LO SCIAMANESIMO E GLI ANTICHI MAESTRI DELL’UMANITA’

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di Graham Hancock

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L’utilizzo delle piante sacre avrebbe dato impulso alla nascita della coscienza nell’uomo che, grazie alle visioni da esse indotte, avrebbe guadagnato un’inesauribile fonte di ispirazione e conoscenza, veicolata dal contatto, che queste consentono, con entità spirituali. Graham Hancock, nel suo  libro “SCIAMANI” ci offre il risultato delle sue ricerche.

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preparazione dell’ayahuasca,bevanda sacra peruviana


La mia ultima sessione con l’ayahuasca in Perù è avvenuta con uno sciamano degli indiani Shipibo di nome Don Leonceo nel suo tambo nella giungla al di là di Iquitos. Oltre ai soliti ingredienti allucinogeni come le foglie di Psycotria viridis e le vinacce di Banisteropsis caapi, la sua ayahuasca contiene anche la datura, un’altra famosa pianta visionaria, e ha un sapore indicibilmente orrendo. Ho avuto una serie di piccole visioni, di sicuro non terrificanti. C’erano dei serpenti. Ho visto diverse volte una serie di file di piramidi verdi disposte in lunghe file rastremate. Mi sembrava di volare sopra queste strisce. Vedevo anche una sfera, un cubo e un triangolo e file di bocche di serpenti e alligatori piene di denti. Ma l’aspetto maggiormente memorabile delle mie visioni di quella notte si è sviluppato in quelli che mi sono sembrati appena alcuni secondi. Mi sembrava di essere in una stanza oscura con una porta aperta su un lato. La luce penetrava dalla porta e attraverso di essa potevo vedere un grande balcone, molto bello, che dava su quello che forse era un fiume molto ampio o un lago o persino il mare. Alla sinistra del balcone, proprio appena oltre la porta attraverso la quale stavo guardando, mi sono reso conto della presenza di una figura. Era una statua imponente, alta almeno 1,80 m e apparentemente scolpita da un unico pezzo di una pietra verde – forse giada. Lo scultore aveva riprodotto eccellentemente i dettagli delle vesti, della cintura e di qualcosa – forse una spada? – appesa ad essa. All’inizio la sorprendente scultura sembrava solo quello – un’innocua statua inanimata. Curioso di vedere di più, ho avvicinato il mio punto di vista per osservare il suo volto. Per mia somma sorpresa, la statua era per metà animale e per metà umana. Aveva il corpo di un uomo vigoroso e muscoloso ma la testa di coccodrillo, come Sobek, l’antico dio-coccodrillo egizio. E improvvisamente mi sono reso conto che era vivo – un essere vivente, un guardiano soprannaturale. A quel punto il suo sguardo girò verso di me per guardarmi, accorgendosi di me. Il suo sguardo era intelligente, ponderato, un po’ sornione ma tuttavia non minaccioso. Che cos’era quella statua vivente, quell’essere di giada? La visione scomparve…


Supernatural

Supponiamo ci sia un portale segreto in ognuna delle nostre menti i quali, se riusciamo a trovarli, possono offrirci l’accesso a livelli di realtà non fisici paralleli, abitati da esseri “soprannaturali” intelligenti, pronti a insegnarci una conoscenza vitale per la nostra specie. E supponiamo che non sia un caso che l’evoluzione ci abbia fornito una varietà di tecniche per “trovare il portale segreto” per accedere alle straordinarie informazioni e agli strani incontri che si trovano appena dall’altra parte. Scoperte e usate da migliaia di anni dagli sciamani tribali per entrare in quelli che gli psicologi moderni chiamano “stati alterati di coscienza”, queste antiche tecniche comprendono la danza e le percussioni ritmiche, la privazione del cibo e altre privazioni fisiche, la tortura autoinflitta (come nel caso della Danza del Sole degli indiani del Nordamerica, ad esempio), e – di gran lunga la più comune ed efficace – l’uso di potenti piante allucinogene come la pozione dell’ayahuasca che io ho assunto per ben 11 volte in Amazzonia come parte della ricerca per il mio nuovo libro, Supernatural (in uscita in Italia per Corbaccio il 2 novembre). Un grande mistero avvolge la prima apparizione, tra i 40.000 e i 30.000 anni fa, di un comportamento umano riconoscibilmente “moderno”. E’ in quel periodo che i reperti archeologici iniziano a testimoniare il nostro improvviso e inspiegabile sviluppo – unica tra tutte le specie animali – della cultura e della religione, delle credenze nella vita dopo la morte, delle credenze in esseri non materiali come spiriti, demoni e angeli, delle mitologie elaborate, della coscienza di noi stessi e del nostro posto nello schema delle cose. Prima di questo, tornando indietro fino all’ultimo antenato in comune con lo scimpanzè, ci sono 7 milioni di anni di noia, con l’apparizione di creature – gli antropologi li chiamano ominidi – che ci assomigliano di volta in volta di più ma che non si comportano in modi che noi riconosciamo come caratteristici dell’Uomo. Tutti i reperti che testimoniano questo periodo ci danno essenzialmente l’immagine di un noioso e quasi ridicolo copia e ricopia degli stessi modelli di comportamento e degli stessi utensili rudimentali di pietra, senza cambiamenti o innovazioni, per periodi lunghi centinaia di migliaia o persino milioni di anni. Quando si verifica un cambiamento (nella forma di un utensile, ad esempio), esso costituisce un nuovo standard da copiare e ricopiare senza innovazioni per un ulteriore infinità di tempo, sino a quando avviene un altro piccolo cambiamento. Nel corso di questo processo, interminabilmente lento, vediamo contemporaneamenteil graduale sviluppo dell’anatomia umana in direzione della nostra forma attuale: la scatola cranica si allarga, le arcate sopraccigliari si riducono, la struttura ossea diventa più gracile – e così via. Circa 196.000 anni fa, e per alcuni anche molto prima, i nostri antenati avevano raggiunto la “piena modernità anatomica”. Ciò significa che erano in ogni modo fisicamente indistinguibili dagli Uomini moderni e, fatto cruciale, che possedevano lo stesso nostro grande cervello complesso.

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David Lewis Williams


Un’evoluzione improvvisa e inspiegabile

Il mistero è nel fatto che il loro comportamento continuò a rimanere indietro rispetto al loro aspetto e alla loro neurologia moderna. Non mostravano segno di possedere una cultura, o credenze soprannaturali, o coscienza di sé, o alcun interesse nei simboli. In effetti, non vi era niente che li riguardasse che possiamo immediatamente identificare con “noi”. Ma, poco dopo i 40.000 anni fa, fu come se si fosse accesa una luce in una stanza buia e i reperti archeologici iniziano a mostrare opere d’arte bellissime e tecnicamente perfette dipinte sulle pareti delle caverne. Sorprendentemente, tutte queste diverse tradizioni artistiche, siano esse opera dei boscimani preistorici del Sudafrica di 10.000 anni fa, o i cacciatori-raccoglitori francesi di 32.000 anni fa, o gli aborigeni australiani di 20.000 anni fa, hanno molte caratteristiche in comune. Tra di esse ci sono curiosi disegni geometrici, sequenze di tratti e punti, linee ondulate e a zigzag e così via, disegnati praticamente nello stesso identico modo da cultura a cultura. Un altro notevole aspetto in comune è che tutte queste espressioni artistiche contengono rappresentazioni molto simili di esseri ovviamente “soprannaturali” il cui aspetto è una combinazione di caratteristiche umane e animali – come l’uomo dalla testa di coccodrillo della mia visione con l’ayahuasca in Perù – ad esempio rettili-umanoidi, esseri con il corpo umano e la testa di insetto, ed esseri che sono metà umani e metà felini. Tali ibridi, ampiamente rappresentati nell’arte antica non solo dell’Età della Pietra, ma anche in periodi molto più recenti, vengono chiamati tecnicamente teriantropi (dal greco therion, “animale”, e anthropos, “Uomo”). Un’altra categoria di esseri soprannaturali presenti in tutte le antiche espressioni di arte rupestre rappresentano piccoli umanoidi con gli arti corti, la testa a forma di goccia e gli occhi enormi e neri. Il professor David Lewis-Williams del Rock Art Research Institute della Witwatersrand University sudafricana, è il motore primo dietro una notevole teoria che cerca di spiegare queste somiglianze. Per farla breve, egli propone che gli artisti ampiamente separati sia nel tempo che nello spazio quali i cacciatori-raccoglitori dell’Europa di 35.000 anni fa e i boscimani preistorici del Sudafrica – ma anche artisti che ancora operano in seno alle culture sciamaniche sopravvissute sino a oggi in regioni remote come l’Amazzonia – hanno preso ispirazione per dipingere dallo stato di trance in cui erano entrati e dalle visioni che avevano avuto. Nonostante le molte differenze che ci si aspetterebbe, la loro arte ha così tanti elementi in comune perché tenterebbe di riprodurre il regno delle visioni e i suoi abitanti. Poiché condividiamo la stessa neurologia, Lewis-Williams sostiene che gli Uomini appartenenti a qualsiasi cultura vedono le stesse cose nei loro stati alterati di coscienza.


Esperienze reali?

Avendo messo alla prova profondamente la sua teoria nel mio libro Supernatural mi sono convinto che il professore sudafricano ha ampiamente ragione riguardo agli stati visionari, forse al principio indotti dall’ingestione fortuita di piante allucinogene, che avrebbero ispirato l’antica arte rupestre in tutto il mondo. E ha ragione anche nel sostenere che esaminando appropriatamente questi stati alterati di coscienza potremmo scoprire la sorgente delle prime idee religiose mai concepite dai nostri antenati. E’ esattamente a questo punto, tuttavia, che le mie idee divergono da quelle di David Lewis-Williams. Qualsiasi cosa abbiano visto gli artisti rupestri nelle loro trance, e non importa quanto devotamente abbiano creduto che ciò che avevano visto fosse vero, egli è fermo nella convinzione che l’intera ispirazione di 25.000 anni di dipinti rupestri dell’Alto Paleolitico consiste in niente più delle illusioni febbricitanti di una chimica del cervello disturbata – ossia, in allucinazioni. Nel suo Universo semplicemente non c’è posto, o bisogno, del soprannaturale, nessuno spazio per nessun tipo di Aldilà, e nessuna possibilità che entità intelligenti immateriali possano esistere. Mi accorsi che questa spiegazione non mi bastava, con l’ispirazione dell’arte rupestre e la nascita delle religioni elegantemente spiegate attraverso la chimica, con le prime introspezioni spirituali dell’umanità ridotte a mere fenomenologie di processi biologici, con il sublime in questo modo messo efficientemente in ridicolo. Aver stabilito il ruolo delle allucinazioni nell’ispirazione dell’arte rupestre è una cosa – e David Lewis-Williams, secondo me, vi è riuscito perfettamente. Ma comprendere cosa sono realmente le allucinazioni e quale ruolo hanno nell’intero spettro dell’esperienza e del comportamento umano è completamente un’altra cosa. Le draconiane leggi antidroga introdotte negli Stati Uniti 40 anni fa e in seguito imitate dalla maggioranza degli altri Paesi hanno reso quasi impossibile agli scienziati di condurre una ricerca obiettiva con volontari umani sugli allucinogeni. Solamente due studi importanti sono stati permessi dagli anni ’60. Il primo di questi è lo sperimentale lavoro di laboratorio condotto negli anni ’90 dal dottor Rick Strassmann presso l’Università del New Mexico con il DMT (dimetiltriptamina) somministrato a volontati umani e pubblicato nel 2001. Il secondo è l’immensa ricerca fenomenologia sulle esperienze allucinatorie indotte dalla droga visionaria amazzonica ayahuasca pubblicato nel 2002 dal dottor Benny Shannon, professore di psicologia presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Le teorie scientifiche prevalenti, alle quali si allinea David Lewis-Williams, continuano a insegnarci che ciò che ci viene dato dalle allucinazioni non è altro che un miscuglio visionario creato dal nostro “cervello drogato” di eventi precedentemente soppressi dei nostri ricordi, esperienze di vita e retroterra culturali. Ma ciò che gli studi di Strassman e Shannon provano al di là di ogni ragionevole dubbio è che queste teorie non possono essere vere. Perché, mentre 10 persone diverse che assistono allo stesso evento nel “reale” mondo materiale di ogni giorno ne daranno 10 versioni dello stesso fatto, 10 persone differenti cui viene somministrata l’ayahuasca o il DMT tendono a descrivere strane visioni, suoni o esperienze molto simili tra loro e, cosa che ci dà ancor di più da pensare, parlano tutti di incontri con creature ultramondane molto simili tra loro che comunicano praticamente le stesse informazioni. E le scoperte di Strassman e Shannon non sono affatto un incidente isolato, almeno lo sono solamente per un periodo di tempo relativamente recente. Piuttosto, le stupefacenti coincidenze da loro rilevate servono solamente a rafforzare e confermare scoperte da lungo tempo ripudiate, operate da scienziati che hanno somministrato allucinogeni come il DMT, l’LSD, la mescalina e la psilocibina a volontari umani tra gli anni ’50 e i ’60. Anche queste prime ricerche, prontamente messe a tacere, ponevano una certa enfasi su sorprendenti e inspiegabili similitudini nelle esperienze raccontate dai volontari provenienti da paesi diversi e con retroterra culturali diversi.

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Rick Strassman


Un televisore cerebrale

Due di questi punti in comune colpiscono particolarmente perché identici a caratteristiche della tradizione dell’arte rupestre di tutto il mondo. In primo luogo, quasi tutti i volontari sia degli esperimenti più recenti che di quelli più datati hanno raccontato di aver incontrato esseri in parte animali e in parte umani – in altre parole teriantropi. Come nelle antiche pitture, ibridi rettili-umani erano particolarmente comuni, ma molto frequenti erano anche altri esseri composti come uomini con la testa di insetti o creature in parte umane in parte giaguaro (o leone, o tigre, o leopardo). Il secondo importante punto in comune tra l’arte rupestre e i racconti dei volontari di questi esperimenti è l’incontro con piccoli umanoidi intelligenti e dalla pelle grigia con teste a forma di goccia ed enormi occhi scuri – il “classico” stereotipo alieno insomma – che li sottoponevano a strani esperimenti e che a volte secondo i volontari impiantavano loro oggetti di metallo o di cristallo nei loro corpi. In effetti, talmente tanti dei volontari utilizzati nello studio dell’Università del New Mexico hanno raccontato di esperienze con i “grigi” da spingere Rick Strassman a proporre una spiegazione radicalmente nuova del fenomeno “rapimenti alieni” che ricevette molta attenzione alla fine del secolo scorso. Oltre ad essere estraibile da un gran numero di piante che crescono in tutto il mondo, pochissime persone sanno che il DMT viene prodotto naturalmente in minuscole quantità dalla ghiandola pineale, nel cervello umano. La semplice ma trascinante spiegazione di Strassman è che le persone che credono di essere state addotte dagli alieni in realtà sono affetti da una sovrapproduzione di DMT nei loro cervelli che a volte raggiunge livelli allucinatori. E’ importante sottolineare, comunque, che considerando le cosiddette esperienze di rapimenti alieni come essenzialmente di origine allucinatoria, Strassman non sostiene in realtà che l’esperienza in sé stessa sia necessariamente “irreale”. Al contrario, le prove schiaccianti che emergono dal suo studio finanziato dal governo federale lo hanno condotto a riconsiderare la sua visione della realtà e a esplorare la possibilità che gli allucinogeni non interferiscono con il cervello creando false percezioni, come molti scienziati invece sostengono. Piuttosto, egli suggerisce che possano modificare le lunghezze d’onda di ricezione del cervello, permettendo di effettuare un contatto con “mondi invisibili e i loro residenti”, non raggiungibili nel normale stato di coscienza ma non di meno assolutamente reali. Tracciando un’analogia tra il cervello e un televisore, egli osserva che ciò che il DMT sembra fare non è semplicemente regolare la luminosità, il contrasto e il colore (cosa che si potrebbe dire dell’alcohol e di altre droghe non allucinogeniche), ma piuttosto rivolgere la nostra attenzione a un canale completamente nuovo: «Il programma che guardiamo non è più la realtà di ogni giorno, su Canale Normale. Il DMT permette regolarmente di accedere ad “altri” canali. Gli altri piani di esistenza sono sempre lì. In effetti, sono proprio lì, e trasmettono tutto il tempo! Ma noi non possiamo percepirli, perché il nostro cervello non è configurato per questo; il nostro hardware ci mantiene sintonizzati su Canale Normale. Ma ci vogliono solamente un secondo o due – i pochi battiti di cuore che ci vogliono per trasportare la “molecola spirito” (il DMT) sino al cervello e cambiare canale, e aprire la nostra mente a questi altri piani di esistenza. Come può accadere? Purtroppo sono in possesso di scarse conoscenze della fisica sottostante alle teorie degli universi paralleli e della materia oscura. Quello che so, tuttavia, mi fa pensare ad essi come possibili luoghi dove il DMT potrebbe portarci…».

 

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gli esseri osservati nelle visioni ayahuaschere sono molto simili ai cd.Alieni Grigi, e agli esseri dei graffiti rupestri degli sciamani australiani Wondjina


Da sempre con noi

In breve, la teoria di Strassman spiega le similitudini nelle “allucinazioni” dei volontari provenienti da tutto il mondo non con la visione semplicistica caldeggiata da Lewis-Williams (cioè che vediamo tutti le stesse cose perché abbiamo tutti la stessa neurologia) ma con il fatto che quando siamo in stati alterati di coscienza le nostre capacità neurologiche ci permettono di esplorare lo stesso universo parallelo – o universi – e incontrarne alcuni abitanti. Nello specifico, secondo la teoria è questo il motivo per cui incontri con teriantropi e con piccoli umanoidi grigi dagli enormi occhi neri sono molto frequenti tra i volontari – non perché il nostro cervello mette insieme in qualche modo identiche fantasie altamente immaginifiche, ma perché esistono veramente esseri che ci appaiono in queste strane e particolari forme negli universi paralleli che possiamo visitare in stati alterati. Una prova importante che documento approfonditamente in Supernatural attesta che i teriantropi e gli intelligenti e spesso malevoli esseri grigi che oggi chiamiamo “alieni”, non sono in realtà niente di nuovo – come conferma la loro presenza nell’arte rupestre. Da tempi immemorabili questi esseri vengono incontrati dagli sciamani di tutto il mondo nelle loro trance allucinatorie e anche da persone comuni – che non sono sciamani praticanti – in grado di entrare spontaneamente in stati alterati di coscienza, o attraverso la fame, o attraverso la deprivazione sensoriale, o attraverso l’assunzione di allucinogeni, o con uno degli altri mezzi a disposizione. Una volta raggiunti questi stati vedono gli stessi esseri viventi riportati dall’Università del New Mexico, ma interpretati in modo naturale secondo le preoccupazioni e l’immaginario prevalenti nel loro tempo e cultura. Noi li chiamiamo “alieni” e pensiamo ai “dischi volanti” non perché abbiamo le prove inconfutabili che siano davvero extraterrestri, ma perché nel nostro tempo l’umanità ha iniziato a esplorare lo spazio intergalattico. Nell’europa preindustriale erano conosciuti come “fate”, “elfi” e “gnomi” e nelle culture tradizionali che sopravvivono ancora oggi in alcune remote parti  del mondo sono chiamati “spiriti animali”, gli “esseri di luce” e i malevoli demoni che gli sciamani incontrano quando entrano in trance e viaggiano fuori del corpo in reami paralleli. Nonostante le diverse etichette affibbiategli in diversi tempi e luoghi, ciò che cerco di dimostrare in Supernatural è che si tratta dello stesso fenomeno che si ripete da millenni e che la chiave per comprenderlo adeguatamente è nell’esplorazione razionale e pianificata degli stati alterati di coscienza attraverso i mezzi che ci ha fornito la natura e di cui gli sciamani fanno uso, per il bene dell’umanità da decine di migliaia di anni. In particolare, poiché sono stato scosso nel profondo dalle mie esperienze con l’ayahuasca e altri allucinogeni sciamanici, il libro esplora le straordinarie possibilità che riguardano l’origine della specie umana sollevate dal lavoro di Rick Strassman ma che molti scienziati non vogliono neanche prendere in considerazione e che lo stesso David Lewis-Williams scarta senza troppi scrupoli. Non potrebbe essere che il mondo spirituale e i suoi abitanti esistano davvero, che ci siano cose come i poteri soprannaturali e gli esseri non materiali e che la mente umana, in certe circostanze, possa essere liberata dal corpo e messa in grado di interagire e forse persino imparare da questi “spiriti”?


Programma Umanità

I nostri antenati potrebbero aver effettuato il loro gigantesco passo in avanti evoluzionistico degli ultimi 40.000 anni non solo a causa dei benefici effetti sociali e organizzativi dello sciamanesimo, o a causa dei poteri di espansione della mente delle droghe psicoattive, ma anche perché sono stati letteralmente aiutati e ispirati da agenti soprannaturali? I “soprannaturali” dipinti nelle grotte – e ancora accessibili oggi attraverso stati alterati di coscienza – potrebbero essere gli antichi maestri dell’umanità? Potrebbero essere stati loro a traghettarci nella nostra piena umanità? E potrebbe essere che la nostra evoluzione umana non sia solamente il cieco, senza senso processo naturale descritto da Darwin, ma qualcos’altro di più mirato e intelligente che abbiamo appena iniziato a comprendere?

LO SCIAMANESIMO E GLI ANTICHI MAESTRI DELL’UMANITA’ultima modifica: 2010-01-29T16:10:00+01:00da mikeplato
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One Response

  1. Mero
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    Penso che alcune forme di sciamanesimo possano aiutarci ad avere una più profonda comprensione del comportamento umano. Gli sciamani utilizzano potenti metodi per modificare lo stato di coscienza. Lo fanno in modo controllato e in genere utilizzano queste tecniche per guarigione o per esplorare altre dimensioni della realtà. Queste tecniche antiche e universali, sono sopravvissute all’interno delle culture e sfuggite alla razionalità che condiziona la civiltà moderna. Una razionalità spesso incapace di rispondere alle domande chiave, in contrasto, appunto, con i riti sciamanici che sembrano germogliare un’intelligenza più vicina alla pura intuizione.

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