LOVECRAFT NON ERA UN SATANISTA MA UNO GNOSTICO

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di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco

Rituali esoterici e  formule evocative di magia nera furono codificati nel libro più ambito dagli occultisti, il Necronomicon. Ma il testo è realmente esistito o è soltanto un mito? Nessuno lesse mai le sue pagine ma si tramanda che contenesse terribili segreti. Sulle tracce del più famoso libro di magia tra verità, inganni e leggende.

Dopo i delitti di Bel Air del 1969, in cui una banda di balordi guidati da “Satana” Manson massacrò in una villa presso Hollywood cinque persone fra cui l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, negli Stati Uniti ebbe inizio un flusso continuo di azioni analoghe ispirate a presunte dottrine sataniste. La polizia americana, sempre scientifica nei suoi metodi, elaborò allora un questionario per l’interrogatorio dei sospetti, destinato a capire se i giovani indagati avessero avuto a che fare con sette sataniche e simili (Interviewing Techniques for Adolescents). La prima domanda del questionario è: «Hai mai letto il Necronomicon, e ne conosci il contenuto?».
La circostanza esposta è la spiegazione più evidente del perché gli Stati Uniti siano il paese occidentale con il maggior numero di delitti irrisolti. Come è potuto succedere che un’opera completamente inventata, frutto unicamente della fantasia di uno scrittore di narrativa fantastica, sia divenuta, pur non esistendo, il presunto nucleo d’istigazione a delitti sanguinosi e culti satanici? Lasciando da parte il fatto che la Famiglia Manson avrebbe avuto invece come punto di riferimento un altro romanzo ed un altro personaggio: Straniero in terra straniera di Robert Heinlein… Per rispondere, bisogna capire come e perché si è creata la leggenda del “libro maledetto”, da quali circostanze sia alimentata, a che tipo di cultura faccia riferimento. Anche perché pure in Italia si sono avuti accenni a questo paradossale connubio: satanismo-romanzi gotici, che qualche bello spirito ha accusato di essere l’humus immaginario da cui sarebbero nati  reali culti sanguinosi. L’occasione del settantesimo anniversario della morte dello scrittore americano (15 marzo 1937 a 47 anni) può fornire lo spunto per chiarire come stiano esattamente le cose. Da quando Hovard Phillips Lovecraft lo fece conoscere nei suoi racconti, il Necronomicon è divenuto il più famoso fra i libri di magia, anche se nessuno può affermare, in sincerità, di averlo effettivamente letto (quelle che circolano in stampa o su Internet sono tutte contraffazioni, senza alcuna eccezione, nel senso che sono creazioni ex nihilo di un testo che non esistendo può essere “riscritto” da chi vuole), e il suo contenuto effettivo è, in realtà, nebuloso quanto le sue origini e la sua stessa esistenza. In realtà, tutto ha origine nel 1972 quando apparve in Inghilterra e in America il volume The Magical Revival del mago crowleyano Kenneth Grant (Frederick Muller, Londra. Trad. it.: Il risveglio della magia, Ubaldini, Roma 1974). In esso il famoso occultista, facendo seguito a un suo articolo dal titolo “Dreaming Beyond Space” (apparso in origine nel 1971, è tradotto integralmente in Magia Pratica, vol. 4, a cura di Jorg Sabellicus, Edizioni Mediterranee, Roma 2001) spiegava una sua teoria secondo cui Lovecraft sarebbe stato inconsciamente in contatto con le medesime entità ultraterrene pre-atlantidee che avevano ispirato Aleister Crowley, e che dai sogni derivanti da tale inconsapevole connessione sarebbero nate le trame dei suoi racconti, che in tal modo adombrerebbero una paurosa “verità occulta”. Tesi questa accentuata nei suoi successivi libri.

Rituali di magia nera
Grant fu il primo a far conoscere un fenomeno sconcertante: ovvero il fatto che – a quanto pare già dagli anni in cui Lovecraft era ancora in vita – gli occultisti di tutto il mondo che praticavano la magia operativa andavano evocando le entità presenti nei Miti di Cthulhu utilizzando opportuni adattamenti dei rituali descritti in grimori come il Lemegeton di Salomone, il Quarto Libro dello pseudo-Agrippa, lo Heptameron di Pietro d’Abano, e così via. E ciò con un successo che era definito «superiore a ogni aspettativa». Nessuno di questi maghi aveva a disposizione un Necronomicon: in effetti, ciascuno si “redigeva” il suo manuale pratico a proprio uso e consumo, come del resto avevano fatto e fanno da secoli gli autori dei grimori citati e di tanti altri testi consimili. Di questo momento particolare della magia operativa pensò di approfittare, nel 1977, Herman Slater, il proprietario di una celebre libreria newyorchese, “The Magickal Childe”, specializzata in testi d’occultismo, con particolare focalizzazione sui culti satanici. Slater scrisse, o fece scrivere (non si sa bene, e Slater è morto prima di rivelare la verità), un testo bizzarro curato da un personaggio misterioso che si celava sotto lo pseudonimo “Simon”.

 

 

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Il libro perduto
Secondo la leggenda fatta circolare artatamente, il testo in questione, giunto per vie traverse in mano a Slater, altro non sarebbe che una copia della traduzione greca del Necronomicon. Glielo avrebbero consegnato, secondo due distinte versioni dei fatti, un monaco ortodosso che di mestiere faceva anche la spia, oppure due ex-preti della chiesa slava autocefala che campavano rubando testi antichi dalle biblioteche pubbliche. Comunque sia, Slater avrebbe dato il libro a Simon per curarne la traduzione. Inutile dire che il volume originale è scomparso e nessun serio studioso di cose lovecraftiane (o di tradizioni magiche) ha mai avuto la possibilità di esaminarlo. La “traduzione” prodotta da Simon è un singolare guazzabuglio di rimasticature grimoriche, mostruosità ispirate a Lovecraft, testi inventati, rielaborazioni (errate) di temi mitologici sumeri e diversi altri spunti. Il tutto presentato come un manuale contenente incantesimi diversi, fra cui quelli necessari per evocare entità simili a Yog-Sothoth, Azathoth, Cthulhu. Malgrado certe ingenuità e rozzezze, non può negarsi che l’operazione, dal punto di vista mistificatorio sia stata ben condotta. A chi non conosca Lovecraft altro che attraverso le sue opere, e sia semplice orecchiante di tradizioni magiche, il testo appare in effetti con tutti i crismi dell’autenticità. E come autentico è stato preso, prima da buona parte dei 666 acquirenti (guarda caso, il “Numero della Bestia”) della tiratura originale, poi dai 3.333 della successiva ristampa, infine dalle diverse centinaia di migliaia di lettori che sborsarono i 4,95 dollari della edizione pocket pubblicata a grande tiratura nel 1980 dalla Avon Books e sbarcata praticamente in tutto il mondo. Da allora, è stato un ribollire di polemiche fra i sostenitori dell’autenticità del volume e gli studiosi di Lovecraft che, dati alla mano, cercavano di dimostrare come il libro non fosse altro che un falso, e neppure tanto abile. Le discussioni al riguardo infuriano ancora: Internet (dove il testo di Simon è reperibile integralmente) ne è pieno. Il bello è che nella disputa sono entrati anche i “maghi” operativi, i quali hanno cominciato a usare il libro per quello che è, cioè un grimorio che insegna come evocare (attenzione, però: soltanto a chi sappia interpretarne il “significato segreto”) mostruose entità soprannaturali. Cosa che, a detta di chi se ne intende, riesce tanto bene da superare anche le istruzioni fornite ai tempi loro da re Salomone, papa Onorio, il dottor Faust e tutta la congrega. È impossibile seguire tutta la massa di pubblicistica che, con ogni mezzo a disposizione, compreso (anzi, soprattutto) il web, ha chiosato il Necronomicon simoniano: e ciò non per difetto di volontà, ma per l’insostenibile mole del materiale a disposizione. Un anno dopo la pubblicazione del libro di Simon, apparve un altro volume analogo, The Necronomicon, the Book of Dead Names, pubblicato dall’editore inglese Neville Spearman. Rispetto al precedente, era un’operazione del tutto diversa. Tanto il primo era di fatto repellente,  tanto il secondo era intelligente e spiritoso. Le firme che vi comparivano, poi, erano di tutto rispetto. Colin Wilson, l’autore della lunga introduzione, era un noto saggista e narratore. Robert Turner era il capo dell’Ordine della Pietra Cubica, una scuola magica di derivazione crowleyana. George Hay, il curatore del libro, era uno storico della fantascienza e, all’epoca, presidente della H.G. Wells Society. In appendice, poi, c’erano testi di L. Sprague de Camp (anche lui famoso autore e saggista), Christopher Frayling, Angela Carter, oltre che di un certo “dottor Stanislaus Hinterstoisser”.

Il gioco degli inganni
Nell’introduzione, Wilson spiegava che il testo era basato su di un manoscritto in codice risalente al mago elisabettiano John Dee, il Liber Logaeth, in effetti esistente e conservato al British Museum (fondo Sloane, mss 3189: ma la dizione esatta, in realtà, è “Loagaeth”). Esaminato al computer, questo si era rivelato nientemeno che l’originale, cifrato, della famosa traduzione in inglese del Necronomicon realizzata da Dee. Non solo: un esame comparato con un “manoscritto arabo” comprato da de Camp in Iraq e già pubblicato in America in facsimile aveva rivelato che si trattava della stessa opera! Nei riguardi del libro, era riprodotta una pagina di tale manoscritto. Il tutto era condito da una serie di informazioni sulla magia antica e contemporanea, sulle religioni arcaiche, sul ruolo del padre di Lovecraft all’interno della “massoneria egizia” (rivelato dal misterioso “dottor Hinterstoisser”), sui rapporti fra i maghi di osservanza crowleyana e le tradizioni di Atlantide, sulla figura di Lovecraft stesso come “medium inconsapevole”, e un’infinità di altre cose simili. Il materiale non era combinato in modo sommario e rudimentale, come nel testo di Simon, ma era letterariamente godibilissimo, preciso nei riferimenti fino allo scrupolo, ricco di inventiva, di allusioni, di collegamenti eruditi, di doppi sensi, di fascinosi accenni a “segreti insondabili”, e così via. Insomma, una vera delizia per appassionati lovecraftiani. Quando il libro pervenne a chi scrive queste righe, tramite un’agenzia letteraria, decidemmo immediatamente di farlo pubblicare presso le edizioni di Renato Fanucci, che all’epoca dirigevamo. Nel tradurre il libro, non resistemmo alla tentazione di partecipare anche noi a quel gioco intrigante e intelligente, e lo arricchimmo di un’introduzione firmata da un inesistente “professor Francesco Pincus” dell’altrettanto immateriale “Università Sulcitanea”, in cui si discettava della Teoria Generale dell’Inesistenza Reale, postulante il fatto che quando si crede profondamente alla realtà di una certa cosa (per esempio uno pseudobiblium), questa inevitabilmente finisce per materializzarsi davvero… Chiedemmo poi a un nostro bravo autore di narrativa fantastica, Gustavo Gasparini, di raccontare come avesse anche lui scoperto una copia del Necronomicon a Venezia, e i casi derivatigliene, nonché a Giuseppe Lippi, allora stimato saggista lovecraftiano e oggi curatore di Urania (nonché curatore di tutta la narrativa di HPL per gli Oscar Mondadori) di raccontare la storia di una perduta traduzione italiana dell’infame testo a opera di Camillo Delminio, l’esoterista bruniano inventore del “Teatro della Memoria” come supporto per la mnemotecnica. Questo materiale fu pubblicato in un’apposita Appendice Italiana al volume di George Hay, insieme con un portfolio di disegni originali di nostri illustratori. Ovviamente, non credemmo neppure per un attimo che il testo fosse davvero quello che diceva di essere, cioè una decodificazione parziale della traduzione inglese del Necronomicon, trascritta in cifra da John Dee. Ma tutto faceva parte di un gioco letterario iniziato negli anni Venti e Trenta. Per chi avesse voluto capire, denunciavamo lo scherzo in tutta una serie di riferimenti, come il collegamento al libro “arabo” di de Camp, che sapevamo per certo essere fasullo (ce lo aveva detto lui), e varie altre notazioni, come il fatto che si dava per davvero esistente la Miskatonic University, che invece è una pura invenzione di Lovecraft. Comunque, per rendere ancor più palese il carattere pseudoreale dell’operazione, aggiungemmo alle due paginette introduttive alcuni riferimenti bibliografici in apparenza verosimili, ma in realtà assurdi, per esempio parlando di un congresso di “paraletteratura” iniziatosi il 29 febbraio di un anno non bisestile. Non mancavano le citazioni di articoli di Eco e Sanguineti. In questo modo, volevamo render chiara la natura scherzosa del tutto, per non dare l’impressione di voler ingannare deliberatamente i lettori. Ciò, anche a costo di ridurre le potenzialità commerciali del libro, che così (pensavamo) avrebbe finito per interessare soltanto, come curiosità, i lovecraftiani di stretta osservanza. In questo, ci accorgemmo presto di esserci sbagliati doppiamente. In primo luogo, tutti (sottolineiamo: tutti) coloro che acquistarono il “nostro” Necronomicon rimasero fermamente convinti di avere fra le mani un autentico frammento del fatale Al Azif. Inoltre, quel libro – pubblicato con molto timore per gli esiti delle vendite – è stato uno dei maggiori successi commerciali della casa editrice, è stato ripresentato in varie vesti anche da altri che hanno tentato (assai malamente) di darne un seguito, si trova citato (seriamente) in una infinità di bibliografie, ed è “autorevolmente” commentato dalle persone più insospettabili. C’è chi ha creduto alla  reale esistenza del “professor Pincus”, chi è andato (inutilmente) alla ricerca dei riferimenti bibliografici di Eco e Sanguineti e sta ancora cercandoli, e chi ha citato i Proceedings del convegno di paraletteratura in serissime bibliografie. C’è da esserne orgogliosi… Anche questo Necronomicon di Colin Wilson, come quello di Simon, ha suscitato discussioni a non finire, ed è disponibile sul web con glosse e commenti. In tutto il mondo, è usato anch’esso come testo base di magia operativa da diversi adepti dell’occulto. In Italia, in particolare, ha avuto un impatto “magico” fortissimo (forse perché da noi non è mai uscita una traduzione del libro di Simon), ed esistono diverse congreghe di necromanti che ne hanno fatto il centro delle loro attività sul versante tenebroso dell’Essere.

Il “dono” di Lovecraft
La chiave per comprendere l’importanza che i circoli esoterici contemporanei attribuiscono alla figura di Lovecraft e soprattutto al suo Necronomicon, scrive Stephen Sennitt (“The Reluctant Prophet”, nell’antologia The Starry Wisdom, Londra 1994), si trova stranamente nella stessa negazione da parte dello scrittore della titanica “realtà” che emerge dai suoi sogni, e nel suo atteggiamento di ripulsa nei confronti delle tradizioni che in quelle immagini oniriche vengono così chiaramente ed esplicitamente rappresentate. Secondo gli esoteristi, Lovecraft rimase inconsapevolmente terrorizzato dal significato profondo delle sue visioni, e risolse di esorcizzarle trasformando i suoi viaggi d’incubo in “innocue” narrazioni fantastiche, rifiutandosi di attribuire ad esse, razionalmente, alcun significato. Inoltre, respinse ogni legame della sua narrativa con un campo di ricerche – la cosiddetta “sapienza occulta” – che considerava, al meglio, nulla più che un coacervo di superstizioni, e al peggio un esempio di deliberata volontà di ingannare le persone credule (elucubrazioni «appartenenti alla categoria del falso proditorio», secondo una sua espressione). Il suo rigido razionalismo conservatore – spiegano gli esoteristi – era in realtà un meccanismo di difesa che serviva a fargli prendere le distanze dall’inquietante consapevolezza che l’universo potrebbe essere un luogo molto più irrazionale di quanto non volesse ammettere la sua mente conscia. D’altra parte, in molti luoghi delle lettere di Lovecraft filtra l’idea – centrale nella sua narrativa – che alla radice del cosmo vi sia non ordine ma caos, e che ciò che muove le cose non siano le leggi che l’uomo, con la sua povera e debole ragione, riesce a decifrare, ma altre forze più oscure e possenti, inconoscibili ed estranee a qualsiasi sentimento o compassione. Ironicamente, dunque, il “dono” di Lovecraft di sognare la verità riposa su una singolare contraddizione: fu proprio il suo ripudio di tutto il bagaglio dell’Occultismo, la sua deliberata collocazione delle conoscenze estratte dalle sue visioni oniriche entro i confini della narrativa e della finzione letteraria (escludendo ogni legame contaminante con tradizioni espresse dalle scuole esoteriche dei suoi tempi, come la Teosofia, la magia della Golden Dawn e altre simili), a conferire ai suoi “miti” onirici la consistenza e la forza di una vera e propria corrente magica operativa. Se Lovecraft fosse stato, per assurdo, l’adepto di una scuola di occultisti dalle tradizioni ancestrali, non avrebbe raggiunto, nelle sue visioni, un successo di pari dimensione. Di tale fatto gli esoteristi contemporanei sono acutamente consapevoli: l’importanza che essi attribuiscono al sistema magico tratto dalla narrativa di Lovecraft deriva proprio dalla percezione della purezza e dell’autonomia delle sue visioni, dimostrata dall’evidenza con la quale esse si sovrappongono, completandole, a conoscenze tradizionali autentiche, pur essendo state elaborate del tutto indipendentemente da queste. Di fronte a un discorso del genere, Lovecraft avrebbe reagito di certo con lo stesso sarcasmo che manifestava nei confronti di quei giovani corrispondenti che gli chiedevano dove procurarsi copie del Necronomicon, e se per caso Cthulhu esistesse davvero. Ma non è questo il punto. Malgrado tutte le sue barriere mentali, Lovecraft era intimamente consapevole, nel profondo di se stesso, che oltre i confini dell’universo conosciuto esistono forze che agiscono al di fuori del controllo e della comprensione dell’uomo (lo ammette lui stesso). Ed è su queste forze, più che su tutti i castelli eretti dalla razionalità, che si misurano i nostri sentimenti, le nostre angosce, le nostre incertezze e le nostre passioni. La popolarità di Lovecraft e dell’inesistente Necronomicon si è dilatata a dismisura, e continua a crescere, perché questo modo dello scrittore di accostarsi alle radici dei nostri sentimenti dimostra la rilevanza delle sue visioni, e la loro centralità rispetto alla condizione umana. Il che non vuol dire che lo scrittore possa essere ritenuto – anche solo indirettamente  – responsabile delle nefandezze che qualche paranoico può aver commesso in Italia e all’estero in nome delle divinità immaginarie che egli descrisse nel suo pseudobiblium che altri, con intenti ludici o macabri, ha riportato alla realtà cartacea.

LOVECRAFT NON ERA UN SATANISTA MA UNO GNOSTICOultima modifica: 2010-07-03T18:56:00+02:00da mikeplato
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10 Responses

  1. R.
    at |

    Tipico degli esaltati non accettare l’ironia/le critiche.

  2. mike plato
    at |

    TIPICISSIMO DEI MALEDUCATI PAVIDI POSTARE IN MODO ANONIMO. VERGOGNATI

  3. Lleyton
    at |

    Ho cominciato a leggere Lovecraft a 13 anni: la possanza narrativa, la tecnica sublime, gli archetipi fatti vibrare, tutti elementi che lo rendono un autore di livello assoluto, non c’è paragone con tantissimi imbrattacarte dei giorni nostri.

  4. mike plato
    at |

    LLEYTON, SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON TE.

    TI DICO INOLTRE CHE QUEST’UOMO, A FORZA DI STAR SOLO, INIZIO’ AD ACCORDARSI E A VEDERE COSE. NON A CASO E’ ANCORA NOTO COME IL “SOLITARIO DI PROVIDENCE”.

    YOG- SOTOTH E’ SOLO UN NOME PER MASCHERARE ALTRE COSE

  5. Rimbaud
    at |

    Ma va là, il mio blog è perfettamente raggiungibile dal link. La cosa interessante di questo posto è il constatare come “tutto il mondo è paese”: laddove infatti c’è un personaggio che come te si esalta nel parlare in nome di una qualche entità superiore, qualsiasi essa sia, in automatico viene bandita ogni voce discordante, ogni ironia etc.

    Tra l’altro dovresti riconsiderare l’uso delle maiuscole, secondo l’etica di internet è considerato “MALEDUCATO”. E poi “pavido”, ma come cazzo parli.

    Cordialità.

  6. Lleyton
    at |

    Yog Sothoth… ci devo lavorare sù, anche da un punto di vista di cabala fonetica.
    Il ciclo di Cthulhu apre squarci su un mondo parallelo ben presente dal quale fanno irruzione entità terribili, il fatto che sia entrato in risonanza già a 13 anni mostra la potenza dell’autore e la sua capacità di far risuonare archetipi in ognuno di noi.
    Poi ricordo bene il post in cui hai detto di prestare attenzione alle fattezze di Hpl e a quelle di Akhenaton: straordinario.

  7. lestat
    at |

    Sono in perfetta sintonia con Lleyton. Io pure ho provato quelle sensazioni tanti anni fa; significa che Lovecraft agisce toccando archetipi profondi. Poi: qui c’è gente che usa il turpiloquio con disinvoltura, avendo probabilmente l’ego posizionato nell’inferno del subconscio dove vi è digrignare di denti…speriamo che spariscano.

  8. barionu
    at |

    Caro Mike,

    bellissimo studio.

    Sul Necro stopreparando una cosa molto particolare anche io.

    zio Joseph Curwen

  9. maxmerlino
    at |

    Ti riporto un estratto gnostico:
    “Allorché tutti i perfetti apparvero nelle creature degli arconti e svelarono l’incomparabile verità, essi
    umiliarono tutta la sapienza degli dèi, e la loro Heimarmene apparve come una condanna; la loro
    forza si spense; il loro dominio fu sciolto; la loro prescienza (pronoia) e le loro glorie divennero
    inesistenti.Prima della fine dell’eòne, in seguito a un grande terremoto, tutto il luogo vacillerà. Allora
    gli arconti piangeranno e gemeranno sulla loro morte; gli angeli compiangeranno i loro uomini, i
    démoni compiangeranno i loro tempi, e i loro uomini si lamenteranno e grideranno sulla loro morte.
    Poi avrà inizio l’eòne ed essi saranno sbalorditi. I suoi re saranno ebbri dalla spada di fuoco, e
    combatteranno gli uni contro gli altri, tanto che la terra sarà ebbra dal sangue versato e i mari
    saranno sconvolti da quelle guerre. Il sole, allora, si oscurerà e la luna perderà la sua luce; le stelle
    del cielo violeranno il loro corso e da una grande forza, che è al di sopra di tutte le forze del caos
    ove si trova il firmamento della donna, verrà un tuono possente.
    Questa (la donna) che ha creato la prima realtà, deporrà l’astuto fuoco dell’intelligenza, indosserà
    la collera della follia.
    Scaccerà gli dèi del caos, da essa creati, e l’archigenitor; li getterà giù nell’abisso; saranno
    annientati a motivo delle loro ingiustizie, diverranno come vulcani in eruzione e si divoreranno l’un
    l’altro, fino a che saranno distrutti dal loro archigenitor.
    Dopo averli distrutti, (l’archigenitor) si volgerà contro se stesso per distruggeri fino a scomparire: i
    loro cieli, cadranno l’uno sull’altro e le loro forze bruceranno. Anche i loro eòni saranno sconfitti. Il
    suo (dell’archigenitor) cielo cadrà e si spaccherà in due, il suo mondo cadrà sulla terra ed essa non
    potrà reggerli: cadranno giù nell’abisso e l’abisso ne rimarrà distrutto.
    La luce stroncherà le tenebre e le annienterà: diverranno come ciò che non è mai esistito; la realtà
    che aveva seguito le tenebre si dissolverà, la deficienza sarà estirpata alla radice (e gettata) giù
    nelle tenebre; e la luce ritornerà alla sua radice.
    Apparirà la gloria del non generato e colmerà tutti gli eòni, allorquando saranno svelate la profezia
    e l’annunzio di coloro che sono re, e avranno compimento attraverso coloro che sono chiamati
    “perfetti”.
    Quelli che non sono diven uti perfetti nel Padre non generato, riceveranno le loro glorie nei loro
    eòni e nei regni degli immortali; ma non arriveranno mai all’assenza di re.
    E’ necessario, infatti, che ciascuno vada nel luogo dal quale è venuto. Poiché con la sua condotta
    e con la sua gnosi, ognuno svelerà la propria natura.”

    Luigi Moraldi Testi gnostici – Origine del mondo, pagg. 247-248.

    Come penso si capisca, prima della fine (la fine della morte, del pianto, della corruzione e dell’ignoranza) tutti gli arconti e l’archigenitor, cioè TUTTO IL CIELO (mondi non fisici) CADRA’ SULLA TERRA.
    Dopodiché vi saranno un nuovo cielo e una nuova terra. Soprattutto UN NUOVO CIELO.

    Massimo

  10. Sante
    at |

    No, non lo era:

    Col tuo pensiero, hai immaginato ciò che nessun uomo ormai ricorda: gli Dei non sono mai morti. Dormivano sognando i sogni degli Dei nei giardini delle Esperidi pieni di fiori di loto. Ma ormai il tempo del loro risveglio è vicino: e allora il gelo e la bruttura scompariranno, e Giove si siederà nuovamente nell’Olimpo.
    Già il mare intorno a Pafo ribolle di una spuma che prima d’ora hanno visto soltanto i cieli dell’antichità, e la notte, sull’Elicona, i pastori odono strani sussurri e musiche ricordate solo vagamente. I boschi e i prati fremono nel crepuscolo, mentre sopra vi danzano delle figure diafane, e l’antichissimo oceano mostra delle visioni bizzarre alla pallida Luna.
    Gli Dei sono pazienti, e hanno dormito a lungo, ma nè gli uomini nè i giganti possono sfidarli per sempre. Nel Tartaro i Titani si contorcono, e sotto l’Etna ribollente gemono i figli di Urano e Gea.
    Spunta ormai l’alba del giorno in cui l’uomo dovrà rispondere di secoli di rifiuti (…)
    Abbiamo sognato a lungo nei giardini, situati oltre l’Occidente, e abbiamo parlato solo attraverso i nostri sogni; ma si avvicina il momento in cui le nostre voci non taceranno più.
    E’ tempo di mutazioni e di rivolgimenti. Ancora una volta, Fetonte ha guidato il carro del Sole troppo radente, bruciando le messi e prosciugando i fiumi. In Gallia, le ninfe dai capelli scarmigliati piangono accanto alle sorgenti inaridite dei fiumi arrossati dal sangue degli uomini. Marte e il suo seguito si sono scatenati con il furore degli Dei, e Deimos e Phobos fremono al piacere della violenza. La Terra è preda dell’angoscia, e i volti degli uomini sono simili a quelli delle Erinni, come quando Astrea fuggì risalendo in cielo, e come quando, dietro nostro ordine, le onde coprirono la terra, risparmiando soltanto questa vetta.
    In questo caos, creato per annunciare la sua venuta ma anche per celarne l’arrivo, già da ora si dibatte il nostro messaggero ultimogenito, e nei suoi sogni vi sono tutte le immagini che gli altri messaggeri hanno sognato prima di lui. (…)
    Egli è colui che annuncerà il nostro ritorno, e canterà i giorni futuri, in cui i Fauni e le Driadi abiteranno di nuovo in letizia i luoghi a loro già cari.
    (…) Egli sta leggendo su un papiro delle parole quali nessuno prima ha mai udito, ma che, quando verranno pronunciate, riporteranno alla mente degli uomini i sogni e le fantasie perdute tanti secoli or sono, quando Pan si coricò per dormire nell’antica Terra di Arcadia.
    (…) Figlia mia, l’alba è vicina (…) non piangere dello squallore della tua vita, perché presto l’ombra delle false fedi scomparirà e gli Dei torneranno ancora a camminare tra gli uomini.

    dalla “Poesia degli Dei” di H.P.Lovecraft

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