UN METODO FILOSOFICAMENTE FATICOSO PER BUTTARE LA PROPRIA VITA

di Claudio Lanzi (da www.simmetria.org)

La dispersione è una delle più intense malattie spirituali di questo secolo, delle più… epidemiche, forse perché favorita da una proliferazione virale di proposte psico-accattivanti e di “facility” terapeutiche. Non ci sono vaccini contro tale malattia. Ci sono solo cure e terapie complesse, ostiche, a volte spiacevoli, di cui parlano gli antichi e ormai bistrattati filosofi. Cosa intendiamo per dispersione? Semiologicamente il termine è composto di due parti, il separativo dis e il verbo spargere. Spargere a sua volta si attesta sulla radice spher nel senso arcaico di “seminare”. Disperdere è quindi un… “seminare male”.

alt Le Grazie (1544) di Grien rappresentano quell’equilibrio ieratico cinquecentesco carico di valori simbolici e alchimici, consentiti anche dall’impero di Carlo V, che lascia liberi i signori delle varie regioni di professare la religione preferita (con la pace di Augusta nel 1555). Contrariamente alla tradizione pompeiana non c’è una Grazia rappresentata di spalle; tutte e tre si rivolgono a colui che guarda. Ma gli sguardi delle tre donne sono divergenti; la prima a sinistra è intenta alla lettura del “canto” e ap-prende; quella centrale sembra disinteressata, il suo sguardo è verso uno spazio al di fuori della scena, ma è la più “nuda” fra le tre; quella di destra appare invece vagamente curiosa, in attesa accattivante;  è l’unica che, anche se con una posizione obliqua delle pupille, si rivolge all’osservatore. I tre putti rappresentano i mediatori erotici del trio, anch’essi con tre sguardi equivalenti a quelli delle tre donne ma in una successione inversa

Ma ciò che viene dis-perso vuol dire che… non si trova più nel posto dove ci saremmo aspettati che fosse. I dispersi ci sono… nelle guerre, nei terremoti, insomma in quelle situazioni in cui il termine “morti” è troppo forte e si preferisce evitarlo, ma la probabilità della fine è assai elevata. Succede anche nella matematica o nella statistica quando la dispersione dei dati rende indefinibile o non trattabile il campo di misura.Notoriamente tale termine, nel tantrismo shivaita[1] come nel taoismo, come in altre filosofie d’oriente, è riferito allo scorretto uso del seme maschile e, nella cabala come nell’ermetismo occidentali indica qualcosa di assai simile[2]. E’ evidente che da una cattiva semina dipende un cattivo raccolto o, addirittura, nessun raccolto. Eppure, in alveo cristiano, siamo spesso devastati sia dai cattivi seminatori come dai cattivi raccoglitori. E sui cattivi raccolti e meglio lasciar perdere (v. ad esempio in Matteo 13,24-30) . Il Vecchio e il Nuovo Testamento abbondano nel criticare le infinite modalità di dispersione che conducono alla perdita di energia, alla inconcludenza e, alla fine, al caos. Si può disperdere ciò che si ha come “talento” personale e naturale, dis-sipando le proprie qualità o le proprie energie (v. ad esempio in Matteo 25,13-30). Si può disperdere coscientemente ciò che ci è stato donato generosamente, facendone cattivo uso, in quanto non si è consapevoli del suo valore. Si può disperdere “se stessi”, perché neurologicamente e psichicamente stressati, frammentandosi in modo da sconnettere la propria unitarietà. Ci si può disperdere in un eccesso di attività eterogenee che impediscono la fissità. Ma una delle dispersioni peggiori è quella delle parole, probabilmente… incluse quelli presenti in queste pagine (v. Sal. 140). La dispersione ha una molteplicità di cause psichiche: dalla instabilità, all’ansia, alla smania di acquisizione e di possesso, alla precipitazione nel fare, senza comprendere cosa si sta realmente facendo, alla vanagloria, che spinge a esibire ciò che si ha e… perfino ciò che non si ha, all’incapacità nel dosare le proprie e le altrui risorse, al bisogno di convincere, opponendo una presunzione di giustizia (la nostra) ad una supposizione di ignoranza (quella altrui, ovviamente). Tutte queste sindromi psichiche sono efficacemente riducibili, secondo Prudenzio[3] (Psicomachia) in una prevalenza del settenario vizioso su quello virtuoso. Se consideriamo che l’intemperanza assai più dell’accidia (tanto temuta dagli asceti, soprattutto in ambito esicasta) determina oggi le varie forme di dispersione, avremo quanto meno trovato… un possibile…agente patogeno della malattia su cui stiamo indagando. La dispersione allontana ovviamente dalla consapevolezza di sé, moltiplica inutilmente gli sforzi ma dona, al “malato”, l’illusione di esercitare una grande attività, di svolgere un gran lavoro e rischia di ubriacare e confondere colui che “si” disperde”, sia attraverso l’autoreferenza che viene generata da questa polluzione nell’agire, che attraverso il plauso più o meno interessato degli occasionali compagni di viaggio. Questo fenomeno concerne perciò sia l’immenso popolo dei discenti che quello dei docenti, a qualsiasi titolo si vogliano usare tali nomi (è applicabile quindi al popolo, ai politici, ai maestri, agli allievi, ai manager, agli esecutori, ecc.). La dispersione può ottenere perciò facili (anche se transitori) approvazioni esteriori, come brevi gratificazioni interiori[4]. E’ un facile e potente generatore di “stress” o di stanchezza. Però, nulla più della ipercineticità rende il nostro fare “visibile”, il nostro interventismo apprezzabile, il nostro ansioso rincorrere un risultato equivalenti ad una dimostrazione di operatività. Non importa quanto l’azione sia sterile o caparbia, importa… il moto. Forse per questo l’ascetismo ortodosso russo[5] insiste tanto sulla necessità di fermarsi) E’ evidente che viviamo in un mondo denso di stimoli al correre, al prendere (che sia un fare cerebrale o fisico non ha importanza). E’ altresì evidente che il nostro malessere esistenziale, è una spinta implacabile verso l’accondiscendenza nei confronti di “dispersive” proposte che portino verso un alleviamento transitorio del disagio della nostra…ansia da dispersione (più che da prestazione). L’attenzione che noi riserviamo a questa polluzione caotica di eventi che, in parte ci inseguono e in parte siamo noi stessi ad inseguire, è una caratteristica del nostro malessere e dello sviluppo di una bulimia intellettuale o emotiva, che non riuscendo a fermarsi su nulla, tende ad ingurgitare tutto sperando di saziarsi con la quantità anziché con la qualità. Ma è anche evidente che questo girovagare, lungi dall’autentico cammino del “cavaliere errante”, lungi dal perseguimento di una fissità iniziatica, conduce verso la dispersione indiscriminata dell’energia, verso l’annichilimento della coscienza, frastornata dall’ego che non riuscendo mai a “star bene” con se stesso cerca tutti i modi per “star meglio”… ingurgitando qualcosa d’altro. Sulle origini del disagio, sulla necessità e reale importanza di una insoddisfazione, che stimoli il procedere verso un obiettivo quantomeno confuso, abbiamo scritto due libretti[6]. Non esiste, infatti, una indagine, una ricerca, che non parta da una percezione soggettiva d’incompletezza, da una fame verso un tutto che pacifichi il corpo e la mente. Tutta la filosofia esamina, secondo varie tesi, lo sviluppo di tale disagio e propone sia soluzioni disfattiste che costruttive, mentre la teologia ne offre a volte di preconfezionate, accedendo alla fede. Ma l’uscita dal gorgo della dispersione, della ricerca affannosa e infruttuosa, del girovagare ansioso, è possibile solo attraverso l’esperienza sulla propria pelle. Non si può essere felici perché qualcuno ce ne ha data la ricetta, né essere illuminati perché lo abbiamo letto in un libro. E’ una soluzione che va trovata con le proprie forze, con le proprie energie, una volta che si sia consapevoli del proprio “disperdersi”. “Maestro”, “via”, “percorso”, “pratica” sono solo nomi, parole vuote fintanto che non si sia compresa la necessità di “chiudere il rubinetto del girovagare. Anche il fermarsi è un fare, è comunque una scelta. Ma è un “fare”, rischioso e consapevole, virtuoso e attento, difficile. E’ un “fare esperienza” che però non sia un disperdere energie. E qui casca l’asino. Infatti il mondo è pieno di persone che riescono a fare di tutto e di più, in modo frettoloso e raffazzonato,… pur di non fare qualcosa come si deve. E più le proposte di attività promettono “risultati” in tempi brevi, più sono perseguite. C’è chi va a fare yoga, e subito dopo un po’ di Tai-chi, poi va in palestra, poi va in analisi, poi studia Borges, poi fa un corso di meditazione “rapida”, poi va in piscina e infine si propina un po’ di medicina alternativa, che in tale contesto, non ci sta mai male. Ora, se noi mettiamo in fila tutte queste attività, anche se ognuna viene teoricamente svolta per inseguire un generico “star meglio”, è facile rendersi conto che ci vuole una energia notevole a perseguirle tutte, e a reggere i continui cambi di “assetto” e di attenzione, dovuti ad una valanga che coinvolge la psiche, il fisico e un po’ (se va male) anche lo spirito. Una caratteristica di questo mondo amante del sincretismo… ormai perfino nello spirito, è che ognuna di tali attività sembra perseguire lo stesso fine (la ricerca di un equilibrio, di un centro), mentre ruota, spesso e volentieri, in ambiti eterogenei, e propone soluzioni filosofiche e fisiche “precotte”, dove è facile che il cuoco-maestro che pretende di fornire “ricette”, non abbia ne la qualità, ne lo ius per farlo. Tale affastellamento conduce perciò, come già detto, verso un’inevitabile indigestione d’informazioni, apparentemente appetitose, perché ben guarnite e ben servite. Per informazioni non intendiamo solo quelle intellettuali (ormai, ahinoi, “scaricabili” da… wykipedia), ma anche quelle emozionali. E ciò amplifica la confusione fra il “sentire”, il capire intellettivamente, e la consapevolezza dell’esperire. Cioè… alla dispersione, caratteristica del nostro tempo terreno, corrisponde sempre un accumulo di alimentazione intellettuale o emozionale o perfino spirituale, che affaticano il cuore e inducono nella confusione. Come un serpente che si mangia la coda, l’affanno della conoscenza bulimico è sia prodotto che produttori di impazienza, caratteristica di un’epoca, che mira al risultato… assai prima di aver appreso la tecnica per conseguirlo. Se, ad esempio, chiedete a qualcuno, anche esperto di musica, di ascoltare una serie di fughe di Bach per più di un’ora, lo vedrete… agitarsi preoccupato. Meglio un motivo breve, semplice; a volte è meglio perfino una lagna folk ripetibile, o una nenia che giunga facilmente alla pancia. Ma una struttura musicale complessa, che richiede pazienza, abbandono, compostezza e attenzione di cuore e di mente vuol dire fermarsi, vuol dire far spazio e silenzio in questo affollato condominio telematico che è diventata la nostra esistenza. Non sappiamo più accogliere un messaggio armonico di una certa raffinatezza, e disporci all’ascolto, cedendo le nostre difese. Ed è inutile che i pochi musicisti veri rimasti se ne preoccupino cercando di “portare i giovani” alla conoscenza della musica classica. Tale discorso non riguarda, ovviamente, solo la musica ma l’intera percezione del mondo della manifestazione, che deve essere “rapida” e  deve “piacere subito”. La nostra necessità di “concludere”, la nostra ansietà nel voler arrivare al risultato, introduce dei tappi nelle orecchie assai prima del necessario. Psicologicamente è un infelice coktail fra… l’ansia da prestazione e… l’ansia da fruizione. E, per tale ragione, più l’esperienza è rutilante, rumorosa, emozionalmente “forte” ma semplice, più diventa oggetto di desiderio per una fruizione rapida. Tutto deve essere condotto a “flash”, attraverso eventi che si concludano in poche decine di minuti. Sarebbe facile confinare questo fenomeno nella difficoltà di concentrazione. In realtà, dal punto di vista sottile, è proprio l’elemento dispersivo, e perciò ondivago, dell’animo umano, quello che non riesce a contenere l’aspettativa della “fine”, quello che brama  il raggiungimento del “risultato”. E si può anche essere bravi a concentrarsi ma assolutamente incapaci ad aspettare. Se vogliamo dare a tale analisi una collocazione un po’ più ortodossa e spiritualmente arcaica, potremmo dire che ormai da circa un secolo[7], si è definitivamente rotto… l’orologio delle tre Grazie. Quella che prende, quella che conserva e quella che restituisce, sono passate da una danza armoniosa ad una danza frenetica e ossessiva. Non sono diventate dionisiache (come piacerebbe a Danielou) ma sono semplicemente schizofreniche. E mi sia concesso che non c’è niente di peggio di tre Grazie schizofreniche per gestire la dinamica dell’universo. E facendo parte della corte di Venere ne consegue che anche la dea dell’Amore si trovi, attualmente, in una penosa situazione di stress. Nessuna delle tre Grazie riesce più a capire bene cosa deve fare, e non c’è modo per assorbire il senso profondo delle tre fasi: del prendere (piano) del trattenere (e quindi com-prendere, piano) e del restituire (non gettare furiosamente, ma con calma). Il famoso “consumismo”, di cui si straparla ogni giorno, è anche questo. Un disturbo schizofrenico della manifestazione dove il ciclo armonioso, anzi, grazioso, è andato a farsi benedire. Che fare? Anche se in tanti anni, sia all’interno di questa struttura (Simmetria) che in altre situazioni, abbiamo provato a proporre alcuni metodi per dissipare un po’ di nebbia (parlo dei metodi classici, che ci sono stati insegnati e non di invenzioni personali), nella speranza di vedere all’orizzonte qualche barlume di luce, la oggettiva situazione animica che ci circonda e di cui noi stessi siamo composti, non ci porta verso alcuna forma d’ottimismo. E, probabilmente, è giusto che sia così, e forse anche il fatto stesso di “protestare” come ora sto facendo, aggiunge dispersione al fiume in piena che tutto sta travolgendo. Per cui sembra stupido proporre ricette. C’è talmente tanta gente che propone ricette che un mio grande amico, molti anni fa mi disse: “Ma quanto manca perché il numero dei maestri superi quello degli allievi?” e, poveretto, non sapeva che, ormai, di allievi ce ne erano rimasti pochissimi. Anzi oggi c’è rimasto solo lui. Lo sapete che faccio? Vado a cercarlo di corsa, almeno il mio ego schizofrenico potrà credere di poter insegnare qualcosa a qualcuno e soddisfare le smanie consumistiche di Efrosine di Talia e di Aglae che, ormai da tempo, hanno abbandonato la compagnia delle Muse e sono andate a vivere in un supermercato.

P.S. Ma, contrariamente a me, sono fiduciose: aspettano che a Roma, venga terminata la nuvola di Fuksas. Andranno a chiudersi li, visto che le strutture per gli psicopatici le hanno chiuse da tempo.


[1] Yogakundali Upanishad Cap.1


[2] Nello Zohar oppure anche nel Sepher Jetsirath. V. anche Shakti e Shakta di Avalon e tanti altri testi che affrontano il problema dell’uso, dell’abuso e della dispersione del seme. Nei vari “yoga della mano sinistra” si tratta ulteriormente il problema (Kaula Shastra, Tantra shastra, ecc.). Oggi è un problema assai complesso non far confusione in questa materia in quanto le scempiaggini in voga presso le varie scuole “kundaliniche” nostrane, hanno avuto una ricaduta realmente “dispersiva” nella coscienza collettiva ed individuale, producendo gli equivoci di cui abbiamo cercato di parlare nel nostro “Intelletto d’Amore
[3] Uno dei primi e più strenui esempi di vegetarianesimo e di ascesi assoluta, sotto l’impero di Teodosio. Autore di moltissime opere di “passaggio” fra dottrine classiche e cristianesimo. Celebre il suo attacco al dualismo gnostico di Marcione ma la Psycomachia è l’opera che ha avuto maggiore influenza sulla letteratura cristiana.
[4] Particolare è la posizione stoica di Seneca in relazione alla vanità dell’eccesso del fare: “Sono ore quelle che noi perdiamo; pensa se vuoi che sono giorni o mesi, o anni, noi li perdiamo si, ma li avremmo perduti comunque….Questioni naturali lib. VI, 32-9-11)
[5] (S, Tysziewicz, SJ, Asceti Russi- Parthene di Kiev- Aphorismi- Le ed. du Soleil levant 1957)
[6] C. Lanzi: Maleducazione Spirituale e L’Anima errante – Simmetria)
[7] Sul perché di tale degenerazione è stato scritto talmente tanto da ritenere superflua qualsiasi citazione.

UN METODO FILOSOFICAMENTE FATICOSO PER BUTTARE LA PROPRIA VITAultima modifica: 2010-11-23T18:18:00+01:00da mikeplato
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6 Responses

  1. Laura
    at |

    Lanzi è uno dei ricercatori della verità da me preferiti. Le sue considerazioni sono sempre chiare ed illuminanti come quest’ultima da te postata Mike.
    E’ perfettamente vero che non si ha più il coraggio di affrontare i propri spazi vuoti interiori colmandoli col solo pensiero rivolto al proprio essere e, si evitano, nella stragrande maggioranza dei casi, tutte quelle situazioni che ci prospettano vacuità di spazio e di tempo per poter riflettere su noi stessi.
    Non condivido però il pensiero di Lanzi sulla musica…nulla da dire sulla musica classica che potrebbe essere una vera palestra per abituarci ad altri “ritmi” ma non accetto il fatto che lui denigri quasi tutta l’altra musica e specialmente la musica rock da quanto ho capito. La musica è arte e in quanto tale rispecchia il suo tempo ma non per questo è da considerare vuota anche in brani rock dove come dice lui “l’esperienza è rutilante e rumorosa”.
    E’ possibile trovare quel vuoto e ascoltare la voce del Logos anche in altri generi musicali.
    E’ capitato a me durante l’ultimo concerto degli U2 a Roma…tutto in quel concerto era
    espressione del Verbo…era una vera “serata magica” come l’ha definita lo stesso Bono…ti ho scritto una e-mail dove te ne parlo ampliamente…”Paul David…Bona Vox Dei”
    ma il tempo, tuo demone…non ti ha permesso ancora di leggerla!

  2. Laura
    at |

    Ti posto quì uno dei brani della scaletta del concerto:

    B A D

    If you twist and turn away
    If you tear yourself in two again
    If I could, yes I would
    Let it go
    Surrender…
    Dislocate…

    If I could throw this
    lifeless lifeline to the wind
    Leave this heart of clay
    See you walk, walk away
    Into the night
    And through the rain
    Into the half-light
    And through the flame

    If I could through myself
    Set your spirit free
    I’d lead your heart away
    See you break, break away
    Into the light
    And to the day

    Oooh oooh, oooh oooh,oooh oooh…

    To let it go! And so to fade away
    To let it go!
    And so fade away
    I’m wide awake!
    I’m wide awake!
    Wide awake! I’m not sleeping, oh no, no, no…

    If you should ask then maybe they’d
    Tell you what I would say
    True colors fly in blue and black
    Bruised silken sky and burning flag
    Colors crash, collide in blood shot eyes

    Oooh oooh, oooh oooh, oooh oooh oooh…

    If I could, you know I would
    If I could, I would
    Let it go…

    This desperation…
    Dislocation…
    Separation…
    Condemnation…
    Revelation…
    In temptation..
    Isolation…
    Desolation…

    Let it go!
    And so fade away!
    To let it go!
    And so fade away!
    To let it go!
    And so fade away!
    I’m wide awake!
    I’m wide awake!
    Wide awake!
    I’m not sleeping, oh no, no, no…

    Testo tradotto

    Se ti rivolti e te ne vai
    Se ti spacchi in due di nuovo
    Se io potessi,si io vorrei
    che vada
    Rinuncia…
    Spostati…

    Se io potessi gettare questa
    linea di una vita senza vita al vento
    abbandonare questo cuore di creta
    Vederti andare, andare via
    nella notte
    e durante la pioggia
    nella penombra
    e attraverso il fuoco

    Se io potessi attraverso me stesso
    renderti uno spirito libero
    trascinerei via il tuo cuore
    Vederti fuggire, fuggire via
    nella luce
    verso il giorno

    Oooh oooh, oooh oooh, oooh oooh oooh…

    Lasciar che vada! E morire così
    Lasciar che vada!
    E morire così
    Io sono completamente sveglio!
    Io sono completamente sveglio!
    Completamente sveglio!Non sto dormendo,oh no, no…

    Se tu dovessi chiederglielo forse allora loro
    te lo direbbero quello che vorrei dirti
    Il vessillo della verità svolazza in blu e nero
    (blu e nero: i colori della tristezza e della malvagità)
    Un cielo lucente fatto a pezzi e una bandiera che brucia
    Le apparenze precipitano, e collidono in occhi iniettati di sangue

    Oooh oooh, oooh oooh, oooh oooh oooh…

    Se io potessi, lo sai che vorrei
    Se io potessi, vorrei
    che vada…

    Questa disperazione…
    Dis-collocazione…
    Separazione…
    Condanna…
    Rivelazione…
    In tentazione…
    Isolamento…
    Disperazione…

    Che vada!
    E morire così!
    Che vada!
    E morire così!
    Che vada!
    E morire così!
    Io sono completamente sveglio!
    Io sono completamente sveglio!
    Completamente sveglio!
    Non sto dormendo, oh no,no,no…

  3. antispecista
    at |

    ALF
    Il mio dio è quello del porco , quello del serpente che è lo stesso dio cane gatto uccello balena insetto crostaceo terra fango immondizia maccherone oro argento diamante spaghetto merda e altro ecc. e sembra proprio non sia il vostro .
    Voi siete RETROGRADI la vostra crescita è solo funzione individuale siete per questo supponenti ed arroganti .
    Crogiolate in un tepore esclusivamente a voi riservato ( sareste paragonabili a rane che cuociono a fuoco leno , perché quello immediatamente troppo forte le farebbe schizzar via ) , l’avete cercato ( per i meno presenti parlo del teporuccio di prima ) ! e lo coltivate ( sempre il teporuccio ) perché il calduccio vi fa bene all’anima , e autoreferenzialmente crescete spalleggiandovi tra di voi moltiplicando all’infinito quel teporuccio che tanto piacere vi dà , perché sembra che condivisione sia meglio… tanto quanto è giusta e meglio l’idea che piu siamo e piu è vero ciò che affermiamo , ridicoli muffe , ecco cosa siete ! delle ridicole muffe .
    Ciò nonostante vi voglio bene e la tenerezza che suscitate nonostante argomentazioni forbite tenerezza è e tenerezza rimane , la stessa che provo guardando un bambino armeggiare con i suoi primi giochi anche se dice “ babbo io codesto lo pongo su quello affinché la struttura regga … ( l’eufemismo fa riferimento ad i giochi che prevedono il costruire tipo il piu noto lego , e codesta spiegazione è ad uso degli idioti che vorrebbero dire e cercano lo spiragliuccio nel quale infilarsi …scccc idioti ! )
    C’è chi tra di voi concentrandosi al massimo su se stesso deduce ( ma sembra preferire ERGO e quindi s’erge , direi su sta cippa come si dice in lazio , credo ) ero rimasto al deduce , bene ! , deduce , quindi fa quello che qualunque cervello umano ( umano che io sappia e correggetemi se sbaglio , si sa poco di quelli animali… ) fa per sua natura e cioè : sillogismi , altrimenti detti deduzioni , in buona sostanza il cervellino ragiona MECCANICAMENTE e questo è sinonimo di MANCATA CREAZIONE …chiedo è capibile BIMBI ? no ? ma è normalissimo !( il fatto che non lo capiate bambini ) cio nonostante i forbitismi ( per forbitissimi intendo gli idioti di prima …suppongo ci siano arrivati , almeno adesso ! ) di chi vorrà addentrarsi in risposte ( anticipo che saranno vaghe…ammesso che ne arrivino ) vi vorrò sempre e per sempre immensamente bene .
    p.s. sarebbe preferibile un’esamuccio …ma di quelli degni del nome …adieu !

  4. pincopallo
    at |

    ho appena notato l’edicola …venghino siore e siori … qui con pochi eurini si compra la conoscenza …venghinooooo venghinooooo …..aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa ….ali primi l’offerta esclusiva paghi 2 e compri 4 …venghino siore e siori è l’ultima occasione della settimana …forse l’ultima del secolo non se la FACCINO MANCARE …aaaaaaaaaaaaaaaaa P.S. IL CIRCO E’ SEMPRE UN ” FANTASTICO CIRCO”

  5. teresa
    at |

    Premesso è che se scrivete in questo blog, evidentemente lo leggete, ergo vi interessa o nel bene o nel male ..in ogni caso vi interessa memento boudelaire….
    Allora voi come noi,( non oso il plurale majestatis, ma solo il fatto che siamo tutti pellegrini su questa terra e che tutti facciamo parte del tutto) che siamo nella via del dharma dell’illuminazione.
    Invece di scrivere cose idiote vi invito a cercare di portare mattoni per costruire una torre… che serva a tutti noi “poveri mortali” per riuscire ad arrivare tutti insieme ad avere l’illuminazione come voi che avete già.. o sbaglio… poichè siamo tutti in cammino tutti sbagliamo….. allora diteci se lo sapete cosa dobbiamo fare….. ciao che Dio sia con tutti noi.. Teresa

  6. franco
    at |

    Concordo con teresa sulla difesa della musica rock.
    Dirò di più,io ascolto e canto in gruppi metal molto estremi.Scrivo testi di ispirazione….e il divino è sempre stato con me durante le fasi di composizione ed esecuzione dal vivo…talora riuscendo a comunicarlo ai presenti – spesso menefreghisti,altro che satanisti…- che me lo venivano a confessare imbarazzati!!! Infondo ognuno viaggia alla sua vibrazione….e non si può parlare francese ai turchi !(esiste pure un certo frate metallo…che a me personalmente non dice niente,ma è un bell esempio di evangelizzazione…quanto meno un tentativo )
    Penso che non vedere Dio (o il divino) da qualche parte equivale solo a una propria deficienza….non avere il coraggio di portarvelo un atto di codardia…e
    vedere ovunque forze demoniche – uno specchio.
    Perle ai porci? Non credo esista un dio creatore di maiali che si offenda se poi ve lo paragonassero….quello è il punto di vista scemo di un umano…
    AUG!

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