: anche il giudizio, se non è dettato da moralismi e rigidità intellettuali, può aiutare l’umanità ad evolvere, e ad uscire dalla condizione pseudonaturale dominata dai dèmoni dell’Ignoranza e della Violenza. Se Gatto Giuseppe imparasse a giudicarsi, forse potrebbe astenersi dall’essere così banalmente gatto. E il torturatore sarebbe meno banalmente torturatore. E l’uomo” naturale,” homo homini lupus, meno banalmente “lupo” all’uomo. Eccoli, i pollòi, mi dico entrando con l’automobile in un viale da vacanze tristi, brulicante di biciclette e volti ottusi. Mi fermo, per fumare un sigaro di distacco e pietà nel mezzo della folla sciamante. Ma non ho di che accendere. Chiedo fuoco al più segnato dalla vita di tutti costoro, ed egli: “Vado a prendere il mio accendino, là nella macchina “, risponde, e quando lo invito a non darsi troppa pena, e cerco di dissuaderlo: “Vado”, aggiunge perentorio. E ritorna sorridente. Intono tra me e me la palinodia della gentilezza e dell’umanità. “Grazie”, lo saluto rispondendo al suo sorriso. Ma ancora mi domando che cosa farebbe questo barbuto occasionale amico se venisse provocato alla violenza da uno sgarbo o da un oltraggio. Potrebbe uccidere, accecato dal dèmone della Violenza. La “bontà civica o civile” non è sufficiente. Occorrono strumenti che consentano a tutti di gestire il dèmone della violenza, quando, evocato, voglia prorompere in azione devastante. E lo strumento è uno solo: la contemplazione meditante, continua, che vede tutto e lascia andare tutto nello specchio del risveglio, e mescola distacco e spontaneità, e sa contenere il dèmone. E poiché sono miliardi le persone che non hanno esperienza di questo modo di essere, mi dico che non esiste altra soluzione che diffondere questi strumenti a livello planetario, per provocare un risveglio alla sensibilità contemplativa e meditante, e disattivare, attraverso un confronto con l’ombra e la sua integrazione, il potenziale distruttivo latente nell’inconscio. “belle, per il dio, sono tutte le cose, e giuste; ma gli umani ne hanno ritenute giuste alcune, ingiuste le altre” (Eraclito,22 B 102 DK) . Eraclito addita una condizione spirituale di compiuto distacco dalla danza degli opposti che opacizzala mente umana, allontanandola dalla quiete e dalla bellezza del Silenzio, del Risveglio. E, piuttosto che invitare all’indifferenza etica, allude a uno stato della mente risvegliata, che dimora nell’armonia nascosta, e da tale postazione guarda il mondo con gli occhi del Mistero.

V.LANX SATURA

“Le cavalle che mi portano fin dove giunge il mio cuore
mi condussero via, quando le dee vennero per guidarmi
sulla via molto gloriosa che porta per ogni città
l’uomo illuminato. Là mi conducevano
le cavalle molto sapienti, traendo il carro.
Fanciulle indicavano la via…”
“Là è una porta che dischiude
i sentieri della notte e del giorno, serrata
da un architrave e una soglia di pietra e in alto
la chiudono grandi battenti: Dike
che molto punisce ne tiene le chiavi
dall’uso alterno…”
“E la dea mi accolse benigna e la mia destra
strinse nella sua destra e così mio parlò e mi disse:” O giovane
condotto da aurighi immortali, che giungi alla nostra dimora
portato dalle cavalle, salve a te…”
“E tu devi apprendere ogni cosa,
sia il cuore che non trema della ben rotonda verità
che le opinioni dei mortali, dove non è vera certezza. Ma tuttavia
anche questo imparerai, come le cose apparenti
si deve ritenere che sono, quando ogni cosa
attraverso tutto si indaghi.” (Parmenide, fr. 1 DK)

Altro che padre della logica moderna! Parmenide è sapiente – sciamano, e i suoi esametri esprimono un’esperienza sciamanica, che lo conduce al di là del mondo sensibile (il carro è metafora iniziatica per il viaggio mistico), al cospetto di una Dea che gli offre l’illuminazione fondamentale: c’è una conoscenza assoluta (“il cuore che non trema della ben rotonda verità) che si raggiunge con l’intuizione, e una conoscenza relativa (“le opinioni dei mortali”), priva di credibilità e fondamento. Ma accanto a queste due vie, se ne dischiude una terza (” anche questo”): è la via che coglie il relativo, l’apparenza, come qualcosa di cui si può predicare l’essere.E poiché, secondo l’esegesi di Giorgio Colli, tò eòn, in Parmenide, significa “ciò che è”, dove tò rinvia deitticamente all’immediatezza, all’Assoluto cui si può soltanto alludere, ed eòn segnala che questa immediatezza si esprime come mondo sensibile, se ne induce che, secondo la” terza via” di Parmenide il mondo del relativo e dell’apparente è in qualche misura espressione dell’immediatezza, dell’Assoluto, ed ha, perlomeno, dignità ontologica, di fantasma consistente. L’antitesi tra immanentismo e trascendentismo è superata, senza il rischio di facili cadute in un dionisismo di maniera: accanto al fantasma consistente del mondo visibile, perdura l’ombra ben più salda dell’ulteriorità nascosta. Schiacciato dall’ineluttabilità della vita, che è anche ineluttabilità di dolore e umiliazione, l’uomo di sapienza, come anche l’uomo della folla, è costretto in una duplice alternativa: maledire Dio o la Natura o il Vuoto – Silenzio o la Materia Vivente e vederli come entità deficienti, sadiche, ignoranti, oppure accettare con dignità le prove più dure della vita (malattie, perdita di persone care, eccetera) come occasioni di evoluzione e rafforzamento interiore. “Non è nessuna cosa. Se anche fosse qualcosa, non sarebbe conoscibile. Se fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile”(82 B 3bis,160-162 DK). Gorgia sta parlando dell’Assoluto, e lo sottrae a ogni possibilità di conoscenza e comunicazione. Esso, inoltre, non coincide con “nessuna cosa”, cioè con nessun oggetto (o funzione variabile) del mondo: oudèn estin. L’Assoluto viene relegato a una distanza abissale dal mondo visibile. Si aprono due vie: il misticismo negativo, che cerca il divino nel silenzio e nella cripta interiore della meditazione, e svaluta il mondo visibile; oppure la negazione di ciò che è mistico, la rinuncia al contatto con l’Assoluto, la celebrazione dell’agire in un mondo che è deteriore e illusorio, ma resta l’unico mondo assegnato agli umani. E in questo mondo che ha rescisso le proprie radici dall’Assoluto-Silenzio, è opportuno affermare la volontà personale di potenza, attraverso lo strumento che più contrasta con il Silenzio: la Parola, di cui Gorgia celebra il mirabile fascino, divinizzandola. Fu il mistico rinnegato Gorgia, che cedette alle lusinghe del Dio Denaro epropugnò una sapienza mercenaria di cui si fece maestro mercenario, e non lo sciamanico Socrate ancora abitato dal dàimon, ad aprire la crisi della Sapienza greca. Ben diversamente, la” terza via” di Parmenide, l’armonia degli opposti di Eraclito e lo sciamanesimo visionario di Empedocle salvaguardavano un contatto tra manifesto e immanifesto, immediatezza ed espressione, che Gorgia spezza, cacciando via il sacro dal mondo. “Di tutte le cose è misura l’uomo, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”. Così il sofista Protagora (80 B 1 DK), che mette l’uomo (ànthropos) al centro del mondo. Il Visibile ha perso contatto con l’Assoluto Invisibile, e del Relativo diventa signore assoluto l’uomo, arbitro di ciò che è e di ciò che non è, alla faccia del tò eòn parmenideo. E se il giochetto epistemologico del duo sofistico Protagora-Gorgia potrebbe anche essere ricondotto a un misticismo negativo del vuoto sacro – e dunque non troppo discorde dal taoismo zen – la cultura pratica dell’Occidente ha preferito declinarlo nel senso della desacralizzazione del cosmo e del relativismo gnoseologico. Dietro l’esibizione di oggettività profusa dalla scienza attraverso la consacrazione matematica del metodo sperimentale, che rinvia all’esperienza come prova di verità, senza tener conto che l’esperienza è luogo del relativo e dell’apparenza più illusoria, si occulta il più trito soggettivismo: lo scienziato trova quello che cerca, in un gioco di complicità infinita tra occhio che ricerca e specchio degli oggetti che si modulano a contatto con l’occhio stesso che si è dotato di protesi investigative (dal cannocchiale ai più raffinati microscopi subnucleari), l’ipotesi enunciata dal metodo galileiano è già in qualche modo la verifica, e la raccolta empirica dei dati suona da subito come un a priori e una conferma.  Non più abbracciato e dominato dal ciò che è, l’uomo scientifico lo frammenta per aggiogarlo, perdendone di vista la radice assoluta e noumenica cade in balìa del dèmone dell’Ignoranza, che lo conduce alla hybris di adesso, origine della peste planetaria. Leggere Nietzsche può essere utile, per l’effetto catartico e liberatorio – dionisiaco – delle sue parole. Ma il pensiero niciano, nel suo complesso, non va molto più in là della dimensione psichicae, solo di rado attinge alla dimensione pneumatica, ovvero spirituale (pnéuma è il soffio, il respiro del Silenzio, luogo in cui si centra la contemplazione, postazione meditativa e testimoniante). Analoga debolezza traspare nella formula “fare anima” fatta propria per un certo periodo da James Hillmann, poiché essa suona come invito ad aggirarsi freneticamente nella valle dell’illusione umana: come il pensiero niciano, può coincidere con una fase preliminare dell’iniziazione, quando è necessario liberare energie represse dalla morale borghese e cristiana. È molto, molto meglio “fare contemplazione “. Socrate, nei dialoghi platonici, sembra un bambino cervellotico, smanioso di confutare tutto e tutti, nel gioco condotto secondole regole preconfezionate della dialettica. Così, certi elaborati rigiri teoretici nel pensiero di Giorgio Colli sono l’aspetto deteriore del suo lavoro iniziatico. Ciò che conta, è l’intuizione fondante, il nucleo di pensiero di un filosofo, la sua capacità di conoscenza non disgiunta da compassione. Attraverso le regolucce della dialettica si giunge con fatica e contorcimento cerebrale là dove con il lampo dell’intuizione creativa e contemplativa si dimora a intermittenza sempre. La così detta crudeltà apollinea della dialettica è in realtà la smania distruttiva di un bambino impotente che cerca di stringere in una risibile rete di parole velenose l’antagonista che masochisticamente si lascia invischiare nel giochino. Meglio, allora, il pugilato. Meglio, forse, anche lo sport che istupidisce moltitudini, il calcio, che almeno obbliga a un agonismo schietto, corporeo, animato. Ottimo esercizio per lucidarsi i neuroni in modo tale da servire meglio i dèmoni e il Dio denaro congregati nel Sistema Tecnologico Impazzito, la pratica dialettico-teoretica è, rispetto alla meditazione, all’essere-nel-silenzio e nel testimone, un torneo per ragni imbizzarriti. Giorgio Colli visse un’esperienza iniziatica durante la giovinezza, in seguito a una malattia. In questo, fu sciamano. Poi, diede voce a quell’esperienza attraverso le parole dei sapienti greci, di Nietzsche, Schopenhauer, Kant, e infine con le sue opere, in particolare Filosofia dell’espressione. Ma, pur restando radicato nella sapienza, divenne più filosofo che sapiente, almeno nei suoi scritti. La dimensione sapienziale e carismatica di Giorgio Colli poteva esser colta, a tratti, nella sua persona, attraverso una frequentazione empatica. Fu questa contraddizione, tra sapienza e filosofia, insita nella sua natura, insieme con una certa crudeltà di pensiero a renderlo gradito, se non all’Accademia, al milieu culturale moderno, che ama vagheggiare sciamanicissime iniziazioni, standosene seduto dietro prosaiche scrivanie. A me interessa il Colli sciamanico e sapienziale, lascio il resto agli altri. E cerco di dare un cuore alla sua sapienza dura. Il punto debole del pensiero di Colli, che era anche il punto debole dei suoi modelli, i Greci, è la mancanza di una dottrina dell’amore cosmico, complementare alla visione della conoscenza come fonte di liberazione. In confronto, il pensiero buddhistico e l’agire cristico si collocano a un livello superiore. A poco a poco il pensiero di Giorgio Colli viene addomesticato e assorbito – una volta deprivato della sua quintessenza, che è iniziatica, nel senso che introduce, nel suo complesso, a uno stato della mente di tipo contemplativo (e dunque i suoi scritti, e in particolare Filosofia dell’espressione, sono esercizi spirituali, che tendono a restituire almeno un’eco dell’intuizione fondamentale: il mondo è espressione di una immediatezza nascosta) – dal sistema accademico, per volontà di editori interessati, familiari preoccupati, allievi vogliosi di incarichi universitari. Così morirà, per la seconda volta, Giorgio Colli. All’uomo economico è sufficiente accumulare ricchezze, realizzarsi nella propria attività: il gruzzolo ammucchiato, la fiorente rete di relazioni, gli dicono che e quanto vale. Per l’artista e il filosofo è cosa diversa. Egli vuole l’Immortalità attraverso la fama del suo nome tramandato ai posteri. Ma la fama sarà cosa che riguarda il nome, e sarà il nome a godere di gloria. Per di più, nell’epoca dell’Apocalissi, la fama di un autore profondo e vero difficilmente si afferma, rapidamente, una volta affermata, si diffonde, e altrettanto rapidamente è rapita nell’oblìo. E allora il filosofo e l’artista mirano alla ricchezza, come l’uomo economico, e sul loro volto una tempo ispirato si stampa la maschera del promotore di se stesso, il sorriso da manager americano. Meglio non curarsi troppo di fama e ricchezza, e seguire il filo della propria Opera, che può essere o non essere riconosciuta dai molti. Il successo consiste nella certezza di avere dato tutto quello si ha dentro, e nel migliore dei modi possibili: forse, è ancora più difficile raggiungerlo, perché il vero artista e il vero filosofo raramente provano appagamento. Come dice il Poeta: “non ti curare del raccolto, ma solo della giusta semina”. Il pittoresco letterario è degenerazione dell’estetico nell’era dei consumi, dove valgono le regole del mercato turistico. Fa tanto fine dire di aver frequentato i bar in cui si abbeverarono Hemingway o Picasso, Thomas Mann o Dalì, Rimbaud o Ezra Pound. Guardatelo, l’oste, come se la ride di questi pellegrinaggi letterari ed esclamativi, contando, prosaico ma pasciuto, il malloppo da dietro il bancone! L’ossessione della pagina bianca è il vezzo comune a letterati esangui, che non hanno fuoco nell’anima, né luce nello sguardo. È il tormento risibile dell’impiegato che deve fare il suo dovere di scriba, e teme di non riuscirci. Meglio il contrario: dover resistere, per essere subito costretti a cedergli, al dàimon della creatività che possiede, e costringe a scrivere, a dare qualcosa di sé. Per un penoso malinteso dovuto alla miopia dei critici contemporanei, occultatori del mistico e dell’occulto, e a un suo sgradevole opportunismo senile, alimentato da pressioni degli ambienti borghesi e anglicani che lo spinsero a rinnegare le forme del suo misticismo giovanile, quando frequentava – parimenti a Yeats, Pound, e altri poeti modernisti – il milieu della Golden Dawn, e studiava sanscrito e scritture orientali, e fu sul punto di convertirsi al buddhismo, Eliot è stato spacciato per un poeta della crisi, e The Waste Land è stata interpretata come testimonianza di una percezione disgregata e frammentaria del cosmo. In realtà è un poema iniziatico e apocalittico, che enuncia l’aridità e la desolazione della civiltà moderna, arsa da una sete inesauribile e tormentosa per mancanza di spiritualità, e rivela come unica possibilità di uscita da tale condizione di decadimento una sensibilità religiosa che unifichi i vertici del pensiero mistico orientale con la sapienza di Occidente: una sezione del poemetto è titolata Sermone del fuoco, che era, appunto, il titolo di uno dei sermoni del Buddha, intorno alla necessità di distaccarsi dalle passioni, e la sezione finale, “Ciò che disse il tuono”, mutua dalle Upanishad vediche l’invito a donare, compatire, dominarsi (datta – dayadhvam – damyata), per poi culminare nella formula rituale shantihshantihshantih, “pace che supera ogni comprensione”, condizione mistica e illuminata dello spirito. I Four Quartets segnano il compiuto compimento di questo itinerarium mentis in deum: qui Eliot parla dal luogo interiore e divino dell’equanimità, si lascia attraversare dal lògos, è abitato e abita nel dio cosmico, celebra il mistero dell’incarnazione e l’unificazione con il divino attraverso l’accensione del fuoco spirituale: “Con la forza di questo Amore e la voce di questa Chiamata / noi non cesseremo l’esplorazione / e la fine di tutto il nostro esplorare / sarà giungere là onde partimmo / e conoscere il luogo perla prima volta. /…Una condizione di completa/semplicità (che costa/ non meno di ogni cosa) e tutto/ sarà bene e ogni genere di cose/ sarà bene, quando le lingue di fuoco si incurvino/ nel nodo di fuoco incoronato/ e il fuoco e la rosa siano uno”. In Occidente, i Pitagorici inaugurano la lettura in chiave numerica, ovvero matematica, della materia. Il divino, l’arché, si dispiega secondo forme matematiche, a scandire il ritmo e dettare le proporzioni stabili della hyle. Dei misteri numerici pitagorei sono eco le Idee – Numero del tardo Platone, e la speculazione numerica resta per lungo tempo nell’ambito dell’indagine teoretica: come amava ripetere Giorgio Colli, i Greci scelsero di evitare il più possibile le applicazioni della scienza dei numeri alle escogitazioni della tecnica. Li ammoniva il destino tremendo del Titano Prometeo, inchiodato a una rupe della Scozia da Kràtos e Bìa, scherani di Zeus. Mille anni più tardi, con Galileo, la decifrazione in chiave numerica del libro della Natura diventa ancillare rispetto ai fini concreti dell’utile tecnico. E questo processo ora sta giungendo al culmine, con il trionfo della tecnica, asservita ai tre dèmoni e al Dio Denaro, e destinata a diventare, oltre che modus operandi, anche modus opinandi della razza umana. Il mistico, il metafisico e anche il filosofo soffrono del lutto matematico. Qualcuno abdica, si fa neopositivistico seguace del genio numerico – tecnologico. Altri invocano i numi dell’irrazionale, tentano di riesumare una versione mitica del mondo. Ma la realtà è così come è: il modus operandi e opinandi tecnologico dilaga, c’è il rischio della eliotiana aridità, di élite e di massa. Meglio evitare la via dia-bolica, cioè separativa, che contrappone umanesimo e pensiero scientifico, e lavorare a una saldatura dell’Uomo: che sia apollodionisiaco, ctoniosolare, tecnicoromantico. Comunque Uno. Provo a entrare nei pensieri di un alto grado dei Servizi Segreti di non importa quale paese, quando decide di commissionare o favorire una strage a fini politici.  Costui, quasi generale in campo di battaglia, ragiona in termini strategici, e concepisce gli esseri umani come pedine di una scacchiera, come oggetti. Ma poiché non esiste oggetto che non sia anche soggetto, ne risulta che costui è dominato da Ignoranza, oltre che, ovviamente, da Violenza e da Avidità, poiché verrà lautamente ricompensato, per uccidere. Non sa, costui, che, poiché Tutto è Uno, sta uccidendo se stesso. Non sa, come invece sa il sapiente, che i suoi colpi sono colpi che il vuoto sferra, nel vuoto, contro il vuoto, e che sarebbe assai meglio convertire in fendenti di compassione cosmica. La sessualità, indegnamente bistrattata da varie forme di spiritualità che in ciò dimostrano la propria indole di strumenti di difesa dall'” ingovernabile” e dal “perturbante” e di garanti dell’ordine costituito, è luogo di catarsi e di iniziazione, soprattutto nelle sue formepiù eccessive e (per usare una parola puramente indicativa ma priva di fondamento e frutto della morale cattolica, borghese, buddhista eccetera) perverse. È luogo del piacere e dell’autenticità, dell’esplorazione di sé e dell’altro da sé, antidoto alla noia, al dolore, all’angoscia, alla scissione interiore. Propongo di obbligare i militari e i politici, ma anche tutti gli altri, a far l’amore almeno tre ore al giorno per tutti i giorni. Ci saranno meno guerre, meno intrighi, meno violenza. E nella sessualità non ci si dimentichi di unire tre dosi di amore con una di odio e di disprezzo, perché è una catarsi naturale della violenza, ed è molto più eccitante. Il mito romantico del grande poeta – vate è stato miserevolmente soppiantato dal rockstar system, e ciò è dovuto, oltre che all’azione del dèmone dell’Ignoranza unito ad Avidità sotto l’egida del Dio Denaro, all’imbecillità – nell’accezione etimologica di “debolezza”: in + baculum = “senza bastone” – dei poeti, ormai ridotti a esangui funzionari editoriali, professori universitari, marionette televisive, affabulatori che elemosinano apprezzamenti. E il bastone perduto non è soltanto il “nerbo” e il carisma, ma la sacra insegna sacerdotale e sciamanica, il segno di un legame con il mondo degli spiriti e delle visioni, con l’altrove e l’utopia, con la libertà e la magia. Non c’è niente di più noioso che una lettura di poesia, da quando i poeti veri – poeti anche nella vita – sono morti. Larve esangui si succedono l’una all’altra per balbettare sul microfono che non sanno usare le loro preziosissime e recenti cacate anemiche e letterarie. Pubblico troppo paziente, vai via! Lasciali soli: sono impiegatucci della parola, non poeti! Se te ne vai, forse riusciranno a tacere. O a rinascere: Poeti. Un attimo prima che io apra bocca per presentare il suo libro, uno scrittore di talento, ma non troppo noto, mi indica, in calce alla copertina, il nome delnoto autore che ne ha curato l’Introduzione. Parlo, ma non lo nomino, credo con suo disappunt. L’arte ha bisogno di sensali e garanti, proprio come la politica. di rado è riuscito a incidere realmente sulla qualità della consapevolezza individuale e, piuttosto che transumani illuminati e illuminanti, capaci di integrare e dissolvere le proprie ombre, spesso ha forgiato schiere dipseudomeditanti e pseudosciamani, scissi tra ciò che viene predicato dalla disciplina spirituale mercenaria di turno e una natura individuale assai arretrata e retriva, dominata dai dèmoni. I maggiori risultati li ha raggiunti certamente nell’industria degli spot pubblicitari, che ha visto anche il Dalai Lama fare propaganda a strumenti telematici, e inni sacri shivaiti ridotti a sottofondo per celebrare comfort e prestazioni di autovetture a la page, e nel mercato editoriale, che si è ingozzato di romanzi pseudoiniziatici. Adesso la maschera è caduta, e ne ha rivelato la natura di grande affare, governato dal Dio Denaro: tolti i veli, anche questa Babilonia svela pudende oscene. Esiste una letteratura esoterica che propugna rivelazioni inverificate e inverificabili e su fondamenti inverificati e inverificabili costruisce edifici affascinanti e complessi, a loro volta inverificati e inverificabili, che mirano a guidare i propri adepti verso vette spirituali nobilissime, inverificate e inverificabili. Meglio lasciar perdere, e rivolgere l’occhio dello spirito, il testimone noetico, all’interno, e sviluppare libera consapevolezza delle proprie luci e delle proprie ombre, piuttosto che tentare arrampicate lungo specchi preconfezionati, aggiungendo illusione a illusione. L’utilizzazione massiccia di strumenti ad alta tecnologia, che si fondano su procedimenti binari e causali in concatenazioni rigide, induce negli umani la tendenza a pensare in maniera tecnologica (10), secondo rigide sequenze di causa – effetto, e con freddezza e disanimazione. Il gioco del Fanciullo Divino, che è regno dell’eternità – aiòn – abitato da nessi acausali (11), cede ai rigori del principio di causalità, che è uno dei cardini del mondo come rappresentazione, e inchioda l’uomo alla dimensione relativa e illusoria. Antidoto consigliato: arte e contemplazione, che sono luoghi di aiòn. Coloro che edificano sistemi di pensiero e coloro che li demoliscono, sono entrambi figli del medesimo errore: vanno filosofando. In realtà, si tratta di passare dalla filosofia alla sapienza meditante e creativa. Che la filosofia abbia perduto la propria natura di sophìa – ovvero di tradizione sapienziale fondata su una prassi contemplativa rispetto alla quale la scrittura costituisce soltanto un momento secondario, seppure importante – e sia diventata esercizio intellettuale di singoli individui mossi da una volontà di potenza che si traduce nella escogitazione di una téchne di pensiero capace soltanto di rendere conto, a livello teorico, dell’esistente, oppure di trasformarlo restando entro le leggi della Storia – come – Bestemmia, e dunque in realtà lasciandolo così come è: tutto ciò si fa segno inquietante di una civiltà che si è privata della possibilità di coltivare il lògos comune già additato da Eraclito (12), che è anche il Bene comune, e corre cieca lungo i binari impazziti di un progresso grottesco al cui clangore risponderà come eco la risata beffarda della Peste collettiva. In conformità con lo spirito dei tempi, nelle arti la téchne prevale sull’anima. Così la poesia, la pittura, la scultura, la musica, nate in stretta relazione con il sacro, hanno perduto la propria radice sacerdotale e sciamanica, ed hanno assunto funzione decorativa per le sale sterminate del reame del Dio Denaro. È tempo di diffondere arte iniziatica, che congiunga la téchne con lo spirito delle origini. È difficile trattenere il riso, sfogliando i libri dei filosofi. Fatta eccezione per pochissimi – per esempio Eraclito, Parmenide – tutti gli altri (ivi compresi Platone, Plotino, Schopenhauer, Nietzsche, e ancor più Hegel e Heidegger) andrebbero sfrondati di otto decimi della loro estensione: le idee profonde trovano espressioni concise, non hanno bisogno di circonlocuzioni contorte e orpelli letterari. La sovrabbondanza argomentativa suona come sforzo per compens

L’Apocalisse secondo Angelo Tonelliultima modifica: 2009-02-26T14:18:00+01:00da mikeplato
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One Response

  1. maria
    at |

    il mio cuore e’ da sempre che sente il richiamo dell’Ineffabile,ma la mente irrimediabilmente sempre piena di niente mi mantiene raso terra! Ammirazione e lode a chi sa vedere e…cantare Verita’

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