CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE INTENDA. SIMBOLI E SEGNI DELLA CHIESA DEL GRAAL

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di Anonimo

Introduzione

La mia ricerca personale del Graal risale a molto tempo fa. Ricordo che il primo libro  che comprai a dieci anni, fu la saga di miti e leggende celtiche. Rimasi subito  affascinata e coinvolta dalla storia del calice di Ceridwen, un calice che donava  saggezza e conoscenza. Più tardi, mi appassionai alle storie arturiane   immedesimandomi spesso, nell’etica cavalleresca di Artù; dignità, fierezza, giustizia. Il  Graal fece, così, la sua timida apparizione come elemento di quelle leggende  cavalleresche, un elemento non importante in se, ma simbolo delle avventure  fantastiche alla ricerca di gloria e perfezione. Più tardi, grazie al libro di John  Mattehews, 1 il Graal riottene la sua primaria essenza, quella che mi affascinò all’inizio:  il simbolo di guarigione di un re ferito, di una terra desolata che, coincideva con il  periodo turbolento della mia adolescenza e con la mia anima stessa. Il Graal come  cura per un’anima ferita, desolata e alla ricerca dell’equilibrio, un mito senza tempo  mistico irreale ma di importanza vitale per ogni uomo.  Ma la storia non finiva certo lì. Durante i miei anni universitari imparai l’amore per la  ricerca. Un amore viscerale totalizzante. Un amore per il mistero e per l’ignoto, che si  svolge nel silenzio delle biblioteche mentre affannosamente si cerca di sbrogliare  l’intricata trama di eventi, di teorie, di ipotesi, per raggiungere il nucleo della verità.  Una strada costellata di delusioni, di prodigi, di illuminazioni. Una strada che non è  mai la stessa, ma che conosce bivi impennate, curve e ritorni, in cui le cose hanno  mille volti e non sono mai come sembrano. Una ricerca simile a quella dei cavalieri  della tavola rotonda; si parte con un intento ma, lungo la strada, si impara qualcosa di  inaspettato e rivoluzionario e si trova qualcosa di diverso da ciò che ci si aspettava.  La ricerca è così, si parte con un idea precisa ma a volte si giunge a conclusioni  radicalmente opposte e sconvolgenti.  In me si fusero dunque, due elementi, il  cavaliere ardimentoso, e il ricercatore curioso e guidato dalla voglia di capire e di  scoprire. Fu con queste nuove armi che avvenne il mio secondo incontro con il  Graal.


CAPITOLO UNO: GLI INIZI

Introduzione

Tutto iniziò nel Maggio del 2001. In quel periodo per distrarmi dalle ultime fasi della  mia carriera accademica ( ero molto vicina al traguardo) decisi di accettare la proposta  dei miei di accompagnarli in un pellegrinaggio in Puglia da Padre Pio di Pietralcina.  Accettai perché era un occasione di evasione e anche perché, con i sensi allenati della  ricercatrice provetta, in fondo sentivo che quel viaggio mi avrebbe aperto nuove  strade. Sarebbe stato una sorta di rinascita. Certo collegavo questa rinascita alla  riscoperta di un senso religioso che sentivo profondamente in crisi. Da un po’ di  anni, infatti, soffrivo di una forma di distacco misto a una certa dose di insofferenza  verso la religione in cui ero cresciuta, quella cristiano cattolica. Questo fatto derivava  da due motivi principali; il primo, dalla delusione provata nei confronti dei  comportamenti dei sacerdoti della mia parrocchia. Il secondo motivo era intellettuale.  Grazie ai miei studi di storia avevo sviluppato un notevole spirito critico che mi  portava a non poter prendere per buona nessuna affermazione, se non dopo un  attento esame. In più, la tesi che stavo preparando, si occupava di antropologia e  stavo analizzando argomenti prima mai affrontati. La religione e i miti di altri popoli,  mi rivelavano sorprendenti conoscenze ma, soprattutto, un misticismo, un senso del  sacro, che sentivo carente nella religione cattolica, a cui, spesso, alle parole piene di  amore e tolleranza non erano mai seguiti i fatti. Inoltre, lo dovevo anche alla viscerale  e atavica animosità che provavo verso ogni forma di potere costituito, espressione di  un naturale indomito spirito anarchico. Questo amore per la verità, condito con lo  sprezzo dei dogmi, si risvegliò improvvisamente in una delle città più magiche e  misteriose di Italia: Monte Sant’Angelo.

 

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cattedrale di Monte Sant’Angelo

 

Monte Sant’Angelo.

Monte Sant’Angelo è una località della Puglia fortemente legata al culto micaelico. Ed  è principalmente questo fatto che lo rende pieno di fascino. Questo fascino si trova  in bilico tra la spiritualità che emana, e tra la storia che è scritta tra le sue mura, centro  frequentatissimo nel medioevo da pellegrini e da crociati pronti a recarsi in terra  Santa, tradizione rimasta nei secoli fino ai giorni nostri.   La cittadina sorse nel secolo V intorno al luogo dove apparve San Michele Arcangelo,  l’Angelico archistratega che i Longobardi considerarono addirittura santuario  nazionale. Fu a lungo contesa da Bizantini, Longobardi, Saraceni e Normanni.  Dall’XI secolo la Puglia ha due poli religiosi egemoni: San Nicola a Bari e il Santuario  Micaelico a Monte S. Angelo, entrambi inseriti nelle più importanti vie dei  pellegrinaggi europei, quali la via Sacra Langobardorum e la via Francigena. Nel Mille  fu un avamposto della Chiesa di rito latino contro i Bizantini, e diventò tappa  obbligata di pellegrini e crociati, di religiosi e sovrani. Occupata dagli Angioini,  ottenne nel 1401 il titolo di città e, dopo essere passata sotto il dominio degli  Aragonesi, divenne in epoche successive feudo 2 di Giorgio Castriota Scanderbeg, di  Fernandez de Cordoba e, dal 1552, della famiglia genovese dei Grimaldi. Nel corso  dei secoli è sempre stata un punto d’approdo canonico del turismo internazionale, e  non solo di quello religioso

 

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santuario di San Michele Arcangelo

 

Il santuario di San Michele Arcangelo

Il santuario di San Michele arcangelo che fu realizzato nella grotta dove, tra il 490 e il  493, avvenne l’apparizione dell’arcangelo ad un pastore, costituì il perno attorno a cui  si sviluppò l’abitato sin dal V sec. Diverrà il “santuario nazionale” dei Longobardi e  nel corso dei secoli vedrà illustri pellegrini, papi, santi e sovrani. All’esterno del  santuario si erge un imponente campanile, di forma ottagonale, costruito nel 1274 su  commissione di Carlo I D’Angiò, modellato secondo lo schema e le proporzioni delle  torri di Castel del Monte. Il santuario presenta all’esterno un doppio portale gotico (la  parte sinistra è un’imitazione ottocentesca di quella di destra che è del trecento) in cui  si apre l’accesso a cinque rampe di scale che si sprofondano nella roccia per condurre  all’atrio interno della chiesa, con portale romanico provvisto di porte bronzee  realizzate a Costantinopoli nel 1076, donate dal nobile amalfitano Pantaleone III.  All’interno ad una navata con volte ogivali della chiesa è collegato, sul lato destro, la  grotta del santuario primitivo, ricco d’opere d’arte, tra queste la statua marmorea  dell’arcangelo è attribuita ad Andrea Sansovino (XVI) e la sedia episcopale marmorea  del XII sec., su due leoni accovacciati. Sulla sinistra dell’altare dell’Arcangelo si trova  l’altare della Madonna, con tre sculture in pietra sulla parete: la Trinità del XI sec., la  Madonna delle Grazie e San Matteo. Nel museo all’interno del santuario sono  presenti alcuni reperti di frammenti sculturei rinvenuti dagli scavi e dalle varie  campagne di restauri effettuati nella basilica di San Michele. Altri reperti provengono  dalla vicina abbazia di Pulsano. Di particolare interesse i resti dell’ambone (1041),  scolpito dall’arcidiacono Acceptus 3  composto dal leggio, dall’aquila e dai capitelli.  Del sec. XII sono i resti della poco lontana chiesa di S. Pietro, che contiene la  cosiddetta Tomba di Rotari 4 forse un antico battistero romanico, con uno splendido  portale finemente scolpito e che costituisce il secondo polo (dopo il santuario  micaelico).


La chiesa

Della chiesa di S. Pietro restano oggi in piedi solo la zona absidale e alcune tracce  della struttura. Dell’edificio altomedievale, eretto probabilmente nell’VIII secolo, si  parla per la prima volta nel testo del Liber de apparitione. In esso si dice che il  vescovo di Siponto, tradizionalmente identificato con Lorenzo, fece costruire una  chiesa intitolata al beato Pietro, principe degli Apostoli, in cui trovarono posto due  altari dedicati rispettivamente alla Vergine e a S. Giovanni Battista. Nell’area di S.  Pietro 5  si raccolse, tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, un complesso  monumentale in cui trovarono posto altri due edifici, il battistero di S. Giovanni in  Tumba e la chiesa di S. Maria Maggiore, collegati tra loro da un corridoio. Lo  sappiamo dalla Vita di Lorenzo, altro documento della massima importanza per le  vicende del santuario micaelico, scritto per la Vita minor agli inizi dell’XI secolo e per  la maior entro la fine dello stesso secolo. In quest’ultima redazione emerge la  presenza di tre edifici e non più della sola S. Pietro. Tradizionalmente si è sempre  ritenuto che l’area su cui sorgeva il S. Pietro più antico fosse da identificare con  quella antistante l’abside oggi ancora visibile. Studi recentissimi basati sulla rilettura  delle fonti, sull’analisi orografica dell’area nonché sull’individuazione di particolarità  costruttive incongruenti relative al S. Giovanni in Tumba, hanno portato all’ipotesi  che l’edificio altomedievale dedicato a S. Pietro, quello ricordato nel Liber de  apparitione, potesse sorgere sull’area oggi occupata dal S. Giovanni. In seguito la  dedicazione a S. Pietro sarebbe stata trasferita all’edificio costruito ex novo verso  ovest; la vecchia chiesa – di dimensioni assai contenute – sarebbe stata dedicata a S.  Giovanni Battista, diventando edificio battesimale in funzione del nuovo polo  religioso che a sud avrebbe visto la costruzione della chiesa dedicata alla Vergine.


Il battistero

Il battistero di S. Giovanni – conosciuto come Tomba di Rotari a causa della  scorretta interpretazione del termine tumba, che compare nell’epigrafe all’interno  dell’edificio – fu fondato da un certo Pagano, originario di Parma ma residente a  Monte Sant’Angelo, ed da un Rodelgrimo, nativo del Gargano, entrambi rintracciati  in un documento del 1109 che li identifica come cognati. Addossato in parte alla  roccia, ed in parte incastrato nel volume absidale della chiesa a cielo aperto intitolata  a S. Pietro, era probabilmente un edificio pertinente a quest’ultima; si tratta di un  ambiente cubico absidato ad oriente, con le pareti incorniciate da robuste arcate  concentriche a sesto acuto, su cui furono innestate – una sull’altra – una serie di  forme geometriche irregolari rastremate verso l’alto: un prisma ottagonale, due  cilindri a sezione ellissoidale ed infine una cupola intessuta ad anelli concentrici. Due  ordini di finestre e tre cornici ne scandirono i piani ascendenti, fino a conferirgli  l’aspetto di una massiccia torre campanaria d’Oltralpe. Complessivamente le  suggestioni culturali relative a questo tipo di edificio si rivelano assai eterogenee,  tanto da aver suggerito – di volta in volta – rimandi alla tipologia dei mausolei  fatimidi, delle cube siciliane e dei minareti islamici, nonché ricordi dei battisteri  pertinenti alle chiese crociate di Terra Santa, delle costruzioni cupolate pugliesi e di  esperienze borgognoni ed alverniati. La singolarità d’impianto e di mole suggerirono  già al Bertaux di riconoscervi una sorta di torre campanaria edificata alla maniera  pugliese ma secondo indicazioni filtrate proprio dalle esperienze borgognone. Le  continue oscillazioni della critica sulla destinazione d’uso del S. Giovanni  coinvolgono un aspetto assai complesso che riguarda la tipologia dei battisteri e dei  mausolei e le innegabili interrelazioni simboliche tra vita/rinascita e morte.  Tipologicamente tra battisteri e mausolei sono sempre esistiti stretti legami, tanto dal  punto di vista strutturale quanto da quello simbolico. Uno dei dogmi fondamentali  della mistica del battesimo, basilare per il pensiero cristiano, è riferito nella Lettera di  San Paolo ai Romani 6, da cui si evince che il battesimo come rituale, oltre a  comportare la cancellazione del peccato, porti insita l’idea di sepoltura e morte.  Un’equazione mistica sembra realizzarsi tra battesimo, morte e risurrezione,  intendendo per morte la morte del vecchio Adamo e una imitazione simbolica della  morte di Cristo. Lo schema ottagonale, simbolo di risurrezione e rigenerazione, è  l’elemento che lega il mausoleo dal punto di vista tipologico al battistero come luogo  simbolico di risurrezione. La stessa motivazione fa degli edifici dedicati al Battista  edifici ottagonali, a prescindere dalla presenza o meno di fonti battesimali. Non di  rado questi sono edificati in aree cimiteriali, rafforzando l’equazione mistica che  associa battesimo, morte e risurrezione 7. Un programma iconografico assai ricco ed  articolato si dispiega sul portale, sui capitelli, sulle cornici, coinvolgendo angeli, scene  dell’Antico e del Nuovo Testamento, nonché misteriosi personaggi con ruolo e  presenza “esemplari” (e tuttavia non sempre espliciti), probabili allegorie dei Vizi e  delle Virtù.  L’ingresso al battistero avviene attraverso una piccola porta aperta a  sinistra dell’abside di S. Pietro, di semplice forma architravata, ricavata nello spessore  della muratura e sormontata da due blocchi scolpiti di materiale diverso sistemati in  funzione di lunetta e di architrave.  Le tematiche della lunetta, dell’architrave e dei capitelli dell’interno svilupperebbero  infatti una sorta di messaggio salvifico più adatto ad un mausoleo che ad un  battistero, come si è voluto sottolineare confrontando certe caratteristiche del S.  Giovanni in Tumba con quelle di alcune torri sepolcrali della Persia settentrionale.  L’ipotesi di una ricostruzione e/o trasformazione in chiesa o battistero della primitiva  fabbrica – avente una presumibile destinazione funeraria – sarebbe d’altro canto  confortata da alcune evidenti incongruenze strutturali, quali l’incoerenza con il resto  dell’edificio – nei modi costruttivi – della nicchia absidale. Un’insolita fascia continua  istoriata caratterizza l’interno della Tumba, in controtendenza rispetto alla  consuetudine pugliese di privilegiare un’ornamentazione di tipo vegetale e comunque  aniconico, soprattutto quando si tratti di capitelli. Sono storie bibliche legate dalla  comune presenza angelica 8, come il sacrificio di Isacco o l’annuncio ai pastori, tutte  caratterizzate da un ritmo aspro ed angoloso e da una sorta di moto danzante, che la  critica riconosce come tipico dell’esperienza delle forme plastiche aquitaniche 9. In  ogni caso è palpabile la partecipazione a nuovi orizzonti mentali, anche per la  recuperata attitudine a proporre la scultura come strumento di racconto. Un racconto  che sembra esprimersi compiutamente nelle scene della storia di Abramo, fissata nei  due episodi fondamentali della filoxenia 10  e del sacrificio di Isacco, perfetta  prefigurazione della vicenda di Cristo secondo i nessi tipologici tanto cari al  Medioevo. Soprattutto riporterebbero la descrizione dei pericoli e degli ostacoli  inerenti a tale percorso ravvisati in alcune emblematiche raffigurazioni identificate,  per le loro connotazioni negative, come vizi capitali.


CAPITOLO DUE : OLTRE I CONFINI

Introduzione

La descrizione ufficiale del simbolismo della tumba la collocherebbe nel tranquillo  panorama dell’ortodossia cattolica.   Ma è proprio così?  A un primo impatto devo dire che, rispetto ai complessi religiosi della Puglia, la  tumba di Rotari dà una sensazione molto particolare. Sembra quasi che l’anima si  innalzi a vette inaudite, seguendo un percorso iniziatico che sembra non aver molto  in  comune con i dogmi cattolici.   In realtà, sembra di trovarsi in presenza di un vero e proprio libro di pietra che, cela  al suo interno, un messaggio diverso da quello che ci si aspettava: la fede senza gnosi  non può esistere. La fede senza gnosi è solo bigottismo brutale, superstizione,  ignoranza che priva l’uomo della sua reale natura, della sua origina e  perciò della sua  dignità. La tumba di Rotari appartiene a quei luoghi che contribuiscono a restituirci il  nostro vero volto cosicché la fede diventi uno strumento non di controllo ma di  elevazione.

Gli indizi

Appena si arriva all’ingresso della tumba si può osservare nell’architrave dell’ingresso  un rosone con quattro sirene o donne serpente che incorniciano una stella a otto  punte. Al di sotto di questa immagina si trova la raffigurazione di un calice con l’ostia  e in più si trova il classico stemma massonico (la mano che regge un compasso) che,  stranamente, sembra in armonia con gli altri elementi.   All’interno si trova una vasca quadrata e un architrave che porta all’interno in cui  compare una croce che origina da due sfere, seguita dalla famosa  scritta Q PETISH.  Questa scritta è stata tradotta da molti critici come quod petis habebis ossia tradotta “ ciò  che chiedi avrai”  espressione genericamente ripresa dalla Bibbia e interpretata come  allusione al battesimo. Entrando sulla destra si trova una vasca circolare e sulla  sinistra, un sarcofago vuoto scavato nella roccia. All’interno della tomba sulla cornice  imposta dal tamburo si trovano tre figure femminili: la prima fuoriesce dal guscio di  una lumaca mentre una mano sembra volerla svegliare dal sonno, la seconda  rappresenta una donna seduta con un ampio mantello che stringe al seno un  bambino dormiente, la terza rappresenta un donna sdraiata con una lunga chioma,  nuda mentre viene addentata alla mammella destra da un serpente. Inoltre, dalla base  di volta, più piani si sovrappongono assottigliandosi, passando dal quadrato della  base all’ottagono intermedio ed al cerchio di volta. Nel quadrato di base della tomba  è, invece, inscritto il sigillo di Salomone. Un altro indizio interessante lo si trova  nell’atrio superiore del santuario Micaelico, dove collocata in altro rispetto alla porta  di ingresso a destra, c’è una lapide con un’iscrizione che recita “Terribilis est locus iste hic  domus Dei et porta coeli” che è tradotto come “Questo è un luogo terribile. Questa è la casa di  Dio e la porta del Cielo”, tratta dalla  Genesi.

Il simbolismo

Il rosone La prima simbologia che si incontra, foriera di significati occulti, è quella del  serpente. Il serpente è collegato alla simbologia dell’anello, del tutto, specie nella sua  forma di Uroboros il serpente che si morde la coda.   Se l’anello o cerchio appare con una croce nel mezzo si tratta del simbolo della Rosicrucis che, secondo Lawrence Gardner, 11 è n richiamo al Sangreal. La rosi crucis  diventa un simbolo della linea dinastica patriarcale, discesa per il tramite di Lilith e  Maria Maddalena.   Un’altra associazione con il serpente, è il drago drakon. Il vocabolo di origine greca è  affine a edrakon, ossia vederci chiaro ed è equivalente a nahash termine biblico che  significa serpente, oppure decifrare, scoprire. Il serpente, infatti, era colui che vedeva  chiaramente le cose in modo limpido e pieno di saggezza, qualità che caratterizzano il  sapiente. Il serpente veniva quindi associato sia alla saggezza, sia alla guarigione.  In Mesopotamia, il drago  Mushus, aveva compiti di guardiano e i re e le regine  messianiche (unte, consacrate) venivano chiamati dragoni o pendragoni perché ad  essi venivano attribuite le virtù dell’animale. Tali re, venivano nutriti  con una  particolare sostanza, l’essenza lunare delle regine dragone (contenenti secrezioni  endocrine capaci di esaltare alcune qualità interiori). In Iran, inoltre, esiste una pianta  molto particolare, la dracena draco appartenente al genere delle liliaceae (giglio), la cui  resina è conosciuta come sangue del drago. Probabilmente questa sostanza  rappresentava un sostituto di tale mistura, chiamata fuoco stellare che, al pari della  secrezione mestruale e per la forte assonanza simbolica con quest’ultima, veniva usata  nella cerimonie di consacrazione.  Le regine dragone (le sacerdotesse) venivano associate per questo motivo al fiore del  giglio o del loto tramite nome che portavano: Lilia, Lilith, da cui, secondo Gardner, 12  scaturirebbe il lignaggio De Lac. Altre variazioni si ravvisano nel nome Del Acqs. La  stessa rosa crucis è spesso definita coppa delle acque ed è uno dei simboli del Graal,  identificato con il sangue messianico raccolto nel sacro calice scaturito dal grembo  materno. La simbologia del Graal presente a Monte Sant’Angelo, potrebbe riportare  a queste simbologie che risalgono agli albori di una leggenda che in seguito venne  cristianizzata.  La prima decodifica di questa leggenda, ci parla di una guarigione spirituale più che  fisica, come se il Graal e i suoi poteri agissero sul piano dell’anima, restituendo o  modificando, le percezioni sensoriali dell’adepto. Bevendo dal Graal  (che in origine  conteneva una mistura in grado di risvegliare nell’uomo facoltà assopite da tempi  ma  sempre presenti) l’uomo normale raggiungeva un lignaggio mitico e si ritrovava ad  appartenere a una linea messianica che, partendo dalla Mesopotamia, si ritrova nella  bibbia e viene trasmessa per via Matriarcale.  Ma soprattutto i simboli sembrano spronarci a scoprire, a decifrare i simboli, a  vederci chiaro a raggiungere lo stato di iniziato e le sue qualità, poiché soltanto chi è  in possesso di queste chiavi potrà essere in grado di decifrare il codice.   Consacrazione, unzione, saggezza, capacità di guarire o aturoguarisi, indicano un  uomo che appartiene a un lignaggio sacro di tipo sacerdotale, che dagli albori della  storia umana sembrano portarci fino all’ebraismo. Lo stesso simbolo massonico dà  l’idea che, un codice simile, sia stato in possesso di società segrete che, però, hanno  sparso simboli che soltanto gli iniziati possono decifrare. Inoltre, il richiamo alla  massoneria e l’immagine di una stella identificata con Sirio o con Venere le stella del  mattino, sembrano indicare due cose: la conoscenza stellare collegata alla  resurrezione e alla conoscenza delle origini, ma anche alla Dea Madre 13. Che la  Tumba sia un tempio della Dea?  Quest’ultima considerazione è avallata dal simbolo della Dama Serpente. Il serpente è  la forza creatrice della rigenerazione( crea e rinnova) che si snoda dalla spina dorsale  fino a raggiungere le ghiandole poste alla sommità del capo; è la kundalini che è la  tempo stesso la regina del Graal. La regina del Graal è l’iniziatrice, colei che innesca il  processo di redenzione, è Kali che rinnova e distrugge e la Shakti l’energia primigenia  della creazione, la forza femminile per eccellenza. Tra queste regine del Graal, esiste  la figura di Melusina con ali di pipistrello e coda serpentina (animali sacri alla Dea),  oppure la donna serpente o la sirena. Essa è custode di un anello (simbolo come si è  detto della conoscenza) ma anche autentica erede e creatrice della linea del santo  Graal.   Questo simbolismo non può che essere associato al culto della Dea Madre che ebbe  origine quando, gli antichi, individuarono la sua controparte celeste. Questa era  ottenuta congiungendo un gruppo di costellazioni 14: la  figura delinea una donna  distesa, dai grandi seni e dal ventre prominente, figura guida del tempo precessionale  dell’ultima fase del pleistocene. Più tardi fu aggiunto il simbolo della costellazione del  Taurus (fecondatore) felice intuizione del legame cielo e terra.  Conoscenza stellare, dunque dominio del tempo, conoscenza iniziatica,  trasmutazione alchemica (distruzione rigenerazione), custode della conoscenza: ecco  gli elementi che scaturivano da una prima indagine. Inoltre, vi era anche la traccia di  quella che appariva sempre più come un lignaggio sacerdotale che formava una vera e  propria dinastia. Questa dinastia che custodiva  tali conoscenze, riportava  inevitabilmente ai tempi di Cristo dato che, in  questa discendenza  collegata alla Albigens, associata all’acqua, si rinvenivano i nomi Maria, Miriam (Merrovw o Meirmaid). Le  storie delle fate e delle fonti incantate, si tramutavano, dunque, in riferimenti  allegorici alla cerimonia del fuoco stellare che accendeva la conoscenza superiore e  permetteva all’energia femminile di rigenerare tessuti e spirito. La tradizione del  fuoco stellare 15,  rappresenta il veicolo della luce della conoscenza, ossia  l’illuminazione che sconfigge, la gnosi che non può avvenire se non dopo la  purificazione, l’eliminazione delle scorie e il sacrificio del se.   Maria è la domina del acquae ed erede della casa del Acqs tramite il simbolismo del  giglio, questa eredità si mantenne e si collega alla Maddalena. La Maddalena,  inoltre,  è collegata anche alla sposa perduta del cantico dei cantici. Questo è un testo di  origine sumera e fa riferimento al matrimonio sacro tramite il quale la sposa  messianica festeggia lo sposalizio regale ungendo lo sposo con olio di nardo.  Importante è anche l’immagine iconografica della Maddalena che è spesso raffigurata  con un mantello rosso sopra una veste verde. Questi due possono essere interpretati  sia come simbolo dell’alto grado ecclesiastico, sia alla cerimonia del fuoco stellare 16,  mentre il mantello verde la collega direttamente alla fertilità  e alla fecondità. Le due  Marie (la Maddalena e la Vergine Maria) si presentano come i due aspetti o  incarnazioni viventi, di uno stesso principio cosmico (stellare) la Vergine e la Madre  cosmica. Il loro legame con l’acqua richiama anche il concetto di Gnosi che, in  quanto femminile, si incarnava nelle regine sacerdotesse. L’immagine della sirena è un  allegoria della sapienza e della Sophia, le uniche in grado di creare la vita traendola  fuori dalla materia informe. La Sapienza delle regine Dragone è il ponte che collega la  vita quotidiana al regno dell’Eternità, l’accesso al quale si ottiene soltanto tramite un  esperienza personale di Gnosi.  Non si dimentichi, inoltre, che il riferimento alla coppa che contiene in essa un ostia,  non fa dell’edificio soltanto un riferimento al cristianesimo, ma identifica il luogo  come centro in cui viene custodito il Graal.   Cosa si intende qui per Graal?    Come molti sapranno il Graal è stato al ungo identificato come una coppa, un  piatto, una stirpe sacra, o addirittura una pietra (lapis exilis). In questo caso, esso è   considerato come simbolo di una coscienza portatrice di un senso di eternità che  costituisce l’elemento base  per il raggiungimento di uno stato di iniziazione reale. In  sostanza, il Graal qui rappresentato e custodito, non è altro che un linguaggio non  scritto, in cui vengono codificate, custodite, e incise,conoscenze  alternative,  pericolose per lo status quo esistente e patrocinato dalla Chiesa Cattolica.   E’ evidente che si ha uno scontro tra due diverse dottrine della salvezza: quelle della  chiesa ufficiale e quelle della chiesa alternativa.  Il rosone, inoltre, codifica un infinità di informazioni sulla cerimonia segreta e  misteriosa secondo cui, un uomo purificato e consacrato dal fuoco stellare del  sacrificio e del battesimo, dissolto e riassemblato in una nuova forma, che riunisce in  se la natura femminile con quella maschile in un matrimonio sacro, riesce a entrare  nella dimora dell’eternità, che sembra collocarsi nel cielo, nella zona della cintura di  Orione.  In questo contesto,  il Cristo  come conservatore del mondo e legislatore del ciclo  attuale, porta agli uomini la conoscenza Sacra nella sua integralità. Il tempio è il  tempio della Dea unico luogo al mondo dove avviene l’unione del cielo con la terra,  della Dea con il Dio. Il culto mesopotamico del matrimonio Sacro trova qui la sua  massima espressione unico mezzo per trasformare l’uomo in un essere divino  (stellare?).

La scritta sul portale Sull’architrave di ingresso abbiamo visto in bella mostra la famosa scritta Q PETISH  accanto a una croce che si origina da due sfere.   La critica ufficiale traduce la scritta nel seguente modo “ciò che chiedi avrai”. Un’altra  spiegazione, invece, traduce la scritta nel seguente modo “Luogo per impadronirsi con il  battesimo dei segreti dello ierofante”.  Entrambe le traduzioni, mostrano chiaramente il legame con le leggende del Graal e  entrambe contengono, nel loro interno, elementi ugualmente importanti e rivelatori.   La prima interpretazione riporta alla mente il mistero della domanda. Gli stessi  simboli dell’entrata provocano domande; ed è proprio con la domanda che si  stabilisce il legame e il dialogo tra la dimensione terrena e quella mistica. La funzione  di una domanda è quello di stabilire un legame, in grado  di mettere l’adepto, nelle  idonee condizioni per riuscire a trovare la verità dentro di se.  Trovare la risposta, quindi, la verità all’interno dell’anima, significa anche risvegliare  doti mistiche sepolte in fondo a noi, significa stimolare la mente e farla aprire alla  conoscenza. Se si riesce a formulare la giusta domanda e a entrare in contatto con  l’anima e con il mondo mistico, si otterrà una risposta che potrebbe addirittura  sconvolgere e ribaltare la vita stessa dell’individuo. Dopo la domanda, l’adepto, non sarà più lo stesso. Una volta penetrato nel mondo oltre la realtà, vedrà le cose da  diverse angolazioni fino a compenetrare la natura stessa delle cose. Tutti  i  doni, le  capacità assopite, possono così emergere alla coscienza.   Questo processo può essere agevolmente riferito sia a una trasmutazione dell’uomo  di tipo mistico, sia alla scoperta di una storia non ufficiale che, distruggendo certezze  consolidate e dogmi ferrei, crea un uomo nuovo con una consapevolezza rinnovata.  In un certo senso, una cosa non esclude l’altra anzi, una è premessa dell’altra.  Demolendo la visione del mondo di cui siamo portatori inconsapevoli, iniziamo a  liberarci di preconcetti e scorie per procedere poi a destrutturate e ristrutturare l’io, in  una forma diversa, nuova e creativa.  Nella seconda interpretazione sembra di trovare il passo successivo: il battesimo.  Questo è  inteso come purificazione dell’io e distruzione delle false idee che  impediscono l’evoluzione.  E’ il primo passo per creare un  Mushus, un essere  superiore che, con saggezza e discernimento, comprende e conosce i misteri e i  segreti della natura. Una persona dotata di un simile potenziale, non può essere  nient’altro che un Re del Graal, o un appartenente alla chiesa del Graal 17.

Le figure femminili.  I dipinti sulle pareti della tumba sono stati interpretati dalla critica come allegorie dei  vizi capitali, o riprese dall’apocalisse. In realtà, anch’esse nascondo profondi  significati iniziatici ed è emblematico che, questi, siano stati associati con figure  femminili come per sottolineare con più incisività, che l’iniziazione, la conoscenza e  dunque l’evoluzione umana, siano connessi con l’acquisto o meglio,  il ritrovamento  della Sophia, la saggezza cosmica o del congiungersi di nuovo con l’aishah l’anima 18.   La prima figura, rappresenta una donna che fuoriesce dal guscio di una lumaca  mentre una mano, sembra svegliarla dal sonno. In realtà, rappresenta l’abbandono  dell’ignoranza per entrare nella dimensione della Gnosi (conoscenza superiore). Il  guscio della lumaca rappresenta la spirale cosmica, il simbolo celtico per la vita.  L’immagine richiama alla mente la favola della bella addormentata come quella  dell’eroe del Graal  in cui, si ha un processo di risveglio e di passaggio da uno stato  all’altro.  La seconda figura, la donna seduta con un ampio mantello rosso che stringe un  bambino dormiente, rappresenta la Grande Madre, artefice della trasformazione  alchemica. La grande Madre che dà alla luce l’uomo nuovo e di conseguenza, una  conoscenza diversa e alternativa, ben si accosta con la figura della Maddalena, colei  che, nella veste di Sophia, dona la conoscenza superiore al Cristo.  La terza figura, una donna nuda con una lunga chioma, viene  addentata alla  mammella da un serpente. Q,sta  rappresenta la forza conoscitiva della Dea una forza  che passa al serpente, visto come simbolo dell’energia psichica dell’uomo che dorme,  pronta a divenire conoscenza superiore. Secondo questo percorso la chiesa del Graal.  La chiesa del Graal è  l’unica in grado di trasmettere e l’unica che custodisce la  conoscenza sacra. 19

Dentro la Tumba.

Anche l’architettura interna del monumento, è  pregna del simbolismo  dell’illuminazione ottenuto tramite il percorso iniziatico del Graal. Questo cammino,  è reso molto bene dai simboli geometrici, capisaldi della scienza sacra.   Tre sono le figure chiave: il quadrato della base, che rappresenta la condizione  umana, l’ottagono intermedio, che rappresenta la conoscenza o gnosi e il cerchio di  volta, il Deus Revelator. Oltre a questi troviamo un sigillo di Salomone inscritto nel  quadrato di base del tempio.  Questi vari piani sovrapposti, simboleggiano il recupero da parte dell’adepto della  conoscenza sacra e rappresentano le fasi che accompagnano questo recupero.   I simboli sono, inoltre, strettamente legati alla cerca del Santo Graal ossia con la  gnosi per eccellenza e mostrano i percorsi per ottenere la trasmutazione interiore:  intuizione, intelligenza e mistica. Chi riesce a percorrere questo cammino, trova e,  soprattutto, riesce a possedere e trattenere il Graal. Esso, come is è precedentemente  detto, è la condizione indispensabile per ottenere stati sovra-umani, risorgendo ad  una nuova vita spirituale, facendo necessariamente morire la materialità  dell’individuo. In questo Tempio, è conservata una parte della tradizione primordiale  dove, gli uomini estraniandosi dalla temporalità, riescono a contemplare le cose da  un’altra prospettiva e dimensione, in totale armonia ed unione con l’eternità e  comunicando direttamente e in modo continuato con la Divinità.

Il cerchio Nella simbologia graaliana, il  cerchio rappresenta  la conoscenza intuitiva. Questo  simbolo è collegato a quello del labirinto che ben mostra il percorso iniziatico che,  dalla periferia, porta l’uomo al centro, ponendolo in uno stato di equilibrio con tutto  ciò che lo circonda. Egli raggiunge, così, non una conoscenza delle leggi armoniche  della natura, bensì un’esatta posizione all’interno di esse.  I neofiti man mano che si  avvicinano al centro, si liberano dal peso della materia e della personalità legata al  quotidiano, per rinascere  immergendosi nei ritmi naturali e incorporandoli in se.  Questo, permette la partecipazione armonica ai movimenti del Cosmo e alle sue  influenze, in un centro equilibrato. 20   Si tratta di una iniziazione passiva, nella quale l’uomo è guidato ed che fa intravedere  il significato del simbolo successivo quello del quadrato.

Il quadrato Il quadrato è un simbolo di iniziazione intellettuale. Esso rappresenta il passaggio da  una conoscenza di tipo intuitivo-magica ad una presa di coscienza della gnosi. Essa  rappresenta la quadratura del cerchio, ossia la manifestazione di quelle qualità contenuto  nel nuovo stato circolare, nella quale, il movimento cessa, per concretizzare il ciclo  stesso. Collegato al simbolo del quadrato, è il simbolo della scacchiera. Qual è il suo  significato?  Innanzitutto, l’unico pezzo che può muoversi in tutte le direzioni e senza ostacoli, è il  cavallo.  Ed è proprio quel cavallo che rappresenta la cabala 21. Questa, viene letteralmente  usata dal cavaliere come mezzo di locomozione, permettendogli di potersi muovere  nella scacchiera quadrata utilizzando  il cerchio. Il cavaliere rappresenta l’iniziato della  tavola quadrata, che indica la sintesi degli elementi, colui che entra nel tempio tramite  la conoscenza  della tradizione. Questa conoscenza è conoscenza  razionale di leggi  che, però, appartengono al mondo spirituale (cerchio) invisibile all’occhio umano e  pertanto trascendente. Ogni passo del processo di acquisizione è guidato dalla  Divinità nella sua manifestazione femminile o maschile.   Le tradizioni racchiuse nel battistero, sono quelle che permettevano ai primi uomini,  un contatto diretto con Dio e che possedevano la conoscenza della dottrina esposta  nei libri sacri. Compito dell’iniziato è ottenere la rivelazione della chiave, per l’esatta  interpretazione è comprensione delle scritture che, inp orncipio, era stata fatta  all’Adamo Celeste.  L’illuminazione è  ottenuta dalla combinazione di cerchio e quadrato, il cielo cosmico  rapportato alla terra. L’attività del cielo e il suo inserimento dinamico nel cosmo, si  ricollega ai simboli della divinità china sulla creazione di cui produce, regola e ordina  la vita.   Gli egiziani credevano che, molto tempo prima della loro civiltà, gli dei avessero  stabilito il sistema dell’ordine cosmico e l’avessero trasferito sulla loro terra. Una  razza di Dei aveva governato l’Egitto per millenni, prima di affidarlo alla linea divina e  mortale dei faraoni.. A ricordo di questo, furono (secondo alcuni autori) costruite le  piramidi, la cui disposizione e dimensione corrispondono alla cintura di Orione. 22  Gli spazi sacri in cui compare la figura quadrangolare e circolare, rappresentano un  tentativo di recupero di quelle conoscenze geometriche e astronomiche, pallido  ricordo del tempo in cui l’uomo camminava con gli Dei. In questo sta l’importanza  del recupero della gnosi: ritrovare l’antica unità originaria  con la manifestazione  divina, abbandonando non la materia di per sé, ma quella materia che in opposizione al  celeste recide i legami esistenti tra cielo e terra.  E’  questa l’opera dell’Arconte del mondo in  opposizione alla divinità, il voler  cancellare l’origine divina del cosmo e dell’uomo. Il cerchio e il quadrato  (il celeste e  il terrestre) non si trovano in opposizione, ma in uno stato di conciliazione. La terra  dipende dal cielo in quanto creato. Il quadrato non è, dunque, che la perfezione della  sfera celeste sul piano terrestre. Ma quando si recide il legame, allora la materialità  diventa vile materia, priva del soffio Divino. Il mondo non rappresenta più la  perfezione del creato,  ma luogo di esilio e peccato. Solo l’iniziato recuperando la  conoscenza del Deus Revelator, riannoda i fili  dell’unione originaria e delle  conoscenze perdute a essa collegate.

Ottagono L’ottagono, è il simbolo di resurrezione e la promessa  della rinascita interiore ed  esteriore dell’uomo trasfigurato dalla grazia divina. L’ottagono e anche il numero otto  ad esso collegato, è il simbolo dell’infinito e dell’autorità universale, ma anche  dell’altro mondo nel quale si realizza l’assoluta perfezione. Viene ad indicarsi nel  simbolo l’idea di una via ascensionale verso il cielo; per questo nella tradizione  cristiana esso è allegoria della resurrezione, ossia del momento in cui si ricomincia  una nuova vita, morendo all’altra. L’otto, in particolare, rappresenta quest’idea di  rigenerazione, di transizione e si collega alla funzione trasmutatoria della Tumba di  Rotari. L’ottagono è, di conseguenza, simbolo di perfezione essendo la figura piana  che si poteva avvicinare più semplicemente alla circonferenza del cerchio (il regno  celeste).  Nell’ottica mistica, l’ottagono rappresenta il tentativo dell’uomo di elevarsi. Questi,  partendo da una figura semplice quale il quadrato, si evolve passando all’ottagono,  fino a raggiungere la perfezione rappresentata dalla circonferenza. L’ottagono,  inoltre, può raffigurare anche le otto porte  che permettono il passaggio da uno stato  all’altro (o anche gli otto cieli 23) costituendo il percorso mandalico che dal mondo  terreno, porta alla salvezza eterna.

Il sigillo di Salomone Il sigillo di Salomone è formato dal triangolo che simboleggia l’acqua (principio  femminile) e da quello del fuoco (principio maschile). Simbolicamente, rappresenta la  saggezza che deriva dalla capacità dell’uomo di coniugare gli opposti e di formare,  così, il principio unico, la mente unica universale, composta, appunto, dalla sintesi di  maschile e femminile, Shiva e Shakti. Questo esagramma, è da datarsi anteriormente  all’utilizzo degli Ebrei; fuori dal giudaismo viene utilizzato prevalentemente  nell’occultismo. E’ un antico mandala trovato su antichi templi indiani costruiti  migliaia di anni fa. Simboleggiava il Nara-Narayana cioè il perfetto stato meditativo  dell’equilibrio tra l’uomo e Dio che, se mantenuto, avrebbe portato al Nirvana. 24  Si utilizza, dunque, per  rappresentare lo stato che si raggiunge grazie alla  comunicazione con il Grande Tutto, L’Eterno, Unico infinitamente perfetto,  emblema  del principio costitutivo di tutti gli organismi e rappresenta lo schema  dell’essere  nella molteplicità infinita delle sue manifestazioni, poiché è nel contempo  Uno e Trino.   Lo Iod, ossia lo spirito Creatore, è presente nei tre regni animale, vegetale e tutti gli  stadi dell’essere: nascita, vita, morte, corpo spesso, corpo astrale e anima. Inoltre,  rappresenta anche la maggiore aspirazione dell’iniziato, il raggiungimento dello stato  androgino, dell’uomo primordiale, l’Adam Kadmon, archetipo divino dove coesistono  in perfetta armonia e equilibrio, le forze maschili e femminili, l’io e l’anima. L’Adam  Kadmon era l’immagine primordiale di Ein.Sof, a somiglianza del quale, noi siamo stati  creati. Secondo l’esoterismo cristiano, esso simbolizza le due nature del Cristo  Umana e divina che si compenetrano e in quanto figlio dell’uomo, di riflesso  rappresenta la natura di ogni uomo diviso tra il mondo materiale (la materia, il corpo  pesante) e lo Spirito Divino che, compenetra e feconda, la materia.  Per questo motivo l’esagramma deve essere considerato un simbolo dinamico; i due  triangoli intrecciati formano la stella del macrocosmo o Mondo in Grande (unione  del trascendente con l’immanente). La dinamica del simbolo farà si che, al termine  delle loro corsa i due triangoli vengono a contatto solo per la loro base, ciò comporta  la perfetta unione con Dio. Dio, per creare il mondo, deve rinunciare alla sua unicità  e utilizzare la sua stessa sostanza per la creazione realizzando nella sua coscienza  individuale e unica, una coscienza plurale di esseri separati. Compito dell’uomo è,  dunque, l’unione con Dio, il ritorno alla condizione originaria: riportare nell’unità  della sua coscienza, la coscienza di tutte le cose. La via dell’iniziato è la strada che  porta verso la Grande Verità, fino a che grazie alla porta stretta, la via dell’elevazione  spirituale irta di ostacoli, difficile, dove gli errori non vengono perdonati, si  dischiudeva la conoscenza della Divinità e della nostra origine celeste (stellare?)

Conclusioni

Nel tempio di Monte Sant’Angelo tramite le figure geometriche si designava, dunque,  l’idea di una via ascensionale verso il cielo 25 e i suoi misteri, portando l’uomo iniziato  ad un rapporto con i mondi intermedi. Grazie alla conoscenza eretica (alternativa qui  codificata) si accostava e si accosta tuttora, al concetto di rigenerazione  del mondo  attraverso la Verità prigenia, in cui è contenuto un significato universalistico e  cosmico. Le idee portate avanti dagli edifici sacri richiamano i concetti eterni di  celeste e terrestre, della loro unione e interdipendenza, attraverso l’idea di un tempio  universale cosmico e dello spirito che in esso alberga. In questo tempio-idea,  gli  uomini si raccolgono non solo per adorare la Divinità, per invocare la sua  benedizione ma, soprattutto, per rigenerarsi ed apprendere i Sacri Misteri senza i  quali l’uomo non può portare avanti al creazione.   Senza il cambiamento evolutivo tutto si ferma, tutto ristagna e si oppone, il concetto  di limite, a quello di Dio come di una forza che va oltre.   Inteso in questo senso, l’adepto si propone di opporsi all’idea di Dio come forza  limitante, espressa dal nome JHWE, ossia di colui che è dio dell’essere, quindi, della  staticità. In questo tempio gli iniziati testimoniano la propria adesione ad un credo  religioso alternativo che fa propria una descrizione del divino opposta a quella  ortodossa. Per gli iniziati Dio è Elohim ossia tutta la divinità, una forza cosmica che  dona la crescita e che ha bisogno della crescita umana, crescita che presuppone una  sfida continua ai suoi limiti.  Questo battistero, rappresenta un luogo di passaggio, di transizione da uno concetto  ortodosso ad un concetto rivoluzionario di credo  religioso, atto a creare una  corrispondenza tra dimensione divina e dimensione terrena. L’uomo diventava così  un legame vivente tra le due realtà, passando da uno stato umano a quello  sovraumano: diventava cioè un sacerdote del sacro ordine di Melchisedeq.   Inoltre, passando prima nel battistero e ricevendo il battesimo spirituale, era in grado  di vedere con altri occhi i misteri celebrati nella chiesa posta a fianco del battistero,  poteva vedere, cioè, dietro il velo del simbolo esteriore.  Le  associazioni cerchio-quadrato richiamano l’idea di un  movimento,  del  cambiamento di ordine. E’un immagine dinamica fra il trascendente a cui aspira  l’uomo e la terra su cui si trova in questo momento. Nella terra si percepisce come  soggetto di passaggio; un passaggio  da realizzare, fin da ora, tramite i simboli (segni).  Tali forme simboliche provocano una rottura, non solo del ritmo della linea o del  livello, ma anche di una certa rappresentazione mentale che invita alla ricerca del  movimento, del cambiamento e di un nuovo equilibrio; e  rappresentano  l’aspirazione ad un evoluzione superiore.   L’eroe diventa colui che scioglie l’enigma, colui che trionfa sulle tendenze inferiori  della propria natura. Eroe, è colui che non abbandona la ricerca di una vita  maggiormente partecipe della divinità potente, Saggia e Terribile nelle sue rivelazioni: la trasmutazione alchemica dell’uomo trasformato in Dio Immortale, incorruttibile e  invulnerabile. Questo secondo, l’idea dello sforzo della ricerca attiva: si può capire  come lo svelarsi dei misteri sia stato osteggiato dal credo ortodosso alla luce della  rivelazione; nulla più apparirà come prima.


CAPITOLO TRE :VERSO LA VERITÁ

La scritta sulla chiesa Di San Michele

Collegato al mistero della Tumba di Rotari era la scritta “Terribilis est locus iste. Hic  domus Dei. Est Porta Coeli” che tradotta diventa “Questo luogo è terribile. Questa è la casa di  Dio. Questa è la porta del cielo”.   La scritta è tratta da un passo della Bibbia 26 dove si narra  del Sogno di Giacobbe. In  questo sogno, Giacobbe, vide una scala che poggiava sulla terra e raggiungeva il cielo.  Al risveglio ebbe timore e disse “come è terribile questo luogo! E’ la casa di Dio e  questa è la porta del cielo” e diede il nome di Betel a quel luogo che prima si  chiamava Lux.  Questa scritta contiene indizi importanti che possono identificare la natura di Monte  Sant’Angelo, ponendolo nella categoria di luoghi privilegiati per le iniziazioni a  carattere fortemente esoterico e occulto. E non solo. La scritta di solito indica anche  posti fortemente sacri, varchi privilegiati in cui la dimensione umana e divina arrivano  a sfiorarsi.

Sacro e non sacro

Il carattere sacro di Monte Sant’Angelo si risulta ancora più evidente se messo a  paragone con il santuario di San Giovanni Rotondo, sicuramente più conosciuto e  meta di un incessante turismo religioso.   Il contrasto tra i due è stridente. I santuari distano soltanto pochi chilometri tra loro  ma, rappresentano due mondo opposti e contrastanti, con due modalità diverse di  intendere il sacro. Ed è questa differenza che è in grado di gettare una luce sul  mistero.  A differenza, infatti, del santuario micaelico a San Giovanni Rotondo non si respira  affatto il misticismo, né il senso di essere prossimi ad afferrare il senso del sacro,  ossia l’essenza della divinità.   San Giovanni Rotondo è principalmente un villaggio turistico in cui si concentra la  tendenza, tutta nuova, a creare il turismo religioso. Questo sembra sfruttare le ansie,  le angosce, le speranze e i bisogni umani che scaturisco dal passaggio epocale che ci  troviamo a vivere. Infatti, questo millennio, secondo alcuni esoteristi, ci pone di  fronte a un salto evolutivo  di vitale importanza in cui si avverte l’imminente incontro  catastrofico o salvifico con la divinità. Tale possibilità di crescita, viene soffocata,  nascosta, manipolata dalla propensione alla mercificazione del sacro. Invece di  stimolare l’innata vocazione dell’uomo alla crescita, quindi alla partecipazione  consapevole a tale processo di risveglio, si offrono dei palliativi ossia dei simulacri del  sacro che, lungi dal favorire il processo di scoperta e codifica dei messaggio cosmici,  incatenano l’uomo alle sue ansie quotidiane  e al potere di chi amministra il dolore e  non rinuncia alla liberazione delle anime, trattenendo per se il possesso delle  coscienze individuali.  Tutto questo fermento viene incanalato attraverso simboli che perdono la loro  funzione e la loro magia per creare una sorta di Egregora 27, che offusca la possibilità  della rivelazione e della redenzione. Questa forza sembra avvolgere tutto il paese in  una cappa fumosa e impedisce la percezione dell’energia Sacra. Tutto appare una  pallida imitazione di antichi santuari che si contraddistinguevano perché sorti sulle  famose linee energetiche.   Senza l’autentico significato originario pervaso di fluido vitale, essi non solo  impediscono il contatto personale con Dio ma, soprattutto, non attuano la trasmutazione  degli uomini. Gli uomini, così, non sono spinti a liberarsi della materia, condizione  imprescindibile per entrare in contatto con il Divino. Incatenandosi sempre di più  alla realtà percepibile dai sensi comuni, essi non possono rendersi conto che nessuno  può sostituirsi all’incontro  unico e irripetibile, tra l’uomo e Dio e che scopo  principale di tale incontro è l’evoluzione di quest’ultimo. E soprattutto non può  sostituirsi il dogma con l’autentico fuoco Divino che distrugge e rinnova. Le persone  si accontentano di un contatto secondario, privo della Gnosi con la logica rinuncia  alla conoscenza della Verità sulle sue origini.   In quest’ottica va inserito il richiamo mistico di Monte Sant’Angelo, posto in antitesi  con San Giovanni Rotondo, con la sua fulgida luce mistica a contrastare il falso  messaggio spirituale della dogmatica Chiesa Cattolica.   Monte Sant’Angelo diffonde un criptato messaggio iniziatico  dal sapore  squisitamente eretico.  La funzione del sito è prettamente sacrale. Esso offre un alternativa all’effetto  soporifero della chiesa Cattolica, un messaggio sovversivo che sostituisce il perfetto,  tipico fedele, inquadrato in una dottrina che distoglie dalla Verità, in un credente  consapevole, attivo e illuminato dall’autentica rinnovatrice luce della Gnosi.  Il santuario micaelico è visto  come autentica porta del cielo, il varco attraverso cui, il  fedele, ottiene la Rivelazione dei Misteri della divinità.   Perché questi misteri, questi segreti questo  svelare ciò che è nascosto vengono  descritti  come terribili? Per poter rispondere a questa domanda è opportuno  analizzare la figura chiave di San Michele.

La vera origine di San Michele Arcangelo.

San Michele viene paragonato per analogia a Mercurio. Entrambi infatti sono psicopompi 28, sono annunciatori e portatori della volontà divina. Sembra quasi che, il  culto di San Michele, si sia originato direttamente dalla figura pagana del messaggero  degli dei.   Il nome Michele significa “colui che è come Dio” ed è considerato pertanto il Re degli  Dei. In realtà, secondo alcuni studiosi, Michele è un  altro nome o  aspetto di  Melchisedeq il Re del Mondo. Questo enigmatico personaggio di origine Cananea,  aveva un duplice aspetto: Metatron (il primo ministro di Dio) e Mikael (capo delle  milizie celesti). Metatron è chiamato l’angelo della faccia o principe  del mondo, colui  nel quale è insito sia il principio del potere  regale, si a quello del potere sacerdotale e i  due volti dello spirito e della materia che, se unite, formavano l’uomo perfetto e  giusto.   Il nome Melki-Tsedeq caratterizza un culto legato al Dio altissimo,  El-Elyon il nome  divino presente anche in Fenicia ed accolto da Abramo per  indicare il signore della  montagna. A Qumran, 29 venne ritrovato un documento in cui traspare il ruolo di  MelkiTsedeq, quale essere celeste che assolve alla funzione di liberatore e di giudice  escatologico. Egli è re e sacerdote insieme. Il significato letterale del suo nome è  infatti, Re di giustizia ed allo stesso tempo, è re di Salem, cioè della pace. Si trovano  riunite nella sua figura i due elementi fondamentali che caratterizzano il Re Del  Mondo: giustizia e pace. Salem, inoltre, secondo Renè Guenon, non indica il nome di  una città ma se la si prende quale nome simbolico della residenza di Melkitsedeq,  potrebbe essere considerata come equivalente del territorio Agata, vero e proprio  centro spirituale del pianeta. Questo simbolico paese è, infatti, un crocevia del  mistero e fa parte di antiche tradizioni a proposito di una Terra Santa, localizzata nel  corso dei millenni in molti luoghi reali o leggendari. Secondo Helena Blavatsky,  Agharti è sorta sull’isola del Mar del Gobi dove, in tempi remotissimi, erano atterrati i  Signori della Fiamma, semidei provenienti da Venere. Altre dottrine fanno risalire la sua  fondazione addirittura a 15 milioni di anni fa. Gli abitanti di Agharti proverrebbero  dal continente  Gondwana,  rifugiatisi in seguito ad una catastrofe in vaste gallerie  sotterranee, portando con se il loro bagaglio di antichissime conoscenze. Il centro del  regno sotterraneo, sorge sul principale incrocio di correnti terrestri o, forse, è esso  stesso a generare questi fiumi di energia arcana che percorrono tutto il pianeta e si diffondono in  superficie irraggiati dai megaliti.   Agharti  esisterebbe simultaneamente sia sul piano fisico, sia in una elevatissima  dimensione mistica e solo pochi hanno la possibilità di accedervi. Agharti e retta,  appunto, dal Re del Mondo, chiamato anche Manu, il legislatore universale, mediatore  tra l’uomo e la divinità e si ritrova in forme diverse, presso tutte le antiche religioni 30.   Ad Agharti, dunque, è nata la religione primordiale e perfetta dell’Età dell’Oro in grado,  per  mezzo di pratiche mistiche, di porre l’uomo in totale comunione con Dio.  Questo Melkitsedeq, appare un personaggio importantissimo e superiore persino a  Abramo 31, in quanto lo benedice e da parte sua lo stesso Abramo riconosce totale  superiorità perché gli fa dono delle decime in segno di dipendenza. A tutti gli effetti  la benedizione a cui Abramo partecipa tramite Melkitsdeq, lo pone in relazione  diretta con l’Altissimo che lo stesso invocherà, chiamandolo Jehovah.   Se, dunque,  Melkitsedeq è superiore ad Abramo, così è perché l’Altissimo Elyon, che  è il Dio di Melkitsedeq, è a sua volta superiore all’Onnipotente perché, il primo di  questi due nomi, rappresenta un aspetto divino più elevato del secondo.

La storia segreta della Bibbia.

Questo particolare è interessante e richiama alla mente una storia segreta della  Bibbia 32.   Si racconta che, Dio, non è sempre stato uno e intero. Ha due nomi,  due volti e due  diverse personalità. I due nomi sono: Dio creatore, quello che Gesù chiama Padre e il  signore Dio, il custode della creazione, l’Arconte di questo mondo.  Dio è Elohim o El Aleph o lamed che significa la forza che va sempre oltre, mentre, il  Signore Dio, è in ebraico YHWH,  Yod- He-Waw-He 33 che significa colui che rende  visibile la vita, che limita la vita. YHWH è anche il participio del verbo essere.  L’essere per gli antichi, era inteso come realizzazione e limitazione: io sono tanto più  pienamente me stesso, nella misura in cui non sono qualcos’altro. Io sono se non  divengo, mentre, per divenire, devo temporaneamente cessare di essere ciò che sono  . YHWH è il Dio di questo essere limitante, mentre El, è invece il Dio del divenire che  sempre trasforma e si rinnova. El ,   il creatore, è il Dio che fece l’uomo a sua  immagine e somiglianza e il nostro io più grande e profondo è, per sua natura, tutto  quanto nel crescere e nel divenire. YHWH è, invece, colui che diede all’umanità la  sua forma e sostanza materiale e gli permise, così, di essere nel mondo terreno. Da  subito i rapporti con l’uomo furono tesi. L’uomo gli disobbediva e si comportava  secondo l’altra sua natura divina: voleva conoscere, crescere, cambiare. YHWH,  d’altra parte, per sua natura limitava l’uomo e quando l’umanità, nella brama di  conoscenza imparò a entrare in contatto con i figli di Dio i Be-Ha-Elohim, Egli fece  venire il diluvio e fu Elohim a salvare Noè che era nato da quelle congiunzioni con il  cielo. YHWH fin dall’inizio, rappresenta il Signore di questo mondo, la forza che dà  consistenza e solidità al presente, a scapito del futuro. Le religioni istituzionali, il cui  scopo è esserci il più a lungo possibile, pongono soltanto l’aspetto di YHWH sul  trono e insegnano a guardare la vita unicamente dal suo punto di vista.   Secondo un’altra versione ancora più segreta 34 e antica, tanto Elohim quanto YHWH,  sono potenze divine impegnate in una medesima opera, dai medesimi intenti con  ruoli, però, diversi. Propulsivo il primo, indicante via via le mete, frenante il secondo.  Insieme guidano, istruiscono, incoraggiano l’uomo ma non per portarlo avanti. La  loro opera ha, bensì, bisogno che, l’uomo, stesso vada oltre e porti avanti la creazione  intera, di cambiamento in cambiamento, in una cooperazione di scoperte terrenocelesti. Esortando l’uomo a superarli, poiché, essi stessi  non giungono più in là di  dove l’uomo si ferma, si superano essi stessi in lui. Creatori autentici insieme con  l’uomo, sia che i confini siano appuntamenti profetizzati, sia che il confine  rappresenti un qualsiasi problema che si ponga all’individuo singolo, nella sua vita  quotidiana ed esiga da lui il superamento, mediante una radicale rinascita interiore.

I due sacerdoti

La tradizione giudeo cristiana, distingue due sacerdozi: uno secondo l’ordine di  Aronne l’altro secondo l’ordine di Melkitsedeq. Quest’ultimo, in quanto ordine di  Elohim, (il celeste) risulta superiore perché sussiste in eterno ed è di origine non  umana, poiché egli è fatto simile al figlio di Dio, poiché è attraverso la legge che  formula  che, per questo mondo, egli è espressione e immagine del Verbo Divino. 35   Gli attributi propri  di questo Re di Giustizia, sono gli stessi simboli propri  dell’arcangelo Mikael (l’angelo del Giudizio): la bilancia e la spada. I due simboli  rappresentano le funzioni amministrativa e militare, i due elementi costitutivi del  potere regale. Graficamente,essi sono i due caratteri che formano la radice ebraica ed  araba del termine “Haq” che significa, al contempo, giustizia e verità 36.   Haq è la potenza che fa regnare la giustizia cioè l’equilibrio simboleggiato dalla spada  ed è questo il carattere preciso ed il ruolo essenziale del potere regale. La presenza  reale della divinità, è rappresentata nel mondo inferiore dall’ultima delle 10 Sephirot,  chiamata Malkut. Tra i sinonimi dati a Malkuth compare anche Tsedeq il giusto.  L’accostamento della regalità (Malkuth) alla giustizia (Tsedeq), si ritrova nel nome del  Re del Mondo Melkitsedeq. Melkitsedeq è, dunque, il realizzatore della pace e della  giustizia, nonchè Maestro di tutti i maestri che hanno collaborato nell’opera di  evoluzione e di creazione delle civiltà, nei tempi e presso vari popoli. Chi collabora a  quest’opera di cambiamento evolutivo, appartiene all’ordine sacro di Melkitsedeq,  come sopravvivenza di una religione più antica, depositata e criptata, nella storia più  segreta dell’ebraismo.   Consacrare un luogo a Michele/Melkitsedeq, significa farne un avamposto mistico in  cui, la luce della Divina Emanazione, possa fare da tramite tra l’uomo e Dio e  realizzare, così, benevolmente la vera opera di creazione, mediante una continua e  costante rinascita interiore. Si tratta di ottenere una forma di gnosi direttamente da  quella gerarchia spirituale che si rivela custode  di antiche conoscenze, derivate  certamente dall’incontro dell’uomo con i figli di Dio i Ben Ha Elohim e trasmessi di  generazione in generazione. Questa trasmissione, è prettamente regale (ossia formata  da Verità e Giustizia) ed estremamente selettiva dato la delicatezza del compito. Ed è  questa che  è confluita in alcuni ordini segreti come la massoneria, i rosacroce e il  fantomatico per molti, Ordine di Sion.

 

CAPITOLO QUATTRO : LA DECODIFICA DEL MISTERO.

La porta del cielo

A questo punto è opportuno tornare al mistero della scritta sul portale della chiesa.   Dalle ricerche finora effettuate, è apparso chiaro come, Monte Sant’Angelo, sia un  antico ma dinamico centro di un culto segreto che possiamo definire eretico, in cui si  ravvisano influenze egizie, celtiche, ebraiche, gnostiche. Questo antico santuario  contiene criptate nei suoi monumenti, informazioni preziose non solo sulla storia  mistica dell’umanità, ma, soprattutto, sulle modalità con cui, tramite un percorso  iniziatico, è possibile accedere a una dimensione superiore trasmutando se stesso, per  ristabilire l’originaria condizione umana e di conseguenza il legame uomo-dio, spirito  e materia. Perché un santuario dedicato al culto ermetico, portato avanti dai seguaci  dell’antico ordine di Melchitsedeq, è indicato come terribile?   La dicitura ebraica Beth El, la casa di Dio, è sinonimo delle montagne sacre poiché vi  si è compiuta una manifestazione divina. Secondo alcune testimonianze, di notte, si  manifesterebbero nel santuario forze sovrumane. Ma perché tali manifestazioni  divine sono da considerarsi terribili?  Terribilis, in latino, significa sia spaventevole ma anche venerabile. La traduzione  potrebbe essere sia “questo luogo è venerabile”, sia questo luogo è spaventoso. Il  latino, lingua sacra per eccellenza, riesce a rendere con una sola parola, l’idea della  dualità ma anche della necessità che, questa dualità, sia racchiusa in un principio  unico. Inoltre, il latino pone in rilievo i due elementi principali del sacro: la luce e il  buio. E’ come se esistesse una scala graduata alla cui estremità si ha la massima  purezza, tutto ciò che è venerabile, nel mezzo la scala si abbassa al quotidiano, al  profano, infine, all’estremità, si hanno le cose più terribili, magari impure o orribili. Se  ne deduce che esiste una sorta di potere magico legato alle due estremità e che  l’estremità pura non può essere violata dal sacrilegio.   La scritta può essere  interpretata come un segnale della presenza di un luogo  particolarmente sacro, situato in prossimità delle lei lines e potrebbe provocare, perciò,  nell’iniziato o nel credente una doppia reazione: spavento, terrore del primo contatto  con il sovrannaturale, o la venerazione dell’adepto al mistero ivi contenuto. Entrando  nel Santuario si entra nella porta che dà accesso al cielo, ossia al mondo superiore che  è in fondo la casa, il luogo in cui il divino risiede.   Ma perché allora altri luoghi ugualmente sacri e importanti non sono stati così  contrassegnati? Forse appunto perché questi non sono soltanto sacri ma anche  custodi di un segreto terribile. Terribile per chi?   Il termine terribile si adatta alla perfezione all’idea del segreto sacro. Un segreto può  essere fonte di venerazione per l’iniziato che intraprendendo un cammino di  trasmutazione interiore e pertanto può essere ammesso alsuo cospetto. Ma per la  gente comune,spiritualmente addormentata e psicologicamente impreparata,può  essere terribile e devastante. Ma può, inoltre, essere terribile soprattutto per i dogmi del potere costituito, creatore  e sovrano degli schemi mentali delle persone. Si tratta di conoscenze improntate sulla  gnosi ossia su di un contatto diretto, privo di intermediari, con il Divino, unico modo  per riuscire a ritrovare la scintilla divina dentro di se : il famoso Regno di Dio.

 

L’influenza dello gnosticismo.


Mentre procedevo nella ricerca, sentivo un irresistibile attrazione verso quelle  filosofie eretiche dello gnosticismo e dell’ermetismo che si trovano celate tra i muri di  pietra. Per quanto mi sforzassi di apparire oggettiva, queste idee mi toccavano nel  profondo. Tanto da non riuscire a considerarle in maniera distaccata.  Era questa la  reazione che si voleva creare nell’uomo? Quella sensazione persistente di sapere, in  fondo, quanto esse siano vere e necessarie?  Monte S’Angelo faceva affiorare delle contraddizioni sepolte dentro di me.  Profondamente influenzata dalla  cultura celtica, stentavo a considerare il corpo e la  materia come ricettacolo del male e che il mondo stesso, fosse la dimora privilegiata  di potenze arcontiche. E mi  chiedevo se, lo gnosticismo e l’ermetismo, fosse  propagatori di tali concezioni o se, il simbolismo in esso celato, aveva connotazioni  più ampie e profonde. Imbevuta della filosofia celtica secondo la quale il mondo è  una creazione dello Spirito Unico, avvertivo questa presenza impressa ovunque.  Bastava svegliarlo poiché ignorato da secoli, dormiva assopito. Nei boschi, nelle  sorgenti, attraverso il vento, il cielo stellato, Dio, o meglio la Dea, parlava al cuore.    Allora come mai mi attraeva la filosofia opposta, secondo la quale il mondo era male?  E quale mondo era male?  Secondo i filosofi Indù, la realtà in cui viviamo è Maya, illusione, che ci impediscesi  vedere il vero volto dell’uomo e del mondo. Eppure, molti mistici hanno cercato Dio  nella solitudine della natura, nel contatto con la terra e imparando i misteri del  Cosmo, scrutando i cieli. Il Corpus Hermerticum recita ” come in alto così in basso” a  simbolo dell’originaria unione Cielo e Terra. Cielo e Terra, Spirito e Materia.  Cominciai a riflettere: quale mondo io reputavo fasullo? La risposta era una sola, il  mondo senza anima. Quella realtà mondana dove Dio, o la Dea, venivano estromessi. Dove l’illusione delle passioni, del potere, ci allontanavano dal nostro  vero volto. Dove il cielo perdeva la sua magia e serviva solo da laboratorio, dove al  sentimento di timorosa reverenza, si sostituiva la tracotante arroganza dello  scienziato. Dove i cicli  della creazione venivano piegati alla finalità cosciente  dell’uomo reso sempre meno Dio. Allora regnava il male, il decadimento, la  corruzione, ogni nostra azione perdeva ogni scintilla divina, prigionieri del potere  arcontico, dimenticando il comandamento più importante “cercate il Regno di Dio che è  dentro di voi”.   Se la rinascita è qui, allora la mente non crea più terrore; si lacera l’illusione e si torna  a casa. Forse i morti vivono veramente vicino a noi ma senza le pastoie tipiche della  nostra condizione umana. Dove non esistono città, la materia, ma solo luce, acqua e  vento. E forse dove alcuni diventano stelle.  Ed è proprio in quel punto appena scoperto che si annidava la mia concezione  gnostica. Io non credevo, né potevo credere, alla salvezza ottenuta soltanto per  mezzo della fede o dell’intercessione di altri. Così come non mi convinceva l’idea  secondo cui, l’uomo veniva spinto al male da un’entità esterna al proprio se. La  bontà, ossia quello stato elettivo di comunione con il Bene Supremo, doveva portare  ad agire secondo una legge superiore di equilibrio  e armonia. Pertanto, essa non  poteva essere concessa soltanto se si seguiva  in modo cieco dei comandamenti,  seppur giusti, imposti dall’esterno. La salvezza non poteva non trovarsi nella gnosi, nella  condizione della conoscenza di se. Bisognava, invece, comprendere il perché delle  nostre azioni e bisognava soprattutto riconoscere Dio in ogni cosa; solo così si poteva  ottenere la trasformazione di ogni atto in Sacro. L’accento andava posto sulla  responsabilità personale di ognuno. Gli esempi servivano ed erano importanti, in  quanto mappa che indica la via, da non confondere con la via stessa. Non andavano  considerati solo per essi ma per ciò che dicevano, perché ogni loro insegnamento  genera domande e le domande rappresentano la strada verso la Verità. Solo con la  conoscenza, il male, viene annientato e riequilibrato. Così come siamo, il dualismo  lacera, mentre la Verità riunisce ciò che è stato diviso. Per poter ascoltare questo  messaggio, però, è necessario distruggere l’identità precedente per ascoltare con la  voce dell’intuito e capire la differenza tra sensazioni dell’anima e sensazioni terrene.  Questo è il vero gnosticismo.  Iniziavo a comprendere anche il motivo  per cui, questo movimento, venne bandito e  perseguitato dalla chiesa cattolica. Perché una volta che si seguiva la strada della  gnosi, non si aveva più bisogno della Chiesa come istituzione intermediaria, dei  sacerdoti, e dei sacramenti. Persino la filosofia druidica era permeata dalla stessa  sostanza filosofica degli gnostici. I druidi, infatti, erano in grado di rendere manifesti i  sogni (visioni) che rappresentavano delle particolari modalità di accesso  alle altre  dimensioni. Per loro l’universo era considerato come un ambiente composto da più  realtà che si compenetravano e interagivano tra loro. L’altro mondo si trovava  costantemente in contatto con il mondo sociale e materiale dell’uomo. Così gli  antenati e i discendenti, si riunivano con i viventi nelle date di passaggio e il piccolo  popolo conversava con i druidi nelle radure sacre (Nemeton). Inoltre, i druidi  conoscevano le parole di potere che consentivano il viaggio attraverso i mondi  poiché erano in grado di incanalare l’energia spirituale della vita.  Ognuno di questi  movimenti, anche se apparentemente scollegati e distanti, propugnavano l’accesso  diretto alle fonti dello spirituale.

 

La via verso la saggezza.

La mia ricerca stava gettando una luce su alcuni punti oscuri di questo mistero e  iniziava a delinearsi una via alternativa alla salvezza dove, a dettare legge, non era  tanto la fede quanto  un processo alchemico di rigenerazione. In questo processo, si  doveva saper decomporre la materia iniziale (l’uomo terreno) separando gli elementi  chiave, raccogliendoli e riunendoli per assicurare la loro completa coesione, per  arrivare alla sintesi perfetta, dove non avevano più posto le antinomie che governano  la natura umana. Un uomo trasformato dal fuoco segreto degli alchimisti, (l’unico in  grado di risolvere le contraddizioni dello spirito umano) 37  rigenera non solo il suo  mondo interiore, ma anche il reame esterno dove esiste sterilità e decadimento e porti  rinnovamento sotto qualsiasi forma 38. Restituire la prosperità al reame interno  dell’anima o esterno, significa guarire tramite la riparazione dei torti, delle ingiustizie,  non solo esteriori, ma anche interiori. L’eroe del Graal, l’iniziato vero, è colui che  conosce e incorpora il Sacro Principio:  un reame che conosce ingiustizia e  disgregazione è sterile. Solo chi è pronto a versare il suo sangue (o il suo io) potrà  contribuire alla nascita di un nuovo mondo. In questo senso sta la regalità del Graal e  la Regalità del Sacerdozio dell’ordine di Melchitsedeq. Verità, giustizia, equilibrio,  sono i cardini su cui è impiantata la legge divina.  Ma c’era un altro elemento importante e tralasciato finora: la femminilità del Graal.  Anche a Monte Sant’Angelo si trova l’accenno alla Dea Madre. Il Graal circondato  dalle donne serpente, o donne dragone, è un richiamo (come ho accennato all’inizio)  alla linea dinastica matriarcale chiamata appunto Sangreal. Cosa centra questo con il  percorso iniziatici ermetico-gnostico? Innanzitutto, l’immagine della Gnosi è  prettamente femminile. Nello gnosticismo si aveva la venerazione della Sophia, il  principio della saggezza; per i Templari essa era incarnata nella figura della  Maddalena, sacerdotessa, secondo un’altra tradizione eretica, di Iside colei che tutto  conosce. Questa venerazione profonda, non era altro che la presa di coscienza  dell’esistenza dell’aspetto femminile e acqueo della divinità. La Maddalena era anche  considerata depositaria del DNA del Sangreal (di stirpe davidica); tale stirpe è  connessa con la stirpe di Iside 39.  La tradizione del Graal è dunque fortemente connessa al mistero di Monte  Sant’Angelo poiché esso conteneva accenni di molteplici tradizioni esoteriche, eredi  dei misteri sumero-egizi. Non solo santuario iniziatici, ma anche vessillo di  conoscenze alternative, eredi di antichi misteri risalenti, addirittura, all’origine della  civiltà stessa.   I segreti egizi e sumeri, ponevano l’attenzione sulla rinascita spirituale e fisica  dell’uomo e grazie al culto di Iside Regina del Cielo e di Osiride il Dio morto e  risorto, l’uomo era in grado di accedere  al cospetto della Mente universale e  dell’intelletto Trascendente: in sintesi, il microcosmo (riproduzione in scala della  Mente di Dio) si riunirebbe e fonderebbe con il Macrocosmo, ricreando l’unità  originaria. Un altro elemento importante  è che gli Dei egiziani (forse anche quelli  sumeri), erano rappresentazioni di entità celesti: Osiride ritrovava la sua controparte  celeste nella cintura di Orione, Iside invece si ritrovava nella stella Sirio.   Un altro elemento interessante era da individuare proprio nel culto della Dea Madre.  Abbiamo già citato la figura celeste della grande madre; questa, oltre che ispirare  reverenza per il simbolo di fecondità espresso dall’immagine, era anche una guida del  tempo precessionale dell’ultima fase del pleistocene. Aggiungervi il simbolo della  costellazione del toro il fecondatore significava intuire un legame terra cielo. Tale  celeste congiunzione sembrava aver, dunque, dato origine alla vita: da qui il mito di  esseri stellari venuti sulla terra per creare l’umanità accelerandone l’evoluzione.   La nostra origine è veramente stellare come sembrano suggerire miti ed iconografie?  E’ questa la dimensione a cui l’uomo deve aspirare e tornare?

 

L’eresia del Graal

Rinascita stellare e sovranità, sono gli elementi chiave di una eresia che si perde nei  secoli. La ricerca di un contatto con il Divino in grado di provocare, non solo  resurrezione e conoscenza, ma anche fusione di  delle due polarità presenti  nell’umanità per arrivare a un principio unico. L’illuminazione è la condizione di  accesso ai sacri misteri unico modo per poter accostarsi al principio unico e per  entrare in una dimensione più elevata. Unione del femminile e del maschile, dell’io  con l’anima, ascensione, unione mistica, ripristino di una condizione prigenia. Questi  gli elementi dell’eresia che risplendeva a Monte Sant’Angelo   Il mago o lo gerofante, non era altro che il sacerdote in grado di usufruire delle  energie che si sviluppavano e dimoravano in luoghi consacrati, cioè destinati ad  essere dimora di divinità. Ma il termine consacrato, indicava anche un culto segreto  dedicato ai misteri  di un antica setta di sacerdoti zoroastriani. Ecco riannodarsi i fili  dell’eresia.  Eppure, c’era un altro elemento che mi colpiva. Nell’indagare sull’origine del termine  consacrato mi ero imbattuta nel termine segreto. Questo, stranamente ma non  troppo, descriveva con precisione tutte le eresie analizzate finora. Ponendosi in  contrasto con l’ortodossia cattolica, il culto eretico doveva per forza essere segreto  poiché, per la sua intima  natura, minacciava lo status quo esistente. Il culto segreto non era altro che una tra tante strade con cui, chi lo desiderava, poteva pervenire al  mistero del Graal, secondo la sua natura e il suo grado di evoluzione. In un certo  senso tutti quelli che lo cercano trovano il loro Graal. Nelle leggende ad esempio,  Lancillotto lo ottiene nella forma del suo amore per Ginevra (che in fondo non è  altro che un immagine della Dea). Galvano lo trova nella scoperta di se stesso  risanando la sua parte maschile. Ghalad, invece, lo trova nello spirito, nel Sacro  ineffabile, nella forza vitale del Soffio Divino.  L’eresia di Monte Sant’Angelo aveva molto in comune con le storie graaliane. Anzi  non stentavo a riconoscere  le tracce del famoso ed abusato culto del Graal e della  Chiesa del  Graal. Molti erano gli elementi che lo identificavano: la regalità sacra, il  sacerdozio di Melchitsedeq, i simboli e le immagini, la rivelazione personale dalle  molteplici forme. In più mischiati con gli elementi di alchimia, ermetismo egizio,  gnosticismo. Ma soprattutto la presenza della Dea.   Specie nella Tumba di Rotari, la Sua presenza era viva e dinamica. Non solo nelle  immagini delle donne dragone, 40 ma anche per la presenza della coppa e della stella a  sette punte. Il Graal è anche e soprattutto, una rappresentazione dell’utero della Dea  Madre, colei che dà vita a tutte le cose. Ogni figura femminile all’interno delle storie  del Graal non è altro che il riflesso del volto della Dea. Ginevra, ad esempio, è la  sovranità inaccessibile, Morgana la fata rappresenta la conoscenza delle leggi arcane e  sacre che sfidano lo status quo.   La ricerca della donne ideale non è altro che l’aspirazione all’unione con la dea. Il  Graal è anche il paiolo dell’abbondanza utilizzato nei sacrifici, simbolo di risurrezione  e conoscenza. Il Graal contiene vino e sangue e questi elementi simbolici  rappresentano la controparte maschile. Sangue del sacrificio di se, quindi simbolo  dell’energia vitale dell’anima, contenuta nella sacra coppa.   Questa coppa, rappresenta il principio Unico e tutta la creazione che viene avviata  proprio dal sacrificio della Divinità, con l’emissione del suono  (logos) o con lo  smembramento del Dio. Nel Graal, è contenuta tutta la storia dell’uomo, la sua  genesi Spirituale, i processi tramite i quali, la creazione va avanti, ossia nel costante  processo di vita, morte, vita.  Eppure c’era un altro elemento che traspariva dal culto del Graal che piano piano mi  rivelava i suoi misteri. Il rosone che tanto mi aveva colpito celava codificate altre  informazioni segrete. Innanzitutto, il simbolo massonico del compasso era un  esplicito richiamo a dottrine segrete di immortalità e rinascita, ma anche, secondo  alcuni studiosi, 41 custode di un’antichissima filosofia risalente all’antico Egitto e che  coinvolgeva i Faraoni e Gesù, guardiani dell’antica cerimonia di resurrezione dei vivi  e dell’importanza di innalzare lo spirito umano come se fosse in un tempio. In  quest’ottica il calice indica anche che, per innalzarsi al cielo, occorre riunire gli  opposti e fecondare la propria anima con la conoscenza, per costruire dentro di se il  tempio Sacro.   Nel rosone, inoltre, le donne serpente circondano la stella a otto punte. Questa è la  vera eredità delle regine dragone: la conoscenza stellare come conoscenza sacra. La  stella con otto punte simboleggia, infatti, il pianeta Venere, la stella del Mattino o  stella della sera che per otto fasi lunari torna in un punto specifico del cielo, ogni otto  anni. Nella mitologia greca fu associata ad Afrodite la dea della bellezza, della fertilità,  della sessualità e della pace. Nella regione del Tigri e dell’Eufrate era invece collegata  a Inanna, Isthar e Astante anche loro Dee dell’amore e della sessualità. Il quattro, il  numero delle regine dragone, indica ciò che è intangibile, il terrestre ed è in  associazione al quadrato, l’equilibrio psichico. La Dea è colei che dà origine e solidità  al mondo ma è anche colei che dando vita e forma, è eterna e infinita. La donna  serpente o dragone, rappresenta Melusina colei che regge il Graal quindi colei che  dona vita e conoscenza. Tutti questi elementi riportano alla tradizione dei Rex Deus, i  re-sacerdoti custodi di queste conoscenze mistico astronomiche.

 

 

REXDEUS.jpg

 

I Rex Deus

I Rex Deus sono anch’essi collegati al Sacro Ordine di Melchisedeq poiché sono resi  parte dei sacri misteri di Dio e della Dea che insieme formano il principio Unico.  Tutte queste dottrine non possono che ricollegarsi alla leggende della stirpe sacra  discesa dall’unione di Gesù e Maria Maddalena. Gesù, in quanto discendente da  Davide, avrebbe creato con l’unione con la Maddalena, incarnazione di antiche dee,  una stirpe di re-sacerdoti legittimi eredi, non solo del trono di Israele, ma del mondo  stesso  Cosa si cela in realtà dietro a questa leggenda? Da tutto ciò che finora era emerso, mi  faceva sospettare che l’unione tra Gesù e la Maddalena, fosse in realtà un’allegoria  per indicare l’unione del principio maschile con quello femminile. O andando più in  profondità, la perpetuazione di un ordine sacro che si poneva come custode di quelle  conoscenze eretiche. In sostanza, Gesù il Cristo, (l’unto, il consacrato figlio  dell’uomo) e la Maddalena (incarnazione della Sophia, considerata il soffio divino di  Dio, la saggezza propria del principio Anima) erano i capostipiti della Chiesa del  Graal. Ciò significava che soltanto l’uomo illuminato, consacrato cioè reso sacro,  poteva tornare ad essere tutt’uno con la sua anima, con il principio femminile divino  creato dagli Elohim, che, in sostanza, rappresenta  la saggezza che va oltre i confini  del materiale e dell’io limitato.   Ma non solo. L’eresia poneva l’accento sulla figura femminile come unica depositaria  dei segreti. E’ la donna, incarnazione vivente dell’anima che, nella sua veste di Dea,  unge e consacra Gesù donandoli lo status di sacerdote- messia-Re. E’ la donna che  assiste e forse, incoraggia, il processo di Resurrezione in vita, così come Iside assiste e  crea la resurrezione di Osiride. E’ la Maddalena a ricevere da Gesù, il compito di  custodire e proteggere le conoscenze e forse gli scritti segreti. E’ dal matrimonio  mistico del Dio con la Dea, dell’io con l’anima, che nasce la gnosi. Ed è con la gnosi  che si percorre la vera Via, quella stretta, irta di difficoltà, quella che per sua intima  necessità affronta il limite imposto da Jhavè. E’ con la Gnosi che si ottiene la  redenzione dalla colpa e dal peccato 42 e ottenere l’immortalità,  senza bisogno  dell’intercessione del potere della Chiesa Cattolica e dei suoi sacerdoti.  La Chiesa del Graal, è portatrice di insegnamenti diametralmente opposti a quelli che  ci vengono impartiti, inoltre, è basata sulla predominanza della figura femminile.  Secondo la Chiesa del Graal, ogni uomo può e deve attuare la resurrezione e la  trasfigurazione, diventando un Cristo e un membro della fratellanza eterna  dell’ordine di Melchitsedeq. Questo, non toglie che, i simboli, possano raccontare  una storia vera; i discendenti di questo ordine sono gli eredi di una tradizione occultata e bandita perché in possesso di un terribile segreto: la rivelazione di come  sia possibile entrare in contatto con Dio trasmutando se stessi. Se la rivelazione  divina è ottenuta tramite la gnosi, tutto l’edificio ecclesiastico non avrebbe più  motivo di  esistere. E fatto ancor più importante è che questa tradizione, risulta  derivare da quelle stesse concezioni che la Chiesa per millenni ha perseguitato. Forse  perché sapevano che erano degli usurpatori.

Conclusioni

Ciò che in tutta questa storia lasciava interdetti, non erano tanto le conclusioni a cui  si giungeva. Per secoli è esistita, accanto alla religione ufficiale, una corrente  sotterranea confluita in ordini segreti o eresie come il catarismo, lo gnosticismo, o la  stregoneria.   La cosa strabiliante era l’accostamento di simboli pagani con edifici dedicati al culto  cattolico più ortodosso. E’ come se, i costruttori, avessero avuto l’intenzione di  esaltare la religione segreta in cui, il principale protagonista, sarebbe il principio  femminile e la trasmutazione alchemica. Inoltre, è sempre presente il richiamo a una  linea di discendenza collegata con conoscenze esoteriche di chiara matrice egizioermetiche (quello che ho chiamato chiesa del Graal). Queste possono trovarsi anche  in altri edifici sacri ma, a Monte Sant’Angelo, questo contrasto tra ortodossia e culto  eretico è particolarmente evidente e per nulla mascherato. Anzi è affermata con forza  la fedeltà a questa linea e ai misteri da essa custoditi.

 

Note:

1 John Mattews Il Graal ed  Xenia Milano 1995

2  Honor Montis Sancti Angeli.

3 Il più antico scultore romanico pugliese di cui si conosca il nome, a lui è stato attribuito anche il  leggio e l’ambone della Cattedrale di Canosa di Puglia.

4 Re Longobardo.

5 Ristrutturata nell’XI secolo forse a seguito dei danni riportati nel saccheggio saraceno che  interessò il santuario micaelico nell’869.

6  Lettera ai romani 6, 3-4

7 Si vedano, a questo proposito, le considerazioni di R. Krautheimer contenute in Introduction to  «an iconography of mediaeval architecture», in Warburg Journal (1942) + Postkript (1969) +  Postkript (1987), in Ausgewhlte Aufsatze zur europaischen Kunstgeschichte (1988), il tutto  tradotto in francese con il titolo Introduction à une iconographie de l’architecture médiévale, Paris  1993.

8 Gli  angeli nelle vesti di messaggeri e portatori delle volontà divine.

9 Sud-ovest della Francia.

10 Abramo saluta ed ospita i tre angeli, circostanza nella quale viene annunciata la futura nascita di  Isacco.

11Lawrence Gardner Il regno dei signori degli anelli Newton & Compton Roma 2001

12 op. cit. p.p. 38-39

13 la stella in ebraico KOKHaBHIM è una parola il cui significato originariamente era strettamente  connesso all’importanza attribuita all’astrologia nel mondo antico. In ebraico come per altre  culture, essa era considerata la forza fecondante che può servire da segno in cielo e far splendere  sulla terra una luce non soltanto fisica, ma anche intellettuale.

14 Auriga, perseus, camaleopardales, aries triangolum cassiopea andromeda

15 uno dei tre battesimi con l’acqua della purificazione , e il sangue del sacrificio)

16 Il sangue mestruale che dona la vita.

17 Con il termine chiesa del Graal intendo riferirmi al quel corpus di conoscenze esoteriche  sotterranee, portatrici di rinnovamento nonché di una visione non ufficiale ed eretica della storia.  Queste conoscenze hanno attraversato i vari periodi storici e culturali portando la loro carica  innovativa e distruttiva e seppur in differenze lievi contengono tuttavia una certa somiglianza  strutturale tale da farle sembrare appartenenti ad una fonte comune.

18 secondo la nozione ebraica l’anima o psiche è uno dei varchi attraverso cui l’io maschile può  aprirsi un varco verso l’aldilà il mondo degli dei. 

19 Un’altra spiegazione può richiamarsi all’attacco che la chiesa ortodossa ha da sempre sferrato  alla conoscenza sacra. Anche se il simbolo del serpente è di norma positivo esso è la strada che ci  conduce verso la gnosi, come tutte le cose può avere una sua controparte negativa e può  rappresentare l’apopis  l’usurpatore della conoscenza sacra, ossia quella paura latente in ciascuno  dell’oltre che può modificare ogni nostra percezione e di conseguenza modificare anche il mondo  che ci circonda. In questo caso l’interpretazione più coerente con quanto appena scritto fa  propendere per la prima ipotesi

20  Armonia tra uomo e cosmo ecco l’essenza della gnosi. Ndr.

21 La conoscenza della tradizione primordiale. ndr

22 R. Bauval A. Gilbert Il mistero di Orione Mondatori Milano 1997

23 Vedere Igor Sibaldi

24 Lo stato di liberazione dai limiti del mondo terreno e dalle sue trappole materialistiche.

25 Il cielo non solo come luogo in cui dimorano le divinità quindi come dimensione altra ma anche  come luogo in cui l’uomo trovava la propria dimensione interiore e si rapportava congiungendosi  nuovamente con la sua anima.

26 Genesi XVIII 10-17

27 Un entità formata dalle forze psichiche dei credenti.

28 Uno psicopompo è una guida delle anime dei defunti verso il regno dei morti.

29 Zona che fu abitata da giudei di religione zanokita Cananea.

30 Nella Quabbalah, il re del mondo è identificato con l’angelo Metatron, mentre, nella religione cristiana,  la sua funzione è svolta dall’Arcangelo Michele.

31 Lettera di San Paolo agli Ebrei 7,1-28

32 Igor Ribaldi L’archetipo della trasformazione  i misteri di Hera Magazine Giugno 2006 p.p. 1112

33 L’ebraico è una lingua geroglifica non diversa dall’Egizio.

34 Igor Sibaldi Op. cit. p. 13

35 Melkitsedeq viene appellato nella Pistis Sophia il Grande ricevitore della luce Eterna.

36 Caratteristiche che, da millenni è stata utilizzata per designare la regalità

37 la pietra filosofale ossia la gnosi ottenuta tramite un battesimo iniziatici.

38  Come ricostruzione, procreazione o riparazione

39 Ed Iside era spesso associata alla stella Sirio: il legame stellare è sempre più forte

40 Quest’immagine richiama alla mente la Dea sumera Lilith

41 Knight, Loomas La chiave di Hiram Mondatori Milano

42 Il peccato è quello di non usufruire della capacità di conoscere e dare i nomi, dalla mancanza di  coraggio per distruggere e stravolgere la comoda tranquillità quotidiana. Di non riunire le  esperienze del vissuto. Di non ascoltare quelle storie che ci parlano della necessità di infrangere il  limite che si pone come velo tra noi e il nostro vero volto e la nostra vera origine.

CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE INTENDA. SIMBOLI E SEGNI DELLA CHIESA DEL GRAALultima modifica: 2010-07-04T13:28:00+02:00da mikeplato
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6 Responses

  1. FaunaFlora
    at |

    Ci vuole una settimana a leggere il tuo post però…forse un blog ha un sistema di fruibilità un pò più dinamico, ti consiglio di tentare di disidratare i tuoi postaggi per rendere il tutto maggiormente digeribile…

  2. ishah
    at |

    Se siete interessati a tutti gli aggiornamenti su Igor Sibaldi, è da poco online il sito Igor Sibaldi, in costruzione, e alcuni articoli interessantissimi stanno per essere pubblicati su Wikipedia.
    Su Ishah trovate il calendario dei suoi seminari e tutte le innovazioni metodologiche che sono state estrapolate dai suoi lavori.

    Buona lettura,
    Ishah

  3. rossane
    at |

    non dovevi divulgare questa cosa…scusami se mi permetto di usare questo tono…dovresti levarlo questo articolo…

  4. mike plato
    at |

    ROSSANE…E QUESTO ME LO DEFINISCI “NON DIVULGABILE”? TI RIZELI PER COSI’ POCO?

  5. Jacqueline
    at |

    Assolutamente illuminante, un’analisi che riconosce il valore e la verita’ tra mito e leggenda, lo sforzo impavido di porsi al di fuori di indottrinamenti limitanti. Un’analisi cosi accorta e profonda non puo’ essere attuata che da una stella che brilla di luce propria testimonianza della scintilla divina che si rivela allo spirito profondo e per questo libero che pero’ puo’ icutere paura e rifiuto a quelle stelle che si ostinano a nutrirsi di luce abilmente riflessa di risposte e credenze impachettati nell’ignoranza di dogmi che altro non sono se non la forma di un Dio costruito nello specchio di un sentimento egoico per vili scopi legati allegemonia di un potere che non lascia spazio alla vera crescita interiore in quanto si antepone alla luminosita’ del se personale

  6. Jacqueline
    at |

    Assolutamente illuminante, un’analisi che riconosce il valore e la verita’ tra mito e leggenda, lo sforzo impavido di porsi al di fuori di indottrinamenti limitanti. Un’analisi cosi accorta e profonda non puo’ essere attuata che da una stella che brilla di luce propria testimonianza della scintilla divina che si rivela allo spirito profondo e per questo libero che pero’ puo’ icutere paura e rifiuto a quelle stelle che si ostinano a nutrirsi di luce abilmente riflessa di risposte e credenze impachettati nell’ignoranza di dogmi che altro non sono se non la forma di un Dio costruito nello specchio di un sentimento egoico per vili scopi legati allegemonia di un potere che non lascia spazio alla vera crescita interiore in quanto si antepone alla luminosita’ del se personale

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